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Allelùia!

Allelùia! Allelùia! Allelùia! «Lodiamo il Signore»

Con questa esclamazione, già utilizzata nella liturgia ebraica per affermare il trionfo di Dio e la sua gloria su tutto l’universo, la chiesa nata dopo la resurrezione di Cristo acclama la vittoria della vita sulla morte e la definitiva alleanza tra Dio e gli uomini. l’Allelùia è il canto proprio del tempo pasquale che va dalla notte di Pasqua al giorno di Pentecoste, quindi per settanta giorni in cui il colore liturgico sarà il bianco, segno di luce. Dopo l’invito al cammino di quaresima, tra il deserto e la riflessione, tra il cambiamento e l’attenzione agli altri nel silenzio, nella preghiera e nell’attesa, il culmine del buio a cui si arriva è la condanna, crocifissione e morte di Gesù. Dal momento in cui il cielo diventa scuro e il terremoto scuote la terra, le tenebre avvolgono il mondo e tutto sembra finito, crollato, perso nella notte della disperazione, inizia però a prepararsi l’aurora che riporterà alla luce del nuovo giorno e della speranza che diventa certezza.

Come per il natale di Gesù, documentato dagli scritti dell’epoca e dal famoso censimento dell’impero romano, così è per il passaggio sofferto da Lui trentatre anni più tardi, ritrovato tra le relazioni dettagliate della guarnigione romana, che riguardano ciò che è accaduto dal suo arresto al processo sommario, dalla tortura alla condanna, dall’esecuzione alla morte straziante in croce. I primi a rendersi conto dell’enorme tragedia che si era consumata, furono proprio il centurione e i soldati romani che si trovavano ai piedi delle tre croci sul calvario al momento dell’eclissi e del sisma che ne seguì. E ugualmente furono le guardie di picchetto al sepolcro che si accorsero che il corpo deposto due giorni prima non era più là. Mentre Maria e le altre donne che erano sotto la croce il venerdì e che si recarono al sepolcro la domenica avrebbero potuto essere preparate ai due avvenimenti, pur senza esserlo ugualmente, i soldati romani avendo comunque la colpa materiale dell’esecuzione erano ignari di quanto si era compiuto realmente sotto i loro occhi. Ben consci invece di tutto erano i capi del popolo, gli anziani e i farisei che avevano tramato per giungere a “togliere Gesù di mezzo”, aizzando il popolo contro di Lui.

La storia continua a ripetersi e l’uomo continua ad essere duro di cervice, dalle radici della creazione a oggi. L’esperienza tramandata dalla Genesi in poi ci conferma che Dio non viene meno alla sua Parola, se non per dare sempre un’opportunità in più ai suoi figli sparsi nel mondo. Ci conferma che Gesù è vero Dio e vero uomo, prova evidente di quanto possa essere grande l’amore del Padre per ognuno di noi e di quanto lo debba essere altrettanto tra tutti noi, suoi fratelli nella grande famiglia umana.

L’immenso dolore per la negazione dell’amore e della fratellanza che ci unisce universalmente, arriverà a concludersi comunque in una comunione vera, data dal sacrificio di tutti i martiri condannati senza appello, ma che come Gesù saranno segno di luce senza tramonto per l’eternità. L’egoismo, la violenza, la sete di potere, si spengono con la fine di ogni singolo mondo terreno (dato dalla vita di ognuno quando volge al termine). l’Allelùia pasquale continuerà a risuonare per chi soffre le ingiustizie di questa terra, facendo scoprire la luce vera che illumina, dopo che l’ombra delle tenebre sarà dispersa dalla mente e dal cuore di chi l’accoglierà sinceramente: le beatitudini strada per la felicità tra le croci che incontriamo sul cammino.

Per la Pasqua 2020, “chiusa” dal coprifuoco e senza celebrazioni ufficiali nemmeno in Vaticano, i soci di ITA KWE Flavio Quell’Oller avevano dato comunque il loro contributo per portare avanti progetti e attività. Quest’anno, come ricordato anche da Papa Francesco nella benedizione odierna, la Pasqua è caduta nella giornata di sensibilizzazione contro l’uso delle mine antiuomo. Un motivo in più, oltre la grande tragedia della pandemia che sta flagellando in ogni dove, per riflettere sulla gravità dell’agire sconsiderato di chi detiene il dominio armato su popoli inermi e privati dei più fondamentali diritti della libertà. In passato, augurando pace e serenità, già scrivemmo che nel giorno di Pasqua in Grecia si usa il saluto con il quale si dà anche l’annuncio che Gesù è risorto: “Christos anesti” e chi risponde al saluto a sua volta conferma questa affermazione dicendo: AlithOs anEsti”, cioè che è davvero risorto. Che l’annuncio dell’Allelùia sia portatore di vera gioia e luce per ognuno di noi, in modo da essere anche autentici strumenti di pace e fratellanza!

Allelùia, Allelùia, Allelùia!!

Lasciamo alcune immagini a ricordo del triduo pasquale vissuto in convento. Le normative di sicurezza anticovid hanno fatto sì che si desse risalto all’essenziale. Il ricordo dei cosiddetti “Sepolcri” (Altare della reposizione) elaborati e studiati per dare risalto a un messaggio in particolare su cui riflettere, è parte della nostra storia di devozione ma la maggior gloria che possiamo dare a Dio e a Gesù è senz’altro quella dell’essenzialità e della minorità di fronte alla grandezza del mistero dell’amore che loro hanno per noi!

Allelùia, Allelùia, Allelùia!!

Pubblicato da itakweflavio

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