dal n. 11 al n. 1

Suddivisione della pagina madre “Dicono” in modo da permettere una ricerca cronologica più agevole. In questa sottopagina si trovano, in ordine decrescente, i pezzi dal n. 11 al n. 1 , che vanno dal Dicembre al Maggio 2012 (mese della costituzione della nostra Associazione)

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11) Articolo del 7 Dicembre 2012 su Mentelocale.it – quotidiano on-line:  http://genova.mentelocale.it/49562-genova-prima-che-sia-troppo-tardi-serata-memoria-flavio-quell-oller/

E’ doveroso fare una precisazione riguardo questo pezzo, perché l’autrice ha memorizzato l’informazione che Ita Kwe fosse stata fondata da Flavio insieme alla moglie. Anche se a livello pratico non è così, questo è vero!  Addirittura nel febbraio del 1988, durante un beve periodo di congedo in Italia, Flavio aveva manifestato a Silvana di avere proprio quest’intenzione (vedi immagine allegata alla pagina dello statuto). Evidentemente, però, i tempi non erano ancora maturi e si doveva arrivare a vivere tutte le esperienze di famiglia e di solidarietà prima di arrivare a questo. Ita Kwe è nata sì in memoria di Flavio, dopo la sua morte, ma sembra che ogni cosa si muova come se anche lui prendesse le decisioni e scegliesse i progetti insieme a noi!!

Grazie ad Emanuela Di Pasqua per averci permesso di condividere quest’informazione ed ecco il suo bell’articolo:

‘Prima che sia troppo tardi’: una serata in memoria di Flavio Quell’Oller

SABATO PRIMO DICEMBRE SI È SVOLTA A GENOVA LA PRESENTAZIONE DEL LIBRO. PER RICORDARE IL MISSIONARIO CHE TANTO HA FATTO PER L’AFRICA. E SOSTENERE ITA KWE, L’ASSOCIAZIONE DA LUI CREATA

Flavio Quell’Oller, un missionario laico in Centrafrica scomparso nel 2010, è stato ricordato sabato primo dicembre nella Chiesa dei Frati Conventuali di San Francesco d’Albaro da una folla di persone, inprimis i suoi familiari, che lo hanno fatto così rivivere. I proventi della serata finanzieranno le iniziative dell’onlus Ita Kwe.

Durante la serata è stata letta una parte del libro Prima che sia troppo tardi, da lui scritto prima di morire. La lettura si è alternata con le musiche di giovani pianisti e cori di bambini.

Se tutte le ragazze, le ragazze del mondo, si dessero la mano, si dessero la mano, allora ci sarebbe un girotondo, intorno al mondo, intorno al mondo… e se tutta la gente si desse la mano, se il mondo veramente si desse una mano

Questa è la strofa di una canzone di Sergio Endrigo (guarda il video qui sopra), che sabato primo dicembre è stata intonata dai Menestrelli Bonsai, gruppo corale di bimbi dai sei ai dieci anni, presso chiesa dei Frati Conventuali di San Francesco d’Albaro a Genova. Il coro è stato diretto dalla maestra Elsa Guerci, dell’associazione Elicona, e dall’attore e regista Gianni Masella.

L’evento è stato organizzato per portare aiuto in modo concreto e reale a chi ne ha bisogno, e per ricordare l’impegno di Flavio Quell’Oller, un missionario laico scomparso nel 2010. Flavio è stato volontario delle Missioni dei Frati Cappuccini e ha ondato, insieme alla moglie Silvana, l’associazione Ita Kwe, che opera nel Centrafrica.

Bimbi, artisti, familiari del missionario, laici e preti, suorem professori e giornalisti, hanno condiviso una scelta raffinata di brani musicali, accompagnati dalla lettura da parte del giornalista Enzo Melillo, di alcuni stralci del libro Prima che sia troppo tardi, scritto dal Quell’Oller.

Il libro racconta nei particolari la vita del missionario laico in quell’Africa «dove il cielo al tramonto racchiude i segreti più arcani». La storia di uomo normale, la cui vita in realtà di normale non ha avuto poi molto. Un’infanzia povera scandita dall’amore di una mamma abituata a condividere con terzi il cibo, anche quando non ce n’era a sufficienza per la famiglia; mentre i figli, lo zio e il papà quasi si arrabbiavano a fronte di tanta generosità, perché non è facile essere prodighi e altruisti quando non si ha di che mangiare.

Tutto nasce da quell’insegnamento materno: Flavio cresce,diviso tra una vocazione religiosa e un’idea di famiglia molto forte. Alla fine sceglie quest’ultima, senza però rinunciare al sogno di continuare ad aiutare il prossimo a modo suo, riuscendo a ritagliare in base alle persone il modo giusto di amare. Durante le sue spedizioni in Africa, il paesaggio e la gente lo hanno stregato.

Il libro Prima che sia troppo tardi, i cui proventi confluiranno in alcuni importanti progetti di Ita Kwe, è uno sguardo su un mondo completamente diverso, che insegna come e cosa fare per aiutare veramente chi ha bisogno. Ciò che rende preziosa questa storia è il suo riferirsi a una persona che sapeva fare le cose, aspetto sempre più raro nella nostra civiltà che ha disimparato a utilizzare le mani, a fare, a costruire, ad aggiustare. Un uomo che costruiva case e chiese, scuole e stampelle. Un uomo che insegnava ai giovani di quelle zone a fare altrettanto. Senza troppi discorsi, senza intellettualismi, senza compiacersi.

Sulle note di Yiruma, in Kiss the rain, una giovanissima pianista,Sofia Mangraviti, durante la serata, ha fatto sognare e riflettere su quanto musica e sogni siano in qualche modo parenti, capaci di elevare gli animi, di staccarsi dalle cose terrene e trascinare verso una dimensione speciale e unica.

È quanto sono riusciti a fare tutti questi giovani artisti che hanno regalato momenti emozionanti a un pubblico partecipe e perfino commosso. I Menestrelli Bonsai, Alberto PucciniLudovica NapoliEdoardo CampodonicoFrancesca Furio e Davide Mocini, oltre a Sofia Mangraviti, hanno accompagnato la gente in questo viaggio in Africa, per mano di Flavio, creando un’atmosfera calda e suggestiva.

Emanuela Di Pasqua Genova

Venerdi 7 dicembre 2012 ore 12:28 © copyright – Mentelocale Srl

 

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10) Ideato da Enrico e Francesca per la piccola Martina Maria

Una coppia di cari amici ha avuto l’idea di offrire l’importo che avrebbe destinato all’acquisto delle bomboniere per il battesimo della loro piccolina alla nostra associazione, trovando anche  una bella formula per allargare a parenti ed amici la conoscenza di Ita Kwe. Nel ringraziarli per la loro generosità e per il pensiero d’amicizia che hanno avuto verso Flavio, coniugando anche il modo pratico per aiutare in particolare bimbi che si trovano in situazione di difficoltà e che potranno ricevere un aiuto tramite noi, inseriamo la pergamena che hanno ideato e auguriamo a loro e alla loro piccola Martina di vivere serenamente il grande dono che hanno ricevuto rendendosi partecipi della creazione divina!

Ricordo Battesimo

Pergamena in occasione del Battesimo della piccola Martina

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9) Tratto dal bollettino parrocchiale di Tramontana, frazione di Parodi Ligure in cui si trova   il cimitero che ha accolto Flavio nel suo riposo terreno. La data è precedente rispetto ai pezzi n. 6, 7  e  8, ma ne siamo venuti a conoscenza solo ultimamente.

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8) Rivista della Parrocchia San Giacomo  maggiore di Pontedecimo – ottobre 2012 – E’ Miriam che racconta all’amico Gianfranco Parodi le sue sensazioni e le sue prime esperienze sulle orme di papà Flavio.

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7) articolo pubblicato sul mensile “La Polcevera” – n. 8 – ott. 2012

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6) RECENSIONE DI GILBERTO VOLPARA SU “Qui e non solo dintorni” n. 44 –  bimestrale della Valpolcevera e della Vallescrivia –  Settembre 2012

“Prima che sia troppo tardi”. E’ il titolo del volume firmato da Flavio Quell’Oller che conquista e appassiona chi ha conosciuto quella figura dal grande cuore. “Era un generoso, a stroncarlo è stata una terribile malattia” ricorda la moglie Silvana che ha pubblicato gli appunti scritti in un taccuino poche settimane prima di morire.

Figura – Volontario laico per dodici anni di cui otto nelle missioni dei Frati Cappuccini liguri in Centrafrica, Quell’Oller è stato magazziniere nel convento di Pontedecimo durante gli ultimi due decenni: “Custode, sacrestano, tutto fare e soprattutto riferimento per chi si trovava nei guai” ricorda Silvana.  Lungo il Polcevera sono in tanti ad aver apprezzato quell’uomo alla ricerca di una vita che non fosse caratterizzata solo dall’inseguire la produttività ad ogni costo Tra gli amici c’è Gian battista Montaldo: “Una vera scoperta, un volume scritto in maniera straordinaria”.

Testo –  Pagine che ripercorrono i suoi passi corredate da un’ampia antologia fotografica: il matrimonio, i quattro figli, il Terz’Ordine Francescano.  Una raccolta edita da Essegraph, con innumerevoli presentazioni, l’ultima alla Fratellanza di Pontedecimo durante il pomeriggio di sabato 8 settembre: “Poi Libro Più e il Santuario della Guardia hanno manifestato la disponibilità per una vendita diretta”.  A dirla nel modo di Flavio Quell’Oller, un libro da leggere: senza troppa agitazione, ma prima che sia troppo tardi. Valido consiglio per vedere la vita sotto un’altra luce.

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5)  TRATTO DALLA RIVISTA DEGLI ALPINI  GRUPPO ALTAVALPOLCEVERA, 

 

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4)  INSERITO SU LANTERNA MISSIONARIA N. 2/2012: LA GRAZIA DI LAVORARE

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3) TRATTO DALLA RIVISTA “BENABE”  N. 67       FRATERNITA’ CAPPUCCINA DI SAVONA

Un testimone : Flavio Quell’oller, fratello di tutti

Il desiderio di scrivere un libro era nel cuore di Flavio già dall’età giovanile, ma poi la vita lo ha portato a fare un cammino diverso,accantonando questo pensiero.L’azione pratica e concreta, unita alla contemplazione e alla preghiera, gli ha dato la capacità di portare a termine tante cose, sempre nel silenzio, nell’umiltà e nella ricerca spirituale, che riuscì a tradurre in operato attivo a favore dei più deboli. Durante l’aggravarsi  della malattia, Flavio si rese conto che tra le  tante cose realizzate gliene  mancava una all’appello, sentendo forte l’esigenza di dover comunicare agli altri: “quasi come una missione inevitabile da compiere”. Senz’altro il Signore ha messo anche  questa volta il suo tocco e gli ha permesso di trovare la forza e la capacità di raggiungere questo sogno ….. prima che fosse troppo tardi! In poco più di due mesi Flavio ha descritto gran parte della propria vita, trascorsa tra soddisfazioni e difficoltà a sevizio del prossimo, ed il racconto risulta semplice e scorrevole, come se lui stesse parlando direttamente al lettore. Il titolo è emblematico e gli è venuto ben chiaro in mente proprio nel momento in cui si è reso conto di avere poco tempo per lasciarci questa eredità così preziosa: “PRIMA CHE SIA TROPPO TARDI”. Il libro ci ha dato l’avvio per realizzare un altro suo antico desiderio: aprire una comunità di laici che affiancassero le missioni tenute dai religiosi, ma fossero indipendenti. Così è nata   “ITA KWE FLAVIO QUELL’OLLER”,  nome che tradotto dal sango  (lingua del Centrafrica) significa:  “FRATELLO DI TUTTI FLAVIO QUELL’OLLER”. Dopo il viaggio di Miriam in Centrafrica, vedendo le condizioni dell’ospedale di Bocaranga e parlando con la dott.sa Ione Bertocchi, con i missionari e con le autorità locali, avevamo già pensato che si dovesse fare qualcosa di duraturo e concreto in memoria del papà. Ora ci è stato consegnato il progetto di richiesta di ristrutturazione dell’intero centro sanitario, coinvolgendo anche un comitato locale, che si farà carico di controllare e conservare la struttura in modo adeguato. E dopo questo progetto altri se ne realizzeranno, e non solo in Africa. Tutto ciò grazie alla semente che Flavio ha gettato durante la propria vita e che ora porta frutti di amore al prossimo, per mezzo di tante persone di buona volontà che vogliono seguire il suo esempio.

Ringrazio tantissimo p. Umberto, Mons. Agostino, il Ministro dell’OFS di Savona Tito e tutte le fraternità della zona, insieme a suor Giuseppa e alle sue consorelle di Nostra Signora della Misericordia, alle quali Flavio era legato per la costruzione della loro missione di Ndim in Centrafrica, per la bellissima giornata di familiarità e condivisione nel convento di Savona il 9 giugno scorso. In quell’occasione sono stati raccolti 815,00 euro durante il pranzo offerto dalla fraternità e sono stati venduti libri per un totale di 600,00 euro, contribuendo così concretamente all’attività della nuova associazione.

                                  (su invito di p. Umberto Vallarino) – Silvana

Specifico un particolare per i lettori di “BENABE” (cuore a cuore):

sulla lapide di Flavio è scritta questa frase: “BE OKO” (un cuore solo)

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2)  Dal quotidiano: L’ARENA DI VERONA – 28/06/2012

Il suo libro racconta la grande umanità di Flavio «Ita Kwe»

FUMANE. Omaggio al missionario di Cavalo. Lo ha scritto nei due mesi precedenti alla morte. Il ricavato finanzierà i suoi progetti in Africa

Storia di un missionario che si chiamava «Fratello di tutti». E’ stato presentato nel teatro di Cavalo il libro «Prima che sia troppo tardi», scritto in soli due mesi, durante la malattia che lo ha portato alla morte, da Flavio Quell’Oller, missionario laico cavalese dalla debordante umanità e dal grande sorriso, che nei villaggi della Repubblica Centrafricana era conosciuto come «Ita Kwe», in sango fratello di tutti, che oggi è anche il nome della Onlus nata per ricordarlo e per dare continuità alla sua grande opera umanitaria. «L’associazione», come hanno spiegato i parenti di Flavio che hanno organizzato la serata, «pensa di unire le nostre mani in un intreccio di fratellanza per tenderle verso chi ne ha più bisogno. Flavio aveva imparato nella sua spiritualità, che il bambino sofferente o il vecchio abbandonato sono così importanti che Dio si è fatto uomo per occuparsi di loro. Nel libro traspare la gioia della sua fede profonda». La serata, più che un evento letterario, ha così assunto la connotazione di un momento intimistico, in cui ognuno ha dato e ricevuto emozioni e commozione. Alla lettura di alcuni toccanti brani del libro, sono state affiancate immagini della vita di Quell’Oller e del suo mondo. Il coro «El Pastel», diretto da Paolo Martini, ha sottolineato i vari passaggi interpretando brani tratti dal repertorio internazionale. Gli aneddoti raccontati dagli amici e le parole della moglie Silvana hanno fatto rivivere la presenza di Flavio. «La serata ha lasciato in tutti i presenti la sensazione di poter essere migliori di come siamo, di poter vivere al meglio la nostra vita». Il ricavato dalla vendita del libro contribuirà al finanziamento del primo progetto sostenuto da «Ita Kwe» per la ristrutturazione dell’ospedale di Bocaranga, nella Repubblica Centrafricana, dove a lungo aveva lavorato il missionario.                     G.R.
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1-bis)  Maggio 2012  primo articolo dopo la pubblicazione del suo libro: “Prima che sia troppo tardi” –  FLAVIO QUELL`OLLER  nel ricordo di Mons. Agostino Delfino (grazie al quale è partito il progetto per Berberati nel 2014)

Nella nostra Missione del Centro Africa abbiamo avuto sempre un bel gruppo di Missionari Laici. Erano francesi, canadesi e italiani. Gli italiani appartenevano ai TVC di Villa Pizzone. Si preparavano bene a partire per la Missione, con un anno trascorso a Lione. Serviva per imparare la lingua francese; inoltre un Padre Gesuita dispensava loro dei corsi di missionologia. Nella nostra Missione i Missionari Laici si erano organizzati per incontrarsi due o tre volte all´anno. Io ho partecipato varie volte a questi incontri. Avevo così l´occasione di conoscere le loro gioie e le loro difficoltà. L´incontro si concludeva con la celebrazione della S. Messa. Flavio mi ha sempre dato l´ impressione di un uomo sereno, semplice, tutto d´un pezzo. Con la sua risata “eclatante” metteva distensione nel gruppo, risolvendo a volte piccole incomprensioni. Quando mi ha parlato della ragazza americana del Corpo della Pace, da buon amico gli ho ricordato il proverbio dei nostri vecchi: “Moglie e buoi dei paesi tuoi”. Il discorso si chiuse qui. Flavio era stato affascinato dall´Africa. Ritornò varie volte nella nostra missione, soprattutto per aiutare i più poveri. Trascorse vari anni a Bocaranga, occupandosi dell´Artigianato, ma anche della costruzione della pediatria, del bel campanile, della ristrutturazione dell´ospedale, degli handicappati. Anche se io ero a Bouar e lui a Bocaranga, rimanemmo sempre buoni amici. E quando arrivava a Bouar era sempre una festa incontrarci. Quando il vescovo mi propose di iniziare la costruzione della cattedrale, pensai subito che Flavio potesse darci una mano. Lui era un buon “maçon”. Flavio non era troppo entusiasta, perché non credeva opportuno impiegare tanti soldi in una costruzione così importante, anche se è la casa di Dio, mentre la nostra gente viveva in condizioni precarie. Alla fine venne ad aiutarci, forse anche per fare un favore al vescovo. Ho potuto così spiegargli che i soldi per costruire la cattedrale venivano da un benefattore, amico dei frati della provincia di Genova, che aveva dato aiuti anche per costruire il Seminario della Yole. Così Flavio ritrovò la pace. Le fondazioni furono portate a termine rapidamente, con Rino Alessio e Antonio Savietto. Poi c´è stata la visita di Silvana a Bocaranga. Con questo incontro si sono risolti i dubbi di Flavio sulla sua vocazione. Ha capito che Dio lo chiamava a formare una famiglia cristiana. Quando è arrivato il momento di sposarsi, io mi trovavo in Italia. Così ho potuto essere presente al suo matrimonio. Ricordo che una zia di Silvana, uscendo dalla chiesa, mi disse: “Ce l´abbiamo fatta”. Il matrimonio è stato celebrato da P. Vittore Ghilardi, che ha lavorato molto per la nostra Missione, prima come Procuratore e poi come Provinciale. Leggendo il libro “PRIMA CHE SIA TROPPO TARDI”, sono rimasto edificato dalla sua profondità. Ho trovato in Flavio un cristiano tutto d´un pezzo, che aveva scelto Dio come Ideale della vita. Non sono solo parole, ma si tratta di una vita donata. Dal Paradiso certamente Flavio continuerà ad assistere la sua famiglia. E anche la nostra Missione del Centro Africa.

01) – Primissimo ricordo pubblicato dopo il saluto che abbiamo dato a Flavio il 6 Agosto 2010. Si riferisce al numero del bollettino parrocchiale di Pontedecimo (IL PONTE) nell’Ottobre seguente e, nella pagina precedente a quella sul ricordo per Flavio, compare il pezzo a firma Daria che verrà in seguito “utilizzato” per proseguire oltre la famosa pagina lasciata in bianco e riportata con il n. 99 nel suo libro: “Prima che sia troppo tardi”. E’ riportata inoltre una riflessione di Alessandro Napoli, che farà parte in seguito dei 16 soci fondatori di ITA KWE FLAVIO QUELL’OLLER ONLUS e che ringraziamo di cuore per l’impegno nel volontariato.

Primo articolo in memoria di Flavio

Ricordo del viaggio a Lourdes a luglio 2010

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