Deserto, digiuno, preghiera e carità

Ieri, 14 Febbraio, ricorreva la “festa degli innamorati” ormai considerata da molti occasione di spinta al consumismo e sostegno del commercio, sebbene quasi sempre stimolo per i buoni sentimenti e affetti amichevoli in genere. Complici le fasi della luna, nella medesima data è iniziato per la Chiesa Cattolica il periodo quaresimale, che culminerà con la Pasqua di Resurrezione domenica 1° Aprile 2018. La Quaresima è, insieme all’Avvento, un  tempo “forte” per dare spazio ad una revisione della vita personale utilizzando gli strumenti del silenzio, della preghiera, del digiuno e della carità.

 

Di fronte all’insorgere di episodi violenti e insensati (vedi l’ennesima strage in una scuola americana, più tragica ancora di quella del 1929 ad opera di Al Capone, sempre nel giorno di S. Valentino), oltre che gli innumerevoli conflitti che in modo più pressante stanno sconvolgendo da anni in particolare il continente africano, urge “armare” un battaglione che possa sconfiggere il nemico in modo diverso. Le armi da imbracciare sono appunto quelle che accompagnano il cammino universale iniziato ieri da tutti i cristiani cattolici del mondo che, riconoscendo la cenere come simbolo di penitenza e di fragilità umana quale conferma della forza evangelica, possono fare la differenza che fa bene al prossimo.

Un’occasione per mettere in pratica questi elementi spirituali e concreti, che portano non solo al cambiamento della nostra rotta ma anche ad una “conversione contagiosa”, ci è data da Papa Francesco che all’Angelus di Domenica 4 febbraio ha lanciato un accorato appello:

“Dinanzi al tragico protrarsi di situazioni di conflitto in diverse parti del mondo, invito tutti i fedeli ad una speciale Giornata di preghiera e digiuno per la pace il 23 febbraio prossimo, venerdì della Prima Settimana di Quaresima. La offriremo in particolare per le popolazioni della Repubblica Democratica del Congo e del Sud Sudan.”

Il 23 Febbraio sul territorio dell’Arcidiocesi di Genova ci sarà modo di partecipare attivamente all’appello, per far sì che la risposta sia corale e sostenuta.

Allargando il pensiero alla Repubblica Centrafricana, all’intera Africa, all’Asia e Oceania, all’America e, perché no, anche alla vecchia Europa, ci uniamo fortemente a questo abbraccio ideale, tanto più che il messaggio di Ita Kwe Flavio Quell’Oller  …. va nella medesima direzione!

 

 

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