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Dal diario di viaggio.

Finalmente è sbucato fuori il diario di viaggio di Francesco! Questo perché, oltre a noi che dal giorno del suo rientro eravamo in attesa, anche p. Umberto Vallarino ha chiesto di avere una testimonianza da pubblicare su Be-na-be, dopo quella di Miriam (vedi sulla pagina: DICONO DI NOI al n. 3).

In attesa di leggerlo sulla rivista del nostro amato “Ex”, ormai in quel di Savona, ecco in anteprima l’esperienza del nostro “socio”.

“Mi chiamo Francesco, ho compiuto da poco diciannove anni e per la prima volta nella mia vita sono partito per visitare la terra della quale mio padre Flavio Quell’Oller, missionario laico per circa otto anni nella Repubblica Centroafricana,  si innamorò quando era un ragazzo poco più grande di me. In questo viaggio sono stato accompagnato da tre amici: Paolo, dai tempi delle elementari dalle Suore della Misericordia a Pontedecimo, Padre Enzo, missionario e “eroe” nella R.C.A. e Cristian, figlio di Antonio Savietto, missionario laico e vecchio amico di mio padre.  Mia sorella Miriam aveva già trascorso un periodo di tre settimane nelle varie missioni e anch’io ho avuto l’opportunità di utilizzare il tempo natalizio per andare di persona. 

Mercoledì 19 Dicembre 2012   –  Finalmente è arrivato il giorno della partenza, sono le 5:30 e stanotte non sono riuscito a chiudere occhio, l’aereo partirà tra due ore da Genova e ci porterà a Parigi dove faremo scalo per prendere il boeing che ci farà arrivare a Bangui (RCA) l’entusiasmo per l’avventura che sto per affrontare supera la preoccupazione per il volo e noto lo stesso negli occhi dei miei compagni di viaggio incontrati in aeroporto. La traversata è lunga e stancante e l’arrivo nella capitale africana,  previsto per le 18.30 viene ritardato di circa due ore. Ad attenderci all’uscita dell’aeroporto c’è Padre Agostino Bassani, autista del pulmino che ci porterà nel centro di accoglienza di Bimbo. Lungo il tragitto si intravedono ai bordi delle strade moltissimi africani che camminano nel buio, chi vende uova, chi carne, chi topi, insomma c’è proprio di tutto. La sera vado a dormire con lo stesso entusiasmo che mi ha accompagnato per tutto il viaggio, incurante di quante altre sorprese avrebbero atteso me e i miei amici.

Domenica 23 Dicembre 2012  –  Sono passati quattro giorni dal nostro arrivo e ora ci troviamo a Bocaranga, il villaggio che faceva da sfondo a tutti i racconti di mio papà. Per arrivare qui siamo passati prima da Bouar dove ci siamo fermati due giorni nel noviziato di St. Laurent. Durante la Messa in sango non possiamo fare altro che notare la gioia e i sorrisi con cui ci guardano tutti gli abitanti e soprattutto i bambini con cui passiamo diverso tempo nell’arco della giornata fino a giocare insieme a loro una vera e propria partita di calcio con tanto di arbitro munito di fischietto e portieri di ruolo. Questi momenti di allegria con i più giovani ci aiutano a non demoralizzarci ripensando a tutti i dati appresi riguardo le malattie e le ingiustizie presenti in Centrafrica, è proprio vero che a volte basta un sorriso per ridare speranza a chi l’ha persa da tempo …

Lunedì 24 Dicembre 2012  –  E’ la vigilia di Natale, in mattinata partiamo alla volta di Ngaoundaye dove sostiamo per diversi giorni, molti ragazzi in Italia pensano che ricevere doni nel giorno di Natale sia quasi un diritto, in Africa ci si può accorgere come, nel giorno della nascita di Gesù la ricchezza più grande sia il poter donare, anche se si è i più poveri.  Prima della Messa i bambini rappresentano attraverso una scenetta teatrale all’interno della chiesa la Natività, accompagnando successivamente la celebrazione con canti e balli, nell’atmosfera si percepisce qualcosa di magico..

Lunedì 31 Dicembre 2012  –  Siamo tornati a Bouar dopo la relativamente lunga permanenza a Ngaoundaye, nei giorni precedenti c’era giunta notizia dei soprusi che i ribelli avevano compiuto nei confronti dei civili per convincere il regime ad arrendersi, ormai si trovavano a 60 km da Bangui e l’Air France ci ha comunicato la cancellazione del nostro volo che avrebbe dovuto essere il 3 gennaio. La soluzione suggerita dagli operatori della compagnia francese è quella di prendere il volo diretto Douala – Parigi con partenza il giorno 4 gennaio. In sostanza il tempo stringe e noi dobbiamo sbrigarci a percorrere più di 1200 km (su strade africane!!) in tre giorni.

Martedì 1 Gennaio 2013  –  Malgrado tutto abbiamo trascorso la sera di capodanno a brindare con i missionari di St. Laurent cantando con parole pressoché inventate le canzoni napoletane intonate da Padre Raffaele e la sua fisarmonica mentre fuori vigeva il coprifuoco. Domani comincerà la nostra “odissea” per tornare a casa!

Sabato 2 gennaio 2013  –  Il primo ostacolo è stato la dogana al confine con Cameroon, i gendarmi sicuramente ubriachi dalla sera prima ci hanno dato parecchi problemi ma grazie alla grinta di Fratello Jaque ( Camerunense) siamo riusciti a passare il confine e ad arrivare alla prima tappa del nostro tragitto, Bertua.  Li, dopo un fraintendimento con un gendarme e diversi altri controlli siamo riusciti a trovare l’alloggio per dormire. Per cenare ci rechiamo nel centro della città dove una mare di gente si era riunita per festeggiare il primo giorno dell’anno.  Ripreso il viaggio alla volta di Yaounde, la capitale, pensiamo di arrivare il giorno stesso a Douala ma data la generosa accoglienza del colonnello cugino di Fra’ Jacque decidiamo di sostare nella frenetica metropoli per la notte per poi ripartire il giorno successivo.

Domenica 3 gennaio 2013 –  Ultimi chilometri di Africa, mentre ci avviciniamo a Douala la malinconia incomincia già a farsi sentire … L’imbarco è alle 23 e noi prima di andare in aeroporto visitiamo anche quest’ultima città, ma lo sguardo degli abitanti è diverso da quello a cui eravamo abituati in Centrafrica, le persone sono molto più indaffarate e prese dal lavoro, non sorridono e cercano di copiare l’uomo occidentale. Vedere un paese così vicino alla R.C.A. eppure così diverso e frenetico come il Cameroon fa riflettere sui motivi per cui alcuni paesi pur avendo risorse enormi non riescano a evolversi nel modo  giusto e anche come “l’evoluzione” = “imitazione del resto del mondo”  non permetta un reale sviluppo omogeneo. Finalmente riusciamo a salire sull’aereo e mentre decolliamo i pensieri si mescolano ma rimane la consapevolezza che questa non sarà l’ultima volta che vedrò la rossa terra africana …”

Dopo il recupero della struttura, a Bocaranga hanno voluto dedicare il centro disabili alla memoria di Flavio. Per Francesco è un’emozione essere proprio lì!
E noi ci lamentiamo dei nostri autobus!!

Altre foto sono nell’articolo del 9 gennaio.

Pubblicato da itakweflavio

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2 Risposte a “Dal diario di viaggio.”

  1. Grazie Francesco, per aver scritto della tua esperienza. Ancora una volta il tuo scritto dimostra che non è il benessere economico che ci dona
    la gioia del cuore, ma la semplicità, la carità e l’amore verso tutti.

    1. Grazie a te Pina, anche se sappiamo che le nostre riflessioni non potranno portare a deviare il flusso della corrente. Intanto ci accontentiamo di fare noi il primo passo! Poi chissà ….!!!
      Mettiamoci in cammino e non scoraggiamoci se a volte dobbiamo fare una sosta. Prima o poi arriveremo alla meta!

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