Riflettiamoci su …

La buona volontà dei tanti impegnati nella solidarietà non ha potuto far nulla per evitare la tragedia di chi, non per suo desiderio, si è trovato a vivere la condizione di espulso pur avendo tutte le carte in regola per dimostrare il proprio valore.  Quello che con il cristianesimo è stato abbattuto (il muro della legge che oltrepassa l’uomo e il suo cuore) è stato nuovamente innalzato e posto a divisione netta tra “gli uni e gli altri”. Ancora una volta ciò dovrebbe rendere libero l’essere umano diventa non solo schiavitù, ma  anche condanna senza appello.

Cos’ha provato il giovane Jerry Prince, non lo potremo mai comprendere del tutto. Oltre il fatto di cronaca e la sua morte terribile, sia che si tratti di suicidio, sia di incidente o di altro (le indagini sono in corso e in effetti considerando il clima di intolleranza ci si potrebbe aspettare di tutto) ci sono molte riflessioni da fare. Innanzitutto sulla tanto discussa accoglienza e sulla politica di interesse economico prima che di salvaguardia della persona, poi che la piaga della depressione sta dilagando a livello globale.

In Africa la vita personale ha sempre avuto significato di dono, malgrado tutto!

In una lettera scritta a Silvana, Flavio rimarcava il forte dolore dell’impotenza di fronte alla violenza toccata con mano in Centrafrica.  Chi esce da questo continente per cercare di sfuggire alla morte pur andandogli quasi sempre incontro, lo fa proprio perché ama la vita e la vuole salvare ad ogni costo. I commercianti di schiavi la passano quasi sempre liscia e a rimetterci sono sempre gli stessi.

Il colonialismo e il “suo dopo”  sono la prova che la sopravvivenza può esserci anche nelle condizioni più disumane e lo dimostrano proprio le grandi difficoltà e sofferenze in cui moltissime popolazioni si trovano a vivere ancora oggi.  Se davvero, come sembra quasi sicuramente, Jerry si fosse tolto la vita preso dalla disperazione per il permesso umanitario negato, questo sarebbe un campanello d’allarme molto preoccupante.

Ecco qui uno stralcio dell’omelia di Mons. Giacomo Martino alla cerimonia funebre tenutasi oggi nella Basilica dell’Annunziata a Genova.

Riflettiamoci su!!!

 

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