DICONO DI NOI

Dal N. 1, più antico e primo in fondo (Maggio 2012) al N. 31  (31 Marzo 2018) – ma per andare a colpo sicuro su un particolare pezzo di nostro interesse, vedere a ritroso dal

n. 31 al n. 20 dal n. 19 al n. 12 dal n. 11 al n. 1

Qui ecco tutti i pezzi, articoli, lettere, scritti che ci riguardano e che  DICONO qualcosa a proposito di noi e di Flavio

Sono sempre più i pezzi che si aggiungono a questo articolo, così’ abbiamo pensato di fare una pagina apposita per raccoglierli tutti. Oltre agli scritti di carattere “pubblico” che ci dicono quale sia l’opinione in genere su di noi, tanti ci hanno inviato bellissime lettere, e-mail, commenti di condivisione e di incoraggiamento. A ognuno cerchiamo di rispondere privatamente, ma ci sembra giusto fare anche un ringraziamento più ampio utilizzando il nostro sito. Di seguito elenchiamo ciò di cui siamo a conoscenza su quanto finora è stato scritto pubblicamente in ricordo di Flavio o in merito a ITA KWE.  Il numero è crescente in relazione alla data di pubblicazione . Se siete a conoscenza di altre notizie mettetevi in contatto e inviatele al nostro indirizzo e-mail. – Grazie!!

Grazie di cuore a tutti coloro che privatamente hanno partecipato la propria vicinanza alla famiglia Quell’Oller, sia in occasione del 6 Agosto 2010 sia in tempi successivi, anche come apprezzamento per il contenuto del libro che Flavio è riuscito a realizzare e per il cammino di ITA KWE.

 

31) 31 Marzo 2018

Grazie a Gian Franco Parodi per l’attenzione dedicata alla nostra Associazione anche nel numero di Pasqua 2018 del bollettino “IL PONTE” – Parrocchia S. Giacomo Maggiore – Pontedecimo:

30) 1° Marzo 2018 

A questo numero in realtà bisognerebbe aggiungerne uno! Dopo l’attenzione prestata per la pubblicazione del libro storico sul convento di Pontedcimo (vedi più sotto al n. 29), il bimestrale dedicato alla realtà territoriale della Valpolcevera, Qui e non solo dintorni, aveva dedicato uno spazio anche alla meritevole iniziativa di Francesca Anenlise Castagneto e di Paola Repetto Zirafa in merito alla “Sorpresa di Peppo”, il cui ricavato è donato quale contributo per il progetto avviato a Capo Verde.

Oggi Qui e non solo dintorni ha voluto segnalare l’impegno della nostra Associazione a favore dei giovani accolti nel centro migranti di Rimessa, a pochi passi da Pontedecimo. Nel ringraziare il Direttore, Gilberto Volpara, ci auguriamo che questa iniziativa possa avere l’appoggio di chi, come ITA KWE FLAVIO QUELL’OLLER ONLUS, preferisce le cose concrete a tante parole gettate al vento.

29) 19 Dicembre 2016

In occasione della pubblicazione del libro storico sui quattrocento anni del Convento dei Cappuccini di Pontedecimo, la rivista bimestrale “Qui e non solo dintorni” ha dedicato nuovamente uno spazio a Ita Kwe Flavio Quell’Oller Onlus. Un particolare ringraziamento a Gilberto Volpara che sinteticamente ha colto il senso del lavoro curato da Silvana per tenere viva la memoria di una parte di storia della Val Polcevera.

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28) 9 Aprile 2016

E’ da poco uscito il numero di Pasqua 2016 del Bollettino parrocchiale di San Giacomo Maggiore di Pontedecimo e all’interno vi si trova un bell’articolo che approfondisce quanto è stato fatto dalla costituzione di Ita Kwe Flavio Quell’Oller ad oggi. Riportiamo pari pari le pagine a noi dedicate, ringraziando l’autore, Gianfranco Parodi, che già in precedenza aveva posto l’attenzione sulla figura di Flavio e su quanto portato avanti in sua memoria.

da Il Ponte Marzo 2016 (1)

da Il Ponte Marzo 2016 (2)

da Il Ponte Marzo 2016 (3)

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27) 24 Gennaio 2016 – 

Ritrovamento di oggi ma che si riferisce al Dicembre 1992: un’intervista del Sig. Federico Nazzari proprio a Flavio, pubblicata nel n. 9/92 della rivista parrocchiale “IL PONTE” – per altre informazioni cliccare sull’articolo: Riporto e a capo!!

articolo su Ponte - Dic. 1992

Copertina Ponte - Dic. 1992

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26) 6 Dicembre 2015 – 

L'Operaio Ligure

Articolo S.O.C. Manesseno

 

 

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Che la bella serata del 17 Ottobre  a Manesseno fosse rimasta nei cuori di tutti i partecipanti (leggi il post “Questione di numeri”), si era capito da subito ma rivedendo il video “compattato” dal Socio Aldo rielaborando le riprese dell’amico Enrico Ghiara e leggendo l’articolo pubblicato tramite la Soc. Op. Catt. “Sacra Famiglia” sul mensile della Federazione Operaia Cattolica Ligure, abbiamo la conferma!!

Ancora grazie a tutti coloro che hanno reso possibile questo bel momento d’incontro e di condivisione, in particolare alla generosità della Soc. Op. Cattolica di Manesseno, rappresentata nella foto dell’articolo dal suo Presidente, il Sig. Domenico Poggi

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25) 2 Luglio 2015 – Dando seguito al servizio andato in onda il mercoledì 17 Giugno all’interno della trasmissione Viaggio in Liguria (vedi più sotto), ecco che anche la rivista bimestrale della zona di Mignanego e Valpolcevera “Qui e non solo dintorni” riprende alcuni punti del discorso, pubblicando addirittura in prima pagina diverse notizie corredate da varie foto.

Copertina bimestrale luglio
Testata della copertina n. 61 – Rivista di Mignanego e della Valpolcevera – edizione Luglio 2015

Per i più attenti è da notare che nella foto della copertina compare, sulla sinistra rispetto al campanile parrocchiale, l’edificio della Chiesa e parte del Convento dei Cappuccini visti dall’alto. Pur riconoscendo chiaramente che parte del tetto è stata rifatta, come pure il campanile sulla sinistra, grazie al contributo di Ita Kwe, altrettanto chiaramente stride la condizione della facciata, per la quale era già stato messo in programma un intervento per ora in sospeso per via dei tempi lunghi dei permessi delle Belle Arti e degli eccessivi costi del noleggio delle impalcature. Si tratta però di avere solo ancora un po’ di pazienza, perché l’intenzione non è stata accantonata.

Servizio su convento e su Associazione
Articolo in prima pagina che pone l’attenzione sulle varie attività del Convento e sull’Associazione ITA KWE Flavio Quell’Oller Onlus – nella foto centrale Silvana insieme ad Elio Roncallo.

24) 30/06/2015 – Citazione da parte del Segretario delle Missioni Estere dei Frati Cappuccini, p. Francesco Rossi, riguardo l’impegno di Ita Kwe in questi anni per il Centro Recupero Disabili e l’Ospedale di Bocaranga, dopo essere andato in visita alle varie case missionarie della Diocesi di Bouar.

Titolo Lanterna Missionaria

Interessante notare come la citazione riportata da P. Francesco Rossi (vedi immagine sopra) calzi perfettamente con lo spirito di Flavio, capace di fare cose pratiche e concrete senza mai smettere di sognare. Lo stesso concetto è stato riportato con la frase che scorre sulla toolbar del nostro blog:

“Il sogno di una persona è un sogno. Il sogno di due persone è un progetto.

Il sogno di tante persone si realizzerà”

appunto per indicare che anche la nostra Associazione si ripromette di continuare a sognare, ma cercando di trasformare  i “Sogni Buoni” di tanti, in progetti duraturi e concreti. Lanterna MissionariaLanterna Missionaria (2)

23) 17/06/2015 – Servizio televisivo su Primo Canale

Durante il programma televisivo “Viaggio in Liguria” di mercoledì 17 Giugno 2015, è andato in onda un breve ma significativo servizio sul Convento di Pontedecimo e, di conseguenza anche su Ita Kwe Flavio Quell’Oller Onlus, essendo stata costituita in questi ultimi anni con sede all’interno del Convento medesimo.

Ringraziamo il giornalista Gilberto Volpara, che già nel settembre 2012 (vedi al n. 6) aveva pubblicato un’interessante recensione sul libro di Flavio: “Prima che sia troppo tardi” e qui di seguito indichiamo il Video del servizio su Primo Canale.

22)  19/02/2015 – A distanza di un anno “IL SECOLO XIX” si occupa ancora di noi!

Mentre nel pezzo precedente, si sottolineava l’impegno di ITA KWE FLAVIO QUELL’OLLER ONLUS per il territorio, in particolare verso la Casa Circondariale di Pontedecimo, in quello di oggi firmato da una giornalista  originaria di Lima ma residente a Genova dagli anni ’90, vengono evidenziati i progetti in Centrafrica e in Perù, facendo un breve cenno anche al recente interesse per l’India. Grazie a Domenica Canchano  per la sensibilità dimostrata verso la solidarietà.

Testata articolo

Il Secolo XIX - 19/02/2015
Articolo sulla rubrica: “Genova sottocasa”  del 19/02/2015 – pag. 32 – a firma Domenica Canchano
il Secolo XIX del 19/02/2015
Silvana Ozzano, mostra il libro del marito – foto a corredo del pezzo a pag. 32 de “IL SECOLO XIX” del 19/02/2015
Articolo Domenica Canchano
Magazzino Missioni Frati Cappuccini – Genova/Pontedecimo – foto a corredo del pezzo a pag. 32 – de “IL SECOLO XIX” del 19/02/2015

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21) Genova, 13 Marzo 2014 – Cosa dicono dal “IL SECOLO XIX”??

Dalla rubrica "Sotto casa" - de "IL SECOLO XIX" di giovedì 13 Marzo 2014
Dalla rubrica “Genova sottocasa” de “IL SECOLO XIX” di giovedì 13 Marzo 2014 – a firma Edoardo Garibaldi

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Pur essendo limitato nello spazio, riportando solo un breve accenno di alcuni tra i progetti di Ita Kwe, ringraziamo il giovane giornalista Edoardo Garibaldi per aver pubblicato, sullo storico quotidiano della nostra città, un pezzo che ci riguarda.

In particolare, essendo inserito nella rivista relativa al territorio della Valpolcevera, si è voluto sottolineare soprattutto la collaborazione nata dal marzo 2013 con la Casa Circondariale di Pontedecimo.

Non dimentichiamo però che in zona ci sono anche numerose famiglie in difficoltà, per questo la nostra Associazione ha raccolto l’eredità di Flavio nell’essere d’aiuto anche su questo fronte: sul territorio.

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20) Genova, 18 Gennaio 2014: cosa dicono in televisione??

Per la seconda volta inseriamo un documento audiovisivo che ci riguarda. Si tratta di un servizio registrato in data 13 gennaio 2014 dal giornalista del Tg3 Liguria Enzo Melillo, che nuovamente ringraziamo, e mandato in onda come primo “pezzo” del settimanale del Tg 3 Liguria delle 12:25, di oggi sabato 18 Gennaio 2014, contenente un breve intervento del terzogenito di Flavio (Francesco) e di Silvana, oltre ad alcune riprese del Magazzino Missionario e del Convento dei Frati Cappuccini di Pontedecimo (sede di Ita Kwe) anche gli aggiornamenti a quella data della grave situazione Centrafricana.

Oltre a dare un quadro aggiornato delle varie attività della nostra Associazione ad un anno e mezzo dalla sua costituzione, vuole essere un richiamo a porre l’attenzione sulla catastrofe umanitaria in atto nella R.C.A.  dal marzo 2013.

Per vederlo bisogna aprirlo con google crome e avere pazienza un minuto per …. la pubblicità! Ecco il link:http://www.tgr.rai.it/dl/tgr/regioni/PublishingBlock-e76ff69f-39a6-4e43-a278-3566b7d783b2.html?idVideo=ContentItem-6338f5dd-9028-42a9-a734-f1ae4c4a2d93&idArchivio=Settimanale

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19) Ottobre 2013: e gli Alpini, cosa dicono su Flavio??

Anche su internet: http://www.ana.it/page/prima-che-sia-troppo-tardi-

Tra i diversi ricordi di Flavio abbiamo anche quello di lui come Alpino del Genio Pionieri. Proprio oggi è saltata fuori da un vecchio libro una foto che lo ritrae con due commilitoni in un momento di … Ordine da Camerata!!  Questo è capitato a fagiolo per inserire una comunicazione apparsa nella sezione biblioteca del N. 9/2013 del mensile dell’A.N.A. (Associazione Nazionale Alpini)

Segnalazione del libro di Flavio sulla rubrica Biblioteca nel n° 9/2013
Segnalazione del libro di Flavio sulla rubrica Biblioteca nel n° 9/2013

E a proposito di Alpini, ringraziamo il caro amico e commilitone di Flavio, Luigi Giasino, che lo ha ricordato scrivendo un pezzo per il Gavettone (la rivista della sezione Alpini di Pontedecimo) che però arrivò in ritardo e non fu pubblicato su quella, ma bensì in calce al libro che Flavio scrisse prima di lasciarci.

Il ricordo di un amico fraterno, che ha condiviso con Flavio il periodo del militare negli Alpini.

Il ricordo di un amico fraterno, che ha condiviso con Flavio il periodo del militare negli Alpini. Inserito tra i ricordi nel libro "Prima che sia troppo tardi"
Il ricordo di un amico fraterno, che ha condiviso con Flavio il periodo del militare negli Alpini. Inserito tra i ricordi nel libro “Prima che sia troppo tardi” a pag. 147-148

 Ed ecco la foto di Flavio di cui parlavamo all’inizio!!

Flavio (primo a destra), insieme a due commilitoni, durante le pulizie della camerata nella caserma di Bressanone
Flavio (primo a destra), insieme a due commilitoni, durante le pulizie della camerata nella caserma di Bressanone.   Altri tempi!!

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18) Commento inviato in data 9 giugno 2013 ad una nostra socia dalla sua cara amica Alda, al termine della lettura di “Prima che sia troppo tardi”.

“Ho finito proprio qualche giorno fa la lettura del libro autobiografia-ricordo di Flavio…..  E’ una testimonianza che lascia senza parole per la combinazione di semplicità e santità che lo caratterizza. Un uomo normale (apparentemente) che fa cose grandiose restando normale e condividendo le esperienze di vita  comuni a tutti. La differenza la fa, evidentemente, la fede che quando è così grande sposta le montagne, ma lì siamo nell’ambito del mistero……rispondere con tanta fermezza alla “chiamata”  è responsabilità di tutti allo stesso modo? Perché alcuni riescono ed altri no, magari anche cercando sinceramente di trovare risposte alla domanda fondamentale “Cosa faccio della mia vita?”   E’ Dio che ci sceglie o noi siamo responsabili, ma in che misura se Dio può tutto?   Inutile continuare a porsi domande che, oltre una certa misura, sono nemiche della vita…… bisogna provare a pregare di più è vero e sperare nella misericordia  di Dio come dice papa Francesco”.

Ci siamo permessi di chiedere alla Signora Alda di poter pubblicare il suo scritto, mandato via e-mail, perché racchiude brevemente il contenuto espresso in modo più ampio nel pezzo inserito al n. 17 (il precedente) e in qualche modo lo completa a livello spirituale.

Grazie di cuore a lei per aver saputo esprimere i suoi sentimenti in modo così chiaro ed efficace!

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17) Cosa dicono a pag. 2 del n. 5-2013  del GAZZETTINO Sampierdarenese uscito il 31 Maggio 2013  a firma del Prof.  Benito Poggio.

Dalla sua beata Africa al convento di Pontedecimo 

“Un grande eroe del nostro tempo”

È un grandissimo piacere presentare ai lettori del “Gazzettino sampierdarenese” gli eventi – molti gioiosi ed esaltanti, alcuni drammatici e dolorosi – della vita esemplare di Flavio Quell’Oller, un grande eroe del nostro tempo.

Anche se non sampierdarenese a tutti gli effetti, Flavio con la moglie e i quattro figli ha vissuto e operato per lunghi anni ai confini e nei pressi del Municipio di San Pier d’Arena: precisamente in quella industriosa e operosa Pontedecimo cui il nostro mensile, qualche anno fa, dedicò ampio spazio in un numero speciale curato con particolare perizia da Laura Traverso.

Nato nel 1955 nel piccolo paese di Cavalo, nel Veronese, in una famiglia poverissima, aveva l’aspetto del “gigante buono” per la sua stazza; e in realtà era tanto semplice e dalla vita esemplare al punto di non far mai pesare il suo aiuto agli altri; imitando in questo sua mamma Gemma e i suoi fratelli, era inoltre tanto generoso da accogliere e lo farà per tutta la vita – anche nella sua famiglia chi si trovava nel bisogno. Ma non era solo questo Flavio Quell’Oller, che fin da ragazzo, sono sue parole, “sognando guardava l’orizzonte”.

Di grandissima sensibilità morale e religiosa e di grandissimo valore umano e civile, quest’uomo semplice e generoso merita d’essere ricordato tanto a chi ha avuto la fortuna di incontrarlo e apprezzarlo, quanto d’essere portato a conoscenza di chi tale fortuna non ha avuto e ne ode il nome per la prima volta.

Chi scrive ha appreso tutto di lui dal bel libro, curato con particolare amore dal figlio Andrea Quell’Oller e da Stefano Calandriello, pubblicato dalla Essegraph (Sorriso Francescano), il cui ricavato – in memoria di Flavio e della nascente Associazione ITA KWE (“Fratello di tutti” in sango, dialetto centrafricano) andrà interamente a vantaggio dei più disagiati e dei più bisognosi. Flavio, come ogni ragazzino (scuola-collegio-seminario), sognava “la carriera di calciatore”, ma, amante più della pratica che della teoria, conseguì il diploma di “tornitore meccanico” entrando poi a far parte dei TVC (Tecnici Volontari Cristiani) e fatto il servizio di leva nel Corpo degli Alpini a Bressanone – si scoprì anche “rabdomante”, cioè cercatore d’acqua, come indicava il suo cognome: e l’acqua la trovò per i villaggi africani.

Grazie all’aiuto del fratello Rino, impresario edile, si trasformò in “abile muratore” (… anche se una volta gli capitò di cadere da sei metri procurandosi gravi contusioni e danni fisici) non solo per costruire chiese, scuole e ospedali nel Terzo Mondo, ma pensate, anche per realizzare, da “creativo inventore”, protesi e stampelle per i bimbi amputati, vittime della guerra, sfigurati dalla poliomielite o dalla lebbra, consentendo loro una vita normale.

Attivissimo sempre, divenne inoltre “maestro di falegnameria”, insegnando ai suoi allievi africani a confezionare di tutto: letti, armadi, sedie, tavoli, sgabelli, panche e armadietti… con la vendita dei quali riusciva a finanziare i costi per sostenere l’intera scuola.

Spinto da una forza interiore e dall’amore evangelico verso tutti, affrontò e superò difficoltà di ogni genere, prigione e malaria comprese. Svolse queste sue innumerevoli e preziose attività volontarie, da “missionario laico”, preparandosi dapprima a Lione, con i piccoli Fratelli dei poveri (quelli di Charles de Foucauld), vicino ai più diseredati, quindi trasmigrando, al fianco di numerosi frati, nelle missioni dei Cappuccini Liguri nella Repubblica Centrafricana (Bangui, Bocaranga, Mokundji-wali, Bouar, Ndim, Ndelè, Ngaoundaye, Bozoun e altre poverissime località), con puntate nell’America Latina (Perù), senza farsi mancare Israele, Medjugorje e, da ultimo, Lourdes grazie all’OFTAL. Dibattuto alla ricerca della sua via (convento o famiglia?), finì per far confluire in una la sua doppia aspirazione: nel 1990 formò la sua famiglia come gli aveva profetizzato Carlo Carretto a Spello, si sposò e andò a vivere nel Convento di Pontedecimo con la sua Silvana; lì, svolgendo con competenza e dedizione la funzione di “gestore del magazzino missionario” ebbero i loro quattro figli Francesco, Miriam, Alessandro e Andrea, ai quali affidò “il compito seguire sempre la via della Verità”. Vorrei che si fosse inteso dalle mie note che questo non è un libro che deve subire l’esame di critici freddi e distaccati, ma è un libro voluto e scritto fortunatamente in tempo: prima che fosse sfiancato dalla malattia non ancora riconosciuta (ai reni e al fegato) e “prima che fosse troppo tardi” dal nostro Flavio il quale, da sempre, covava il grande desiderio di essere “scrittore”.

Una pagina tutta bianca segna il limite ultimo del racconto di Flavio in prima persona; per nostra fortuna (e immagino con quale densa commozione) il filo rosso del racconto di “una vita straordinaria nella quotidiana normalità” è stato ripreso e completato dall’amatissima moglie Silvana Ozzano: lui e lei, ognora benignamente “rincorsi dalla Provvidenza”. Il libro-testimonianza prende il lettore fin dall’inizio, lo affascina e lo commuove mentre ne prosegue la lettura e infine lo riconcilia col mondo e con gli altri.

È da considerare, allo stesso tempo, un importante libro-verità perché valorizza e chiarisce il significato del termine “laico”, da intendersi uomo giusto e buono che affianca il “missionario” (non solo frate o prete, ma anche medico, ingegnere e altro ancora) al servizio del prossimo più indigente. Sì, può essere un libro-strenna da regalare a chi soffre e non ha più alcuna fiducia nella bontà dell’uomo e nella vita. Un libro, in definitiva, che fa bene e che fa sentire bene chi lo legge. Per tutta la sua vita, troppo breve (poco più di 50 anni), l’aspirazione di Flavio è stata quella, con le sue straordinarie capacità e la sua totale disponibilità al servizio, di portare pace e aiuto in tutto il mondo: e per raggiungere questa sua finalità egli ha sempre agito – non suoni come controsenso con la violenza della bontà e dell’altruismo, senza mai pensare al proprio interesse.

Le oltre 130 illustrazioni a colori e in bianco e nero di cui l’opera è arricchita consentono di addentrarsi nel libro visionandolo e rivivendo i momenti della vita di Flavio come in un film-verità. A lettura ultimata, dopo aver intuìto che Flavio altri non era che “un angelo caduto dal Cielo e vissuto in mezzo a noi facendo del bene a tutti quelli che ha incontrato sul suo cammino”, non ho potuto fare a meno di gridare: “Santo subito!”

Benito Poggio

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16)  Cosa dicono dal bollettino “LANTERNA MISSIONARIA” dei Frati Cappuccini Liguri – numero di Pasqua 2013, relativo alle Missioni Estere del Centrafrica e del Perù, a cura di padre Enzo Canozzi.scansione0005

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15) Cosa dicono dal bollettino della Parrocchia San Giacomo Maggiore di Pontedecimo “IL PONTE” uscito per la Pasqua 2013 – Con riferimento all’ultimo progetto intrapreso da Ita Kwe in favore della realtà carceraria locale. (PAG. 9-10)

Nelle settimane di Quaresima in Parrocchia ci è stato chiesto di portare un contributo in oggetti per l’igiene personale a favore degli ospiti del carcere di Pontedecimo. Abbiamo voluto sapere un po’ di più sulla realtà del carcere e perciò ci siamo rivolti al cappellano, Don giacomo Martini e a Silvana Quell’Oller, della “Fraternità Francescana”, che collabora attivamente, assieme ad altri volontari, per dare sostegno materiale e morale a questi nostri fratelli.  Chi volesse saperne di più può rivolgersi direttamente a Silvana.

 ERO  CARCERATO  E  SIETE VENUTI  A  VISITARMI

La frase esatta riporta l’atto di carità al singolare, ed è rivolta ad ognuno di noi personalmente, perché personalmente rispondiamo davanti a Dio per le nostre azioni attive, nel bene, e per le omissioni o azioni passive, nel male. Però la grande famiglia umana, prima, e la comunità cristiana universale, poi, ci esortano ad essere “prossimi” cioè vicini gli uni agli altri per esserci d’aiuto vicendevolmente, fino ad arrivare al sentimento più profondo dell’amore fraterno. Pura utopia, se vista a largo raggio, ma realizzabile se posta in essere a piccoli settori e in spazi limitati.

Di spazio, in effetti, i detenuti ne hanno ben poco, considerando le celle condivise e sovraffollate, in particolare nelle grandi Case Circondariali di alcune città, che hanno già questo problema con la popolazione locale “libera”.  Nel caso di Pontedecimo la convivenza interna ha i propri limiti, ma non eccede nel disagio dell’ambiente abitativo, essendo una struttura costruita con criteri moderni e inaugurata alla fine degli anni ’80. Vengono “ospitati” circa un centinaio di uomini e una settantina di donne con residenza relativamente stabile, più un numero variabile di “pendolari” di passaggio. E’ ovvio che se si trascorre un periodo di vita da quelle parti c’è senz’altro un motivo! Secondo la gran parte di coloro che vedono le cose dall’esterno, la conclusione più diffusa è che chi ha commesso degli sbagli, causando danni all’intera società, deve pagare e non può aspettarsi un trattamento da Grand’Hotel! Peccato, però che se la detenzione viene vissuta solo come un castigo, una limitazione pura della libertà, una costrizione a “non fare nulla dentro”, in attesa di poter “tornare a fare qualcosa fuori”, quel che si farà una volta riacquistata la libertà, non riporterà ancora alla dignità e all’onestà della persona in questione, per una serie di innumerevoli motivi.  Come fare, allora per non lasciare soli questi fratelli e, ancor più le loro famiglie, che vivono un disagio altrettanto grave? E le istituzioni, le guardie carcerarie, i numerosi lavoratori interni che si trovano a loro volta coinvolti in una sorta di prigionia, condividendo le proprie giornate con casi umani difficilmente risolvibili?

Ecco che finalmente ritorniamo alla frase d’inizio: da sempre la pietà cristiana, e non solo, ha portato gli uomini ad essere d’aiuto a chi è in difficoltà. Se può risultare complicato farlo da soli, la frase che viene in mente è: l’unione fa la forza! Da anni, anzi secoli, la Veneranda Compagnia di Misericordia ha fatto sua la pratica della carità verso i carcerati e più recentemente anche la comunità di Sant’Egidio si è affiancata ad essa con i suoi volontari, visitando, ascoltando, esaudendo le piccole richieste di chi non ha nessuno che lo vada a trovare, animando le celebrazioni liturgiche e organizzando il famoso “pranzo di Natale”. Tanti sono gli stranieri che si affidano quasi esclusivamente a queste figure, non avendo la possibilità di ricevere la visita dei familiari, perché troppo lontani. Punto di riferimento da anni è anche suor Maria Grazia, instancabile nella sua opera per far sì che i detenuti siano tranquilli, anche per poter avere un clima di serenità generale all’interno del carcere. Dal mese di dicembre la nomina di cappellano è stata assegnata a Don Giacomo Martino ed il suo impegno si è visto da subito, auspicando una più efficace collaborazione tra le diverse realtà di volontariato e proponendo alla Direzione di allargare anche alla Fraternità Francescana locale e all’Associazione ITA KWE FLAVIO QUELL’OLLER l’opportunità di essere d’aiuto, sia come sostegno spirituale ai detenuti, affiancandolo nella pastorale, sia nella possibilità di fornire i mezzi per impegnare con piccole attività manuali chi (dentro all’Istituto) può  essere indirizzato a ciò.  Come lo scorso anno, inoltre, è stata fatta la proposta di raccogliere generi di pulizia e prodotti igienici per venire incontro alle carenze di fornitura a cui hanno dovuto assistere i vari Istituti Penitenziari, per cui sia nella Chiesa Parrocchiale sia in quella del Convento dei Cappuccini, si possono lasciare questi materiali, che verranno poi distribuiti a seconda delle esigenze dei detenuti.

Non è uno scherzo! E’ Gesù che ci invita ad essere il prossimo per questi fratelli, con l’auspicio di poter dare la possibilità anche a chi è recluso di recuperare la propria dignità di uomo che, pur avendo sbagliato, fa  parte della società e può ancora trovare il modo di dimostrare le proprie capacità e la volontà di cambiare rotta nella scelta del bene comune.

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14) Dal “Settimanale delle 12,25” del TGR – RAI 3 Liguria – 30/03/2013 (sabato santo) : si dicono cose molto interessanti!!

      Questa volta non c’è da leggere, ma da vedere direttamente. Si tratta di un servizio andato in onda (secondo nell’ordine) all’interno di un programma d’informazione della sede regionale RAI –  Come da ns. articolo del 1° Aprile 2013 (non è uno scherzo): intervista.

  Qui è doverosa una precisazione!   Erroneamente è stata menzionata la data di morte di Flavio come il 13 Gennaio 2011, anziché 6 Agosto 2010. Ancora una volta, però una svista ci porta a fare una riflessione, come già avevamo fatto per il n. 11 – pezzo su Mentelocale del 7/12/2012  (più sotto), che ci ha permesso di chiarire come è nata l’idea di costituire Ita Kwe.   Ora la data in questione ci riporta al caro  p. Valerio!  Il giornalista Tarcisio Mazzeo, autore del servizio, è rimasto molto colpito dal fatto che l’ultimo saluto dato a p. Valerio fosse solo sei mesi dopo il funerale di Flavio, comprendendo il grande affetto che lo legava alla famiglia Quell’Oller ed ha invertito involontariamente le date.

Cogliamo l’occasione per ringraziarlo dell’interessamento alla nostra storia e di averci dato l’opportunità di ricordare l’ultimo frate Cappuccino con l’incarico ufficiale di occuparsi della chiesa del convento, che è rimasto nel cuore di tutti coloro che lo conoscevano, senza nulla togliere  a p. Zaccaria e p. Riccardo, che attualmente si alternano tra una celebrazione e l’altra.

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13) Dal trimestrale dell’Ordine Francescano Secolare della Liguria – “LIGURIA FRANCESCANA” – anno XLIII N. 2/2012 – Pur comparendo il nome di Silvana in fondo, l’articolo è da considerarsi firmato dall’intera fraternità di Pontedecimo, in quanto estrapolato da un pezzo più ampio riguardante una serie di notizie sulla vita francescana locale.

In realtà la pubblicazione era avvenuta nel mese di giugno 2012, ma per una serie di eventi abbiamo potuto inserire il pezzo solo ora. Cogliamo l’occasione per ringraziare tutta la redazione di Liguria Francescana, in particolare la consorella Susanna, per il servizio di informazione e formazione svolto tramite questa rivista, della quale abbiamo letto l’ultimo numero con la fine dell’anno 2012. Anche Liguria Francescana ha terminato la sua  storia e a noi restano le tante copie raccolte nel corso di quarantatré anni!!

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12) Dal calendario 2013 dei padri Betharramiti (preti del Sacro Cuore di Gesù di Betharram) ci dicono cose molto belle e piene d’amicizia per Flavio – redatto da p. Piero Trameri – Via A. Manzoni, 8 – ALBAVILLA (CO)

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11) Articolo del 7 Dicembre 2012 su Mentelocale.it – quotidiano on-line:  http://genova.mentelocale.it/49562-genova-prima-che-sia-troppo-tardi-serata-memoria-flavio-quell-oller/

E’ doveroso fare una precisazione riguardo questo pezzo, perché l’autrice ha memorizzato l’informazione che Ita Kwe fosse stata fondata da Flavio insieme alla moglie. Anche se a livello pratico non è così, questo è vero!  Addirittura nel febbraio del 1988, durante un beve periodo di congedo in Italia, Flavio aveva manifestato a Silvana di avere proprio quest’intenzione (vedi immagine allegata alla pagina dello statuto). Evidentemente, però, i tempi non erano ancora maturi e si doveva arrivare a vivere tutte le esperienze di famiglia e di solidarietà prima di arrivare a questo. Ita Kwe è nata sì in memoria di Flavio, dopo la sua morte, ma sembra che ogni cosa si muova come se anche lui prendesse le decisioni e scegliesse i progetti insieme a noi!!

Grazie ad Emanuela Di Pasqua per averci permesso di condividere quest’informazione ed ecco il suo bell’articolo:

‘Prima che sia troppo tardi’: una serata in memoria di Flavio Quell’Oller

Sabato primo dicembre si è svolta a Genova la presentazione del libro. Per ricordare il missionario che tanto ha fatto per l’Africa. E sostenere Ita Kwe, l’associazione da lui creata

Flavio Quell’Oller, un missionario laico in Centrafrica scomparso nel 2010, è stato ricordato sabato primo dicembre nella Chiesa dei Frati Conventuali di San Francesco d’Albaro da una folla di persone, inprimis i suoi familiari, che lo hanno fatto così rivivere. I proventi della serata finanzieranno le iniziative dell’onlus Ita Kwe.

Durante la serata è stata letta una parte del libro Prima che sia troppo tardi, da lui scritto prima di morire. La lettura si è alternata con le musiche di giovani pianisti e cori di bambini.

Se tutte le ragazze, le ragazze del mondo, si dessero la mano, si dessero la mano, allora ci sarebbe un girotondo, intorno al mondo, intorno al mondo… e se tutta la gente si desse la mano, se il mondo veramente si desse una mano

Questa è la strofa di una canzone di Sergio Endrigo (guarda il video qui sopra), che sabato primo dicembre è stata intonata dai Menestrelli Bonsai, gruppo corale di bimbi dai sei ai dieci anni, presso chiesa dei Frati Conventuali di San Francesco d’Albaro a Genova. Il coro è stato diretto dalla maestra Elsa Guerci, dell’associazione Elicona, e dall’attore e regista Gianni Masella.

L’evento è stato organizzato per portare aiuto in modo concreto e reale a chi ne ha bisogno, e per ricordare l’impegno di Flavio Quell’Oller, un missionario laico scomparso nel 2010. Flavio è stato volontario delle Missioni dei Frati Cappuccini e ha ondato, insieme alla moglie Silvana, l’associazione Ita Kwe, che opera nel Centrafrica.

Bimbi, artisti, familiari del missionario, laici e preti, suorem professori e giornalisti, hanno condiviso una scelta raffinata di brani musicali, accompagnati dalla lettura da parte del giornalista Enzo Melillo, di alcuni stralci del libro Prima che sia troppo tardi, scritto dal Quell’Oller.

Il libro racconta nei particolari la vita del missionario laico in quell’Africa «dove il cielo al tramonto racchiude i segreti più arcani». La storia di uomo normale, la cui vita in realtà di normale non ha avuto poi molto. Un’infanzia povera scandita dall’amore di una mamma abituata a condividere con terzi il cibo, anche quando non ce n’era a sufficienza per la famiglia; mentre i figli, lo zio e il papà quasi si arrabbiavano a fronte di tanta generosità, perché non è facile essere prodighi e altruisti quando non si ha di che mangiare.

Tutto nasce da quell’insegnamento materno: Flavio cresce,diviso tra una vocazione religiosa e un’idea di famiglia molto forte. Alla fine sceglie quest’ultima, senza però rinunciare al sogno di continuare ad aiutare il prossimo a modo suo, riuscendo a ritagliare in base alle persone il modo giusto di amare. Durante le sue spedizioni in Africa, il paesaggio e la gente lo hanno stregato.

Il libro Prima che sia troppo tardi, i cui proventi confluiranno in alcuni importanti progetti di Ita Kwe, è uno sguardo su un mondo completamente diverso, che insegna come e cosa fare per aiutare veramente chi ha bisogno. Ciò che rende preziosa questa storia è il suo riferirsi a una persona che sapeva fare le cose, aspetto sempre più raro nella nostra civiltà che ha disimparato a utilizzare le mani, a fare, a costruire, ad aggiustare. Un uomo che costruiva case e chiese, scuole e stampelle. Un uomo che insegnava ai giovani di quelle zone a fare altrettanto. Senza troppi discorsi, senza intellettualismi, senza compiacersi.

Sulle note di Yiruma, in Kiss the rain, una giovanissima pianista,Sofia Mangraviti, durante la serata, ha fatto sognare e riflettere su quanto musica e sogni siano in qualche modo parenti, capaci di elevare gli animi, di staccarsi dalle cose terrene e trascinare verso una dimensione speciale e unica.

È quanto sono riusciti a fare tutti questi giovani artisti che hanno regalato momenti emozionanti a un pubblico partecipe e perfino commosso. I Menestrelli Bonsai, Alberto PucciniLudovica NapoliEdoardo CampodonicoFrancesca Furio e Davide Mocini, oltre a Sofia Mangraviti, hanno accompagnato la gente in questo viaggio in Africa, per mano di Flavio, creando un’atmosfera calda e suggestiva.

Emanuela Di Pasqua Genova

Venerdi 7 dicembre 2012 ore 12:28 © copyright – Mentelocale Srl

 

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10) Ideato da Enrico e Francesca per la piccola Martina Maria

Una coppia di cari amici ha avuto l’idea di offrire l’importo che avrebbe destinato all’acquisto delle bomboniere per il battesimo della loro piccolina alla nostra associazione, trovando anche  una bella formula per allargare a parenti ed amici la conoscenza di Ita Kwe. Nel ringraziarli per la loro generosità e per il pensiero d’amicizia che hanno avuto verso Flavio, coniugando anche il modo pratico per aiutare in particolare bimbi che si trovano in situazione di difficoltà e che potranno ricevere un aiuto tramite noi, inseriamo la pergamena che hanno ideato e auguriamo a loro e alla loro piccola Martina di vivere serenamente il grande dono che hanno ricevuto rendendosi partecipi della creazione divina!

Ricordo Battesimo
Pergamena in occasione del Battesimo della piccola Martina

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9) Tratto dal bollettino parrocchiale di Tramontana, frazione di Parodi Ligure in cui si trova   il cimitero che ha accolto Flavio nel suo riposo terreno. La data è precedente rispetto ai pezzi n. 6, 7  e  8, ma ne siamo venuti a conoscenza solo ultimamente.

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8) Rivista della Parrocchia San Giacomo  maggiore di Pontedecimo – ottobre 2012

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7) articolo pubblicato sul mensile “La Polcevera” – n. 8 – ott. 2012

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6) RECENSIONE DI GILBERTO VOLPARA SU “Qui e non solo dintorni” n. 44 –  bimestrale della Valpolcevera e della Vallescrivia –  Settembre 2012

“Prima che sia troppo tardi”. E’ il titolo del volume firmato da Flavio Quell’Oller che conquista e appassiona chi ha conosciuto quella figura dal grande cuore. “Era un generoso, a stroncarlo è stata una terribile malattia” ricorda la moglie Silvana che ha pubblicato gli appunti scritti in un taccuino poche settimane prima di morire.

Figura – Volontario laico per dodici anni di cui otto nelle missioni dei Frati Cappuccini liguri in Centrafrica, Quell’Oller è stato magazziniere nel convento di Pontedecimo durante gli ultimi due decenni: “Custode, sacrestano, tutto fare e soprattutto riferimento per chi si trovava nei guai” ricorda Silvana.  Lungo il Polcevera sono in tanti ad aver apprezzato quell’uomo alla ricerca di una vita che non fosse caratterizzata solo dall’inseguire la produttività ad ogni costo Tra gli amici c’è Gian battista Montaldo: “Una vera scoperta, un volume scritto in maniera straordinaria”.

Testo –  Pagine che ripercorrono i suoi passi corredate da un’ampia antologia fotografica: il matrimonio, i quattro figli, il Terz’Ordine Francescano.  Una raccolta edita da Essegraph, con innumerevoli presentazioni, l’ultima alla Fratellanza di Pontedecimo durante il pomeriggio di sabato 8 settembre: “Poi Libro Più e il Santuario della Guardia hanno manifestato la disponibilità per una vendita diretta”.  A dirla nel modo di Flavio Quell’Oller, un libro da leggere: senza troppa agitazione, ma prima che sia troppo tardi. Valido consiglio per vedere la vita sotto un’altra luce.

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5)  TRATTO DALLA RIVISTA DEGLI ALPINI  GRUPPO ALTAVALPOLCEVERA, 

 

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4)  INSERITO SU LANTERNA MISSIONARIA N. 2/2012: LA GRAZIA DI LAVORARE

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3) TRATTO DALLA RIVISTA “BENABE”  N. 67       FRATERNITA’ CAPPUCCINA DI SAVONA

 Un testimone : Flavio Quell’oller, fratello di tutti

Il desiderio di scrivere un libro era nel cuore di Flavio già dall’età giovanile, ma poi la vita lo ha portato a fare un cammino diverso,accantonando questo pensiero.L’azione pratica e concreta, unita alla contemplazione e alla preghiera, gli ha dato la capacità di portare a termine tante cose, sempre nel silenzio, nell’umiltà e nella ricerca spirituale, che riuscì a tradurre in operato attivo a favore dei più deboli. Durante l’aggravarsi  della malattia, Flavio si rese conto che tra le  tante cose realizzate gliene  mancava una all’appello, sentendo forte l’esigenza di dover comunicare agli altri: “quasi come una missione inevitabile da compiere”. Senz’altro il Signore ha messo anche  questa volta il suo tocco e gli ha permesso di trovare la forza e la capacità di raggiungere questo sogno ….. prima che fosse troppo tardi! In poco più di due mesi Flavio ha descritto gran parte della propria vita, trascorsa tra soddisfazioni e difficoltà a sevizio del prossimo, ed il racconto risulta semplice e scorrevole, come se lui stesse parlando direttamente al lettore. Il titolo è emblematico e gli è venuto ben chiaro in mente proprio nel momento in cui si è reso conto di avere poco tempo per lasciarci questa eredità così preziosa: “PRIMA CHE SIA TROPPO TARDI”. Il libro ci ha dato l’avvio per realizzare un altro suo antico desiderio: aprire una comunità di laici che affiancassero le missioni tenute dai religiosi, ma fossero indipendenti. Così è nata   “ITA KWE FLAVIO QUELL’OLLER”,  nome che tradotto dal sango  (lingua del Centrafrica) significa:  “FRATELLO DI TUTTI FLAVIO QUELL’OLLER”. Dopo il viaggio di Miriam in Centrafrica, vedendo le condizioni dell’ospedale di Bocaranga e parlando con la dott.sa Ione Bertocchi, con i missionari e con le autorità locali, avevamo già pensato che si dovesse fare qualcosa di duraturo e concreto in memoria del papà. Ora ci è stato consegnato il progetto di richiesta di ristrutturazione dell’intero centro sanitario, coinvolgendo anche un comitato locale, che si farà carico di controllare e conservare la struttura in modo adeguato. E dopo questo progetto altri se ne realizzeranno, e non solo in Africa. Tutto ciò grazie alla semente che Flavio ha gettato durante la propria vita e che ora porta frutti di amore al prossimo, per mezzo di tante persone di buona volontà che vogliono seguire il suo esempio.

Ringrazio tantissimo p. Umberto, Mons. Agostino, il Ministro dell’OFS di Savona Tito e tutte le fraternità della zona, insieme a suor Giuseppa e alle sue consorelle di Nostra Signora della Misericordia, alle quali Flavio era legato per la costruzione della loro missione di Ndim in Centrafrica, per la bellissima giornata di familiarità e condivisione nel convento di Savona il 9 giugno scorso. In quell’occasione sono stati raccolti 815,00 euro durante il pranzo offerto dalla fraternità e sono stati venduti libri per un totale di 600,00 euro, contribuendo così concretamente all’attività della nuova associazione.

                                  (su invito di p. Umberto Vallarino) – Silvana

Specifico un particolare per i lettori di BENABE” (cuore a cuore):

sulla lapide di Flavio è scritta questa frase: “BE OKO” (un cuore solo)

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2)  Dal quotidiano: L’ARENA DI VERONA – 28/06/2012

Il suo libro racconta la grande umanità di Flavio «Ita Kwe»

FUMANE. Omaggio al missionario di Cavalo. Lo ha scritto nei due mesi precedenti alla morte. Il ricavato finanzierà i suoi progetti in Africa

Storia di un missionario che si chiamava «Fratello di tutti». E’ stato presentato nel teatro di Cavalo il libro «Prima che sia troppo tardi», scritto in soli due mesi, durante la malattia che lo ha portato alla morte, da Flavio Quell’Oller, missionario laico cavalese dalla debordante umanità e dal grande sorriso, che nei villaggi della Repubblica Centrafricana era conosciuto come «Ita Kwe», in sango fratello di tutti, che oggi è anche il nome della Onlus nata per ricordarlo e per dare continuità alla sua grande opera umanitaria. «L’associazione», come hanno spiegato i parenti di Flavio che hanno organizzato la serata, «pensa di unire le nostre mani in un intreccio di fratellanza per tenderle verso chi ne ha più bisogno. Flavio aveva imparato nella sua spiritualità, che il bambino sofferente o il vecchio abbandonato sono così importanti che Dio si è fatto uomo per occuparsi di loro. Nel libro traspare la gioia della sua fede profonda». La serata, più che un evento letterario, ha così assunto la connotazione di un momento intimistico, in cui ognuno ha dato e ricevuto emozioni e commozione. Alla lettura di alcuni toccanti brani del libro, sono state affiancate immagini della vita di Quell’Oller e del suo mondo. Il coro «El Pastel», diretto da Paolo Martini, ha sottolineato i vari passaggi interpretando brani tratti dal repertorio internazionale. Gli aneddoti raccontati dagli amici e le parole della moglie Silvana hanno fatto rivivere la presenza di Flavio. «La serata ha lasciato in tutti i presenti la sensazione di poter essere migliori di come siamo, di poter vivere al meglio la nostra vita». Il ricavato dalla vendita del libro contribuirà al finanziamento del primo progetto sostenuto da «Ita Kwe» per la ristrutturazione dell’ospedale di Bocaranga, nella Repubblica Centrafricana, dove a lungo aveva lavorato il missionario.                     G.R.
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1)  Maggio 2012  – FLAVIO QUELL`OLLER  (nel ricordo di Mons. Agostino Delfino)

Nella nostra Missione del Centro Africa abbiamo avuto sempre un bel gruppo di Missionari Laici. Erano francesi, canadesi e italiani. Gli italiani appartenevano ai TVC di Villa Pizzone. Si preparavano bene a partire per la Missione, con un anno trascorso a Lione. Serviva per imparare la lingua francese; inoltre un Padre Gesuita dispensava loro dei corsi di missionologia. Nella nostra Missione i Missionari Laici si erano organizzati per incontrarsi due o tre volte all´anno. Io ho partecipato varie volte a questi incontri. Avevo così l´occasione di conoscere le loro gioie e le loro difficoltà. L´incontro si concludeva con la celebrazione della S. Messa. Flavio mi ha sempre dato l´ impressione di un uomo sereno, semplice, tutto d´un pezzo. Con la sua risata “eclatante” metteva distensione nel gruppo, risolvendo a volte piccole incomprensioni. Quando mi ha parlato della ragazza americana del Corpo della Pace, da buon amico gli ho ricordato il proverbio dei nostri vecchi: “Moglie e buoi dei paesi tuoi”. Il discorso si chiuse qui. Flavio era stato affascinato dall´Africa. Ritornò varie volte nella nostra missione, soprattutto per aiutare i più poveri. Trascorse vari anni a Bocaranga, occupandosi dell´Artigianato, ma anche della costruzione della pediatria, del bel campanile, della ristrutturazione dell´ospedale, degli handicappati. Anche se io ero a Bouar e lui a Bocaranga, rimanemmo sempre buoni amici. E quando arrivava a Bouar era sempre una festa incontrarci. Quando il vescovo mi propose di iniziare la costruzione della cattedrale, pensai subito che Flavio potesse darci una mano. Lui era un buon “maçon”. Flavio non era troppo entusiasta, perché non credeva opportuno impiegare tanti soldi in una costruzione così importante, anche se è la casa di Dio, mentre la nostra gente viveva in condizioni precarie. Alla fine venne ad aiutarci, forse anche per fare un favore al vescovo. Ho potuto così spiegargli che i soldi per costruire la cattedrale venivano da un benefattore, amico dei frati della provincia di Genova, che aveva dato aiuti anche per costruire il Seminario della Yole. Così Flavio ritrovò la pace. Le fondazioni furono portate a termine rapidamente, con Rino Alessio e Antonio Savietto. Poi c´è stata la visita di Silvana a Bocaranga. Con questo incontro si sono risolti i dubbi di Flavio sulla sua vocazione. Ha capito che Dio lo chiamava a formare una famiglia cristiana. Quando è arrivato il momento di sposarsi, io mi trovavo in Italia. Così ho potuto essere presente al suo matrimonio. Ricordo che una zia di Silvana, uscendo dalla chiesa, mi disse: “Ce l´abbiamo fatta”. Il matrimonio è stato celebrato da P. Vittore Ghilardi, che ha lavorato molto per la nostra Missione, prima come Procuratore e poi come Provinciale. Leggendo il libro “PRIMA CHE SIA TROPPO TARDI”, sono rimasto edificato dalla sua profondità. Ho trovato in Flavio un cristiano tutto d´un pezzo, che aveva scelto Dio come Ideale della vita. Non sono solo parole, ma si tratta di una vita donata. Dal Paradiso certamente Flavio continuerà ad assistere la sua famiglia. E anche la nostra Missione del Centro Africa.

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