Ricominciamo dal Centrafrica

Ricominciamo dal Centrafrica! Nel decimo dalla morte di Flavio portiamo avanti il progetto dedicato proprio a lui per dare a tanti bimbi assetati almeno un bicchiere d’acqua (vedi:  Acqua a Bagandou).

Come per i primi che seguirono la pubblicazione del suo libro: “Prima che sia troppo tardi”  e  la costituzione di Ita Kwe in sua memoria, iniziando il nono anno di attività, partiamo nuovamente dall’Africa.  Le ansie e le sofferenze causate in questi mesi dalla pandemia (vedi: Il sole dietro le nubi) ci hanno fatto guardare al territorio, all’Italia e all’Europa,  al continente americano e a quello asiatico. Mentre l’Oceania rimane un’isola pressoché felice, l’Africa conta numeri ragguardevoli per contagio (quasi 112.000) e decessi (quasi 3.500). In una popolazione con carenze alimentari,  continuamente depredata, provata da guerre ricorrenti di ogni tipo, da violenze interne ed esterne, da epidemie, malattie endemiche e infezioni che nessuno sembra sia interessato a debellare, il virus trova terreno fertile e senza ostacoli. Le grandi potenze del mondo giocano,  gareggiano tra loro a corrompere,  rubare e  schiavizzare, con la differenza che qui a perdere non è un giocatore ma uomini, donne, bambini in carne e ossa usate come pedine tra le mani di scriteriati. Le notizie che giungono man mano sono sempre di sangue e di morte …

In Centrafrica si concentrano molti sforzi di Ita Kwe e ci preoccupa sapere che suore, missionari, amici fraterni, corrano un rischio in più oltre a quelli che già devono affrontare normalmente. Per questo uniamo la nostra voce a quella di chi cerca di fare qualcosa … di chi forse può fare qualcosa. Non a parole come già fu per gli anni cruciali dell’ultima guerra civile ma questa volta con un impegno serio e interessato solo al bene comune, anche se non sarà facile. A Bangui la presenza di grandi ONG, di note associazioni umanitarie, dei Caschi Blu e dei diplomatici dell’ONU, dei politici o politicanti, ha fatto aumentare a dismisura i fuori strada e gli edifici residenziali fuori da qualsivoglia piano regolatore. Non costruiti certo altrove per le povere etnie sparse in tutto il territorio, che continuano a occupare semplici capanne o abitazioni assai modeste. “Al peggio non c’è mai fine”, dice il proverbio, ma anche: “Tanto va la gatta al lardo che ci lascia lo zampino”, questo almeno potrebbe far cadere un sacco di mani che si allungano per rubare spudoratamente…. Per non far nomi, oltre ai politici locali: francesi, americani, russi e cinesi.

Africa letteralmente tagliata a pezzi, dopo il colonialismo

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