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La violenza non ha mai senso

La violenza non ha mai senso .. ma già da mesi il Centrafrica era in agitazione per l’incertezza sull’esito che avrebbero avuto le elezioni del 27 Dicembre. Dal 2013, anno della forte ondata di terrore dopo l’avvento dei ribelli Seleka e dei corpi di resistenza Antibalaka, ogni pretesto può essere usato come scusa per riprendere armi e scontri tra ribelli e forze armate di controllo nel Paese. I passi fatti per ricostruire e per rimarginare le ferite della popolazione, sono sempre andati avanti in modo scostante e le potenze esterne alla Nazione sono sempre state in agguato per contendersi il dominio per lo sfruttamento delle preziose risorse e dei giacimenti di metalli nobili e di petrolio. In tutto questo la crescita dei bambini e dei giovani, ha subito forti traumi e rallentamenti sui programmi scolastici e di vita “normale” … che normale comunque non era già nemmeno prima!

A distanza di tre settimane circa, con la nomina ufficiale di Faustin Archange Touadera a Presidente della Repubblica regolarmente rieletto , la paura e il terrore sono ancora all’ordine del giorno e la popolazione inizia a essere allo stremo. Le riserve di cibo e acqua si stanno esaurendo, la scuola è stata sospesa, le varie attività, tra cui quella agricola per il sostentamento alimentare non è tranquillamente praticabile per via dei continui attacchi, dei ribelli da una parte e dei militari dall’altra.. In mezzo la popolazione e i missionari e missionarie che hanno condiviso in tutto le sofferenze della “loro” gente.

Le notizie ci giungono dalla capitale, Bangui, teatro di scontri armati con decine di morti, da Bouar, dove in oltre cinquemila si sono rifugiati alla missione di St. Lorance, con scontri violenti e diversi morti e feriti. Da M’Baiki, dove la scorsa settimana i ribelli avevano iniziato a occupare spazi e a creare disordini e paura. Da Berberati, dove pur essendo stata chiusa la scuola e avendo avuto presenza di ribelli, non ci sono state conseguenze gravi. Da Paoua e Pounambo, dove per ora non ci sono stati episodi significativi né per le violenze né per rappresaglie e altro. Di oggi il documento firmato dai Vescovi del Centrafrica per chiedere ancora una volta che il buon senso prevalga e lo Stato faccia qualcosa per proteggere la popolazione e recuperare uno stato di semi normalità per poter andare avanti senza il terrore che in tanti hanno provato e stanno ancora provando. Da parte di Ita Kwe l’apprensione è tanta, ma anche la speranza che presto si trovino gli argomenti comuni per un dialogo e una collaborazione davvero solidi. Essere collaboratori gli uni degli altri ma innanzitutto collaborare con Dio è la garanzia per l’esito di ogni buon progetto!

La violenza non ha mai senso ma distrugge tutto ciò che di buono si ha già. Aspettiamo un segnale di apertura verso chi vuole davvero dare una mano e da tempo sta lavorando per il bene comune, nel nostro piccolo, il poco che è stato realizzato vale la pena che sia mantenuto e valutato per il bene di tutti. Uno dei motivi è anche la lettera dei referenti di Berberati per la Scuola P. Pio, giunta per Natale, come pure le ultime foto da Pounabou, dove sono state gettate le basi per l’edifico scolastico che sorgerà a 13 Km. da Paoua e dove per ora sembra essersi fermato l’odio senza senso portato da questa nuova “guerra”…

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Pubblicato da itakweflavio

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4 Risposte a “La violenza non ha mai senso”

  1. Le schiavitù e le ingiustizie del mondo si basano sugli inganni, sui tradimenti, sulle ambizioni e egoismi personali di pochi e sul sangue sparso da molti. Il messaggio del Vangelo è l’unico che va oltre ogni religione e ogni interesse per permettere a tutti di vivere nella libertà, che è data dal rispetto e dalla condivisione di ciò che siamo e che abbiamo, nella buona e nella cattiva sorte. La verità è la chiave per aprire le catene di ogni schiavitù e per renderci liberi di vivere davvero!

  2. In seguito agli ultimi scontri armati, l’esercito ha fatto prigioniero alcuni combattenti ribelli della coalizione CPC. Molti di loro sono giovanissimi e provengono dalle aree depresse e politicamente emarginate del paese. Dagli interrogatori è emerso il fatto che tanti di loro sono stati arruolati di forza e non sanno nemmeno per quale obiettivo devono combattere. Questa è l’ennesima prova che l’istruzione e l’occupazione giovanile dovrebbero essere al centro delle politiche pubbliche del governo locale. Inoltre, serve per questo giovane stato, nato dal volere dei coloni, una ambiziosa politica di inclusione socio economica.

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