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dal 17/3 al 5/5/2014


Per gli aggiornamenti scorrere più sotto

Anche la pagina precedente (dal 29 gennaio al 20 Marzo 2014), dopo la prima che avevamo aperto, ha colmato il suo spazio. Riprendiamo quindi con una nuova, sempre riguardante quel pezzo di Africa a noi tanto cara, tornando indietro di qualche giorno per continuare a tenere aggiornata l’informazione su quanto sta accadendo in Centrafrica, dopo i tristi eventi che hanno avuto inizio più di un anno fa e di cui ITA KWE si è sempre occupata per via dei primi progetti a Bocaranga (l’Ospedale e il Centro Arc en ciel dedicato a Flavio).

da Centrafrique-presse – 5 maggio 2014

Cinque persone uccise da uomini armati nella notte di Sabato a Bangui

Cinque persone sono state uccise nella notte tra Sabato e Domenica nel 3 ° e 5 ° quartiere di Bangui da uomini armati non identificati. La prima vittima è stato oggetto di lancio di granate mentre si trovava nella casa circondariale di Sarah a Bangui e gli atri quattro  “sono stati trovati morti, legati, al quartiere SAYE e i loro corpi mostrano segni di tortura e fori di proiettile” , ha detto la fonte, che vuole restare anonima.

La violenza è quotidiana a Bangui, in particolare nei distretti 3 ° e 5 ° della città, che deve implementare rapidamente la forza europea EUFOR RCA. La formazione di questa forza, annunciata a dicembre, è stata più lunga del previsto a causa della riluttanza di molti Stati europei a partecipare. EUFOR RCA attualmente è composto da circa 150 uomini, per lo più truppe francesi dell’operazione Sangaris e soldati estoni.

La forza aumenterà gradualmente a partire da giugno, con 800 uomini inviati da diversi paesi europei  tra cui la Georgia e come la Spagna, la Finlandia e l’Italia.

Cinque persone uccise da uomini armati nella notte di Sabato a Bangui
Come già pubblicato in data di oggi riguardo le difficoltà ad operare delle organizzazioni umanitarie (vedi più sotto – 5 Maggio 2014), segnaliamo una dichiarazione di MSF riguardo la riduzione delle sue attività in R.C.A. per una settimana in segno di protesta (sempre su Centrafrique-presse di oggi) e riportiamo quanto ricevuto direttamente via e-mail da una delle ONG impegnate in Centrafrica, con cui siamo in contatto in quanto uno dei fondatori era T.V.C. come Flavio:
5 Maggio 2014 –  h. 13,50

COMUNICATO STAMPA DI  INTERSOS
“IL MONDO DAVANTI A TRAGEDIE ANCORA UNA VOLTA ANNUNCIATE”
IN SUD SUDAN E REPUBBLICA CENTRAFRICANA TRA BARBARIE E AZIONE UMANITARIA.

Gli operatori umanitari impegnati con l’ONG italiana INTERSOS in Sud Sudan e Repubblica Centrafricana, denunciano le atrocità ai danni delle popolazione civile e degli operatori umanitari di cui sono stati testimoni negli ultimi giorni.

In Sud Sudan, il 15 aprile, a pochi giorni dal massacro di oltre 60 civili avvenuto nel campo sfollati di Bor, un altro attacco a Bentiu, città dello stato dello Unity, un’area ricchissima di petrolio, ha provocato oltre 200 vittime civili: la violenza, incitata da folli messaggi di odio trasmessi dalle radio locali, non ha risparmiato neppure ospedali e luoghi di culto dove la gente aveva cercato rifugio.

Il 27 aprile, un convoglio umanitario partito il giorno prima da Bangui, in Repubblica Centrafricana, è stato ripetutamente attaccato.
Il convoglio, composto da 18 autocarri, trasportava al campo per sfollati allestito a Kabo e Moyenne Sido, nel nord del paese, 1.300 persone, tutti musulmani in fuga dalle violenze che tormentano da mesi la capitale. Nel tardo pomeriggio, il convoglio e’ stato colpito da una granata presumibilmente lanciata da miliziani anti-Balaka, a circa 30 km da Sibut. Il giorno dopo, verso mezzogiorno, uomini armati hanno assaltato nuovamente il convoglio: “Sono arrivati dalla boscaglia e hanno iniziato a fare fuoco sul convoglio. Prima hanno sparato sui camion, miravano ai civili, tra cui c’erano donne e bambini, poi hanno fatto fuoco sulle macchine. Quando siamo arrivati a Kabo, dopo 3 giorni, la gente era stremata, li abbiamo aiutati a scendere dai camion uno ad uno” racconta Giuseppe Linardi, operatore di INTERSOS che era bordo del convoglio per assistere le famiglie di sfollati.

R.C.A. - Convoglio umanitario con 1300 sfollati in fuga da Bangui

INTERSOS esprime grande preoccupazione per la situazione attuale in Sud Sudan e in Repubblica  Centrafricana: è ormai chiaro che i bisogni umanitari non cesseranno di crescere e le condizioni di vita sia degli sfollati all’interno dei campi sia di quelli che sono fuggiti lontano dai loro villaggi sono destinate a peggiorare.

Diventa sempre più difficile operare perché l’assistenza e la protezione umanitaria fornite a persone rifugiate in luoghi controllati da una o dall’altra parte delle forze belligeranti, rischia di far associare l’attività umanitaria come schierata  e di parte.

Le organizzazioni umanitarie cercano in tutti i modi di non aver nessun ruolo nelle dinamiche belliche in atto. Si trovano in mezzo ai conflitti per salvare vite e alleviare  le sofferenze dei civili, ma quando questo diventa impossibile, quando agli operatori non resta che seppellire le salme delle vittime come a Bor nei giorni scorsi, quando non basta portare aiuto urgente perché le persone che si prova a mettere in salvo vengono strappate alle loro famiglie e uccise, la presenza degli operatori umanitari diventa inutile per la popolazione in pericolo. Noi chiediamo che tutti i gruppi armati e il governo di transizione si assumano le loro responsabilità per proteggere la popolazione. Oggi INTERSOS e altre organizzazioni riescono a operare nel mezzo dei conflitti perché agiscono con il solo obiettivo di portare aiuti sulla base del bisogno, a coloro che non sono parte attiva del conflitto; ai civili, parte inerme, sempre più spesso e più tragicamente trascinata nelle violenze o obiettivo delle stesse per scopi militari, etnici, religiosi, politici” commenta, Marcelo Garcia dalla Costa, Coordinatore Unità Programmi INTERSOS. “La responsabilità della protezione dei propri civili ricade sullo Stato, ma in Sud Sudan e in Repubblica Centrafricana, così come in altri conflitti in corso con catastrofiche conseguenze umanitarie, le parti belligeranti hanno perso la misura delle conseguenze delle loro azioni. Hanno perso la consapevolezza dei danni collaterali dei loro interventi, hanno perso il controllo delle azioni di gruppi miliziani a loro associati, degli obiettivi delle loro azioni aprendo la strada a violenza dilagante che non risparmia o addirittura prende come obiettivo donne, anziani e bambini con frequenza allucinante. In tali situazioni, solo l’attenzione e l’azione della comunità internazionale possono essere determinanti. La comunità internazionale deve essere convinta e risoluta a trovare e imporre la soluzione agli elementi che alimentano le violenze e l’odio e deve agire distinguendo, caso per caso, l’impatto immediato della propria azione dalle sue conseguenze future.

Quando gli stati falliscono nel mandato di protezione dei propri civili, la comunità internazionale deve  assumersi le responsabilità e scegliere quale azione portare avanti, ma non è possibile lasciare alle organizzazioni umanitarie un continuo ruolo di appello perché testimoni di quel che accade. La situazione è da tempo sotto gli occhi di tutti e ora le organizzazioni umanitarie  possono certamente dare dei punti di vista, esprimere opinioni sulla base di presenza e esperienza, ma non devono e non possono assumersi un ruolo non loro. Minerebbero nel profondo e con conseguenze serie la loro capacità di intervenire portando aiuto a supporto dei civili. Verrebbero associate a una o più delle parti in conflitto e verrebbero giudicate come guidate da un interesse politico e non umanitario.”

Le popolazioni di Sud Sudan e Repubblica Centroafricana vivevano condizioni umanitarie già devastanti prima delle attuali implosioni nella violenza e l’ulteriore carico di morte e sofferenza rischia di indebolirle oltre i limiti di una possibile ripresa. La comunità internazionale oggi deve dare priorità all’immediata cessazione delle ostilità, intercettare l’approvvigionamento d’armamenti, concentrare verso la protezione dei civili il mandato delle missioni di peacekeeping. Per quanto riguarda il Sud Sudan, l’imminente Summit di Oslo previsto per il 20 maggio, sarà un’occasione fondamentale

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da Central-Presse.com: 5 maggio 2014

RCA: dopo un nuovo attacco, è  crescente la preoccupazione tra le ONG operanti sul territorio

Un convoglio di quattro camion con materiale di primo soccorso medico di emergenza internazionale (PU-AMI), che transitava fra Bangui e Ndélé nel nord della Repubblica Centrafricana, Mercoledì 30 aprile, è stato attaccato da un gruppo armato e tre persone sono state uccise: un autista e due membri dell’equipaggio che erano nell’ultimo camion del convoglio diretto a Ndélé nel nord del paese.

Al chilometro 26, a nord di Bangui, il convoglio è stato fermato a un posto di blocco controllato da anti-Balaka. I primi tre veicoli sono riusciti a passare, ma quest’ultimo è stato bloccato: l’equipaggio era composto da tre musulmani che sono stati tutti uccisi. Secondo quanto riferito, i loro corpi sono stati trovati nel quartiere PK15, un’altra zona controllata dal settore anti-milizia Balaka.

Per diversi giorni, le tre vittime sono state cercate dalle loro famiglie e dalle persone care che vivono tutti come profughi nel PK5, l’ultimo ghetto musulmano nella capitale. Negli operatori delle ONG presenti sul territorio centrafricano è crescente la preoccupazione. “Abbiamo sempre meno possibilità di muoverci in tutto il paese. Cerchiamo di mescolare i nostri team locali: verso Bangui, non è bene avere autisti musulmani, e nel nord evitiamo di mettere in pericolo i cristiani in aree ex Seleka controllate”, dice uno degli organizzatori locali. Un vecchio combattente umanitario evoca la guerra in Bosnia, che strappò ai Balcani 20 anni di pace. Secondo lui: “ci troviamo di fronte alla stessa comunità e di puzzle religioso”.

RCA: dopo un nuovo attacco, vi è una crescente preoccupazione tra ONG
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R.C.A. – Centrafrique-presse – 4 maggio 2014

Servono 100 mesi anziché di 100 giorni, secondo  Fidele Gouandjika, per fare il punto sull’operato del Presidente R.C.A. Catherine Samba-Panza

Lo stato anarchico in cui si trova la Repubblica Centrafricana (R.C.A.) dal 24 marzo 2013 e fino all’acquisizione dell’incarico da parte di Madame Catherine Samba Panza, non può permettere che questa signora faccia un miracolo in 100 giorni. Coloro che da un paio di giorni criticano l’esito dell’operato del capo di Stato di transizione sono nel torto.

Ci vuole un minimo di 4 anni per migliorare la situazione socio-economica di un paese normale, come gli Stati Uniti d’America, Francia, Germania, Sud Africa, Senegal, ecc …

Anche il presidente di uno dei più grandi e rispettabili paesi d’Europa dove la pace regna dall’8 maggio 1945 non ha fatto nulla di concreto dopo i primi 100 giorni dalla sua nomina a giudice del suo grande paese in cui le male lingue degli esiliati economici, scambiando dichiarazioni con il nemico lanciavano il loro veleno sul proprio paese.

Ma soprattutto chi di essi prende coraggio per tirare il Paese fuori dal pantano?

“La pazienza è un albero la cui radice è amara, e i cui frutti sono molto dolci”, secondo Pham Xuan Tong mio maestro fondatore della Martial Art Qwankido.

 

Fidele Gouandjika – ex ministro e uomo d’affari

Fidèle Gouandjika prende le difese di Catherine Samba Panza dopo i suoi primi 100 giorni

 

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da Centrafrique-presse 2 maggio 2014

Il Segretario Generale dell’OIF afferma la necessità di una rigorosa libertà e del ”rispetto” della stampa

APA-Dakar (Senegal) – 2 Maggio 2014 h 12:05

SG de la Francophonie di una rigorosa libertà'' rispetto'' della stampaIl segretario generale dell’Organizzazione Internazionale dei Paesi Francofoni (OIF), Abdou Diouf , in un messaggio diffuso alla vigilia della Giornata mondiale della Stampa, che si celebrerà domani, Sabato 3 maggio, ha ribadito il suo appello per “il rigoroso rispetto” e la libertà di stampa.

In una dichiarazione, il signor Diouf afferma che la libertà di stampa è ”un pilastro centrale della democrazia, perché si colloca tra gli impegni contenuti nella Dichiarazione di Bamako del novembre 2000, fortemente ribadito dal Vertice dei Capi di Stato e di governo a Kinshasa ottobre 2012”, raccomandando che“La libertà di stampa sancita dalla Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo, deve essere garantita ovunque.”

Abdou Diouf ha aggiunto: “Un’ elezione democratica non si limita all’atto del voto. Dipende anche dall’accesso da parte degli elettori, con tutte le informazioni utili sul corso, i temi e il metodo di votazione e dei suoi attori. Tuttavia, solo i media liberi sono in grado di garantire la trasmissione di tali informazioni’.”

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da Centrafrique-presse: 2 maggio 2014

I primi 100 giorni di Madame Catherine Samba-Panza

I primi 100 giorni di Catherine Samba-PanzaTre mesi dopo l’entrata in carica del Presidente di transizione, la R.C.A. è ancora molto instabile. La riconciliazione tra cristiani e musulmani sembra sempre più incerta e gli abusi continuano. Le nuove autorità non sono riuscite ad arginare la crisi. Incidenti e regolamento di conti tra le due comunità sono ancora attuali. Quando il 23 Gennaio scorso prese le redini del paese, madame Catherine Samba-Panza disse di essere consapevole dello stato in cui si trovava.

Tuttavia, i suoi numerosi appelli alla moderazione rivolti ai suoi connazionali non sembrano avere alcun impatto sulla diminuzione della violenza. Non più di quanto abbiano ottenuto gli sforzi delle forze internazionali schierate in campo: un contingente di circa 5.000 africani nella MISCA e 2.000 soldati francesi (operazione Sangaris dal 5/12/13).

Esodo di massa dei musulmani

Molti membri della comunità musulmana che sono stati regolarmente bersaglio di milizie anti-Balaka hanno optato per la partenza. Alcuni si sono rifugiati nel nord, altri nei paesi limitrofi. Il governo teme una divisione del Paese, considerando un massiccio spostamento della popolazione vulnerabile.

Attualmente, si stima che oltre il 90% (da 60.000 a 80.000 musulmani che vivono in Bangui) hanno già lasciato la città. Nel quartiere Neighborhood “PK5”, l’ultima roccaforte musulmana nella capitale, la situazione rimane tesa e la maggior parte delle persone vuole andare via.

Il capo della radio “Voice of Peace” Sallé Abubakar , che è anche un membro della Associazione dei musulmani in Africa si trova in questa zona. Egli conferma le minacce e la violenza nel luogo della sua comunità, ma ritiene che ci sia la volontà del governo di riconciliare cristiani e musulmani. Le istituzioni hanno fatto lo sforzo di controllare la situazione, ma il problema è che ci sono troppi delinquenti, e i giovani vengono manipolati”. Per un ritorno alla sicurezza, l’ONU ha autorizzato all’inizio di aprile, il dispiegamento di circa 12.000 peacekeeper (Caschi Blu). Ma questa forza non dovrebbe essere operativa prima di settembre.

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da  Centrafrique-presse: 2 maggio 2014

Avviato il lavoro della commissione per l’assegnazione di borse di studio per studenti Centrafricani all’estero

Avviare il lavoro della commissione assegnazione di borse di studio per studenti stranieri CARAPA-Bangui (R.C.A.)- 2 Maggio 2014 h. 02:41 – La prima Commissione nazionale per l’assegnazione di borse di studio a studenti dell’Africa centrale all’estero, per l’anno 2013-2014, è iniziato Venerdì scorso. Il lavoro viene svolto all’Ecole Nationale Superieure (ENS) a Bangui e durerà per dieci giorni durante i quali 675 casi saranno esaminati
Abbiamo programmato questa commissione dal 9 dicembre 2013, ma a causa dei tragici eventi che sono seguiti, non siamo stati in grado di svolgere il lavoro. Cinque mesi più tardi, vogliamo recuperare il tempo perduto’ , ha detto il direttore della borsa di studio, Jean Claude Orongai, aggiungendo che per farlo “si dovrà raggiungere il numero record di 68 domande al giorno”.

Ha inoltre annunciato la svolta successiva con la seconda sessione del Comitato per l’assegnazione di borse di studio per studenti in Bangui per l’anno accademico 2014-2015:”La stessa copertura fornita dalla Finanziaria 2013 per la borsa di studio è statoa rinnovata per quest’anno. Ciò significa che la quota di borse sarà la medesima dello scorso anno’, ha detto.

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da  misna: CENTRAFRICA, 2 Maggio 2014 – 15:14

ARCIVESCOVO BANGUI, “DIAMO VOCE ALLE SOFFERENZE DEL POPOLO”

“Abbiamo soltanto parlato a nome del popolo centrafricano che non ha voce. Più che a noi tre, il riconoscimento deve andare ai nostri fratelli e sorelle che sopravvivono in una situazione drammatica. C’è poco da essere orgogliosi, vista la crisi senza fine patita dal nostro paese”: reagisce così l’arcivescovo di Bangui monsignor Dieudonné Nzapalainga alla classifica stilata dalla rivista statunitense ‘Time’ che lo considera una delle dieci personalità africane più influenti del 2013.

Lo stesso riconoscimento è andato al massimo esponente della comunità islamica del Centrafrica l’imam Omar Kobine Layama e al capo della chiesa evangelica Nicolas Guérékoyame Gbangou.

“Per mesi siamo andati nelle capitali dei partner occidentali per una campagna di informazione e sensibilizzazione. Con la nostra iniziativa interreligiosa abbiamo voluto lanciare un messaggio di coesione, di unità, dialogo e tolleranza – dice alla MISNA – Abbiamo soltanto unito le forze per cercare di salvare il nostro popolo dalle violenze, dalla fame e dalle malattie”.

Dal colpo di stato del marzo 2012 il paese dell’Africa centrale è sprofondato in una crisi politico-militare che ha causato migliaia di vittime civili, ha annientato lo Stato centrafricano e sta destabilizzando l’intera regione.

“Con i miei confratelli il lavoro continua. Ci auspichiamo che i semi piantati qua e là possano germogliare e spingere tutti i centrafricani, giovani e anziani, a guardarsi l’uno con l’altro, a dialogare e a tornare a vivere insieme, come hanno sempre fatto” aggiunge l’arcivescovo di Bangui.

Sulla convivenza tra religioni e comunità, un tema sempre più scottante, monsignor Nzapalainga affida alla MISNA un messaggio molto forte: “Il trasferimento dei nostri fratelli musulmani da Bangui verso due località settentrionali, al confine col Ciad – dice – non rappresenta affatto una soluzione. Escluderli e rifiutare il problema avrà l’effetto di un boomerang. Piuttosto bisogna creare le condizioni per riallacciare un dialogo vero e serio tra i vari gruppi e aiutarli a convivere pacificamente e nel rispetto reciproco”  insiste l’arcivescovo centrafricano.

Ci racconta poi una delle tante storie di abbandono patito dalla popolazione. In visita nella zona di Yaloké, quasi 200 km dalla capitale, in direzione del Camerun, il presule è stato messo di fronte alla “sofferenza disumana” di un gruppo di 630 peul (Mbororò) derubati dei propri beni, a cominciare dal bestiame, dalle milizie di autodifesa Anti-Balaka. “Sono stati ammucchiati in piccole stanze di un edificio pubblico, senza cibo né medicinali. Molti dei bambini che ho visto erano nudi. Addirittura qualche neonato è morto di stenti. Un dramma indicibile” continua il religioso.

“Con la Caritas abbiamo consegnato loro scorte di riso e tra due giorni tornerò sul posto con altre ong. Siamo tutti fratelli: un peul va aiutato quanto un cristiano” insiste l’interlocutore della MISNA, avvertendo che “lo Stato centrafricano non ha a disposizione i mezzi finanziari necessari per far fronte alla crisi”. Rivolgendosi alla comunità africana ed internazionale monsignor Nzapalainga chiede un “rafforzamento immediato della forza africana Misca per la messa in sicurezza delle popolazioni” in attesa del dispiegamento dei caschi blu, previsto a settembre, ma anche “maggiori aiuti umanitari per dare sollievo a coloro che soffrono”.

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La redazione di Misna è stata chiusa per la festività del 1°  Maggio e solo oggi riporta alcune notizie di cui avevamo già dato conto tramite altre fonti (vedi più sotto)

da misna: Centrafrica, 2 Maggio  2014 – h 11:02 

ESCALATION DI VIOLENZE, ONU: “STIAMO FALLENDO”

Un giornalista è stato ucciso e un altro è rimasto gravemente ferito in violenze notturne a Bangui: lo hanno annunciato fonti di polizia nella capitale centrafricana. La notizia di una nuova ondata di attacchi nei pressi del quartier Pk5 è stata riferita solo oggi, ma i fatti risalgono alla notte tra martedì e mercoledì. Désiré Sayengas, redattore del giornale Le Démocrate è deceduto in ospedale per le ferite riportate mentre René Padou, collaboratore dell’emittente protestante Voice of Grace, è ricoverato in gravi condizioni dopo essere stato attaccato nella sua abitazione, dove il fratello maggiore è stato assassinato da ignoti.

Nella notte tra martedì e mercoledì  disordini si sono scatenati in seguito all’uccisione in condizioni poco chiare di un giovane musulmano. Centinaia di civili sono fuggiti dalle loro case per trovare rifugio nei centri sfollati della capitale dopo che gruppi di giovani musulmani armati residenti nel Pk5 hanno preso di mira i quartieri a maggioranza cristiana. Dopo l’evacuazione di centinaia di musulmani dal Pk12, a Bangui il quartiere del Pk5 rimane l’unica enclave di confessione musulmana.

Intanto dal nord, a centinaia di chilometri da Bangui, è giunta la notizia di un pesante attacco contro la località di Markounda, messa a soqquadro da “uomini arrivati dal Ciad, a piedi e a cavallo”. Migliaia di persone sono fuggite e hanno trovato rifugio dall’altra parte del confine, nel villaggio ciadiano di Komba. Dalle testimonianze è emerso che gli assalitori, di cui alcuni indossavano una divisa e altri un turbante, parlavano l’idioma peul e hanno appiccato il fuoco a gran parte delle abitazioni. Il vice prefetto di Markounda Lucien Mbaigotto ha riferito di aver chiesto il dispiegamento di militari della forza africana Misca in città, ma la sua domanda è rimasta senza risposta. “Posso assicurarvi che le frontiere del Ciad sono controllate e sicure. Nessuno può superare i confini per attaccare il Centrafrica” ha assicurato il portavoce del governo di N’Djamena, Hassan Sylla.

Il perdurare delle violenze nel paese tuttavia, ha spinto il responsabile delle operazioni umanitarie dell’Onu, John Ging, a riconoscere che “finora, col popolo centrafricano, abbiamo fallito”. Nel corso di una visita nel paese, Ging ha riscontrato “un deteriorarsi significativo della situazione” ma anche un “sentimento diffuso di rassegnazione” tra la gente. L’alto dirigente Onu si è detto allarmato per il fatto che “ormai la popolazione punta il dito contro i musulmani o i cristiani e non più contro generici gruppi armati”. Ging ha poi sottolineato che la comunità internazionale “non ha dispiegato un numero adeguato di forze di sicurezza” e ha sbloccato solo il 28% dei fondi richiesti, “troppo poco per cambiare la situazione”.

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Come altre volte, aggiungiamo la notizia in quanto grave. La traduzione esatta verrà effettuata il prima possibile.
da centrafrique-presse: 2 maggio 2014

 

Inviato da RFI il 2014/02/05 at 00:06

Nel nord della Repubblica Centrafricana, vicino al confine con il Ciad, la sottoprefettura di Markounda è stata attaccato questo pomeriggio da uomini dall’altra parte del confine a piedi e a cavallo. Il sotto-prefetto della città, Lucien Mbaigoto, ritiene che sia pastori Fulani.  Migliaia di persone, secondo lui, fuggirono l’attacco e hanno cercato rifugio in un villaggio ciadiano nelle vicinanze.

 

Dal villaggio di Komba, Ciad, dove trovò rifugio presso la gente del Markounda, il sub-prefetto ha detto che l’attacco è stato lanciato nel pomeriggio di Giovedi.

 

”  Erano circa le 15:30. Siamo rimasti sorpresi da una detonazione di armi da tutti i lati e più precisamente verso est Markounda dal vicino Ciad. Successivamente, gli assalitori tornarono in città e hanno iniziato a sparare. Hanno anche bruciato le case. Popolazione e poi allungò la mano e villaggio Komba in Ciad  “, ha detto, RFI, Lucien Mbaigoto.

 

La maggior parte della popolazione fuggì, attraversando il fiume che segna il confine.
Chi erano i colpevoli? Per il sotto-prefetto non è l’ombra di un dubbio:

”  Alcuni erano in uniforme; altri in abiti civili, turbanti. Gli aggressori erano Fulani;parlavano Fulani. Altri erano sui cavalli e altri a piedi. Essi non sono in veicoli  “, ha detto il sottoprefetto di Markounda.

 

“Gli aggressori sono entrati in città e hanno iniziato a sparare. Hanno anche bruciato le case. Tre quarti della popolazione sono fuggiti Markounda. Alcuni aggressori erano in divisa, altri in abiti civili e turbanti, parlando Fulani. “

Lucien Mbaigotto sottoprefetto Markounda 2014/05/01 – di Laurent Correau

Responsabile rifatto la lista dei luoghi che sono stati bruciati nella zona di recente e ha ricordato di aver chiesto al Misca, la forza africana, se poteva mettere uomini Markounda come deterrente. La risposta alla sua domanda non è ancora tornato a Bangui. Ma il sottoprefetto rinnova chiamare le forze internazionali per proteggere la zona.

E a sua volta, le autorità del Ciad negano formalmente che gli uomini armati potevano attraversare il confine per attaccare una posizione centrale.

“Vi posso assicurare che le frontiere Ciad siano sicuri, nessuna inclinazione maligno non può attraversare il confine per attaccare la Repubblica Centrafricana,” ha detto, RFI, il portavoce del governo ciadiano , Hassan Sylla.

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Anche in R.C.A.  festeggiata la giornata dedicata ai lavoratori

da radio Neke Luka: Giorno del lavoro celebrato in mezzo alla crisi di Bangui

Giovedì, 1 maggio 2014 14:21

Labor Day celebrato in mezzo a crisi di Bangui

La tradizionale sfilata dei lavoratori per commemorare questo festival ogni anno sulle Avenue des Martyrs, non ha potuto aver luogo il 1 maggio a manifestare oggi, centinaia di lavoratori hanno marciato il Giovedi Boganda Avenue. Su striscioni che precedono si dice.” Lavoratori Centrale lasciare operatori di pace” Il Segretario generale incaricato di organizzare e mobilitare la Confederazione Nazionale dei Lavoratori dell’Africa centrale (CNTC) Maxime Lede, che partecipato a questo lavoro spiega che “I lavoratori volevano, attraverso questo lavoro, disarmare i loro cuori smettono di odio e di essere uniti per lo sviluppo del paese. L’obiettivo è quello di vedere al parere nazionale ed internazionale che stiamo lasciando per la pace. ” Per il commercio raggruppamento unione di dell’Africa Centrale dei Lavoratori (GSTC), rappresentata dagli Rabby Anguida Crisostomo, si passa attraverso questa marcia, per sfidare il governo su questioni che costituiscono un ostacolo allo sviluppo della vita sociale del Paese.”Non è mai l’occasione per il sindacato per esprimere le loro richieste al governo. Abbiamo messo questa marcia sotto la bandiera della sicurezza, la pace e la riconciliazione tra i centrali africani “, ha detto il signor Anguida. opinioni divergono tra la popolazione circa l’1 maggio, Festa del Lavoro. Per alcuni, la crisi nel paese impedisce centrafricani di mettersi saldamente sul posto di lavoro. Altri, contro, credo che centrale deve mettersi al lavoro in qualunque circostanza, alle sfide facce del paese .Bangui Mercoledì, circa 200 lavoratori del settore pubblico e privato sono stati allevati per diversi premi.

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da  Centrafrique-presse:  R.C.A.- giovedì 1 maggio 2014

Giornalista ucciso in violenza settaria in Centrafrica

Solo oggi si è appreso da fonte di Polizia, che un giornalista è stato ucciso e un altro gravemente ferito dopo essere stati attaccati nelle loro case nella notte tra Martedì e Mercoledì, particolarmente segnata da armi da fuoco e violenza nella capitale Bangui.

Il giornalista Désiré Sayenga, direttore del quotidiano << Il Democratico>> è stato raggiunto al petto da un proiettile sparato da uomini armati che sono entrati nella sua abitazione di notte “, ha detto la fonte sotto condizione di anonimato.

Secondo questa fonte, i due giornalisti, che non sono stati presi di mira in modo specifico, sono stati vittime delle violenze scoppiate Martedì sera, dopo che un giovane musulmano del quartiere PK5, l’ultima enclave musulmana della città, è stato ucciso e il suo corpo mutilato. (vedi più sotto in data 29 Aprile 2014)

da radio ndeke luka: Mercoledì 30 aprile 2014

Copertura vaccinazioni al di sotto dell’obiettivo fissato dal Ministero della salute, a causa della crisi nell’Africa centrale

L’EPI (Programma Esteso Immunizzazione) ha denunciato che il tasso di copertura di immunizzazione in R.C.A. era troppo basso già nel 2013. È stato inferiore al 30%. Secondo il dottor Rock Ouambita-Mabo, direttore del programma esteso di immunizzazione, la Repubblica Centrafricana ha perso il posto che aveva raggiunto nella regione sub equatoriale fin dall’inizio della crisi che affligge il paese. 
“La Repubblica Centrafricana è stata in precedenza tra i primi paesi della regione sub africana, in termini di vaccinazione e immunizzazione. Purtroppo, fin dall’inizio della crisi nel 2012, e in seguito l’anno 2013, è stato desolante. Il dipartimento non può superare il 30% di copertura con tutti gli antigeni”, come ha poi dimostrato concretamente la specialista.

Ha continuato che “il dipartimento aveva impostato come risultato di coprire nel 2013, almeno l’85-90% dei bambini di età compresa tra 0 e 11 mesi con tutti gli antigeni”.

Secondo il direttore del programma espanso di immunizzazione, il governo e i suoi partner dovranno raddoppiare il loro impegno per correggere gli errori del recente passato.

“Abbiamo appena intensificato le attività di vaccinazione estese fino a 23 mesi di età, che è di due anni. Questo per permetterci di raggiungere anche i bambini che potremmo non vaccinare nel 2012-2013 “, ha spiegato, aggiungendo: “Se non ricevono queste dosi di vaccini ora, in 4 o 5 anni, questi bambini saranno all’origine di epidemie”.

Di fronte a questi risultati insoddisfacenti, in maggio 2014 è prevista una prossima campagna di vaccinazione. Questa operazione consentirà di aumentare il tasso di copertura di immunizzazione del paese.

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da Centrafrique-presse – O.N.U. –  R.C.A. – 30 aprile 2014

Le Nazioni Unite trasmettono alla Repubblica Centrafricana nuove copie dei documenti distrutti, saccheggiati o persi nei combattimenti

NEW YORK (Nazioni Unite), 30 Aprile 2014 (Xinhua) – Il segretario generale dell’Onu Ban Ki-moon ha inviato oggi le  copie dei documenti presenti negli archivi delle Nazioni Unite, relativi alla Repubblica Centrafricana, sostituendo i documenti distrutti, saccheggiati o persi al Ministero degli Affari Esteri centrafricano, durante il recente conflitto a Bangui.

Sono lieto di darvi questi documenti essenziali”, ha detto il Signor Ban all’incaricato d’affari della Missione Permanente della Repubblica Centrafricana, Mesmin Dembassa Worogagoi, nel corso di una cerimonia speciale.

Secondo il capo delle Nazioni Unite, la fornitura delle copie di documenti è stata effettuata su richiesta del Ministro degli Esteri centrafricano Toussaint Kongo-Doudou, che “ha esortato il Dipartimento delle Nazioni Unite per l’Informazione Pubblica a sostituire i documenti – comprese le copie della Carta delle Nazioni Unite – che sono stati persi o rubati durante le recenti violenze”.

Queste copie di documenti raccolti (trattati, risoluzioni, pubblicazioni e relazioni) risalgono al 1960, quando la Repubblica Centrafricana è diventata membro delle Nazioni Unite. Sono state fornite anche le copie elettroniche di mappe su DVD, visti i problemi di Internet e il download per la R.C.A.

Secondo le stime ufficiali, migliaia di persone sono state uccise e 2,2 milioni, circa la metà della popolazione totale, necessitano attualmente di aiuti umanitari, in seguito al conflitto scoppiato nel dicembre del 2012 con la prima ondata di attacchi da parte dei ribelli ex Seleka. Più di 650.000 persone sono sfollate e più di 290.000 sono fuggiti nei paesi vicini, secondo le medesime fonti.

 

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da misna: CENTRAFRICA – Mercoledì, 30 Aprile, 2014 – h 18:29 

A BANGUI OPERATIVA LA FORZA EUROPEA

Africa centrale: la forza del operativa dell'UE, schierato per l'aeroporto di BanguiE’ ufficialmente operativa da oggi la Forza dell’Unione europea in Centrafrica (Eufor-Rca), con il dispiegamento a Bangui di un contingente di 150 uomini incaricati della sorveglianza dell’aeroporto M’Poko.

Lo hanno annunciato fonti della missione continentale, in parte subentrata all’operazione Sangaris. In realtà per ora Eufor, che entro giugno arriverà a quota 800 elementi, è per lo più costituita da militari francesi di Sangaris e da soldati del contingente estone, che nelle prossime settimane saranno raggiunti da spagnoli, italiani e finlandesi. Dovranno garantire la sorveglianza nell’immenso campo sfollati che sorge nei pressi dell’aeroporto di Bangui e in altri due quartieri dell’instabile capitale.

“Da poco più di una settimana gli scontri, anche intensi, si sono trasferiti a 5 km dal centro della capitale. Non c’è giorno che non venga comunicato il triste bilancio di morti e feriti” ha riferito monsignor Franco Coppola, nunzio apostolico in Centrafrica, dando voce a un “conflitto silenzioso”.

 

Ricevuto via e-mail – 30 Aprile 2014 – h 16,39

“Da qualche giorno a Bocaranga abbiamo il nuovo SOTTOPREFETTO; domenica scorsa è venuto a Messa, professando la fede cattolica. Ma NON E’ FINITA!!! Si sente da una parte all’altra che il gioco al massacro continua. Quelli del nord (ciadiani e SELEKA ufficialmente ritiratisi ma realmente ancora presenti sul nostro territorio) continuano a massacrare la nostra gente, nel nord-est la fanno ancora da padroni e la gente è ancora in brousse ed è impossibilitata a fare le semine, ora che sarebbe il momento giusto: conseguenza sarà la carestia, che le ONG cercheranno di bloccare con i viveri PAM, ma nel frattempo tra fame e pallottole chissà quanti ne dovranno ancora morire!

Solo due episodi e due villaggi, roba di pochi giorni fa.

BEMAL, frontiera col Ciad a nord di Paoua. Militari con vetture armati fino ai denti son venuti bruciando il villaggio (500 case) e uccidendo un certo numero imprecisato di persone. Dopo sono restati padroni del villaggio. Annessione?

BOGUILA (zona Bossangoa). Elementi incontrollati di SELEKA (forse fuoriusciti da Bangui) hanno attaccato l’ospedale dove operano MEDECINS SANS FRONTIERES facendo 22 morti, fra cui anche personale MSF. Ditemi voi che tipo di persone sono costoro, sparare a bruciapelo sui malati e portarsi via il materasso! Barbarie? forse! Ma in Centrafrica succede questo e altro. A NGAOUNDAYE ci son stati dei morti fra SELEKA, MISCA e ANTI-BALAKA. Cosa sia successo di preciso non si sa ancora, ma di feriti e morti ne siamo certi.

La pace è ancora lontana, nessuno parla più di elezioni, ma i SANGARIS dicono che qualche miglioramento c’è.

Fra qualche giorno se riesco a passare all’aeroporto militarizzato mi tolgo da questo gran disordine, sperando in un po’ di riposo, ne ho veramente bisogno. Ho terminato domenica scorsa il giro abbreviato dei battesimi e prime comunioni.

Restano di guardia P. Cipriano e P. Valentino che come sempre cercheranno di fare del loro meglio.

Ciao e a presto”

P.CIRILLO da Bocaranga

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da centrafrique-presse – R.C.A. – 30 Aprile 2014

Bangui, Repubblica Centrafricana, 30 aprile 2014/African Press Organization (APO)

Condannati da più parti i gruppi armati che hanno perpetrato il 26 aprile, nelle località di Nanga Boguila e Bodjomo nella prefettura di Ouham-Pende, gli attacchi che hanno portato alla morte di 22 persone, tra cui tre membri della ONG internazionale Médecins sans Frontières, diversi feriti e la distruzione di molte case e il 28 Aprile 2014 l’assalto ad un convoglio di profughi in direzione nord in cui sono stati uccisi due civili, intorno Dissikou nella prefettura di Nana Grebizi, saccheggiando i rifugi dei profughi.

Anche la Missione Integrata delle Nazioni Unite per la stabilizzazione in Repubblica Centrafricana (MINUSCA) condanna gli attacchi contro i civili, giudicando la cosa inaccettabile. Gli autori, singoli o gruppi armati devono sempre porre fine subito alla violenza deliberata e indiscriminata che crea la sofferenza umana, esacerbando l’instabilità e minando gli sforzi per la pace e la riconciliazione.

“La Repubblica Centrafricana è di nuovo teatro di una recrudescenza della violenza”, ha sottolineato il rappresentante speciale del Segretario generale, Babacar Gaye. “La MINUSCA esorta il governo a condurre un’indagine in modo che i responsabili siano assicurati alla giustizia, invitando, allo stesso tempo, tutti i leader politici, religiosi, di comunità e dei media, a fare di più per il recupero dei rapporti civili, astenendosi dall’incitamento all’odio. Essa incoraggia anche le popolazioni dell’Africa centrale a ricercare la pace e la tolleranza, per lavorare alla costruzione di una Repubblica Centrafricana unificata.”

Il MINUSCA condanna gli attacchi contro i civili
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da Centrafrique presse – 30 aprile 2014

La coalizione ex Seleka nega ogni coinvolgimento nell’attacco all’ospedale di Boguila

Le accuse riguardo l’attacco all’ospedale di MSF a Nanga Boguila, nel nord-ovest del paese, hanno provocato le reazioni della coalizione ribelle ex Seleka. I portavoce hanno rilasciato dichiarazioni che oscillano tra la negazione categorica e la condanna dei combattenti che hanno portato alla morte di tante persone inermi.

Gli autori di questo attacco assassino potrebbero essere dei dissidenti del nord  all’interno della coalizione considerando l’imbarazzano gli ufficiali degli ex ribelli. Alcuni si oppongono  al coinvolgimento dell’ex Seleka, come il colonnello Ali Adam, con un rifiuto formale: “Non siamo noi” dice, Noi siamo innocenti. Lavoriamo sempre con il personale umanitario.”

Il Generale Issa Issaka, l’ex capo della Seleka è a Bangui e ammette che non si possono controllare gli elementi del nord, ma vuole ugualmente dissociarsi da quello che è successo in Boguila:“Noi non accettiamo questo tipo di comportamento. Siamo qui per attendere gli sviluppi  del governo. Chiediamo a tutti i nostri popoli di seguire le direttive ufficiali.

Il Generale Mohamed Dhaffane, uno dei fondatori di Seleka  condannato per l’assassinio del leader dei conservatori, così commenta sui fatti relativi all’ospedale di MSF: “Condanniamo con forza questo fatto di sangue, perché non possiamo accettare che si spari sulle popolazioni civili. L’inchiesta è partita e chiediamo ai nostri membri di fornirci dettagli specifici su quello che è successo. Alcuni elementi non sono sotto il comando dell’ex Seleka.”

Difficile infatti ottenere una sola parola di confessione su quello che è successo a Boguila, essendo stati feriti anche parenti degli ex ribelli. Alcuni gruppi hanno anche interessi contrastanti all’interno della stessa località.

http://www.rfi.fr/afrique/20140430-RCA-seleka-anti-balaka-at …

 

Coalizione ex Seleka nega ogni coinvolgimento nell'attacco dell'ospedale di Boguila
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da Centrafrique-presse: R.C.A. – 30 Aprile 2014 – Un nuovo attacco firmato anti-balakas

 

L’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i Rifugiati ha confermato Martedì 29 aprile il convoglio che trasportava 1.300 musulmani quartiere PK12 a Bangui è stato attaccato il giorno precedente sulla strada per il nord. L’attacco ha lasciato due morti e sei feriti. Secondo l’UNHCR, uomini della milizia anti-Balaka hanno lanciato una granata contro i camion che trasportavano gli sfollati.

Africa centrale: UNHCR chiede di proteggere sfollati dopo un attacco a un convoglio umanitario

Secondo Fatoumata Lejeune-Kaba, uno dei portavoce del UNHCR che condanna fermamente quanto avvenuto: “Questo attacco mostra come le popolazioni musulmane sono ancora vulnerabili in relazione alla violenza inter-comunitaria tuttora presente in Repubblica Centrafricana. “

R.C.A.: Convoglio di rifugiati musulmani attaccato da anti-balakas: due morti

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CENTRAFRICA -29/04/2014 h 23:34

Bangui: giovane musulmano decapitato ieri  al PK5 da anti-balaka. Durante i funerali scontri tra la comunità musulmana ed altri anti-balaka; le forze Misca riescono ad interporsi, ma non ad evitare  scambi di razzi nella zona di Fatima. La tensione resta molto alta per tutta la notte ed oggi. (Fr24)

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da Centrafrique-presse – 29 Aprile 2014
A breve si annuncia un rimpasto di Governo 
Preso particolarmente di mira dai critici, il governo centrafricano del primo ministro André NZAPAYEKE sarà presto sottoposto ad un profondo lifting.

Insoddisfatta per il lavoro di alcuni ministri del governo, il presidente della transizione, Catherine Samba-Panza, dovrebbe procedere rapidamente ad una revisione – forse in occasione del suo 100° giorno alla testa della Repubblica Centrafricana. Vari ministri dovrebbero fare le valigie e sono previsti anche cambiamenti nello staff del suo gabinetto.

E’ in tale prospettiva che il presidente di transizione ha moltiplicato, dal 17 aprile, le consultazioni, ricevendo i rappresentanti della ex Seleka e degli anti-Balaka, i funzionari dei partiti e i membri della società civile,

Il rimpasto potrebbe essere annunciato il 5 maggio in un discorso alla nazione.

R.C.A. - rimpasto di Governo a causa dei risultati negativi sul tema della pace
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Dopo l’AFDT (Alleanza delle Forze democratiche per la Transizione), che si è mossa per chiedere ufficialmente un impegno per la pace, è la volta del MLPC (Mouvement de Libération du Peuple Centrafricain), che aveva già sottoscritto altri documenti di denuncia contro le continue violenze tuttora in corso e ha nominato oggi un comitato incaricato di preparare un congresso straordinario. Siamo nel pieno della campagna elettorale!
da Centrafrique-presse – 29 Aprile 2014
I diversi documenti firmati dal Movimento per la Liberazione del Popolo Centrafricano (MLPC)
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29 Aprile 2014 R.C.A. –  come da dichiarazioni di Medici Senza Frontiere 

Sabato pomeriggio (26 Aprile 2014) sedici civili, tra cui tre membri dello staff nazionale di Medici Senza Frontiere (MSF), sono stati uccisi durante una rapina a mano armata all’ospedale MSF al nord della città di Boguila, in Repubblica Centrafricana.

Centrale: Boguila dopo l'attacco, MSF sospende le attività

MSF condanna fermamente  l’ingiustificata uccisione di civili disarmati in un luogo chiaramente identificabile come una struttura sanitaria ospedaliera: “Siamo estremamente scioccati e rattristati dalla violenza brutale usata contro il nostro staff sanitario e contro la comunità” dichiara Stefano Argenziano, Capo Missione per MSF in Repubblica Centrafricana“La nostra priorità è di curare i feriti, avvertire le famiglie e garantire la sicurezza del nostro staff, dei pazienti e dell’ospedale.”

“Questo spaventoso incidente ci ha costretto a ritirare personale importante e a sospendere le attività a Boguila. Mentre continuiamo ad impegnarci per fornire assistenza umanitaria alla comunità, dobbiamo anche prendere in considerazione la sicurezza del nostro staff.” Dichiara Argenziano. “In seguito a questo atto senza scrupoli, stiamo anche valutando se sia fattibile continuare le operazioni in altre zone.”

Gli incidenti sono accaduti quando i membri armati ex-Seleka, hanno circondato il Boguila Hospital, dove era in corso una riunione con 40 leader della comunità invitati da MSF per discutere l’accesso della popolazione alle cure mediche.

Mentre alcuni uomini armati derubavano l’ufficio di MSF sotto tiro e sparavano con colpi in aria, altri uomini anche loro armati si sono avvicinati al  luogo in cui lo staff di MSF e i membri della comunità erano riuniti, seduti su delle panche. Senza che fossero provocati gli uomini armati hanno iniziato a sparare alla folla, causando morti e feriti gravi.

MSF è l’unica organizzazione umanitaria internazionale che lavora sul territorio di Boguila per assistere una popolazione sempre più esposta ad attacchi mortali e indiscriminati perpetrati da gruppi che operano nella zona. I tragici eventi di sabato rappresentano un attacco inaccettabile, non solo ai civili, ma anche alla capacità di fornire assistenza medica e umanitaria.

MSF chiede a tutte le parti del conflitto di rispettare la neutralità dello staff medico, delle strutture e delle attività. 

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da misna:  29 Aprile 2014 – 11:32 CENTRAFRICA

DOPO ATTACCO MSF SOSPENDE ATTIVITÀ A BOGUILA

“Siamo costretti a ridurre il nostro team e a sospendere le nostre attività a Boguila (nord-ovest)”: lo ha annunciato l’organizzazione umanitaria Medici senza frontiere (Msf) come conseguenza dell’attacco dello scorso fine settimana ai danni del suo ospedale da parte di ex ribelli della Seleka, concluso con 16 morti, di cui tre suoi operatori.

L’ospedale di Msf, un punto di riferimento per altri centri sanitari della zona, assicurava tra 9000 e 13.000 consultazioni mensili a Boguila, 400 km da Bangui, la capitale.

A lanciare l’allarme sull’insicurezza nel nord e a denunciare “una volontà deliberata di attaccare le organizzazioni umanitarie” è anche Azione contro la Fame (Acf) in Centrafrica. “Ci aspettiamo una presenza rafforzata nella regione della Misca e di Sangaris per impedire ai gruppi armati di agire in tutta impunità” ha detto Nicolas Fuchs, responsabile di Acf.

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da Centrafrique-presse: Centrafrica, 29 Aprile 2014

Responsabili della MISCA addolorati per la morte di un soldato del Camerun impegnato nella missione di pace in Centrafrica

Bangui, 27 aprile 2014: Il Rappresentante speciale del Presidente della Commissione dell’Unione Africana (UA) e capo della missione di supporto internazionale in direzione dell’Africa centrale (Misca), il generale Jean-Marie Michel Mokoko , è addolorato per la morte di un soldato camerunese del contingente Misca a seguito di un incidente a Paoua, a nord-est di Bangui, il 26 aprile 2014, in cui c’è stato anche un soldato ferito. Un’inchiesta è stata condotta dalla Misca per determinare le circostanze dell’incidente. Con questo fatto, sale a  25 il numero di personale  morto e 148 sono stati i feriti, da quanto la Misca ha iniziato ad operare in Centrafrica, il 19 Dicembre 2013.

A nome del Presidente della Commissione, Dott. Nkosazana Dlamini-Zuma , il Rappresentante speciale e Amministratore Misca porge le sue sincere condoglianze alla famiglia e ai parenti del soldato defunto, e al governo del Camerun, auspicando una pronta guarigione del soldato ferito.

Il Rappresentante Speciale ribadisce la determinazione Misca di assolvere i propri compiti in conformità con il mandato conferito dal Consiglio per la pace e la sicurezza dell’Unione africana, come nel suo comunicato stampa del 19 luglio 2013 e al Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite nella risoluzione 2127 (2013) del 5 dicembre 2013.

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28 Aprile 2014 – Una prima risposta ai nuovi attacchi di violenza di questi ultimi giorni, arriva dalla politica.  Le forze democratiche per la transizione si sono unite e hanno stilato l’invito alla pace che richiama tutti i centrafricani a fare quanto necessario per permettere al Paese di tornare a vivere dopo più di un anno di sofferenze terribili. Di oggi la conferenza stampa congiunta nella quale viene reso pubblico un documento al quale tutti i rappresentanti hanno aderito.

da Centrafrique-presse: 28 APRILE 2014

Alleanza delle Forze Democratiche per la transizione (AFDT)

 (ASD-CRPS-MCP-MDES-MLPC-RDC)

         INVITO ALLA PACE

L’Alleanza delle Forze Democratiche per la Transizione (AFDT)

  • Estremamente preoccupata per la situazione disastrosa in cui versa il nostro paese, con conseguenze catastrofiche per la popolazione;
  • Consapevole della responsabilità storica dei leader dei partiti politici che compongono le forze per affrontare il futuro della Repubblica Centrafricana;
  • Considerando il deterioramento della situazione della sicurezza nel nostro paese;
  • Considerando che nessuno sviluppo può essere concepito senza la pace;
  • Tenendo conto del costante impegno del popolo dell’Africa centrale per vivere in pace, la coesione, la solidarietà e l’unità nazionale;
  • Considerando che la Repubblica Centrafricana per la sua storia e la posizione geografica è un amalgama di diverse popolazioni;
  • Considerando che la diversità delle comunità umane è una fonte di arricchimento, sia economico, sociale, culturale e relazionale;
  • Preoccupata per il benessere e la prosperità del nostro paese;
  • Determinata ad accompagnare il processo di transizione per ripristinare le istituzioni democratiche e contribuire alla ricostruzione del paese;

                                                                   FA  APPELLO A 

  1. Tutti gli attori politici a lavorare in comunione per un ritorno definitivo di pace e sicurezza in Africa centrale, vietando qualsiasi forma di azione che rischi di incitare alla violenza, all’odio etnico o religioso tribale, animando la vita la politica in uno spirito di consenso e rispetto reciproco;
  1. Tutti i connazionali, senza distinzione a promuovere la cultura della pace e ad astenersi da qualsiasi azione suscettibile di alimentare l’odio e la divisione;
  1. Le autorità di transizione a creare le condizioni per la pace e la sicurezza in tutto il paese e a lavorare per il ritorno dei rifugiati centrafricani all’estero e i compatrioti stranieri costretti a lasciare il nostro paese a causa della mancanza di sicurezza;
  1. I responsabili istituzionali e le forze socio-politiche a far leva sulla sensibilizzazione, mobilitazione e  organizzazione dei cittadini centrafricani attorno agli ideali di pace, democrazia, giustizia e progresso e per contribuire efficacemente alla formazione, alla cittadinanza e alla convivenza civile;
  1. Gli elementi appartenenti all’ex coalizione Seleka e quelli della milizia anti-Balaka a prendere coscienza della situazione in cui è immerso il loro paese, disarmando e rinunciando alla violenza in tutte le sue forme in modo efficace;
  1. Forze internazionali (Misca, Sangaris, EUFOR) già dispiegati nella R.C.A., ad applicare in modo inequivocabile la risoluzione 2127 del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite nella conduzione efficace del disarmo dei gruppi armati, condizione essenziale per il ripristino della pace;
  1. La comunità internazionale a sostenere le istituzioni di transizione nel processo di pacificazione e di riconciliazione nazionale.

La pace sia! La sua schiena e lei regnano nelle nostre menti, nelle nostre famiglie e nel nostro paese!

ZIA Siriri Akiri NA IS IT SEWA IT E OKO OKO NGA NA IS IT IT Kodoro E  !

 

CONFERENZA STAMPA 28 APRILE 2014 Alleanza delle Forze Democratiche per la transizione - AFDT

CONFERENZA STAMPA 28 APRILE 2014 Alleanza delle Forze Democratiche per la transizione - AFDT

Confermata la notizia di cui più sotto, tratta in precedenza da Centrafrique-presse, di un attacco alla città di Nanga Boguila. Preso di mira anche l’ospedale gestito da Medici Senza Frontiere, in cui era in corso una riunione tra il personale e i notabili della città. In tutto i morti sono stati 22 (16 all’interno dell’ospedale, di cui 3 operatori MSF e 6 nei dintorni) più decine di feriti.

da misna – CENTRAFRICA, 28 Aprile 2014 – h 13:36 

ASSALTATO OSPEDALE DI MSF, UCCISI ANCHE OPERATORI SANITARI


Almeno 22 persone sono state uccise
nell’assalto di un gruppo di uomini armati a un ospedale gestito da Medici senza frontiere a Nanga Boguila, una località della regione di Ouham situata circa 450 chilometri a nord di Bangui.

Via Twitter oggi l’organizzazione umanitaria ha confermato che tra le vittime ci sono tre suoi operatori, di nazionalità centrafricana. A perdere la vita sarebbero stati anche funzionari e rappresentanti delle autorità locali presenti nell’ospedale al momento dell’assalto.

L’episodio è avvenuto sabato ed è stato attribuito a presunti ribelli della Seleka attivi nel nord del paese. Nella Repubblica Centrafricana Medici senza frontiere ha circa 2300 operatori, 300 dei quali stranieri.

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da Centrafrique-presse – R.C.A. 28 APRILE 2014

Attacco in Centrafrica, in cui sono rimaste uccise 22 persone, tra cui anche alcuni operatori di MSF

Bangui  27-04-2014  alle 22:10 (Reuters) –

Almeno 22 persone, tra cui 15 dirigenti locali e tre dipendenti dell’organizzazione umanitaria Médecins Sans Frontières (MSF), sono stati uccisi in un attentato commesso in una città Centrafricana, come riferito da parte delle autorità locali. L’attacco è avvenuto Sabato a Nanga Boguila, circa 450 km a nord della capitale, Bangui, in un ospedale gestito da MSF.

Secondo Gilles Nguembassa Xavier, ex membro della città, i ribelli Seleka, costituita prevalentemente da musulmani, avevano assalito un centro medico di MSF sperando di trovare del danaro: “Quattro persone sono state uccise durante l’avvicinamento alla città, ma la maggior parte delle vittime sono state uccise nell’attacco, mentre nel centro medico era in corso una riunione dei leader locali”, ha  aggiunto,  basandosi su testimonianze raccolte sul luogo.

Un portavoce di MSF ha confermato che i membri della sua organizzazione erano morti, senza ulteriori dettagli.

Non è stato possibile catturare immediatamente i responsabili della strage, probabilmente appartenenti alla ex Seleka.

Africa centrale: Un gruppo armato ha attaccato la città di Nanga Boguila

Attaque d’hommes armés assimilés aux ex-Séléka à Nanga-Boguila, rejet systématique d’un des leaders

(Alwihda Info) Scritto da Abdou Baya – 27 Aprile 2014 modificata h. 20:56

Boguila (Alwihda Info) – Un gruppo armato ha attaccato gli abitanti di Boguila ieri, alle ore 16 circa. Gli aggressori provenivano dal vicino Camerun e appartengono allo stesso gruppo che è stato segnalato al confine con il Ciad.  Gli assalitori hanno causato la morte di diverse persone, lungo la loro scia, rubando un numero considerevole di bovini e sparando a qualsiasi cosa che si muovesse nei dintorni, provocando almeno 16 morti e 6 feriti. Tra le vittime, ci sono i notabili della città. Anche l’Ospedale di Boguila, dove era in corso un incontro tra il personale olandese di MSF  e la popolazione, è stato attaccato e gli aggressori hanno portato via computer, denaro e altri beni appartenenti al MSF e all’Ospedale della città.

L’origine di questo gruppo armato

Dopo una verifica, la pista dei ribelli Seleka viene scartata perché il gruppo non sta operando nella zona, ma è più a sud: Bossangoa, Bouca e Batangafo.

Un responsabile, raggiunto per telefono, assicura anche che “queste persone non sono Seleka.” La coalizione era già stata ingiustamente accusata di rapimenti e omicidi di missionari nella regione nord-occidentale, inoltre ha confermato di non essere “coinvolti in questo caso.”  Il mistero avvolge l’origine di questo gruppo. Ci sarebbero diverse posizioni, in questo clima di insicurezza. Diverse fonti indicano che questi sono veterani APRD di Jean-Jacques Demafouth e FDPC di Miskine. Un’altra fonte evoca il movimento e la giustizia Rivoluzione del colonnello Sayo.

Inoltre, il Ciad sostiene di avere informazioni su di un tentativo di destabilizzare i suoi confini e ha allertato le forze di sicurezza.

Attacco Centrale, che ha ucciso 22 operatori di MSF
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da misna – 28 Aprile 2014 – 10:34 CENTRAFRICA

ULTIMI MUSULMANI VIA DA BANGUI, CRITICHE DEL GOVERNO

Sono stati evacuati da Bangui gli ultimi 1300 musulmani bloccati da mesi e minacciati dalle milizie di autodifesa Anti-Balaka. L’operazione umanitaria è stata organizzata dall’Organizzazione internazionale delle migrazioni (Oim) e dall’Alto commissariato Onu per i rifugiati (Acnur) con l’obiettivo di “mettere in salvo cittadini di confessione musulmana e della comunità peul”, trasferendoli nelle città settentrionali di Kabo e Sido, nei pressi del confine col Ciad.

La scorsa settimana, sempre sotto scorta della forza africana Misca e dei militari francesi di Sangaris, altre centinaia di civili hanno lasciato il quartiere del Pk12, diventato un’enclave da quando, nel dicembre 2013, miliziani Anti-Balaka avevano attaccato Bangui come rappresaglia per i soprusi inflitti per mesi dagli ex ribelli della Seleka, per lo più musulmani e stranieri (ciadiani e sudanesi).

1.300 musulmani, minacciati, fuggendo Bangui, scortato con la forza

Ieri l’ultimo convoglio di 18 veicoli carichi di persone e di beni ha lasciato la capitale verso le 12 (ora locale). Ma altre centinaia di musulmani rimangono a Bangui, al Pk5, sotto la protezione dei soldati burundesi della Misca, dispiegata nel paese dallo scorso anno.

Nel sud del paese, in una quindicina di località sono tra 15.000 e 20.000 i musulmani isolati e direttamente minacciati dalle milizie di autodifesa, a maggioranza cristiana. Anche per loro le istituzioni umanitarie internazionali intendono procedere all’evacuazione, nonostante le critiche aperte del governo centrafricano e i timori di esperti dei diritti umani.

“Consultazioni erano in corso con la comunità umanitaria internazionale, ma il governo non aveva ancora notificato la sua decisione. Siamo stati messi davanti al fatto compiuto. Abbiamo già preso alcune disposizioni per evitare che queste situazioni non si verifichino più in futuro” ha dichiarato il ministro della Sanità Marguerite Samba Maliavo. Le autorità di Bangui sono contrarie alla politica di “ricollocamento” anche se nei fatti non sono in grado di garantire la sicurezza dei cittadini minacciati dalle violenze.

Critici anche i relatori speciali dell’Onu per i diritti umani degli sfollati e per le minoranze, secondo i quali “le persone coinvolte devono prendere una decisione autonoma”. Per Chaloka Beyani e Rita Izsak “l’evacuazione deve essere attuata solo se assolutamente necessaria per salvare vite umane e deve portare a uno spostamento di breve durata, con una prospettiva di ritorno a casa”.

Nella R.C.A., evacuazioni dei musulmani intensificate

E’ invece cambiata la posizione della Francia che fino a qualche settimana fa considerava l’evacuazione della minoranza musulmana “un atto di partecipazione alla logica di epurazione etnico-religiosa attuata dagli Anti-Balaka”. Ma ora “la priorità è salvare vite umane. Quando le popolazioni sono in pericolo bisogna evacuarle” ha detto l’ambasciatore francese a Bangui.

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Solo oggi troviamo questa notizia che si riferisce a un paio  di giorni fa:

90 bambini identificati nel centro di Lobaye gridano al soccorso

venerdì 25 Aprile 2014 h 13:15

da radio Ndeke Luka

90 bambini identificati, senza famiglia, chiedono aiuto
I bambini abbandonati o separati dei loro genitori in seguito al conflitto armato in Centrafrica, che si trovano nella prefettura di Lobaye, lanciano un grido d’allarme indirizzato al governo e le organizzazioni umanitarie non governative internazionali si lamentano per la difficoltà nel dare un aiuto.

Una di queste organizzazioni, “Bambini senza frontiere” ha avviato nel mese di aprile un’operazione di riconoscimento dei minori: 90 bambini dai 6 ai 12 anni, dei quali 40 femmine, sono stati abbandonati dalle loro famiglie a causa degli ultimi avvenimenti politico-militari. Essi provengono dalle città di Boda, Bogoua, Bossangoa, Yawa, Grimari, Mala, Berbérati e Nola.

Secondo l’indagine, 40 famiglie di fortuna hanno dato alloggio a questi bimbi, che però continuano a vivere in condizioni difficili. Molti dormono su semplici stuoie appoggiate al suolo. Solo un’ azione rapida potrebbe alleggerire la sofferenza di questi bambini.

Secondo Elodie Malitovo, uno dei “tutori” che ospita un bambino nel suo alloggio, c’è anche la difficoltà di chi ha avuto un’ altra educazione, e questo è un problema reale”, oltre ad “un onere supplementare”.  Alcuni bambini che si trovano in scuole pubbliche chiedono alle organizzazioni internazionali di andare in loro soccorso.

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Diverse sono le notizie pubblicate oggi (26 Aprile 2014) su Centrafrique presse, che si riferiscono in particolare alla giornata di ieri.

Una delle più preoccupanti è l’appello di Al-Qaeda ai propri uomini ed ai musulmani in genere, esasperati per la grave situazione in cui si trovano ormai da tempo in R.C.A.

C’è veramente il rischio che dal cuore dell’Africa, invece di ritrovare la fratellanza e l’unione, esploda una catastrofe mondiale.

Postiamo provvisoriamente in attesa di traduzione più appropriata:
26 Aprile 2014

da  Lefigaro.fr con AFP Aggiornato 2014/04/25 alle 21:21

Il leader di Al Qaeda Ayman al-Zawahiri di nuovo chiamato a rapire gli occidentali, soprattutto americani, per ottenere la liberazione di jihadisti catturati, ha riferito oggi la centrale di monitoraggio statunitense siti web islamici, SITE.
Nella seconda parte di un’intervista rilasciata da As-Sahab , il mezzo di comunicazione di Al-Qaeda e pubblicato su Twitter da un jihadista, il leader di Al Qaeda è stato chiesto di come “i musulmani e mujahidin “ devono procedere a liberare i combattenti detenuti.
“Raccomando loro di acquisire gli occidentali e gli americani in particolare, in quanto possono per lo scambio contro i prigionieri”, ha detto.
Ulteriore dubbio l’intervento militare francese in centrale, Zawahiri ha detto che “la ragione” per questa missione “può riflettere il fatto che gli Stati Uniti si esaurisce dopo le sconfitte in Iraq e in Afghanistan e le attività questi jihadisti sono in aree di potere della Francia. “
Il leader di Al Qaeda ha invitato i musulmani a unirsi CAR “per resistere all’attacco montato contro di loro da parte della Francia” e dei suoi alleati.
CAR punta nel caos dopo il rovesciamento del regime di marzo 2013 di François Bozizé dalla coalizione ribelle di Seleka maggioranza musulmana.

Al-Qaeda chiede la rimozione occidentale

Centrafrica: 4 morti e diversi feriti in scontri a Bangui

Venerdì 25 Aprile 2014 (Reuters)

Combattenti non identificati con armi pesanti hanno ucciso almeno quattro persone e causato una decina di feriti nella notte da Giovedi a Venerdì in un sobborgo musulmano di Bangui, la capitale del Centrafrica, come appreso da fonte medica.

Questo mese sono stati segnalati in città solo incidenti sporadici, perché la maggioranza dei residenti musulmani hanno lasciato la Repubblica Centrafricana per sfuggire alle violenze dei cristiani “anti-Balaka” miliziani, ma gli scontri non cessano. Nella notte hanno avuto luogo nei distretti di PK-5 PK-3, ha detto un testimone. Il colonnello Gilles Jaron , portavoce militare francese, ha detto che i soldati francesi avevano sparato a un bivio vicino ai quartieri musulmani. “I soldati hanno risposto e progredito di una casa per la ricerca. Quando sono arrivati, i tiratori erano fuggiti”.

Oggi, sotto la pioggia battente, civili esasperati dalla continua violenza hanno depositatao presso l’Ufficio del Primo Ministro il corpo di un soldato dell’esercito R.C.A. ucciso nella notte.

Central 4 morti in scontri
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REP. CENTRAFRICANA

da look out news:  – 24 aprile 2014 – 18:00

MOSCA E PECHINO “SALVANO” L’EX PRESIDENTE BOZIZÉ

Russia e Cina pongono il veto sulla proposta di Francia e Stati Uniti di imporre sanzioni contro François Bozizé, accusato di essere tra i principali responsabili della guerra civile in corso nel Paese africano

Ex presidente R.C.A. François Bozizé durante una conferenza stampa a Bangui

È fallito il primo tentativo di imporre sanzioni ONU su quegli individui che nelle aree di crisi del mondo sono ritenuti responsabili di mettere in pericolo o ostacolare al pace. Ci hanno provato Francia e Stati Uniti, che avevano proposto di sanzionare l’ex presidente della Repubblica Centrafricana François Bozizé ed altre personalità collegate al conflitto in atto nel Paese africano. Le accuse a Bozizé sono state dettagliate in un documento di 8 pagine inviato al Consiglio di Sicurezza da Parigi e Washington, i cui stralci sono stati pubblicati in esclusiva ieri da Reuters.

Il provvedimento avrebbe dovuto diventare effettivo a partire dal 23 aprile, ma all’ultimo minuto Russia e Cina hanno sollevato obiezioni, lasciando così l’approvazione del provvedimento in sospeso. Al momento non è chiaro se si tratti di un veto definitivo, oppure se le perplessità di Mosca e Pechino possano essere superate raggiungendo una qualche forma di accordo.

La Cina ha ribadito di essere generalmente contraria al sistema sanzionatorio poiché lo considera il metodo meno efficace per la risoluzione dei problemi. La Russia, dal canto proprio, ha invece evitato di rilasciare commenti, anche se nel documento inviato al Consiglio di Sicurezza sottolinea la sua preoccupazione per le possibili conseguenze negative di un inserimento nella lista nera dell’ONU di Bozizé, azione che fra l’altro secondo Mosca non contribuirebbe a trovare una soluzione negoziata e a raggiungere una riconciliazione interreligiosa nella Repubblica Centrafricana. Inoltre il Cremlino ha puntato il dito contro il leader del gruppo Seleka, Michel Djotodia, che un anno fa ha preso il potere cacciando Bozizé (per essere poi sostituito dalla nuova presidente Samba Panza) ma che non è stato incluso nella black list di Francia e USA.

Sempre più critico lo stato del conflitto

Secondo una fonte diplomatica occidentale, comunque, c’è ottimismo sulla possibilità che Russia e Cina alla fine decideranno di cambiare la propria posizione, così come già avvenuto per l’Iran e la Corea del Nord. Dallo scoppio della guerra civile nel 2012, poi trasformatasi in un conflitto interreligioso tra cristiani e musulmani in cui hanno assunto un ruolo sempre più rilevante tanto Al Qaeda quanto decine di milizie di sbandati provenienti da diversi Paesi dell’Africa Centrale, sono oltre un milione i rifugiati che hanno dovuto abbandonare le proprie case, di cui 200mila solo negli ultimi 4 mesi.

Le Nazioni Unite hanno lanciato l’allarme temendo che si possa consumare un nuovo genocidio che avrebbe per vittima la popolazione musulmana nelle aree occidentali del Paese. La situazione più critica è quella della capitale Bangui, dove le milizie cristiane “anti-balaka” (anti-machete, in lingua locale) continuano ad attaccare la comunità musulmana come ritorsione per il colpo di Stato del gruppo Seleka, formato prevalentemente da ribelli musulmani. Circa 1.300 persone sono bloccate alla periferia della città in attesa di poter varcare la frontiera con il Ciad, che però ha chiuso i confini a causa dell’afflusso di migliaia di profughi in fuga dal Paese.

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Con riferimento al contenuto dell’articolo più sotto, in francese, riportiamo quanto pubblicato da misna:

24 aprile  2014 – 13:56 CENTRAFRICA

VESCOVO DI BOSSANGOA: IL NORD TERRA DI NESSUNO

 

Da 48 ore la località di Bouca, nella regione settentrionale dell’Ouham, è assediata da ex combattenti Seleka arrivati dalla città di Batangafo. I morti sono già una decina mentre centinaia di civili sono scappati nelle foreste dopo che i religiosi della locale chiesa cattolica sono stati evacuati dai soldati francesi di Sangaris. Non è bastata a fermare i ribelli la presenza a Bouca di un contingente gabonese della missione africana Misca.

“Da Batangafo a Markounda, fino al confine col Ciad, il territorio centrafricano è una zona dove i diritti sono calpestati. Per quanto tempo ancora dovremo continuare a contare i nostri morti, fino al dispiegamento dei caschi blu il prossimo settembre?” dice alla MISNA monsignor Nestor Nongo Aziagbia, vescovo della diocesi di Bossangoa, situata a 105 chilometri da Bouca. A fare le spese dell’insicurezza diffusa nel nord del paese è stato lo stesso monsignor Aziagbia, rapito la scorsa settimana con alcuni preti da un gruppo di ex ribelli Seleka, ma tornato libero dopo alcune ore di prigionia.

“Il Consiglio di sicurezza dell’Onu ha approvato una risoluzione che ordina il disarmo di tutti i combattenti senza alcuna condizione. Invece questi continuano a essere liberi e a commettere violenze in tutta impunità” denuncia alla MISNA monsignor Aziagbia, chiedendo “l’applicazione immediata della risoluzione” ma soprattutto il “potenziamento delle missioni africane e francesi per risparmiare vite umane”.

Tornando sul suo rapimento, il vescovo di Bossangoa precisa che si è trattato di una “vendetta personale” da parte di Salet Zabadi, un colonnello ciadiano della Seleka, già comandante di zona, scappato dai soldati francesi di Sangaris mentre era in corso l’accantonamento dei suoi uomini. “Sulla mia testa è stata messa una taglia dai Seleka, che hanno anche stilato un elenco di personalità da eliminare. Sono stato accusato di aver fatto fallire il loro piano di occupazione delle città di Bossangoa e Bouca, di trasmettere informazioni a Sangaris e a Misca ma soprattutto di essere un generale delle milizie di autodifesa Anti-Balaka” racconta monsignor Aziagbia, rilasciato grazie a forti pressioni sul colonnello Zabadi esercitate dall’arcivescovo di Bangui, da diversi attivisti impegnati nella difesa dei diritti umani e da altri elementi della Seleka.

“In questo contesto particolarmente incerto e difficile, invito tutti i centrafricani a non perdere fiducia e speranza ma soprattutto a dare prova di solidarietà mentre si trovano soluzioni alla crisi” aggiunge il vescovo di Bossangoa, auspicando che le autorità di transizione in carica a Bangui “si assumano finalmente le proprie responsabilità”, attuando “provvedimenti necessari” con “maggiore volontà politica”. Monsignor Aziagbia avverte che “fare di tutta l’erba un fascio è molto pericoloso: sia tra i Seleka che tra gli Anti-Balaka ci sono elementi pericolosi ma anche persone buone”. Il vescovo, poi, rifiuta “contrapposizioni riduttive che rischiano di dividere ulteriormente il nostro paese”.

Centrafrique : l’Etat fait son retour à Bria, la capitale du diamant

Intanto a Bria, considerata la ‘capitale’ nazionale dei diamanti, al centro del paese, sono stati dispiegati i primi gendarmi centrafricani, che sono di pattuglia in quello che fino a poche settimane fa era il feudo degli ex ribelli Seleka.

Centrafrique : l’Etat fait son retour à Bria, la capitale du diamant

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Postiamo provvisoriamente in attesa della traduzione, che in ogni caso ha il contenuto simile all’articolo di cui sopra.

da radio ndekeluka:

Vive tension dans la préfecture de l’Ouham au nord de la RCA

mercredi 23 avril 2014 15:37

Vive tension dans la préfecture de l’Ouham au nord de la RCA

La ville de Bouca, située à 105 km de Bossangoa dans l’Ouham, est assiégée dans l’après midi de mardi par d’ex-combattants de Séléka lourdement armés.

Selon des sources locales, ces hommes armés en provenance de Batangafo à bord de 4 véhicules, ont pris le contrôle de la localité ce mercredi. Plusieurs centaines de personnes sont reparties se refugier à la mission Catholique ou en brousse.

D’autres témoins ont affirmé qu’il y aurait eu plusieurs morts et des blessés malgré la présence des soldats de force africaine, Misca. Sous couvert de l’anonymat, un habitant de Bouca a donné des éclaircissements.

« Depuis 15h mardi, quatre véhicules en provenance de Batangafo,  transportant des éléments Séléka lourdement armés, ont investi Bouca. Dès leur entrée, ils ont tiré dans tous les sens jusqu’à la tombée de la nuit. Deux des véhicules sont allés sur Bossangoa. Jusqu’à ce mercredi, les armes lourdes continuent de crépiter faisant plusieurs morts. La population est obligée de se refugier en brousse », a-t-il exprimé.

L’attaque de la ville de Bouca a semé la psychose totale au sein de la population de Bossangoa. Les habitants ont aussitôt rejoint la brousse pour se refugier. Pour cause, des rumeurs ont fait état d’une éventuelle attaque de la ville après celle de Bouca par les ex-rebelles de la coalition Séléka.

Dans la sous préfecture de Markounda toujours dans l’Ouham, des violences ont aussi été signalées. Selon une source locale, des hommes lourdement armés ont systématiquement brulé le village Bongoro, situé à 10 Km de cette ville.

Cette même source rapporte que deux villageois ont été tués. Les autres, pris de panique, ont fui en brousse. Ces hommes non encore identifiés sont assimilés par certains habitants aux éleveurs peulhs armés. Un habitant de Markounda a été joint ce mercredi par RNL

« Dimanche, des éleveurs peuhls ont fait irruption à 10 Km de Markounda. Ils ont tué deux personnes et pillé systématiquement les villageois et brûlé toutes les cases. Les habitants sont présentement dans la nature », a raconté cet habitant.

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Arenzano – R.C.A. 23 Aprile 2014 –

Un altro cuore che continua a battere per il Centrafrica  è quello di p. Aurelio Gazzera, dal quale più volte abbiamo attinto per le notizie da Bozoum e per la R.C.A. in generale, oltre che per Hippolyte (più sotto in data 5 Aprile). Trovandosi in Italia per un breve periodo di congedo, non si lascia alle spalle la sua gente e lancia ancora un appello affinché l’Italia sia vicina a questa povera gente, almeno con il pensiero e una preghiera!   Di qualche giorno prima di Pasqua questa sua intervista.

http://bozoum.blogspot.it/2014/04/intervista-p-aurelio-gazzera.html

E di oggi la sua denuncia riportata da Presse du Centrafrique riguardo gli aiuti internazionali che non arrivano a destinazione in R.C.A.

http://www.euractiv.fr/sections/aide-au-developpement/laide-internationale-narrive-pas-en-centrafrique-301686

La denuncia del religioso: "Gli aiuti internazionali non arrivano in Centrafrica"

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R.C.A. – 23 Aprile 2014 – Nel dare una spiegazione al messaggio che vorremmo trasmettere, abbiamo detto più volte che ITA KWE significa, dalla lingua centrafricana Sango, FRATELLO DI TUTTI. Inoltre chi è già andato a trovare Flavio, nel cimitero di Tramontana (AL), avrà notato che sulla lapide c’è la scritta: “BE OKO” – un cuore solo, traendo direttamente da una lettera che lui aveva scritto a Silvana, tornando da un viaggio in Centrafrica nell’agosto 1995.

Oggi leggiamo la notizia che per trovare un punto d’incontro tra le varie fazioni in lotta, ormai da più di un anno, un’emittente radio locale ha pensato che l’unico modo per dissipare gli odi e i rancori tra la popolazione sia far leva su tutti, ricordando che si tratta di fratelli, uniti dallo stesso cuore:

da misna: 23 Aprile  2014 – 8:43 CENTRAFRICA

BE-OKO, LA RADIO CHE PARLA A CRISTIANI E MUSULMANI

Un’emittente che favorisca la riconciliazione tra cristiani e musulmani: è il proposito di Radio Be-Oko (Un cuore solo, in lingua sango) i cui microfoni a Bambari, nel centro del paese, danno voce alla speranza e alla volontà di pace. Organizzati in locali allestiti in vecchi container, i giornalisti dell’emittente hanno a disposizione pochi mezzi: qualche computer, microfoni recuperati qui e là, vecchie apparecchiature per la trasmissione e registrazione. Ma tanto basta per lanciare nell’etere messaggi di riappacificazione, tolleranza e convivenza pacifica.

In un momento in cui il Centrafrica – teatro di un colpo di Stato lo scorso anno e oggi alle prese con gravi violenze intercomunitarie e interreligiose – vacilla sull’orlo del baratro, Radio Be-Oko raccoglie una sfida difficile.

“I ribelli Seleka hanno portato via tutto” racconta uno dei giornalisti, “e la radio non è stata risparmiata. Hanno rubato e devastato, portando via lettori, computer e altro materiale necessario al buon funzionamento dell’emittente”. Originariamente cattolica, la radio è diventata multiconfessionale per volontà del vescovo locale, monsignor Eduard Mathos che ha chiesto a turno ai leader delle diverse confessioni religiose di prendere il microfono per evitare che le violenze in corso in altre parti del paese si diffondano anche nella zona.

Insieme, le tre comunità, cattolica, musulmana e protestante, mettono a disposizione il carburante per i generatori che forniscono energia alla radio, unica emittente della città e del circondario, che trasmette solo due ore al giorno, tra le 17,30 e le 19,30.

Anche a Bambari, città mista dove le comunità hanno vissuto finora in armonia, diversamente dalla capitale Bangui e da altre zone del Centrafrica, gli echi delle violenze cominciano a farsi sentire. Gli Anti-Balaka, milizie di autodifesa sorte in contrapposizione ai musulmani di Seleka, hanno causato le prime vittime a Grimari, circa 80 chilometri di distanza, seminando il panico tra la popolazione di fede islamica.

Nonostante continui a professare appelli alla calma, anche il presidente della comunità islamica della città avverte: “Se attaccati, i nostri si difenderanno – ha detto – ci sono machete in tutti i negozi, armarsi non sarà difficile”.

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da Centrafrique-presse – 22 aprile 2014

Secondo la Commissione internazionale d’inchiesta sui diritti umani

“In Repubblica Centrafricana si tende all’anarchia” 

La situazione umanitaria è catastrofica nella Repubblica Centrafricana, questo è il responso che arriva  dal Presidente della Commissione internazionale d’inchiesta sui diritti umani, il camerunese Bernard Muna, ex sostituto procuratore del Tribunale penale internazionale per il Ruanda (ICTR).

Passaggio in Camerun, l’avvocato che ha guidato la Missione delle Nazioni Unite per due mesi, ritiene che “tutto è caduto in disuso con il colpo di stato che rovesciò il presidente Bozizé marzo 2013.”

“Si può immaginare che in un paese dove la legge e l’ordine non viene rispettato si tende verso l’anarchia. Soprattutto all’interno del paese, è la legge del più forte  che prevale “, ha detto Muna

Se la situazione a Bangui, la capitale, è leggermente migliorata, questo non è per il resto del paese “I signori della guerra” sono la legge, “ognuno è un leader nel suo spazio”.

Secondo lui, “le istituzioni che rappresentano un paese sono inesistenti. L’esercito, la polizia, la gendarmeria, i tribunali, i carceri, l’amministrazione. Abbiamo viaggiato all’interno del paese, non c’è traccia della forza di polizia “, ha detto l’ex presidente del Consiglio Nazionale Forense in Camerun.

I funzionari pubblici hanno accumulato più di sei mesi di salari arretrati e diversi agenti dello Stato non hanno i soldi nemmeno per andare al lavoro.

Uno stato di illegalità in cui “le persone vengono uccise in modi orribili”, gli autori di tali delitti, che appartengono a fazioni diverse, si credono al sicuro dalla punizione . In queste condizioni, la decisione del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite per distribuire 12.000 peacekeeper in Centrafrica nel mese di settembre è l’unica soluzione, ha detto Bernard Muna, con una distribuzione su tutto il territorio che potrebbe evitare la scomparsa del Centrafrica dalla cartina del Continente e aprire uno scorcio di ricostruzione e restauro del paese ristabilendo l’autorità dello Stato.

 

La Commissione internazionale d'inchiesta sui diritti umani ha terminato la sua indagine
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da Centrafrique-presse – Pretoria (Sudafrica) – 22 aprile 2014

 (BBC Africa) 04/22/14

In occasione della festa di Pasqua, l’arcivescovo sudafricano Desmond Tutu ha chiesto che ritorni la pace nella Repubblica Centrafricana.

Le sue osservazioni sono giunte dal momento in cui il governo sudafricano ha recentemente assicurato che non invierà truppe in Africa Centrale.

Per il prelato anglicano, la R.C.A., è sull’orlo del genocidio, constatando come  negli ultimi 13 mesi, le lotte incessanti, ovviamente per il potere politico e le risorse, sono degenerate in anarchia, l’odio e la pulizia etnica.

Egli ha inviato un messaggio ai Centrafricani, sostenendo che la chiave per una pace duratura è saper perdonare e imparare a vivere insieme.

Desmond Tutu ha detto, aggiungendo la sua voce al Segretario generale delle Nazioni Unite Ban Ki-moon di voler esortare il popolo centrafricano  e i suoi leader a “ravvivare lo spirito di tolleranza e di rispetto reciproco.”

Durante la celebrazione Domenica di Pasqua della resurrezione, il vescovo ha detto che uno dei più grandi doni di Dio, sia per cristiani, musulmani, animisti o atei, “è la capacità di distinguere bene e male, ed è l’uso della ragione a fare la differenza. Quando perdoniamo, ci liberiamo e seminiamo il seme di un nuovo inizio. Questo ha un potente effetto moltiplicatore”.

Desmond Tutu , Nobel per la Pace ora spera che il suo appello sarà ascoltato per contribuire a far cessare il ciclo di omicidi interconfessionali estremisti da entrambe le parti, dal momento che migliaia di persone sono morte e più di un milione sono state sfollate dall’inizio del conflitto.

 

http://www.bbc.co.uk/afrique/region/2014/04/140420_desmond_t …

 

RCA: Desmond Tutu predica la pace
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Centrafrica – 22 aprile 2014

da Centrafrique-presse: Più di 90 musulmani evacuati da Bangui in questi giorni

Bangui AFP / 21 Aprile 2014 20:38 – Più di 90 musulmani sono stati evacuati dalle Nazioni Unite, da Bangui a  Bambari, città a maggioranza cristiana, per sfuggire alle violenze e agli abusi nella capitale della Repubblica Centrafricana, come da dichiarazioni dei funzionari rilasciate ieri, lunedì 21 Aprile. I 93 sfollati, sostenuti dall’Alto Commissariato per i Rifugiati delle Nazioni Unite (UNHCR) hanno percorso i 300 km tra le due città Domenica e Lunedi e sono arrivati ​​in Bambari, ha detto il prefetto di Bambari El Hadj Ousmane Abacar ben.

Domenica sera,  i due camion protetti da una mezza dozzina di grossi veicoli della forza francese Sangaris, hanno transitato vicino a Grimari, una cittadina 80 km da Bambari.Erano accompagnati da due auto provenienti da UNHCR e l’OIM, Organizzazione Internazionale per le Migrazioni.

“Questa è una misura per salvare le loro vite, presa come ultima risorsa, dopo aver riflettuto a lungo sul loro caso” ha detto  Tammi Sharpe , vice capo dell’UNHCR in Africa centrale. “ Si tratta di sfollati che vivevano al PK 12, quartiere settentrionale ex misto della città, dove gli abusi sono stati particolarmente forti, erano costantemente attaccati e vivevano in condizioni molto tese”, ha osservato.

Il prefetto ha osservato che  “Bambari 45.000 abitanti, musulmani e cristiani vivono in armonia e non vediamo alcuna obiezione ad accogliere gli altri. Noi non facciamo alcuna differenza” , ha continuato.

Il convoglio, però,  è stato bersagliato con pietre a Sibut, a meno di 200 km da Bangui, una cittadina tenuta dalla forza africana della MISCA,  ma dove gli anti-Balaka (che si riconoscono come cristiani!) sono molto presenti.

http://s.romandie.com/news/nbread.php?news=470114

Più di 90 musulmani evacuati da Bangui in questi ultimi giorni

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Ricevendo gli auguri anche da parte di p. Pio Vallarino, che ora si trova in Ciad e fortunatamente non corre i pericoli del Centrafrica, ma solo quelli degli attacchi di malaria (pericolosi anche quelli!!) a causa del gran caldo, copiamo la parte finale della sua lettera, allegando qualche bella foto (successive alla data della lettera) delle cerimonie celebrate durante la settimana Santa. E’ proprio vero: quando ci lasciamo lavare (l’anima) dall’amore di Dio per noi, tramite il sacrificio di Gesù, la nostra vita rinasce e la resurrezione ci trasforma in uomini nuovi.

“Carissimi Parenti, Amici, Conoscenti, pace e bene!  

Papa Francesco ha inviato da novembre 2013 una lettera a tutti i cristiani (l’avete? E’ forte e scuote i tiepidi), che inizia con queste tre parole: ‘La gioia del Vangelo’.

Dice: “La gioia del Vangelo riempie il cuore e tutta la vita di coloro che incontrano Gesù. Coloro che si lasciano guarire da Lui sono liberati dal peccato, dalla tristezza, dal vuoto interiore, dalla solitudine. Con Gesù Cristo la gioia nasce e rinasce ogni giorno”.  

Fare l’esperienza di questa  gioia è l’augurio che faccio a me e a tutti voi, carissimi Parenti, Amici e Conoscenti!”

da Goré (Ciad) – p. Pio Vallarino

Battesimi impartiti nelle cerimonie della Settimana Santa 2014
Battesimi impartiti nelle cerimonie della Settimana Santa 2014
Gorè (Ciad) - p. Pio Vallarino impartisce il Battesimo
Gorè (Ciad) – p. Pio Vallarino  battezza  durante la Pasqua 2014
Durante le cerimonie della Settimana Santa 2014
Durante le cerimonie della Settimana Santa 2014
p. Pio Vallarino nella sua comunità parrocchiale. Cerimonie della Pasqua 20 Aprile 2014 a Gorè (Ciad)
p. Pio Vallarino nella sua comunità.
Cerimonie della Pasqua 2014 a Gorè

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Anche p. Cirillo manda i suoi auguri, ma sono tristemente preoccupanti!

Ricevuti via e-mail il 21 Aprile 2014

“Buona Pasqua a tutti gli amici che ci seguono da lontano: buona Pasqua!

Ho tre domeniche buone per fare la tournée dei battesimi abbreviata: dom. 13-20 Pasqua e 27 aprile.  Poi il volo di rientro.

Tutto abbastanza bene, anche se tutti risentiamo del clima non buono che respiriamo in RCA; ma il Vangelo va avanti anche se in forme meno vistose ma senz’altro più autentiche. E’ l’ora di testimoniare anche con sacrificio.

Sì! i media ci hanno detto che i militari ciadiani che giocavano al massacro con la povera gente in Centrafrica se ne sono andati. Ma noi che siamo sul posto non ci crediamo troppo. Continuiamo a vedere e a sentir raccontare di massacri ed uccisioni e continuiamo a pensare che siano ancora loro coi loro amici SELEKA che continuano a fare quello che vogliono soprattutto nel nord-est. E l’impunità continua! Fino a quando? MISCA e SANGARIS che ci stanno a fare? E’ di giovedi sera la notizia dell’uccisione con sei pallottole nel petto del parroco di Paoua che rientrava a casa in moto. La settimana precedente avevano rapito il vescovo di Bossangoa con tre preti, liberati assai presto, ma ancora a Batangafò impossibilitati a muoversi per l’insicurezza dilagante in quella zona. Di Bangui se ne parla più poco ma credo che sia ancora una bolgia. Sarebbe questo il nuovo Centrafrica che i musulmani vogliono creare con la sharia in opzione?  Qui siamo davanti ad una invasione vera e propria; e la nostra gente non ne può proprio più. Dovrebbero essere i Centrafricani a risovere i problemi tra di loro! 

Pasqua di guerra e di sofferenza, ma Cristo ha vinto la morte e alla fine sarà LUI a vincere ancora. Buona Pasqua ancora per tutti voi”.

Padre CIRILLO da Bocaranga

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20 Aprile 2014 – Memoriale della Resurrezione di Gesù-

Come augurio di Pasqua pubblichiamo questa mail di p. Dorino Livraghi, unviata da Bangui. Evidentemente non si sapeva ancora dell’assassinio dell’abbé Cristof Formane, a Paoua, perchè non ne viene fatto accenno, ma è senz’altro resa bene l’idea deklla tragicità della situazione, sebbene sia presente la certezza della resurrezione, data dalla fede.

P. Dorino Livraghi sj  – Résidence Jésuite   B.P. 2931 – BANGUI (RCA)               Pasqua 2014

Cari parenti, benefattori e amici tutti,

la festa di Pasqua mi offre l’opportunità di pensare a voi e di darvi qualche notizia di questa terra fecondata dalla sofferenza di tanti innocenti.

Quanti sono coloro che vivranno la prossima Pasqua in un campo di rifugiati, all’ombra di qualche ramo intrecciato e di foglie che non resistono al vento e alla pioggia, persone che non sanno che cosa mangeranno questa sera, come potranno curare la crisi di malaria del loro bambino, che sono obbligate a bere l’acqua sporca attinta nella palude vicina, che non si muovono dal campo senza prendere mille precauzioni perché non sanno chi incontreranno uscendo dal perimetro protetto …? Ci è difficile immaginare che anche per questa gente è Pasqua e che anche per loro risuona la parola di Gesù: “Pace a voi!”

Eppure la Pasqua è anche per loro e, direi, soprattutto per loro. La loro povertà fa di loro i privilegiati del buon Dio. E’ a loro che appartiene il Regno di Dio. Certo, perché questa realtà divenga reale per loro, occorre che aprano il loro cuore all’invasione dello Spirito di Dio. Lo Spirito di Dio è certamente all’opera in loro. Il suo soffio spira con potenza sopra di loro e li avvolge da ogni lato. La nostra presenza e la nostra azione, per quanto insignificanti, dovrebbero fare di noi degli strumenti di questo agire divino.

Esse fanno di noi anche i testimoni di quest’opera potente del Signore. Ieri ho partecipato alla messa crismale nella cattedrale di Bangui. I cristiani erano molto numerosi. Probabilmente non sono quelli che vivono nei campi di rifugiati. Ma qui, tutti, hanno qualcuno della famiglia che è in esilio da qualche parte, la cui casa è stata saccheggiata. Tutti ormai hanno perduto persone care, falciate dall’odio e dalla violenza. Eppure tutti hanno cantato e danzato come gli africani sanno fare nelle liturgie, hanno lodato il Signore che continua a proteggerli e a benedirli.

Sono convinto che anche quelli che attraversano momenti di grande pena e di grande sconforto riceveranno dal Signore, in questo tempo di Pasqua, la consolazione e la pace del cuore. Queste infatti non sono condizionate dall’assenza di preoccupazioni e di sofferenze, ma sono il dono che Dio fa a chi si abbandona a lui nella fiducia, qualunque sia la sua situazione!

Ieri, subito dopo la messa crismale, notizia drammatica: il vescovo di Bossangoa e alcuni suoi preti sono stati presi in ostaggio dalla Seleka, mentre Il vescovo riconduceva alcuni sacerdoti senza automobile, alla loro parrocchia. E’ ancora fresco nella nostra memoria il ricordo della morte del P. Frans Van Der Lught in Siria, una decina di giorni fa! Che anche qui si cominci a fare martiri? Meno male che questa mattina la buona novella ci è stata portata dalla radio: il vescovo e i preti sono stati liberati. Aspetto di avere qualche dettaglio su questa vicenda per capire la lezione che conviene trarne.

Ci è difficile fare previsioni. Si può solo affermare che il ritorno della pace e della concordia in RCA reclamerà tempi molto lunghi, e molto sostegno da parte della comunità internazionale e specialmente africana. Noi ci disponiamo dunque a vivere una lunga, attiva e paziente attesa dell’uscita dal tunnel della stoltezza dell’uomo e del ritorno alla saggezza.

Unite la vostra preghiera alla nostra perché non cessiamo mai di sperare e di amare senza discriminazioni da buoni figli del Padre celeste, che fa nascere il suo sole sui buoni e sui cattivi e cadere la sua pioggia sui giusti e sugli ingiusti.

Una Pasqua di pace e di gioia a tutti. E un grosso abbraccio.

P. Dorino Livraghi sj

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Centrafrica, 19 apr 2014

French.china.org.cn | Aggiornamento del 19-04-2014

Padre Cristof Formane Wilibona, parroco nella diocesi di Paoua Bossangoa (Nord), è stato ucciso Giovedì da nomadi Mbororò armati, vicini agli ex ribelli Seleka, mentre stava per andare ad un incontro della comunità  della sua parrocchia, dopo una Messa celebrata il giorno prima a Boguila, una città vicina, e altri tre sacerdoti sono stati rapiti in Batangafo (Nord) e sono tuttora detenuti dai loro rapitori , ha detto Padre Frederic Tonfio, vicario generale della diocesi di Bossangoa.

“Il parroco è stato ucciso mentre si stava dirigendo a Paoua in moto. Non conosciamo le motivazioni di coloro che lo hanno ucciso. Secondo le mie informazioni, c’è un gruppo di nomadi musulmani armati che minacciano la città di Paoua” , riferito padre Federico Tonfio in una intervista telefonica.

Le autorità della Chiesa cattolica si sono rivolte presso le forze operative francesi Sangaris per recuperare i resti del presule assassinato, ma è stato loro risposto che “Questi Mbororò tengono ancora il corpo del sacerdote. Non possiamo andare da loro, perché non sappiamo le loro vere intenzioni”, quindi ci potrebbe essere ancora pericolo.

L’assassinio di Padre Cristof Formane Wilibona è avvenuto due giorni dopo il sequestro del Vescovo di Bossangoa, Mons. Nestor Nongo Azagbia con tre dei suoi sacerdoti, da parte di ex ribelli Seleka all’ingresso della città di Batangafo dopo una visita pastorale alla regione e portati nella vicina città di Kabo, come da informazioni ricevute dalla fonte.

Contattato da Xinhua, un sacerdote di una zona differente ha riservato ogni commento, dicendo solo di sperare che“la Misca (Missione internazionale a sostegno dell’Africa sub-Autorità centrale, ndr) e il personale di Sangaris  facciano qualcosa” per la liberazione dei quattro sacerdoti.

Il Generale Mohamed Moussa Dhaffane, capo ad interim della ex alleanza ribelle di Seleka che ha portato al potere 24 Marzo 2013 il suo leader Michel Djotodia dopo il rovesciamento del regime di François Bozizé, ha riconosciuto che di questo rapimento è stata informata anche la sua organizzazione, perchè: “comandanti di zona sono stati mobilitati e hanno contribuito a trovare i presuli,” ha detto senza precisare le ragioni di tale  azione e la possibilità di rilascio degli ostaggi.

Questa è la prima volta in cui si viene ad avere  una situazione del genere dopo l’avvento degli ex ribelli Seleka che in precedenza si erano astenuti dall’attaccare i responsabili dei luoghi di culto, anche se in molte parrocchie cattoliche ci sono stati saccheggi e atti di vandalismo da parte di questi uomini armati che hanno perso il controllo del loro potere dopo le dimissioni forzate del loro leader il 10 gennaio sotto pressione da parte dei leader Africa centrale e la Francia.

Fonte: Xinhua

Repubblica Centrafricana: sacerdote ucciso in Paoua e altri quattro detenuti da ex ribelli Seleka Batangafo

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Come vivere la Gioia della ressurrezione in Centrafrica??

Africa centrale: la settimana Santa di Pasqua nel caos

da journaldebangui.com – Luidor di Nono – 18/04/2014

Per tre giorni, i cristiani di tutto il mondo celebrano la Pasqua, la resurrezione di Cristo, ma in Repubblica Centrafricana è ancora tragedia.

Considerando che a differenza dell’Occidente in cui la Pasqua è anche sinonimo di cioccolato, agnello, coniglio, campane, uova dipinte … che sono rituali e che rappresentano il rinnovamento, l’Africa, per questa festività ha sempre mantenuto solo il suo lato cristiano e questa festa rappresenta un’opportunità per ricongiungimento nazionale.  Tra i cattolici, le celebrazioni iniziano già dal Mercoledì per continuare fino a Domenica. Venerdì è il giorno dei percorsi che attraversano quasi tutte le strade del continente, è impossibile muoversi a mezzogiorno perchè le folle si riuniscono a ogni incrocio di strada e gli angoli per commemorare le sofferenze di Cristo.
Ma in Centrafrica,  Mercoledì scorso, la comunità cattolica è stata scossa dal sequestro del Vescovo di Bossangoa, Nestor Désiré Nongo Aziagbia, insieme ad altri tre religiosi della sua diocesi, nel nord del paese da un gruppo di miliziani Seleka. Dopo l’eccitazione della situazione e diverse ore di trattative il prelato è stato rilasciato il Giovedi, 17 aprile alla mattina.
La prova che la Chiesa cattolica, l’ultima autorità che rimane, disturbi le altre forze forti sul campo, fa sì che i cristiani continuino ad essere perseguitati. Quello stesso Mercoledì è stato il capo della transizione Catherine Samba Panza che ha discusso con i delegati provenienti da 49 siti per sfollati a Bangui, la questione del ritorno volontario e graduale alle loro rispettive case. Una lunga via crucis per tutte le parti presenti presso il complesso sportivo Bartolomeo Boganda. Mentre la stagione delle piogge minaccia pericolosamente le loro condizioni di vita, rappresentanti dei siti che si sono succeduti al forum hanno sollevato la questione di insicurezza nei rispettivi settori. Infatti, il conflitto in R.C.A. in corso dal dicembre 2013 non è un conflitto interreligioso, anche se si vuole far credere tale. Jean Claude Malabi, delegato del sito all’aeroporto di Bangui M’Poko dice: “Il disarmo delle zone dei distretti 3 °, 5 ° e 8 ° ci sta molto a cuore.  Gli sfollati vogliono lasciare l’aeroporto e rientrare  nelle loro case “, ha affermato. Il rappresentante degli sfollati dalla moschea centrale, Omar Mukhtar, ha espresso il desiderio della maggior parte di questi fratelli e sorelle, di lasciare il paese a causa delle violenze che subiscono. ” Nel 5 °, 8 ° e anche alcuni quartieri di Bangui, i musulmani non hanno case. Sono state tutte distrutte. Gli individui in circolazione non sono sicuri. 

© afp.com – Andreas Solaro
Papa Francesco, nella Messa del Giovedi ha richiamato i sacerdoti cattolici di tutto il mondo a trasmettere la “gioia” intorno a loro e fare della Chiesa una “casa con le porte aperte”, pur rimanendo nella “fedele e obbediente ” adesione alla croce
Mentre il triduo di Pasqua è iniziato, ancora una volta, la comunità cristiana internazionale avrà gli occhi puntati sulla Repubblica Centrafricana, dove la comunità internazionale è in una posizione molto delicata. In tale contesto, il messaggio di Papa Francesco è atteso. Ha ricevuto nel mese di marzo, i tre rappresentanti cattolici, protestanti e musulmani centrafricani. Sono stati accolti a Roma dalla comunità italiana di Sant’Egidio, specializzata in mediazione dei conflitti, l’Arcivescovo di Bangui Dieudonné Nzapalainga reverendo Nicolas Guerekoyame-Gbangou e Imam Umar Kobine Layama, hanno incontrato il Papa al termine del Udienza generale, in San Pietro. Secondo Radio Vaticana, il Papa li ha incoraggiati a rimanere “uniti, vicino alla gente, continuando la loro opera contro ogni divisione . ” In Africa centrale, dove “non rispettiamo nulla,” dove “è inaudito” dove “il caos costante” dove si parla insistentemente di “genocidio”, dove “i giovani non sognano più, “è con coraggio e perseveranza, che i tre capi religiosi  africani si sono mossi congiuntamente per l’armonia di tutta la popolazione. Sono ancora fuori questa settimana da Bangui, e continuano a ribadire che il conflitto non è “religioso”, ma alimentato da interessi politici, come affermato durante la settimana di sensibilizzazione sulla coesione sociale, finanziato dal Catholic Relief Services (CRS), che si è svolta a Bangui, la capitale. In questo difficile contesto la Domenica di Pasqua è di solito giorno di battesimi, comunione, cresima … molti bambini celebrano in, questo giorno, la loro appartenenza alla chiesa e le famiglie tengono molto a fare grandi feste, ma la situazione attuale è molto precaria e non suggerisce di fare secondo la tradizione.

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Piovono ….. milioni di franchi C.F.A.!!  Continua la dipendenza dalla Francia!

Centrafrica, 18 aprile 2014

Più di 130 milioni dA Parigi per le elezioni che si dovranno tenere in R.C.A. entro i primi mesi del prossimo anno

Bangui (Centrafrica, 18/04/2014 h 12:40:53 – L’autorità nazionale elettorale centrafricana (NSA) e l’Ambasciata di Francia a Bangui hanno firmato oggi, 18 Aprile 2014, due contratti di finanziamento per un totale di più di 130 milioni di CFA.

Accordi in tal senso sono stati sottoscritti presso la sede della NSA a Bangui dal presidente di questa istituzione, Dieudonné Kombot Yaya e dall’ambasciatore di Francia, Jean Charles Malinas.

Questa firma segna l’inizio dell’attuazione degli impegni della repubblica francese comprendente sostegno del processo elettorale che dovrebbe porre fine alla transizione.

Secondo una fonte vicina alla Ambasciata di Francia a Bangui, il primo accordo è stato pari a oltre 96 milioni saranno utilizzati per riabilitare la sede dell’autorità nazionale elettorale (NSA) e la seconda, stimati a oltre 37 milioni di euro è per attività operative di tale organismo.

”Sono qui per due motivi, il primo dei quali è che la Francia concretizzerà, direi in modo materiale, la sua collaborazione con le elezioni dell’Autorità Nazionale con la firma di questi accordi” , ha sottolineato l’ambasciatore Francia, Jean-Pierre Malinas.

Rispondendo al diplomatico francese, il presidente Kombot Yaya ha detto di essere felice di questo finanziamento. ” Posso assicurarvi, Signor Ambasciatore che i fondi stanziati per la NSA saranno utilizzati in conformità con il  dettagliato delle assegnazioni iniziali alla relazione finanziaria di sostegno” ha promesso il presidente della NSA.

 “ E ‘anche chiaro, ha aggiunto che solo la volontà non è sufficiente. La volontà non manca. Ma è evidente che la situazione richiede notevoli risorse” .

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Centrafrica, 18 aprile 2014

Uno dei capi Anti-Balaka, Patrice Edward Ngaïssona, posto sotto controllo giudiziario

da Vincent Duhem -jeuneafrique.com: Il coordinatore politico degli anti-Balaka, Patrice Edward Ngaïssona, è stato posto ieri sotto controllo giudiziario.

Le cose vanno male per il 42enne ex ministro del presidente François Bozizé e auto-proclamatosi coordinatore politico di anti-Balaka, posto Giovedi 17 aprile sotto controllo giudiziario dalla giustizia Centrafricana.

“E ‘stato intervistato da noi a Bangui nella sede della Gendarmeria Nazionale nel tardo pomeriggio per due ore. Si è poi deciso di lasciarlo in libertà provvisoria sotto controllo giudiziario. Verrà controllato due volte settimana, Martedì e Venerdì, in modo da poter assicurare la sua presenza nel territorio R.C.A.”  ha detto, in una dichiarazione rilasciata a Jeune Afrique,  il procuratore Ghislain Gresenguet, concludendo che: “Un’inchiesta giudiziaria è stata aperta, ed ora in corso”.

Nell’ambito di un mandato precedente, in un’operazione condotta dall’esercito francese e Misca che ha portato all’arresto di diversi leader dei miliziani anti-Balaka, Ngaïssona era fuggito all’inizio di febbraio

Anti-Balaka - Patrice Central Edward Ngaïssona posto sotto controllo giudiziario
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Fortunatamente il sequestro è durato poco e non ci sono state gravi conseguenze!

CENTRAFRICA, 17 aprile  2014 – h 13:35 

LIBERI IL VESCOVO DI BOSSANGOA E I TRE SACERDOTI

 

“Il vescovo di Bossangoa e i tre sacerdoti che erano con lui sono stati rilasciati mezz’ora fa”: lo ha confermato alla MISNA l’arcivescovo di Bangui, Dieudonné Nzapalainga secondo cui i religiosi si trovano nelle vicinanze della città di Batangafo, al confine con il Ciad.

“Gli ho parlato e mi ha detto di stare bene” afferma l’arcivescovo, a cui monsignor Nestor Désiré Nongo Aziagbia ha raccontato di essere stato fermato assieme agli altri ad un posto di blocco dei miliziani Séléka nei pressi della cittadina, mentre erano in viaggio. Da qui sono stati condotti ad una base della guerriglia, dove hanno incontrato alcuni capi del movimento.

“Uno di loro era originario di Bossangoa e ha chiesto notizie della situazione nella zona. Voleva sapere soprattutto degli abitanti musulmani, migliaia di persone costrette a fuggire dagli attacchi delle milizie Anti-Balaka” ha raccontato il vescovo a monsignor Nzapalainga.

Fonti della MISNA nella zona confermano che il gruppo è ora in viaggio verso Bossangoa, scortato da soldati della missione africana Misca.

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Proprio ieri (16 Aprile 2014) si rifletteva sulla situazione ancora grave in R.C.A., malgrado gli sforzi diplomatici e militari delle forze “di pace” Misca, Sangaris e dell’O.N.U., pubblicando comunque un articolo con gli auguri per la Pasqua, nella speranza di trovare la pace ed ora, controllando sugli aggiornamenti, ecco le tristi novità!!

da misna CENTRAFRICA, 17 Aprile  2014 – 8:58 

SEQUESTRATO IL VESCOVO DI BOSSANGOA E TRE SACERDOTI

 

Il vescovo di Bossangoa, Nestor Désiré Nongo Aziagbia, è stato sequestrato ieri assieme a tre sacerdoti della sua diocesi, nel nord del paese, da un gruppo di miliziani della Seleka. A darne notizia alla MISNA è l’arcivescovo di Bangui, monsignor Dieudonné Nzapalainga.

“Nella tarda serata di ieri mi ha chiamato il vescovo di Bossangoa, che mi ha confermato di essere stato prelevato dalla sua abitazione assieme ad altri tre religiosi” spiega, “ma per il momento non ho altre informazioni al riguardo”.

Di sicuro, nella città “sono presenti forze della MISCA, la missione di peacekeeping africana dispiegata nel paese, che sono in contatto con questo gruppo di rapitori della Seleka” aggiunge monsignor Nzapalainga.

Nelle scorse settimane, fonti della MISNA avevano espresso il timore che le truppe ciadiani della missione africana, costrette a ritirarsi dopo una serie di tensioni con altri contingenti, potessero occupare le regioni settentrionali, alleandosi con la Seleka (costituita per lo più da ciadiani e sudanesi, ndr) con l’obiettivo di sfruttare il petrolio e le altre risorse della zona.

Il vescovo di Bossangoa, vicepresidente della Conferenza episcopale del Centrafrica e l’arcivescovo Nzapalainga avevano firmato nei giorni scorsi una vibrata lettera di proteste in cui criticavano la Misca per l’operato svolto finora, accusando le truppe africane di “proteggere le frontiere e gli interessi dei propri paesi e non la pace e la stabilità in Centrafica”.

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Sembra impossibile ma ad oggi (16 Aprile 2014) la situazione centrafricana non ha progressi costanti. Nel Paese regnano ancora troppo odio e troppa violenza.
da Presse du Centrafrique – R.C.A. – 16 aprile 2014

Migliaia di civili sono fuggiti dopo i recenti combattimenti in Centrafrica

Bangui 16/04/2014 (Reuters) – Migliaia di abitanti di Boguila, una città a circa 500 km a nord di Bangui, sono fuggiti dopo i nuovi combattimenti tra le milizie anti-Balaka e i soldati ciadiani che scortavano un convoglio di civili musulmani in fuga dal Centrafrica la scorsa settimana, hanno annunciato Médecins sans Frontières.

Secondo MSF, i soldati ciadiani stavano scortando in Ciad gli ultimi 540 musulmani abitanti della città di Bossangoa, a nord-ovest del paese, quando sono stati attaccati da miliziani anti-balaka.

Il combattimento ha lasciato almeno tre feriti e ha portato la maggior parte delle persone Boguila, circa 7.000 persone, “a fuggire nella boscaglia in preda al panico”, ha detto Stefano Argenziano, capo missione di MSF in R.C.A., in una dichiarazione resa Martedì 15 Aprile, senza essere in grado di fornire una valutazione più accurata perché MSF non hanno accesso alla regione settentrionale del Balaka Centrale, dove le milizie si vendicano degli abusi fatti lo scorso anno alla popolazione da parte della ex Seleka, l’alleanza ribelle a maggioranza musulmana che ha spodestato il presidente François Bozizé il 24 Marzo 2013.

I soldati ciadiani svolgevano le proprie mansioni nell’ambito della missione dell’Unione Africana (Misca), che tenta di stabilizzare il paese a fianco dei soldati francesi dell’operazione Sangaris, scortando decine di migliaia di civili musulmani che volevano mettersi al sicuro in questi mesi.

Il presidente ciadiano Idriss Deby ha annunciato il loro ritiro all’inizio di questo mese a causa di frequenti scontri con la popolazione cristiana e  animista, che li accusava di tutela degli ex Seleka.

Migliaia di civili sono nuovamente fuggiti dopo i recenti combattimenti in Centrafrica
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16 Aprile 2014 –  Il Ciad ha annunciato di aver completato il ritiro dei propri uomini dalla forza multinazionle africana della Misca, ribadendo che la sua decisione di ritirarsi dalla missione in Centrafrica è irrevocabile.
Il Ciad ha annunciato di aver ritirato tutte le sue truppe dalla centrale
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Ministro dell'Istruzione Centrafricano rassicura il suo omologo Ciadiano
R.C.A.  16 Aprile 2014 –
Il Centrafrica ringrazia il Ciad per l’impegno militare nella forza di pace Misca, assicurando che non ritiene negativo l’operato dei soldati ciadiani sul territorio dello stato centrafricano.
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La Cina si dimostra vicina al Centrafrica!!! (O ai suoi interessi???)
15 Aprile 2014

Cina accoglie una missione di pace in Centrafrica

da Centrafrique-presse.com – fonte Xinhua – 15/04/2014

La Cina attribuisce grande importanza alla situazione in Centrafrica e accoglie con favore l’adozione della risoluzione 2149 del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, ha detto a Pechino il portavoce del ministero degli Esteri cinese Hong Lei in una conferenza stampa regolare. Il Consiglio di Sicurezza dell’O.N.U., giovedì scorso, aveva votato all’unanimità a favore dell’invio di 12.000 caschi blu nella Repubblica Centrafricana, dove il perdurare della violenza tra cristiani e musulmani fa temere un genocidio.

Il Consiglio ha inoltre deciso che la missione internazionale di supporto nella direzione dell’Africa centrale (Misca), attualmente schierato nel paese per contribuire a ristabilire l’ordine, trasferirà le sue responsabilità alla multidimensionale Missione delle Nazioni Unite integrata per la stabilizzazione della Repubblica Centrafricana (MINUSCA), il 15 settembre 2014.

“La Cina spera che questa missione di pace svolga un ruolo positivo nella pacificazione e stabilizzazione della situazione in Africa centrale”, ha detto Hong. Il portavoce ha inoltre invitato la comunità internazionale a continuare il suo sostegno logistico alla Misca e a trasferire agevolmente le proprie responsabilità al MINUSCA.

La crisi in Africa centrale, che ha avuto inizio nel dicembre 2012, ha fatto diverse migliaia di vittime e lasciato 2,2 milioni di persone, circa la metà della popolazione, dipendente dagli aiuti umanitari.  E’ stata recentemente osservata a Bangui, capitale del paese l’ntensificazione della lotta tra cristiani e musulmani.

Nel dicembre 2013, il Consiglio di sicurezza ha autorizzato il dispiegamento di 2.000 soldati francesi e 6.000 truppe africane per aiutare a ripristinare l’ordine nella capitale. Ai primi di marzo, il Segretario Generale delle Nazioni Unite Ban Ki-moon ha proposto il dispiegamento di una forza di peacekeeping composta da 12.000 caschi blu per proteggere i civili,  e anche la Cina dè il suo parere favorevole.

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da http://centrafrique-presse.over-blog.com/ Centrafrica, 15 Aprile 2014

tre persone della stessa famiglia uccise a Bangui

Bangui, 15 aprile 2014 (AFP) – Tre persone di una stessa famiglia sono state uccise nelle loro case nella notte tra Lunedi a Martedì da uomini armati sconosciuti che hanno perquisito la loro casa e poi hanno sparato, questo è quanto appreso da portavoce della forza africana (Misca). I parenti delle vittime, amareggiati dall’insicurezza in diverse aree della capitale Centrafricana, hanno trasportato il corpo alla costruzione del primo ministro per chiedere alle autorità di agire. Il governo non aveva ancora risposto a questi nuovi atti di criminalità nemmeno nel pomeriggio di oggi.

Secondo un ufficiale della Misca, “elementi burundesi (la forza africana) sono stati allertati nella notte da un giovane che correva verso di loro per evitare la presenza di un gruppo di individui armati nella casa” nella zona di PK-5 (zona centrale di Bangui).

Questi sconosciuti “hanno cominciato a colpire i membri della famiglia, di almeno tre persone (…) Quando i nostri uomini cono arrivati sulla scena, hanno scoperto tre corpi, tra cui quello di un bambino sotto 15 anni “, ha detto l’ufficiale, che ha chiesto l’anonimato.

Anche se le uccisioni su larga scala si sono fermate, le violenze intercomunitarie e settarie sono ancora quotidiane del paese, in particolare a Bangui, dove questi atti sono accompagnati da una aumento della criminalità, facilitata dall’assenza di forze dell’ordine statali del Centrafrica e la profusione di armi da guerra.

R.C.A.: tre persone della stessa famiglia uccise a Bangui
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R.C.A. 14 Aprile 2014

Centrafrica: sono due i morti durante l’attacco alla residenza di un ex capo di stato maggiore

Bangui, 14 aprile 2014 (AFP) – Due persone sono state uccise e altre ferite nel centro di Bangui in un attacco respinto dalla Misca, in cui uomini armati hanno colpito la residenza dell’ex Capo di Stato Maggiore dell’Esercito Centrale, come ha dichiarato oggi un ufficiale della forza africana.

“Colpi di arma da fuoco sono stati sentiti nei pressi della residenza dell’ex capo di stato maggiore (Domenica) alle ore 21 circa. Secondo i nostri membri (…) si trattava di elementi armati anti- Balaka, il numero sarebbe di circa dieci “, ha detto la fonte, aggiungendo che la guardia, sostenuta dalla forza africana aveva subito risposto.

“Lo scambio di fuoco è durato per alcuni minuti. Due aggressori sono stati uccisi. Altri feriti sono riusciti a fuggire., Ma il loro numero esatto non è noto. Entrambi avevano amuleti usurati sul corpo, amuleti, coltelli. Uno di loro aveva un Kalashnikov “, ha aggiunto l’ufficiale.

L’ex capo di stato maggiore, generale dell’aviazione in pensione Ferdinando Bombayeke , alta figura militare centrafricana, è stato arruolato per due anni nell’esercito dal presidente Michel Djotodia, l’ex capo della coalizione ribelle Seleka al potere tra marzo 2013 e gennaio 2014. Questo attacco è solo l’ultimo di una serie che ha colpito persone vicine all’ex Seleka.

Centrafrica: sono morte due persone durante l'attacco alla residenza di un ex capo di stato maggiore

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da misna: CENTRAFRICA, 14 Aprile 2014 –  h.16:04 

NEL NORD-EST CIVILI NELLA MORSA DEI MILIZIANI 

“A Grimari stanno sparando forte dalle prime ore del giorno. In città sembra siano arrivati gli Anti-Balaka che stanno prendendo d’assedio il quartiere musulmano. La gente ha cercato rifugio presso i soldati francesi di Sangaris, ma sono stati respinti, così è affluita verso la missione ed è stata alloggiata al centro catechistico”: lo riferiscono fonti dei missionari comboniani in Centrafrica, che esprimono “preoccupazione” per le violenze in corso nella sub prefettura della regione di Ouaka, circa 220 km ad est di Bangui.

Rimozione ciadiani Centrale: il Misca riorganizza

La testimonianza missionaria giunte da un paese in subbuglio da più di un anno, dove i civili sono  nella morsa delle milizie di autodifesa Anti-Balaka da una parte e dell’ex ribellione Seleka dall’altra.

Ieri, a trovare rifugio nelle foreste del nord sono stati circa 7000 abitanti della località di Boguila, a causa di un attacco lanciato da gruppi armati locali – presumibilmente Anti-Balaka – contro un convoglio dei soldati ciadiani della Misca che scortavano 540 musulmani originari di Bossangoa, fino a Goré, a sud del Ciad. “Abbiamo sentito una forte esplosione seguita da intensi spari d’arma da fuoco. Poco dopo abbiamo visto gli abitanti scappare dalle proprie case per ripararsi nelle foreste circostanti” ha denunciato l’organizzazione medico-sanitaria Medici senza frontiere (Msf), che sta curando i feriti sia a Boguila che nella vicina Poua.

Dallo scorso dicembre più di 300.000 persone tra cittadini centrafricani e di altre nazionalità, di confessione musulmana, stanno abbandonando il paese per non subire le rappresaglie degli Anti-Balaka, come vendetta per le violenze infierite per mesi dall’ex coalizione ribelle Seleka (musulmana). Sono scappati nei confinanti Ciad, Camerun e Repubblica democratica del Congo.

Dal Camerun fonti dell’Alto commissariato Onu per i rifugiati (Acnur) hanno annunciato di prestare assistenza ad alcuni rifugiati centrafricani feriti a colpi di machete e proiettili, dopo una fuga durata tre mesi. Le milizie Anti-Balaka bloccano parte delle strade che portano al confine, costringendo gli sfollati a attraversare la giungla per raggiungere il paese vicino.

Intanto tensioni accese vengono segnalate  anche a Bria, dove alcune fazioni della Seleka si oppongono con la forza al dispiegamento in città, in corso dalla scorsa settimana, di soldati africani della Misca e di truppe francesi di Sangaris.

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Repubblica Centrafricana: Bangui senza carburante già da cinque giorni a causa di uno sciopero del personale della SOCASP (DISTRIBUZIONE CARBURANTI)

da journaldebangui.com con le agenzie – 14/04/2014

Lo  staff del SOCASP dice che toglierà il blocco dei depositi quando saranno pagati i loro stipendi

La maggior parte dei distributori di benzina sono chiusi

La carenza di benzina prevale a Bangui, la capitale R.C.A. da diversi giorni a causa di uno sciopero da parte del personale di stoccaggio di petrolio Society centrale. Una lunga fila di veicoli, la maggior parte dei quali sono i taxi si forma alle tre stazioni della capitale. “Siamo stati qui per più di 72 ore “, ha detto uno dei passeggeri in attesa sul luogo della fornitura per diversi giorni.  Lo sciopero è al suo quinto giorno.
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13 aprile 2014 – h 11,53

Calcio: R.C.A. l’amichevole contro la Gran Bretagna per la “pace”

Calcio: R.C.A. l'amichevole contro la Gran Bretagna per la "pace"

 http://www.africatopsports.com/   da  STEVEN LAVON

Lacerato da una guerra assurda da oltre una anno,  il Centrafrica è al centro delle preoccupazioni degli atleti, il capitano della sua squadra nazionale, Yamissi, ha lanciato l’allarme più volte, sempre con l’obiettivo di portare la pace, la solidarietà. Ora un match amichevole per la pace è in programma per il 20 maggio.

L’incontro riunirà il Fauves Ubangi nella selezione della Gran Bretagna Vannes. Il team della Bretagna, solitamente guidato da Claude Leroy sarà guidato da giocatori in Ligue 1 tra cui Romain Danze, Gaël Danic, Etienne Didot, ecc.

La partita  è stata chiamata  “domani Centrafrica.”

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Centrafrica – 13 aprile 2014

UNHCR (Organismo per i diritti dei rifugiati) condanna gli attacchi degli anti-Balaka  contro i civili  fuga verso il Camerun

12/04/2014 – L’Agenzia delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR) ha espresso preoccupazione per la situazione di migliaia di centrafricani che cercano di attraversare il confine tra la Repubblica Centrafricana e il Camerun. Sulla base delle prove raccolte sul posto, due rappresentanti sostengono che i civili sono stati attaccati dai miliziani anti-Balaka.   Sulla strada dell’esodo, il caos: il Dr. Paul Spiegel, HRC esperto medico dice, indicando le immagini che si ripetono quotidianamente: “Quelli che vediamo qui sono solo rifugiati della R.C.A. – In un giorno, oltre 1.000 persone hanno attraversato il confine “

Il medico ha girato un video mentre si trovava nei pressi del villaggio camerunese Gbiti sul fiume che fa da confine tra il Camerun e CAR. e ora mostra i rifugiati mentre attraversano il fiume per essere in parte camerunese.

Nelle immagini, ci sembra di vedere persone che hanno le ginocchia gonfie. Ma questa non è una cosa grave. Quello che vediamo qui e che preoccupa di più sono infatti gli effetti della malnutrizione. Non solo i bambini, ma anche gli adulti. Hanno il corpo molto esile. Alcuni sono in cammino da tre mesi, alcuni arrivano da Bangui. Hanno dovuto nascondersi di notte e si nutrono principalmente di foglie e bevono acqua non potabile“.

Secondo il dottor Spiegel, molti rifugiati sono stati feriti da un proiettile o da colpi di machete, e altri sono stati costretti a fare molte deviazioni per evitare le milizie anti-Balaka bloccando le strade principali.   Chi coordina la situazione dei rifugiati R.C.A. all’UNHCR ha ricevuto numerose testimonianze del Centrafrica, del Ciad e del Camerun, testimoniando di aver incontrato i rifugiati e gli sfollati interni in condizioni profondamente traumatizzate. “Sia in esilio o nel proprio paese, sono persone intrappolate, catturati in un nido di vipere. E non c’è modo al momento. Abbiamo il dovere di aiutare gli africani centrali a fermare questa discesa nel caos, questa discesa agli inferi “.

In Camerun il campo Gbiti ospita già 15.000 rifugiati. Eppure è solo un luogo di transito. l’UNHCR cerca di stabilire campi permanenti e incoraggia i rifugiati a integrarsi nelle comunità circostanti.

da Voice of America (VOA)

UNHCR condanna gli attacchi degli anti-Balaka contro i civili in fuga in Camerun
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Centrafrica: tutti i musulmani di Bossangoa sono partiti per il Ciad

Bangui, 12 Aprile 2014 (AFP) – E’ stato appreso dalla polizia nella città di Bossangoa che sabato più di un migliaio di profughi musulmani che occupavano due campi all’interno della città, si sono spinti nel nord della Repubblica Centrafricana, per sfuggire alle violenze delle milizie anti-Balaka lasciando tutti  l’area in direzione confinante verso il Ciad

«Più nessun musulmano rimane Bossangoa. Chiunque viveva trincerato nella scuola coranica nella diocesi, ha lasciato la città giovedi dirigendosi al nord. Sono stati scortati dai membri della forza africana fino al confine tra il Ciad e la Repubblica Centrafricana “, ha detto una fonte della polizia.

“La tendenza in Bossangoa era già per il ritorno delle popolazioni nei quartieri musulmani, ma si sentiva che non sarebbero stati sicuri e che la loro partenza invece potrebbe garantire  la loro vita”, ha aggiunto la fonte.

Nel mese di settembre, la violenza era scoppiata nella regione di Bossangoa, a 150 km dal confine con il Ciad e la vicina Bouca. Le milizie Anti-Balaka di autodifesa prevalentemente cristiane, hanno attaccato e ucciso civili musulmani dopo le gravi ritorsioni e violenze messe in atto dai ribelli della coalizione Seleka, a maggioranza musulmana, che erano saliti al potere il 24 Marzo 2013. Da allora in questa zona sono state uccise almeno 150 persone e centinaia sono i feriti e più di un migliaio sono i profughi.

Centrafrica: tutti i musulmani Bossangoa partiti per il Ciad
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Un po’ di aggiornamenti televisivi in data 11-12-13/04/2014:
segnalato sull’Home page servizio televisivo sul settimanale del Tg3 Liguria con diversi aggiornamenti sulla salute di Hippolyte e intervento nella trasmissione domenicale a cura di Massimo Giletti (vedi anche appuntamenti di Aprile) a proposito degli aiuti umanitari partiti dall’Italia l’8 Aprile 2014, tra i quali c’era anche il materiale sanitario raccolto in precedenza dalla nostra Associazione e inviato tramite corriere insieme a quello di altri organismi di volontariato.
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da misna -CENTRAFRICA-11/04- aprile 11, 2014 – 14:22

SOLLIEVO PER MISSIONE ONU, MA “SERVONO RINFORZI SUBITO”

Atteso da settimane, è stato accolto con “sollievo” dalla popolazione il via libera del Consiglio di sicurezza dell’Onu al dispiegamento di una missione di 12.000 peacekeepers in Centrafrica a partire dal 15 settembre.

“Ci complimentiamo con la decisione del Consiglio di sicurezza, ma le pulizie etniche continuano e altre migliaia di persone rischiano ancora di perdere la vita” ha avvertito monsignor Dieudonné Nzapalainga. “Visto che la forza Onu verrà dispiegata solo a settembre, chiediamo un sostegno immediato alla missione africana Misca per migliorare la sicurezza nei prossimi cinque mesi” ha aggiunto l’arcivescovo di Bangui.

“Ci sono rischi che permangono nel nostro paese, questo va sottolineato. Nel ventennale del genocidio in Rwanda, l’insegnamento da trarre è che una mancanza di impegno politico può portare ad una catastrofe” ha dichiarato l’imam Omar Kobine Layama, presidente della comunità islamica centrafricana, sottolineando che “l’invio di caschi blu dell’Onu deve far parte di una strategia a lungo termine per riportare la pace e la sicurezza nel nostro paese”.

Dal canto suo il reverendo Nicolas Guérékoyamé-Gbangou, presidente dell’Alleanza evangelica centrafricana, ha  evidenziato la situazione disperata sul terreno per “più di 2 milioni di civili che necessitano di assistenza umanitaria”.

Intanto, mentre 850 soldati ciadiani della Misca hanno cominciato a ritirarsi da Bangui dopo una serie di tensioni con altri contingenti, con le autorità locali e con l’Onu, nella capitale sono cominciate le pattuglie della missione europea in Centrafrica (Eufor).

Per alcuni osservatori locali citati dalla stampa centrafricana “l’invio di caschi blu dell’Onu potrebbe consentire di bloccare il piano franco-ciadiano di colonizzazione brutale del nostro paese”, anche se è stata l’ex potenza coloniale ad aver proposto la risoluzione al Consiglio di sicurezza. Fonti locali della MISNA hanno espresso il timore che i ciadiani della Misca possano occupare le regioni settentrionali, alleandosi con la Seleka (costituita per lo più da ciadiani e sudanesi, ndr), con l’obiettivo di sfruttare il petrolio e le altre risorse. La presidente di transizione Catherine Samba Panza ha già chiesto all’Onu di addestrare e riarmare i soldati centrafricani, stimati in 8000 uomini, affinché possano contribuire anche loro alla sicurezza del paese.

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11 Aprile 2014 – Da circa un anno l’ONU si interessa al Centrafrica approvando una serie di risoluzioni. L’ultima ci dice che finalmente i Caschi Blu saranno operativi, ma …….solo dal mese di settembre!!  Si riuscirà, nel frattempo, a tenere sotto controllo la situazione sempre tragica e con continuo spargimento di sangue??

Poveri Caschi Blu!!

In ogni caso: … poveri Caschi Blu!!  Sembrano già un po’ spaesati!!

10 Aprile 2014 – h 18:02 CENTRAFRICA

VIA LIBERA A MISSIONE ONU, DISPIEGATA A SETTEMBRE

E’ stata approvata all’unanimità del Consiglio di sicurezza dell’Onu la risoluzione – proposta dalla Francia – che autorizza il dispiegamento di una missione di 12.000 caschi blu in Centrafrica. Della Missione multidimensionale integrata di stabilizzazione delle Nazioni Unite (Minusca) faranno parte 10 000 soldati e 1800 agenti di polizia.

I peacekeepers dell’Onu subentreranno il prossimo 15 settembre ai circa 6000 soldati della forza africana Misca, costituita da contingenti di Burundi, Camerun, Congo, Repubblica democratica del Congo, Gabon, Guinea equatoriale e Rwanda. Il comando della futura missione Onu – con un mandato iniziale fino ad aprile 2015 – dovrebbe essere affidato ad un africano.

Protezione dei civili e degli operatori umanitari, mantenimento dell’ordine, sostegno alla transizione politica, tutela dei diritti umani e arresto dei responsabili di violenze e violazioni: saranno queste le azioni prioritarie dei peacekeepers, chiamati anche ad addestrare le truppe centrafricane e a monitorare l’embargo sulle armi.

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articolo “posteggiato” in attesa di traduzione definitiva

AUTO: In attesa di peacekeepers, la missione dell’Unione europea inizia a Bangui

Con journaldebangui.com e altri media – 2014/04/10

Mentre è iniziata la partenza dei ciadiani, gli elementi della missione dell’Unione europea in Africa centrale, ha iniziato a pattugliare nella capitale CAR

 

Secondo l’ufficiale alle comunicazioni della forza, colonnello François Guillermet “55 gendarmi arrivato” e hanno fatto “le loro prime uscite” nella capitale CAR. Questi elementi mobili francesi, sono destinati a far parte della missione dell’Unione europea in CAR (EUFOR), e sono sorvegliati da un funzionamento soldati francesi Sangaris. Nel frattempo il dispiegamento ufficiale di EUFOR, hanno cominciato a pattugliare in aree sensibili come PK5, una recente enclave musulmane in Bangui dove le persone sono assediati da anti-Balaka, armato milizie prevalentemente cristiana. Indossare uniformi della marina fatiche militari separati dell’esercito francese, la polizia erano armati con fucili automatici e viaggiare in veicoli 4X4 bianchi.

 

Bangui: una chiesa Evangelica incendiata da sconosciuti

da journaldebangui.com 10/04/2014

La Chiesa Evangelica dei Fratelli del quartiere “Gbaya Dombia” nel 3 ° distretto di di Bangui, è stata data alle fiamme da persone non identificate

La mattina del 9 aprile, il fuoco non era stato ancora estinto. I soldati francesi dell’operazione Sangaris sono arrivati sul posto con i responsabili di questa chiesa per rendersi conto del dramma. Secondo i funzionari della chiesa, è un atto criminale, orchestrato dai nemici della pace e della coesione sociale. “C’è una mancanza di rispetto per i luoghi di culto,” ha affermato uno di loro.

© france24.com
Image di repertorio
Il Pastore della chiesa,  Marc Kaparang, visibilmente in collera, accusa i giovani musulmani di aver organizzato l’incendio dell’edificio. “La constatazione è amara. Questo settore della città è stato abbandonato da più di tre mesi. E’ sotto il controllo dei nostri fratelli musulmani dal 5 dicembre 2013, la data dell’inizio delle ostilità a Bangui.
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La notizia di cui sotto era stata già riportata come dispaccio F24 alla data in  cui è avvenuta, però aveva qualche imprecisione. Ora è stata corretta.

da misna – 10 Aprile 2014 – h10:06 CENTRAFRICA

NUOVE VIOLENZE A DEKOUA

Almeno 30 persone sono state uccise e una decina sono rimaste ferite in nuovi scontri fra milizie armate rivali nell’area di Dekoua, circa 300 km a nord di Bangui. Secondo fonti della polizia locale, martedì mattina la milizia di autodifesa Anti-Balaka ha attaccato alcune postazioni degli ex ribelli della Seleka innescando combattimenti che si sono protratti per almeno quattro ore.

Stando alle stesse fonti, la maggior parte delle vittime sono civili colpiti da proiettili vaganti. Fonti di stampa riportano invece la versione di testimoni secondo i quali dopo l’attacco degli Anti-Balaka, la Seleka avrebbe effettuato rappresaglie contro la popolazione.

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da misna – 9 Aprile 2014 – h 16:02 CENTRAFRICA

RITIRO SOLDATI CIADIANI, SOLLIEVO A BANGUI MA PAURA AL NORD

 

“Ha suscitato grande sollievo tra la popolazione il ritiro dei soldati ciadiani, nei mesi scorsi resisi responsabili di violenze e gravi violazioni ai danni dei civili. L’ultimo episodio al Pk12, concluso con decine di morti e feriti, ha lasciato molta paura e rabbia”: lo dice alla MISNA padre Cyriaque Gbate, segretario generale della Conferenza episcopale del Centrafrica. “Le autorità hanno chiesto agli abitanti di Bangui di rimanere calmi e di non ostacolare il transito delle truppe di N’Djamena che hanno già cominciato a lasciare Bangui, per fortuna finora senza alcun incidente” prosegue l’interlocutore. Il contingente ciadiano di 850 uomini era stato dispiegato nell’ambito della Missione internazionale di sostegno al Centrafrica (Misca), sotto il comando dell’Unione Africana.

Se a Bangui la partenza dei soldati ciadiani è stata accolta positivamente, suscitando la speranza di un miglioramento sul piano della sicurezza, la situazione ancora instabile nelle remote regioni settentrionali si è invece fatta più tesa. Fonti della MISNA contattate a Bossangoa (300 km a nord) e a Kaga Bangoro (350 km) hanno riferito della “paura diffusa” della popolazione che teme di subire “nuove esazioni e soprusi” da parte dei militari diretti verso il Ciad. Centinaia di persone hanno trovato rifugio presso chiese e missioni mentre altre sono scappate nelle foreste.

Permangono altri focolai di tensione a Boda, 180 km da Bangui, dove nonostante la presenza della Misca e dei francesi di Sangaris migliaia di musulmani sono intrappolati e minacciati da civili e miliziani di autodifesa Anti-Balaka, che non vogliono più convivere con loro. “Dovranno essere rimpatriati nella capitale. Ci stiamo attivando per trovare una rapida soluzione” riferisce ancora padre Cyriaque. A Ndele (600 km da Bangui) la locale parrocchia è stata momentaneamente chiusa e la comunità maggioritaria cristiana sopravvive sotto le minacce degli ex ribelli della Seleka. Anche a Bambari e Kouango, lungo le rive del fiume Oubangui, al centro-nord, c’è da temere che il confronto tra anti-Balaka ed ex Seleka possa sfociare in violenze. “Ad oggi è impossibile avere accesso a vaste porzioni del territorio centrafricano. Andarci con la macchina è troppo rischioso quindi l’unico mezzo è l’aereo” precisa il segretario della Conferenza episcopale.

“A questo punto la gente aspetta con ansia il via libera del Consiglio di sicurezza al dispiegamento di una missione di caschi blu, anche perché il ritiro del contingente ciadiano sta causando un vuoto in termini operativi e logistici” aggiunte padre Cyriaque, sottolineando che “i centrafricani chiedono che i crimini commessi dai soldati del paese confinante non rimangano impuniti”.

Sulla vicenda del Pk12 sta indagando la Commissione d’inchiesta dell’Onu, che ha concluso ieri la sua prima missione a Bangui. Il presidente della commissione, Bernard Acho Muna, ha denunciato “un linguaggio dell’odio” diffuso in Centrafrica e ha invitato media e popolazione al “ritegno” e alla “prudenza” per evitare “sviluppi pericolosi”.

Sul versante della riconciliazione tra le due comunità ci sono diverse iniziative “dal basso”, promosse dalla chiesa cattolica, dai leader religiosi musulmani e delle chiese protestanti. “A questo punto tocca al governo darsi da fare per riunire tutti i protagonisti attorno allo stesso tavolo. Bisogna dirsi la verità, condividere le responsabilità per arrivare alla giustizia. Solo così si potrà pensare al perdono reciproco e alla riconciliazione” dice ancora il segretario della Conferenza episcopale.

Un segnale positivo è arrivato nelle ultime ore sia dagli Anti-Balaka che dalla Seleka. “Ci impegniamo a non combattere più e chiediamo alle autorità di promuovere un dialogo per il ritorno della pace nel paese. Chiediamo anche un’azione giudiziaria contro lo Stato ciadiano e i suoi militari” si legge in una nota a firma di Ngaissona, coordinatore generale degli Anti-Balaka. Anche i cinque principali dirigenti militari della Seleka hanno espresso una “volontà irreversibile di preservare la pace”, confermando che “il processo di disarmo e di accantonamento dei nostri uomini è in corso su tutto il territorio nazionale, per creare le condizioni di un ritorno alla vita normale”. Intanto il Programma alimentare mondiale (Pam/Wfp) ha avvertito che “1,6 milioni di persone necessitano di cibo con urgenza”. Da Nouakchott il governo mauritano si è invece detto disponibile a dispiegare un contingente militare in Centrafrica nell’ambito della Misca.

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CENTRAFRICA -09/04/2014 – h23:07- A Dekoua (a 150 km a est di Bossangoa; 300 km a nord di Bangui sulla direttrice Sibut-KagaBandoro-Ciad (Sahr),  oggi scontri  tra Anti-Balaka ed Ex-Seleka provocano 30 morti, tra cui numerosi civili.

A Bossangoa i rapporti con la comunità musulmana (ancora circa 800 assediati) divengono insanabili, anche secondo il Vicario Generale della Diocesi.

A Bangui arrivano i primi soldati europei; 2 militari francesi feriti leggermente nel quartiere musulmano per il lancio di una granata.

Problemi per rimpiazzare le truppe ciadiane. Oltre al Gabon (presidente Bongo era a Parigi) anche la Mauritania offre contingenti nell’ambito della MISCA.

L’ONU temporeggia per assumere responsabilità dirette delle operazioni.(Fr 24)

 

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8  Aprile 2014 – Italia-Centrafrica

Meglio tardi che mai! Ossia: Prima che sia troppo tardi!!

Vi ricordate della spedizione congiunta che avevamo realizzato con altre associazioni di volontariato, di cui avevamo già parlato alcuni mesi fa?? Vedi la pagina precedente, dal 29 Gennaio, alla data dell’11 Febbraio, per sapere più particolari. Ovviamente nell’articolo non citano le singole “piccole” associazioni come la nostra, però possiamo dire: “C’eravamo anche noi!” con un metro cubo di materiale sanitario che, non riuscendo a spedire a Bocaranga, abbiamo volentieri inviato a Bangui! Ora, finalmente sappiamo che arriverà davvero a destinazione!

Partirà oggi dall’aeroporto di Orio al Serio (Bergamo) un volo umanitario della Cooperazione italiana per la Repubblica Centrafricana, per portare assistenza alla popolazione duramente colpita dalla crisi in corso nel Paese.

Rispondendo all’appello delle associazioni di volontariato italiane, la Direzione Generale per la Cooperazione allo sviluppo del Ministero degli Affari Esteri coprirà i costi della spedizione, contenente medicine e generi alimentari del valore complessivo di circa 300 mila euro, raccolti dalle Associazioni ”Maniverso” e ”Amici per il Centrafrica” e dalla Caritas Diocesana di Treviso in favore dell’ ospedale ”S. Pietro Celestino V”, nella località Bimbo, poco lontano dalla capitale Bangui. Il volo è organizzato in collaborazione con la Base Logistica delle Nazioni Unite di Brindisi (Unhrd).

L’operazione rappresenta un esempio di efficace sinergia tra l’azione governativa e le molte espressioni del volontariato italiano che conducono attività umanitarie nella Repubblica Centrafricana con grande dedizione e positivi risultati.

L’intervento si inserisce in un quadro più ampio di iniziative che la Cooperazione italiana intende realizzare quest’anno a favore della Repubblica Centroafricana per un importo totale di oltre 2,5 milioni di euro per interventi nei settori dell’istruzione, della sanità e della protezione degli sfollati interni. Una prima spedizione umanitaria era stata organizzata lo scorso febbraio, in collaborazione con la Base Unhrd e con l’Ong Intersos.

Link  L’emergenza in Repubblica Centrafricana

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Anche se i dubbi sono molti e, soprattutto sembra grave la presunzione di dover essere loro a perdonare gli altri, dopo la tragedia immane che hanno provocato, prendiamo queste dichiarazione come uno spiraglio. Chi vivrà, vedrà!!

Centrafrica: gli ex Seleka vogliono fare la pace con gli Anti-Balaka                       da journaldebangui.com – APA – 08 Aprile 2014

La dichiarazione è stata firmata dai generali Issa Abdel Karim Issaka Moussa, Abakar Zackaria, Aroum Mahamat Abakar e Moustapha

I principali luogotenenti della ribellione Seleka hanno tenuto oggi a Bangui, una riunione di coalizione in seno al comitato di crisi militare, guidata dal Coordinatore generale Aubin Issaka Issa, ex amministratore delegato della sicurezza presidenziale, esprimendo la loro volontà di fare la pace con il popolo centrafricano e soprattutto con il movimento anti-Balaka. ”Contro venti e maree di provocazioni, gli attacchi e gli abusi dei movimenti anti-Balaka, gli ex Seleka hanno optato per la pace, anche se la coalizione ha i mezzi per rispondere a questi attacchi”, ha detto Moustapha Abakar, portavoce del comitato, dando lettura di una dichiarazione firmata da alcuni generali.

© lemonde.fr
immagine di repertorio
Ha poi aggiunto: “Il nostro impegno irreversibile per preservare la pace è dovuto alla nostra accettazione dell’acquartieramento di tutti i nostri elementi di Bangui e province. Continua il disarmo dei nostri uomini in tutto il territorio.” Egli ha anche esortato le forze Sangaris a perseguire il disarmo, al fine di creare le condizioni per il ritorno di una vita normale “senza la presenza o il crepitio delle armi”. Il Generale Issa Issaka ha dichiarato: “Siamo pronti al disarmo e a ricostruire la RCA, un patrimonio comune a tutta la zona dell’Africa centrale. Siamo anche pronti a perdonare tutti quelli che ci attaccano e perdonare gli altri”.
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Centrafrica – 8 aprile  2014: 7 morti e 21 feriti in un raid da confine con il Ciad uomini armati

 da French.china.org.cn | Aggiornato l’8 aprile 2014

E’ stato appreso una fonte comunale della località nei dintorni di Paoua: almeno sette persone sono state uccise e altre 21 ferite Domenica 6 Aprile 2014, dopo un raid messo in atto da uomini armati, apparentemente dell’esercito regolare ciadiano presso il villaggio di Ngbengbere, situato a 45 km dal confine tra la Repubblica Centrafricana e in Ciad.

“Sono arrivati a bordo e trentasette veicoli e motocicli. Hanno bruciato tutto nel villaggio, lasciando la chiesa. Sono rimasti 7 morti e 21 feriti e più di 500 case bruciate. E subito dopo si sono diretti in Ciad “, ha riferito Max Battaglione, Vice Sindaco Paoua.

L’attacco è avvenuto dopo il ritiro di 200 soldati ciadiani della missione internazionale di supporto centrale (Misca) Venerdì a Bangui, a seguito della decisione presa dalle autorità di N’Djamena di ritirare le loro truppe dalla forza africana, dove avrebbero dovuto ripristinare la pace e la sicurezza nel paese Centrafricano.

Il Chad aveva i 850 uomini operanti all’interno dei 6000 totali della forza  Misca. Questi soldati sono accusati di complicità con gli ex ribelli Seleka, che rovesciarono con un colpo di Stato François Bozizé, il 24 Marzo 2013, macchiandosi di gravi reati, saccheggi e abusi contro la popolazione.

Il confine tra la Repubblica Centrafricana  e Chad è da sempre soggetto alla formazione di gruppi armati.

“Chiediamo alle autorità di transizione di garantire la sicurezza del confine tra i due paesi limitrofi, perché il confine è gratuito e gruppi armati provenienti dal Ciad continuano a commettere violenza contro la popolazione”, ha richiesto fortemente Xinhua Guy Motouri, responsabile della Ong Ngbengbere.

Questi uomini armati avevano invaso i villaggi di confine già dal Giovedi.

“Il sindaco e il sotto-prefetto, anch’essi di transizione, si sono spostati verso la base del Misca a Paoua per informarli della presenza di tali aggressori., Ma nessuna soluzione è stata trovata fino ad oggi” afferma preoccupato il vice sindaco Max Battaglione.

Fonte: Xinhua

Centrale: 7 morti e 21 feriti in un raid da confine con il Ciad uomini armati
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Nel ricordo del 20° anniversario dall’eccidio in Rowanda, il Segretario Generale dell’ONU ha approfittato del suo viaggio per fare una visita lampo anche in Centrafrica.

Accolto al suo arrivo a Bangui dalla presidente di transizione Samba-Panza

Centrafrica, 5 aprile  2014 – h. 15,20

da http://centrafrique-presse.over-blog.com/: Breve visita di Ban Ki-moon in R.C.A.

 

Il Segretario Generale delle Nazioni Unite, Ban Ki-moon è arrivato oggi a Bangui per una visita di un paio d’ore per sostenere l’idea di inviare forze dell’ONU in questo paese afflitto dalla violenza.

E’ stato accolto all’atterraggio dal presidente della transizione, Catherine Samba Panza con la quale aveva già avuto un incontro, su come attuare con urgenza la risoluzione, per fermare la violenza interreligiosa nel paese. Ricordiamo che Ban Ki-moon, in rotta verso Kigali, dove deve partecipare segna il 20 ° anniversario del genocidio ruandese cerimonie, ha sempre sostenuto l’invio di una forza Onu di 12.000 uomini, che dovrebbero essere distribuiti in Centrafrica, affincando le forze africane e francesi per cercare di imporre una pace all’interno del Paese, indebolito dalle violenze ricorrenti.

 

Il capo delle Nazioni Unite arriva in un clima di polemica tra le Nazioni Unite e il Ciad riguardo i soldati di quel paese, accusati di aver sparato senza motivo ai civili centrafricani. I soldati ciadiani della missione internazionale di supporto centrale (Misca) hanno già iniziato da Giovedi a recedere dal Centrafrica.

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Repubblica Centrafricana- 5 aprile 2014 – da Centrafrique-presse

Parrocchia Begoua, rifugio sicuro per più di 22.000 centrafricani

 

Padre Ossibouyen Senganambi Anicet è il parroco di San Carlo Lwanga,  Parrocchia di Begoua, una cittadina alla periferia di Bangui dove più di 22.000 sfollati attualmente vivono in modo stabile dai primi giorni di dicembre 2013. Dal 5 dicembre 2014 è stato un seguito da omicidi e numerosi abusi da parte di elementi di Seleka e non solo.

Padre Ossibouyen Senganambi Anicet, 37 anni, dice che in cinque giorni, la parrocchia ha accolto circa 8.000 persone. E successivamente, nel gennaio, gli attacchi e le atrocità contro i civili sono aumentati anche a causa degli anti-balaka. Per questo continuano ad esserci così tanti sfollati, per la paura di tornare alle proprie abitazioni, ma anche perchè tante abitazioni non ci sono più.

 

Parrocchia Begoua, rifugio sicuro per più di 22.000 centrafricani
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CENTRAFRICA-BOZOUM-BANGUI-ITALIA: 5 Aprile 2014 p. Aurelio

foto in  http://bozoum.blogspot.it

R.C.A. – Bozoum – 30 Marzo 2014- Domenica mattina: saluto la mia gente di Bozoum e dopo la Messa delle 8.30 parto verso Bangui.

Negli ultimi 150 km incontriamo una dozzina di barriere, tenute dagli antibalaka. Non mi fermo a nessuna barriera, ma è preoccupante il fatto che non ci sia nessuna pattuglia dei militari francesi o della MISCA su questa che è l’unica strada che collega Bangui al Cameroun, e quindi ai rifornimenti.

All’arrivo al km 12 (l’entrata di Bangui)  troviamo i militari francesi e pochissima gente per la strada: qui il giorno prima i militari ciadiani (che venivano a Bangui per evacuare gli ultimi musulmani) hanno sparato sulla gente ed hanno ucciso tra 30 e 40 civili!

Lunedì e martedì ho molte riunioni con ONG e Agenzie delle Nazioni Unite: era da novembre che non venivo a Bangui.

Martedì mattina passo a salutare i miei confratelli del Carmel: qui ci sono circa 10.000 rifugiati, che da dicembre trovano riparo e sicurezza. Con l’aiuto di molte ONG le condizioni   di vita sono discrete: grandi tende, docce e servizi igienici. Ma il fatto di essere qui, come altre 200.000 persone della capitale rifugiate nelle varie parrocchie e all’aeroporto, significa che la situazione è ancora molto molto tesa.

Martedì pomeriggio prendo l’aereo. Dal finestrino si vede il campo dei rifugiati dell’aeroporto, dove ci sono almeno 120.000 persone, in condizioni molto difficili!

Mercoledì arrivo a Genova, e ritrovo con gioia i confratelli di Sant’Anna e di Arenzano. Giovedì mattina sono a Savona, e verso le 8 arrivo, a sorpresa, nella casa di Emanuela, Marta e Alessandra, e saluto Hyppolite in sango: fa un salto sulla sedia, sorpreso della mia presenza! Stiamo un po’ insieme, e lo trovo bene: sul piano sanitario sta reagendo molto bene all’intervento e alle cure (e alle coccole della famiglia e di tante persone). Hyppolite è un ragazzo di Bozoum, che da febbraio è in Italia per ricevere le cure mediche necessarie.

P. Aurelio Gazzera, di ritorno in Italia, subito a Savona a trovare Hippolyte!

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CENTRAFRICA – 04/04/2014 – h22:55

Onu precisa che truppe ciadiane che hanno ucciso oltre 30 civili e ferito più di 300 persone, non sono state provocate, né attaccate. Si trattava di truppe fresche appena inviate dal Ciad per scortare alcuni rifugiati e non operanti al’interno di Misca. Resta da definire chi ha autorizzato la loro presenza.(Fr24)

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Praga – Centrafrica 4 aprile 2014

da Centrafrique-presse: Ban-Ki Moon condanna “atrocità spaventose” in Centrafrica

PRAGA, 4 aprile 2014 (AFP) – Il segretario generale delle Nazioni Unite Ban Ki-Moon ha condannato Venerdì a Praga le “atrocità orribili contro i civili”, nella Repubblica Centrafricana (R,C.A.) attraverso una crisi senza precedenti con la violenza interreligiosa e circa un milione di persone sfollate.

“Sono profondamente turbato dale terribili atrocità contro i civili (in Centrafrica)”, ha detto Ban durante una conferenza stampa nella capitale Ceca.

Secondo lui, l’Unione Europea, l’Unione aAricana e le Nazioni Unite dovrebbero “lavorare insieme per la pace e la stabilità” nel Paese  ricco di diamanti e oro paese, ma dove centinaia di migliaia di persone che soffre la fame, secondo le agenzie umanitarie delle Nazioni Unite.

“Il Centrafrica è una delle mie priorità (e) sarà la mia priorità permanente”, ha detto il capo delle Nazioni Unite.

Secondo un comunicato delle Nazioni Unite rilasciato Lunedi, Ban Ki-moon chiede “compilazione rapida di un elenco di individui che minano la pace, la stabilità e la sicurezza” nella R.C.A. in modo che possano essere puniti come previsto nella risoluzione 2127 del Consiglio di sicurezza che è stato adottato lo scorso dicembre.

Ban condanna "atrocità spaventose" in Centrafrica
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Sebbene ultimamente gli Anti-balakas siano stati identificati come terroristi, la testimonianza diretta che abbiamo appena ricevuto ci fa vedere comunque il loro lato positivo, considerandoli quasi dei “patrioti”, non lasciando invece dubbi sull’operato negativo dei soldati ciadiani della Forza Multinazionale Africana Misca.

CENTRAFRICA – Bocaranga – 4 Aprile 2014

La strada verso la pacificazione del Paese (RCA) è ancora lunga e faticosa.

Come anche voi avrete saputo dai media, ieri sera abbiamo sentito che il Ciad ritira i suoi militari dal Centrafrica, la sua forza nella “MISCA”, composta di 850 militari. DEO GRATIAS! Dopo che questa gente ha fatto l’ultima strage di civili l’altro giorno a Bangui: una trentina di morti e una settantina di feriti, con lancio di granate e bazooka in mezzo alla gente, finalmente qualcuno li ha convinti a togliere il disturbo, probabile la Francia: Speriamo che anche i restanti SELEKA e musulmani violenti li seguano verso il Ciad senza fare ulteriori danni, e senza preparare altre rivincite e invasioni, perché la causa di tutti i nostri mali viene dal nord. Sì! Perché di invasione si è trattato da parte del Ciad e dei mercenari del Darfur, con intenzione di annessione della RCA come stato vassallo del Ciad, senza alcun rispetto per le popolazioni centrafricane che in quest’anno hanno subìto violenze di tutti i tipi. Si riusciranno a contare i morti e le devastazioni? E intanto gli ANTIBALAKA “patrioti” si rinforzano un pò dappertutto; e i MISCA e i SANGARIS stanno a guardare dicendo che non è la loro guerra e non vogliono esporsi nemmeno un poco, anzi niente! A Bocaranga nel nostro piccolo mondo abbiamo i MISCA camerunesi, si stanno installando, come anche a Ngaoundaye, e per ora non sono ancora attivi; hanno detto ai “patrioti” locali di non girare coi fucili e di non rubare troppo, che in caso di bisogno li avrebbero convocati per andare a combattere in prima linea, e loro i MISCA … dietro. Il bello è che gli ANTI combattono coi fuciletti di fabbricazione locale (ma sono drogati), mentre i MISCA sono armati di quanto più moderno ci possa essere. Le ONG hanno ripreso a venire, ce ne sono già 5, ma in questa situazione (quartieri distrutti) non trovano di meglio che accomodarsi nella missione cattolica, dove c’è l’acqua corrente e la doccia calda. Stiamo cambiando vocazione, e io dovrò andare a fare lo stage all’alberghiero. Su dieci che arrivano ne trovi uno educato, molti sono strafottenti, e il loro metodo di lavoro e di vita è molto diverso dal nostro. Si fa di necessità virtù.  Cari saluti e a presto!

Padre CIRILLO da Bocaranga

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Quanto detto da p. Cirillo più sopra, riguardo le violenze  gratuite dei soldati ciadiani, è confermato dall’accusa molto grave arrivata oggi dall’ONU

CENTRAFRICA -04 Aprile  2014 – h 13:22

ONU, SOLDATI CIADIANI SPARARONO SUI CIVILI “INDISCRIMINATAMENTE”

I soldati ciadiani hanno sparato “senza ricevere alcuna provocazione” sulla folla a Bangui, lo scorso fine settimana , uccidendo almeno 30 persone e ferendone altre 300: è l’accusa, pesantissima, lanciata oggi dall’Onu.

“Non appena il convoglio dell’esercito nazionale del Ciad ha raggiunto la zona del mercato PK12, ha aperto il fuoco sulla popolazione, senza ricevere una provocazione” ha detto a Ginevra un Onu per i diritti umani , Rupert Colville , presentando ai media i primi risultati degli investigatori delle Nazioni Unite sull’incidente .

“Mentre le persone fuggivano in preda al panico in tutte le direzioni, i soldati hanno continuato a sparare indiscriminatamente” ha aggiunto.

Centrafrique: les soldats tchadiens ont quitté Bangui pour la province

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Ci vien da dire: Dentro gli europei, fuori i ciadiani!

Il Chad ha lasciato la Forza internazionale africana in R.C.A.

da journaldebangui.com – By Edward Takadji – 3 Aprile 2014

Il comunicato stampa che annuncia la decisione di ritirare i militari ciadiani dalla forza lavoro della Misca è stato firmato dal Ministro degli Affari Esteri e dell’Integrazione africana, Moussa Faki Mahamat

Questa decisione è motivata dalla dichiarazione delle campagne di avvelenamento fatte sul Ciad e le estorsioni fatte ai suoi cittadini, nonostante gli sforzi per risolvere questa crisi in Centrafrica. “Questa è una buona notizia ed è una decisione lodevole. I Ciadiani sono in RCA per aiutare il paese a ripristinare la pace e non per il male. Non solo i nostri connazionali soffrono ogni giorno, ma gli anti-Balaka attaccano le nostre forze“, dice un politico della maggioranza, raggiunto telefonicamente dopo l’annuncio di questa decisione. Questa notizia è arrivata a sorpresa e molto rapidamente è stata oggetto di discussione in politica e nella società civile. Commentando ognuno a suo modo.

© binuca.unmissions.org
I soldati del Ciad in forza alla Misca (850 uomini su 6.000)
quando presero l’incarico il 19 Dicembre 2013 a Bangui
Mentre alcuni apprezzano e salutano il coraggio del Ciad nel ritirarsi da questa missione, gli altri non condividono tale decisione. Un membro del partito di governo dice: “Non dobbiamo prendere questa decisione. Ci sono molti ciadiani che non possono uscire dal Centrafrica. Dobbiamo lottare per riportare la pace nel paese e non ritirarci! “. Un punto di vista che alcune persone non condividono equamente. Molti sono coloro che temono il peggio per la R.C.A., con il ritiro del contingente Ciadiano dalla Misca. “Il Chad si è occupato del Mali. Oggi i maliani vivono in pace, anche se ci sono alcune difficoltà. Siamo a Bangui per lo stesso lavoro ed è in questo momento che abbiamo importanza, anche se i ciadiani sono minacciati ogni giorno. Abbiamo bisogno che  nostre forze tornino a casa “, ha detto un alto funzionario del Ministero della Pubblica Sicurezza.
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Centrafrica, 3 aprile 2014

Africa centrale: il corpo multinazionale Misca deplora l’uso di scudi umani

http://www.temoignages.re/

Il comandante della forza della missione di supporto internazionale in direzione dell’Africa centrale (Misca), Generale di Brigata Martin Tumenta ha deplorato l’uso di civili come scudi umani, nella ultima esplosione di violenza nella Repubblica Centrafricana (RCA).

Bangui, Repubblica Centrafricana, il 2 aprile 2014/African Press Organization (APO)

Facendo riferimento a quanto avvenuto Sabato 29 marzo 2014, in cui un convoglio di caschi blu Misca è stato coinvolto in un incidente nel quartiere detto PK 12, un sobborgo di Bangui, il comandante della Forza militare ha detto: “E ‘inaccettabile per qualsiasi gruppo o individuo sparare sulle forze di pace.”

Il convoglio è tornato al quartier generale della Forza di Misca M’Poko in Bangui con le armi sequestrate dalle milizie dentro e intorno alla città di Kanga-Bandoro Nord,  caduta in un’imboscata tesa da uomini armati non identificati nella zona PK12. Gli agressori poi deliberatamente hanno aperto il fuoco contro le forze di pace, ferendo due elementi del contingente ciadiano Misca, attualmente in cura presso l’ospedale militare di Bangui. I peacekeeper hanno risposto al fuoco per legittima difesa. Secondo la Croce Rossa, quattro corpi sono stati recuperati sulla scena dell’incidente e le ventuno persone che sono rimaste ferite nello scontro a fuoco, sono attualmente trattate presso l’Ospedale della Comunità di Bangui.

L’incidente è avvenuto a meno di una settimana  da un altro in cui è stato coinvolto un veicolo Misca, attaccato da milizie armate, uccidendo un peacekeeper della Repubblica del Congo e ferendone altri nove, quattro della Repubblica del Congo, due Repubblica Democratica del Congo (RDC), Rwanda e due del Camerun.

Il Rappresentante speciale del Presidente della Commissione dell’UA e Amministratore Misca, il generale Jean-Marie Michel Mokoko, condanna fortemente questi attacchi e avverte i loro autori, che saranno ritenuti responsabili delle loro azioni. Si invia condoglianze al presidente della Commissione dell’UA, il dottor Nkosazana Dlamini Zuma, alle famiglie delle vittime, augurando una pronta guarigione ai peacekeeper e civili feriti.

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 da http://fr.euronews.com/    02 Aprile 2014

In 28 hanno accettato di inviare 1.000 soldati europei in Centrafrica

 

Dopo mesi di dithering, l’Unione europea ha annunciato il dispiegamento di un contingente europeo in Africa centrale. Una quota di soli 1.000 uomini che non saranno disponibili per diverse settimane, per il dispiacere del presidente centrafricano Catherine Samba-Panza , che ha dichiarato, passando ieri a Parigi:

“Abbiamo ricevuto molte promesse, molti annunci. Siamo fiduciosi per quanto riguarda l’impegno dei nostri partner, ma ci sono delle procedure da seguire. Abbiamo semplicemente chiesto alla comunità internazionale, data la fragilità della Repubblica Centrafricana, di alleviare tali procedure e di non affrontare i problemi nella Repubblica Centrafricana come quelli di uno stato normale, ma come uno stato in grave crisi”.

Questo contingente è stato rivendicato dalla Francia , che ha già  inviato 2.000 uomini nel mese di dicembre per rafforzare la forza di pace africana sul luogo. Truppe che lottano per porre fine alla violenza interreligiosa che ha lasciato più di 1.400 morti in meno di quattro mesi.

Copyright © 2014  euronews

Ha ribadito in occasione del vertice Central supporta UE-Africa
Ha ribadito in occasione del vertice Central supporta UE-Africa
Ha ribadito in occasione del vertice Central supporta UE-Africa

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La preghiera, l’arte, la musica, lo sport: linguaggi universali che parlano di pace!

Centrafrica: sarà il calcio a riconciliare cristiani e musulmani?

da journaldebangui.com – 2 Aprile 2014

Nonostante una situazione ancora precaria in Centrafrica, la nazionale di calcio è pronta a competere nel secondo turno di qualificazione per la CAN 2015 (16-18 maggio e 30 maggio – 1 giugno)

“Les Fauves” non hanno mai partecipato ad una CAN e nonostante una situazione ancora precaria nello stato centrafricano, la squadra nazionale di calcio è pronta a competere nel secondo turno di qualificazione per la CAN 2015. Questo a patto di avere il budget per farlo. La partecipazione potrebbe costituire un passo verso la riconciliazione nazionale. “Tra il 16 e il 18 maggio, abbiamo teoricamente la prima tappa del secondo turno preliminare della CAN 2015 (ritorno tra il 30 maggio e 1 giugno), e il sorteggio avrà luogo il 27 aprile al Cairo. Sappiamo che non possiamo giocare a Bangui [Fauves avrebbe potuto ospitare ospitare l’avversario in Congo o Camerun, ndr]. Abbiamo bisogno solo che lo Stato ci possa assegnare una voce di bilancio”, ha detto Willy Kongo, selezionatore – team manager, con sede a Parigi. Tutti i giocatori, siano essi cristiani o musulmani, vogliono proseguire con la selezione.

© africatopsports.com
Eloge Enza-Yamissi, il capitano dell’Africa centrale e il centrocampista Valenciennes (Ligue 1)
Un po’ più a nord della Francia, Eloge Enza-Yamissi, il capitano dell’Africa centrale e centrocampista del Valenciennes (Ligue 1), è accompagnato dal suo connazionale nella ricerca di soldi. ” Abbiamo fatto la forzatura, con la federazione, con le autorità del paese. Vogliamo spiegare al governo e anche alla presidente Catherine Samba-Panza che la squadra nazionale può contribuire a riportare le persone insieme, per contribuire alla riconciliazione nazionale “, ha detto. “Tutti i giocatori, siano essi cristiani o musulmani, vogliono cambiare con la selezione, e credo che sarebbe un segnale molto positivo per il paese“. La  federazione centrafricana è in costante contatto con il Ministero dello Sport per il budget necessario che dovrebbe essere messo a disposizione.  “Ci sono già stati incontri al riguardo, in Centrafrica. Lo scorso anno si è dovuto ricorrere principalmente alla FIFA, il CAF e alcuni fondi propri della federazione per poter partecipare partecipare alle qualificazioni per la Coppa del Mondo del 2014. Ma ora occorre un contributo da parte dello Stato.” dice Willy Kongo. “Penso che 80 000 o 90 000 euro siano sufficienti per preparare il secondo turno, compresi i biglietti, il vitto e l’alloggio per tutto il team” avanza Enza-Yamissi. “E se alcuni di noi, soprattutto quelli che giocano in Europa, si pagano il biglietto aereo, sarà più facile stare nei conti. Questa sarebbe la prima volta per noi giocare nella selezione ed è un onore“.

da misna: CENTRAFRICA – 2 Aprile  2014 – h. 16:52 

DOPO VIOLENZE SOLDATI CIADIANI, NUOVI SFOLLATI A BANGUI

Centinaia di residenti dei quartieri settentrionali di Bangui, per lo più cristiani, continuano a trovare riparo nei campi sfollati della capitale. Il nuovo flusso di rifugiati è stato provocato dalle violenze dello scorso fine settimana, quando soldati ciadiani della missione panafricana Misca hanno aperto il fuoco contro civili nel municipio di Bégoua, causando 24 morti e decine di feriti. Le bandiere sono a mezz’asta per tre giorni di lutto nazionale.

Per fare luce sulla vicenda le autorità centrafricane hanno aperto un’inchiesta. “Il contingente Misca ha dovuto rispondere ad attacchi commessi con bombe a mano” ha dichiarato oggi alla radio nazionale il primo ministro di transizione André Nzapayaké, confermando la versione dei fatti dei militari dispiegati da N’Djamena. Una dinamica invece respinta dalle milizie di autodifesa Anti-Balaka.

Nel frattempo l’Agenzia Onu per i rifugiati sta tentando di evacuare 19.000 musulmani “direttamente minacciati dagli Anti-Balaka” sia a Bangui che in altre zone del paese.

Da Bruxelles, dov’è in corso un mini-vertice sulla crisi centrafricana, i partner internazionali hanno deplorato “le gravi atrocità” ai danni dei civili, impegnandosi a “fornire aiuti supplementari per ristabilire quanto prima l’ordine pubblico” nell’ex colonia francese.

da misna: CENTRAFRICA 02 aprile 2014 – h. 9:19

UNIONE EUROPEA LANCIA MISSIONE MILITARE

L’Unione Europea ha ufficialmente lanciato la sua operazione militare in Repubblica Centrafricana: si tratta di una forza di 1000 uomini, denominata Eufor Rca – si legge in una nota ufficiale – incaricata di “contribuire alla creazione di un ambiente sicuro”, in linea con la risoluzione dell’Onu.

La forza europea opererà nell’area della capitale Bangui e del suo aeroporto per fare fronte ad “enormi sfide”, nelle parole del capo della diplomazia europea Catherine Ashton. “La situazione in Centrafrica è migliorata sotto certi aspetti e peggiorata per altri” ha aggiunto Ashton incontrando ieri a Parigi il presidente di transizione Catherine Samba-Panza alla vigilia del vertice Ue-Africa a Bruxelles.

“È vitale che ci sia un ritorno all’ordine pubblico il più presto possibile, così che il processo di transizione politica possa riprendere” ha detto ancora Ashton.

 

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Bruxelles- Centrafrica, 02 Aprile 2014 – da misna

VERTICE UE-AFRICA, AL CENTRO ECONOMIA E SICUREZZA

È un’Africa “con un atteggiamento più deciso” quella che si presenta al quarto summit Unione Europea-Africa di Bruxelles, in programma oggi e domani, ma “il cambio di mentalità non si è ancora tradotto in pratica”. A sostenerlo, parlando con la MISNA, è Geert Laporte, vicedirettore del think tank European Centre for Development Policy Management (Ecpdm): dai documenti preparatori, dice, “sono emersi più input da parte africana rispetto al passato, quando gli europei presentavano testi, per così dire, precotti”. Restano però sbilanciati i dati economici, presupposto ineliminabile del vertice, il cui tema è “Investire nelle persone, nella prosperità e nella pace”: l’Europa è ancora il primo partner per l’Africa sia negli investimenti diretti (221 miliardi di euro) che negli aiuti allo sviluppo (18,5 miliardi nel 2012, il 45% del totale).

La delegazione Ue sarà guidata dal presidente della Commissione José Manuel Barroso e dal presidente del Consiglio europeo Herman van Rompuy, che saranno affiancati dalle loro controparti dell’Unione Africana: Nkosazana Dlamini-Zuma e il presidente di turno dell’Ua, Mohamed Ould Abdel Aziz. A segnare la vigilia del vertice anche due importanti defezioni: il presidente dello Zimbabwe Robert Mugabe, invitato nonostante le sanzioni europee contro di lui, non sarà presente dopo il rifiuto delle autorità di concedere un visto anche alla moglie Grace, mentre il sudafricano Jacob Zuma ha rinunciato a guidare la delegazione del suo paese. Ci sarà invece il capo di Stato nigeriano, Goodluck Jonathan, il cui paese nei giorni scorsi ha spinto il blocco regionale dell’Africa occidentale (Cedeao/Ecowas) a rinviare l’adesione agli accordi di partenariato economico (Ape/Epa) con Bruxelles, visti come poco convenienti per l’Africa. Il tema potrebbe essere discusso a margine dei lavori, che si concentreranno sull’educazione, sugli incentivi agli investimenti e alla crescita e sulle politiche di sicurezza.

“Non mi aspetto accordi di sostanza” dice a questo proposito Laporte, secondo cui “è molto importante come si deciderà di affrontare gli argomenti: esistono ancora fattori d’irritazione che vanno rimossi”. In generale, per il vicedirettore dell’Ecpdm, “serve un cambio di mentalità”: l’Europa “deve fare chiarezza sulle sue intenzioni e i suoi interessi” mentre l’Africa sarebbe più credibile “se potesse mobilitare risorse finanziarie proprie nelle questioni chiave”

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Oltre all’articolo che è stato pubblicato sull’Home page (non è uno scherzo!!), oggi si registra un rafforzamento dei controlli sul traffico di diamanti, che potrebbe essere una delle fonti di finanziamento della crisi in corso.

da misna: CENTRAFRICA – 01 aprile 2014 –  h13:05

TRAFFICO DIAMANTI, CAMERUN RAFFORZA CONTROLLI

“Dobbiamo assicurarci che il commercio illegale di diamanti non alimenti la crisi. E’ l’intera regione dell’Africa centrale che rischia di essere travolta”: lo ha detto il ministro delle Miniere del confinante Camerun Emmanuel Bonde, annunciando un rafforzamento del dispositivo di sicurezza lungo i porosi confini col Centrafrica.

Obiettivo delle operazioni di controllo è “fermare il flusso illegale di diamanti verso il nostro paese – ha aggiunto il ministro camerunense – il cui ricavato potrebbe essere utilizzato per acquistare armi”.

Bangui è sospesa dal Kimberley Process, il sistema di certificazione internazionale dei diamanti, da maggio 2013, due mesi dopo il colpo di stato militare. Una sanzione che vieta il commercio della pietra preziosa centrafricana.

A 15 mesi dall’inizio della crisi politico-militare non accennano a diminuire le violenze ai danni dei civili sia nella capitale che nelle remote regioni del centro-nord.

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CENTRAFRICA- 01/04 h 23:35-Onu: Predisposto piano per evacuare altri 19mila mussulmani, braccati dalle forze “cristiane” Anti-Balaka. – Situazione permane grave per vittime di soprusi di bande criminali. Presidente Samba-Panza annuncia apertura di inchieste nei confronti di presunti Anti-Balaka.(Fr24)

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da centrafrique-presse – Centrafrica, 31 marzo 2014

R.C.A.: circa 1.400 morti e 960 feriti in Bangui dal dicembre (Croce Rossa)

Nella sola città di Bangui, circa 1.400 persone sono morte e altre 960 sono rimaste ferite nelle violenze scoppiate dal 5 DICEMBRE 2013, quando le milizie vigilantes anti-Balakas (anti-machete) hanno lanciato un’offensiva contro gli ex-ribelli della coalizione Seleka, ha comunicato sabato il presidente della Croce Rossa dell’Africa Centrale, Antoine Mbao Bogo.

“Stiamo lavorando in condizioni molto difficili, sotto la minaccia di gruppi armati”, ha proseguito, nel corso di una conferenza stampa presso la sede della Croce Rossa a Bangui.

Nell’ultimo fine settimana, la capitale Centrafricana ha attraversato una nuova esplosione di violenza a causa di scontri tra anti-Balakas e uomini musulmani accusati di complicità con i Seleka, che aveva portato al potere il 24 marzo 2013 il suo leader Michel Djotodia, costretto poi a dimettersi ai primi di Gennaio  2014, dai leader dell’Africa centrale e dalla Francia.

Mbao Bogo ha detto che la Croce Rossa ha perso un volontario  tre settimane fa, ucciso nella sua casa da uomini armati ancora non identificati.“Altri Sei volontari sono stati attaccati Venerdì e derubati dei loro telefoni cellulari da uomini armati vicino al quartiere KM5, mentre stavano assistendo le vittime dell’esplosione di una granata” .

Secondo Mbao Bogo, se la violenza sui volontari e i dirigenti persiste, la Croce Rossa sarà costretta a sospendere la sua attività di assistenza. Il presidente della Croce Rossa Centrafricana ha anche lamentato la mancanza di mezzi di soccorso e di un’ambulanza per facilitare questo lavoro.

“Se lo facciamo, è per l’assenza di servizi pubblici, che non funzionano. Ma lavoriamo in condizioni deplorevoli “, ha osservato.

L’operazione della forza francese Sangaris è responsabile per contribuire a ripristinare la pace e la sicurezza a sostegno della missione internazionale di supporto centrale (Misca) dispiegata dall’Unione Africana (UA): ieri c’è stata la riapertura del Viale Koudoukou a KM5, un quartiere popolare di Bangui inaccessibili alla popolazione non-musulmana dal 5 dicembre.

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CENTRAFRICA – 31 Marzo  2014 – h.13:09 da misna

DOPO VIOLENZE DEI SOLDATI CIADIANI, TENSIONI E INCOGNITE IN R.C.A.

“La situazione è molto incerta e la tensione è alle stelle dopo le violenze del fine settimana al nord di Bangui. Purtroppo anche dalle nostre missioni ci giungono notizie preoccupanti, in particolare da Dekoua, presa tra due fuochi Seleka e Anti-Balaka”: lo dice alla MISNA padre Giorgio Aldegheri, superiore dei missionari comboniani in Centrafrica.

“Un gruppo di soldati ciadiani è riuscito a entrare indisturbato nel municipio di Bégoua e all’insaputa dei comandanti. Senza alcuna ragione apparente ha aperto il fuoco contro dei civili. Del resto i militari inviati da N’Djamena hanno già gravi precedenti a carico e non sono affatto ben visti dalla popolazione locale” prosegue la fonte missionaria contattata nella capitale, dove “è stato vivamente sconsigliato di percorrere le strade che portano all’uscita nord da Bangui, il Pk12”. Miliziani dei gruppi di autodifesa Anti-Balaka, costituiti per far fronte agli attacchi degli ex ribelli Seleka, “hanno minacciato di vendicarsi dai soldati ciadiani” del contingente panafricano Misca, “se questi dovessero ritornare in città” aggiunge la fonte missionaria. Ufficialmente i soldati ciadiani sono venuti a Bangui per prelevare alcuni compatrioti e cittadini musulmani desiderosi di lasciare la capitale, ma senza informare il comando Misca né i francesi di Sangaris. Stando a bilanci diffusi da amministratori locali, le vittime degli scontri a fuoco di ieri sono almeno 24, mentre i feriti oltre cento.

Le ultime segnalazioni giunte a padre Aldegheri in provenienza dalle missioni comboniane evidenziano la grande volatilità della situazione sul piano della sicurezza in più località centrafricane. “Un nostro confratello partito per Dekoa (centro) è stato obbligato a far ritorno a Bangui. Militari francesi di Sangaris e truppe africane sconsigliano spostamenti a nord della capitale, dove potrebbe essere attuato un intervento straordinario” dice ancora padre Aldegheri. A Dekoa, un missionario è stato minacciato di morte da un ex ribelle Seleka, ma sul posto ci sono anche gli Anti-Balaka che si apprestano a bloccare il gruppo elettrogeno locale per isolare la località sul piano delle telecomunicazioni. “Ci sono sacche di miliziani armati delle due forze contrapposte che minacciano Dekoa, ma anche altre località del centro – Sibut, Bangoro – fino al nord, tra cui Ndélé. Sono difficili da sradicare persino per le forze francesi o africane dispiegate nel paese” sottolinea il superiore dei comboniani.

Padre Aldegheri racconta che “la gente è sempre più stanca” e “sfiduciata” nei confronti dei contingenti stranieri “dalle agende poco chiare” e che “non fanno abbastanza per proteggerci”. A Bangui c’è la sensazione diffusa che “i paesi dell’Africa centrale hanno fallito nella loro missione in Centrafrica e, anzi, sono qui soltanto per difendere i propri confini”. Peggio ancora soldati dispiegati nell’ambito di Misca “hanno un comportamento ambiguo, per non dire di collaborazione con l’ex ribellione Seleka, a maggioranza musulmana”, mentre i francesi di Sangaris vengono accusati di “mancata protezione ai cittadini musulmani”. Di fatto, nelle ultime settimane “ci sembra che si lasci accadere il peggio per obbligare l’Onu a intervenire – conclude il comboniano –. Ma a fare le spese di queste strategie incomprensibili sono sempre civili innocenti, in un paese senza Stato e allo stremo”.

RCA: forza militare europea sarà distribuita a Bangui

Nel fine settimana fonti diplomatiche europee hanno assicurato che la forza dell’Unione Europea (Eufor) è pronta ad essere dispiegata in Centrafrica, dopo gli ultimi contributi in mezzi logistici – due aerei Antonov – da parte della Germania e in uomini dalla Francia. Ci sono volute cinque riunioni e dibattiti infiniti per costituire una forza di poche centinaia di soldati. A margine del vertice Unione Africana-Unione Europea del 1° e 2 aprile a Bruxelles, si terrà un mini-vertice sul Centrafrica. Parigi ha assicurato che entro dieci giorni il Consiglio di sicurezza voterà la risoluzione per l’invio di una missione di peacekeeping ma anche sanzioni ai danni di 11 personalità centrafricane. Tra queste ci sono l’ex presidente François Bozizé e il figlio Jean-Francis, accusati di “sostegno diretto agli Anti-Balaka”.

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Un triste aggiornamento alla notizia che avevamo riportato più sotto

da misna: CENTRAFRICA  – 31 Marzo 2014 

VIOLENZE A BANGUI, COINVOLTI SOLDATI DEL CIAD

Sono almeno 24 le vittime e oltre cento i feriti “gravi” causati da scontri a fuoco e violenze che hanno coinvolto ieri militari del Ciad: lo ha riferito Odette Dombolo, presidente del municipio di Bégoua, situato nella periferia nord di Bangui.

Secondo questa ricostruzione, i disordini sono cominciati quando i soldati sono entrati nel quartiere per rimpatriare alcuni connazionali minacciati dalle milizie Anti-balaka, gruppi di “autodifesa” nati dopo la caduta del governo del presidente François Bozizé lo scorso anno.

Fonti della Misca, la missione di peacekeeping a guida africana, hanno sostenuto che i soldati ciadiani hanno aperto il fuoco dopo essere stati fatti oggetto di colpi di arma da fuoco.

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Inseriamo ancora una volta le notizie pubblicate da p. Aurelio Gazzera, lo ringraziamo per il suo impegno e per la condivisione di questi lunghi mesi, augurandogli buon viaggio di ritorno in Italia, sperando di poterlo incontrare anche di persona, magari in una prossima serata organizzata con i giovani, successiva a quella del 10 Aprile!!

CENTRAFRICA Bozoum pAurelio 30 Marzo 2014  (Photos in http://Bozoum.blogspot.it)

Ciao Bozoum

Nonostante la situazione nella capitale, Bangui, sia sempre molto tesa (almeno 20 morti in questi ultimi giorni), a Bozoum continuiamo il cammino per la costruzione della Pace.
In questi giorni è arrivato un contingente di 80-100 soldati camerunesi della MISCA, che rimarranno qui a Bozoum per assicurare un minimo di sicurezza.
E venerdì 28 marzo, c’è stata l’INAUGURAZIONE DELL’ANNO GIUDIZIARIO. Cioè… Non essendoci nè il Tribunale, nè i giudici, abbiamo costituito un COMITATO DEI SAGGI che, 3 giorni alla settimana, giudicherà  su alcuni problemi (litigi, piccoli furti). Questo permetterà di avere un punto di riferimento per la gente, ed evitare rappresaglie e vendette.
Venerdì sono andato sulla strada di Bocaranga. Qui c’era un villaggio, Tatale, che ospitava 650 Peuls (Mbororò). Ma quando sono passato, non ce n’era più nessuno! La settimana scorsa alcuni antibalaka sono venuti, minacciando di sterminare tutti i Peul, ed hanno ucciso una donna incinta, e ferito 2 altre persone.
A Herba, un villaggio dove la Seleka aveva bruciato oltre 200 case in settembre, porto le prime 50 porte destinate a chi ha iniziato a ricostruire la casa (tetto in paglia e muratura in mattoni di terra). Un piccolo aiuto da parte dei gruppi missionari della Comunità Pastorale S.Ambrogio e S.Martino (Cassina Amata e Palazzolo).
A Kake,a 95 km da Bozoum, ci sono ancora una settantina di donne e bambini Peuls. Ho portato un po’ di riso e un po’ di olio,  e cercato di rassicurare un po’ queste donne, bellissime nella dignità del loro dolore.
Sabato 29 marzo è l’anniversario della morte del primo Presidente del Centrafrica, Barthelemy Boganda. Una personalità che ha lasciato un ricco patrimonio di idee e di valori.
In mattinata ci siamo riuniti in una chiesa protestante per un momento di preghiera. Abbiamo voluto farlo insieme, proprio per celebrare una volta di più l’unità che è e dev’essere alla base del vivere civile di questo paese.
In pomeriggio c’è stata una Marcia per la Pace, seguita da un concerto.
E stasera chiudo le valige… perché domani scendo a Bangui e martedì 1° aprile (non è uno scherzo!) parto per l’Italia per un po’ di tempo.
Ma il cuore e la testa (quel poco che c’è…) restano qui, a Bozoum

da centrafrique-presse.com – 30 marzo 2014 – h. 11.28

Centrafrica: almeno otto persone uccise dalle truppe del Ciad a Bangui

Bangui- Almeno otto persone sono state uccise e diversi sono i feriti Sabato a Bangui da soldati ciadiani entrati nel quartiere per rimpatriare i loro connazionali in fuga dalla violenza in Africa centrale, come risulta da un’indiscrezione di oggi rilasciato da un funzionario della Forza di pronto intervento africana (Misca), vuole rimanere anonimo.

I soldati ciadiani arrivati ​​da poco dal loro paese per rimpatriare i loro connazionali che desiderano lasciare la Repubblica Centrafricana, hanno aperto il fuoco sulle persone nei distretti del nord, uccidendo almeno otto persone e ferendone diversei. Questa valutazione è ancora provvisoria e potrebbe aumentare.

“Sappiamo ora che cosa ha causato l’incendio gli abitanti dei distretti settentrionali. Ma cerchiamo di integrare le informazioni di sapere cosa è accaduto esattamente”, ha aggiunto il funzionario.

Secondo una fonte della gendarmeria centrale, i soldati ciadiani sono entrati nella capitale nel primo pomeriggio, e nella loro progressione, sono aumentati gli spari vicino a Gobongo, Galabadja, Fouh, quartieri a maggioranza cristiana. Confermando l’informazione della Misca, questa fonte ha riferito quasi 10 morti e diversi feriti.

Centrafrique: almeno 24 persone uccise dai soldati ciadiani il 29/03/2014

I soldati ciadiani hanno sparato in tutte le direzioni. Gli abitanti dei quartieri settentrionali, in preda al panico, hanno cominciato a fuggire, provocando una diffusa confusione nel quartiere, come  testimoniano gli  abitanti della zona, contattati via telefono.

Gli incidenti si verificano regolarmente a Bangui fra un lato anti-Balaka, milizia a maggioranza cristiana e  la popolazione. Altri soldati ciadiani erano stati accusati di complicità con gli ex ribelli Seleka, per lo più musulmani, che hanno preso il potere nel marzo 2013 nella RCA.

Il ciclo di omicidi interreligiosi nel paese è stato innescato da mesi di abusi contro i cristiani, perpetrati impunemente dai combattenti Seleka e ora non si riesce ad arrestare la serie di vendette che ne sono conseguite, malgrado la presenza dei soldati francesi dell’operazione Sangaris e quelli della forza multinazionale africana di pace (Misca).

Centrafrica: almeno otto persone uccise dalle truppe del Ciad a Bangui
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da Centrafrique-presse.com – 29 marzo 2014

RCA: fraternizzazione nella Grande Moschea di Bangui (RFI)

La riconciliazione è un lavoro quotidiano a Bangui. Nonostante la violenza, la vendetta e la ritorsione frequente nella capitale tra cristiani e musulmani, il governo attua la sua politica di riconciliazione, una politica attraverso gesti simbolici. Venerdì scorso, il Ministro della Comunicazione e della riconciliazione, Antoinette Montaigne, è andata al la Moschea del quartiere PK5, l’enclave musulmana di Bangui, per la preghiera del venerdì.

Scortata da uomini della Misca pesantemente armati, il Ministro della Comunicazione e della riconciliazione ha attraversato una parte di Bangui per unire l’enclave musulmana di PK5. Arrivata alla Grande Moschea, Antoinette Montaigne, con il sorriso luminoso e il velo nero sui capelli ha partecipato alla preghiera del venerdì. Poi ha chiesto ai musulmani di non lasciare la capitale, nonostante le pressioni anti-Balaka.

 “Sono venuta alla grande moschea” ha detto, “perché questa settimana dal 24 marzo, abbiamo lanciato la grande settimana di preghiere per placare gli spiriti e i cuori, per la riconciliazione nazionale. E così oggi, mi è venuto naturale recarmi alla grande moschea di Bangui a fraternizzare con i nostri fratelli musulmani che hanno paura a causa di tutto ciò che accade nel paese. Sono riuscita a convincerli a restare nel loro paese.”

Sicurezza per tutti

I due imam del quartiere PK5 hano ringraziato il Ministro per le sue azioni e le sue parole. Essi hanno inoltre identificato un portavoce per incontrare la stampa. Il suo messaggio è semplice. Gesti simbolici sono importanti ma non sono sufficienti. “Siamo felici, ma qualcosa di più importante, che è la sicurezza, deve essere prevista. Noi siamo attaccati ovunque e comunque. Sia che siamo musulmani o cristiani, ognunodovrebbe  sentirsi al sicuro in questo paese. “

Domenica gli imam sono invitati dal ministro a recarsi alla Cattedrale di Bangui, per una preghiera ecumenica.

 http://www.rfi.fr/afrique/20140329-rca-bangui-pk5/

RCA: fraternizzazione nella Grande Moschea di Bangui (RFI)
RCA: fraternizzazione nella Grande Moschea di Bangui (RFI)
da Central-Presse.com  29 marzo 2014

RCA: anti-Balaka stanno attaccando le forze internazionali (RFI)

 

La settimana appena conclusa è stata caratterizzata da una recrudescenza di violenza da parte di  anti-Balaka a Bangui. E per la prima volta, hanno attaccato direttamente le forze internazionali  Misca e Sangaris. I generali hanno messo in guardia gli anti-Balaka. In Bangui, tutti si chiedono circa gli effetti nocivi di alcuni provocatori che vogliono destabilizzare il paese e le autorità di transizione.

Per il generale Soriano , il comandante della forza Sangaris, gli anti-Balaka saranno trattati come meritano. E così pure coloro che vogliono destabilizzare la gestione del governo della transizione . “E’ anche un modo per destabilizzare il governo, ha detto. Ma poi,  chi si nasconde dietro di loro? A nostro avviso, date le modalità di azione che sono state adottate, molto probabilmente c’è qualche ex-militare. Quando vediamo come vengono effettuate le azioni fuori, quando si vede la determinazione, quando vediamo anche precisione di tiro … “

Ma chi si intende parlando di ex militari? Spesso si è detto sostenitori di François Bozizé. L’ex presidente Centrafricano è il mandante di questi tentativi di destabilizzazione? Malinas Charles, ambasciatore di Francia a Bangui, rimane molto cauto su questo tesi. Secondo lui, “c’è in realtà  la presenza di sostenitori di François Bozizé tra anti-Balaka. Questo non ci preoccupa più di ogni altra cosa. Tuttavia, il vero problema  è l’attività violenta degli anti-Balaka”.

Rifiuti

Quando è stato chiesto perché il governo francese ha chiesto le sanzioni contro l’ex presidente Bozizé e suo figlio, l’ambasciatore ha detto che “la Francia ha fatto lo stesso contro più persone, soprattutto contro coloro che agiscono in modo avventato contro gli interessi della Repubblica Centrafricana”.

http://www.rfi.fr/afrique/20140328-rca-recrudescensce-violen …

RCA: anti-Balaka stanno attaccando le forze internazionali (RFI)
—-Messaggio originale—-
Data: 28-mar-2014 14.56
Ogg: Padre CIRILLO da Bocaranga

NOVITA’! 

Dall’altro ieri abbiamo in città un gruppetto di MISCA camerunesi.

Ma questi sono senza vettura perché li hanno scaricati e poi le vetture hanno portato l’altro gruppo a Ngaoundaye da cui son ripartite, non si sa per dove. Sono una sessantina, del tutto nuovi e dovrebbero cominciare ad assicurare la legalità in città e in tutto il nord sopra di noi. Ma si vede che non san nemmeno loro che pesci prendere. Come primo impatto hanno disarmato brutalmente alcuni ANTIBALAKA che hanno incontrato per strada (gli han tolto persino gli amuleti di protezione), al che tutto il gruppo si è messo in autodifesa minacciando di attaccare MISCA. Se non che, al seguito di qualche riunione fatta a livello cittadino han ritrovato un minimo di intesa per poter collaborare. Speriamo che questi ANTI che finora si sentivano padroni della situazione almeno la smettano di rubare e uccidere MBORORO; perché quello che vi ho descritto sulla pista della Pendé (furto di centinaia di vacche e uccisione degli uomini – vedi il 22/03) è successo anche sulla pista di Lourà, così adesso abbiamo dei gruppi di donne e bambini Mbororò vedove e orfani che vagano nei villaggi in cerca di qualcuno che li possa aiutare. Non si può nemmeno immaginare cosa voglia dire per i MBORORO perdere le loro vacche; essendo pastori nomadi tutta la loro ricchezza sta nel numero di vacche, i matrimoni e le donne da sposare si pagano con un certo numero di vacche, ecc., ecc. Per tornare ai MISCA venuti a Bocaranga a ristabilire la legalità, speriamo in un minimo di efficienza, altrimenti si risolverà con un nulla di fatto e l’illegalità continuerà ancora per chissà quanto. In seguito vi farò sapere.  Ciao a tutti e a presto

Padre CIRILLO da Bocaranga

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da misna: 28 Marzo  2014 – h. 15:26 CENTRAFRICA

VIOLENZE A BANGUI, GRANATE SU UNA VEGLIA FUNEBRE

“Alcuni abitanti ci hanno chiamato nel cuore della notte perché spaventati dal rumore degli spari e dei combattimenti. Abbiamo contattato i militari della Missione africana Misca e i francesi di Sangaris, ma non si è visto nessuno fino a questa mattina”: a denunciarlo alla MISNA sono fonti missionarie nel quartiere di Fatima, a Bangui, teatro di violenti scontri che la notte scorsa hanno provocato almeno 20 morti e 11 feriti.

A riferire il bilancio dell’accaduto è stato poco fa il ministro della Sicurezza pubblica Denis Wangao Kizimalé secondo cui i disordini sono cominciati quando un gruppo di uomini armati ha tirato due granate contro un corteo di persone riunite per una veglia funebre. Tra le vittime, anche un bambino di 15 mesi e una donna incinta.

“La gente questa mattina si è riversata per le strade – prosegue l’interlocutore della MISNA, anonimo per motivi di sicurezza – in collera contro i soldati di Misca, accusati di non muovere un dito per proteggere i civili e contro i musulmani ritenuti da molti i responsabili delle violenze”.

L’episodio si è verificato non lontano dal quartiere settentrionale del Pk5, dove civili musulmani sono assediati ormai da settimane da miliziani di autodifesa Anti-Balaka e da banditi, che commettono attacchi e saccheggi. Formate in risposta alle atrocità perpetrate per mesi contro la popolazione dai combattenti musulmani della ribellione Seleka, che ha assunto il potere con un colpo di stato nel marzo 2013, le milizie Anti-Balaka si sono abbandonate a violenze indiscriminate contro i civili musulmani, che stanno lasciando il paese in massa.

A un anno dal colpo di stato, l’ex colonia francese vive in uno stato di crisi complessa: lo scorso fine settimana soldati africani della Misca e personale civile del contingente hanno subito diversi attacchi mirati nella capitale. Per la prima volta dalla sua elezione, due mesi fa, la presidente di transizione Catherine Samba-Panza, ha criticato il rifiuto del Consiglio di sicurezza dell’Onu alla sua richiesta di riarmare le forze di sicurezza centrafricane per ristabilire l’ordine nel paese.

(vedere articolo sotto)

CENTRAFRICA. 28 marzo 2014 – h 8:16 da misna

PRIMI SCREZI CON LA COMUNITÀ INTERNAZIONALE

 Il riarmo dell’esercito, della polizia e della gendarmeria centrafricana: lo ha chiesto pubblicamente la presidente di transizione Catherine Samba-Panza, per la prima volta dalla sua elezione due mesi fa. Nel suo ultimo discorso alla nazione l’ex sindaco di Bangui ha esplicitato le “sue divergenze nei confronti della strategia attuata dai partner esterni”. La Samba-Panza ha riferito del “rifiuto educato del Consiglio di sicurezza dell’Onu” alla richiesta, avanzata all’indomani della sua entrata in carica, di “riarmare le forze di sicurezza centrafricane” per ristabilire l’ordine nel paese.

Inoltre la presidente di transizione ha sottolineato che “tutte le armi sequestrate e recuperate dai francesi di Sangaris e dalle truppe africane della Misca non sono mai state restituite alle autorità centrafricane”, interrogandosi sulle “modalità di gestione e distruzione di tali stock”. La Samba-Panza, la cui elezione è stata appoggiata dalla comunità internazionale, ha come mandato di ristabilire la sicurezza, ma anche l’autorità dello Stato in una nazione a terra, con l’obiettivo di tenere elezioni entro il primo trimestre del 2015. L’appello lanciato da Bangui è giunto a pochi giorni da una riunione sul Centrafrica che si terrà la prossima settimana a Bruxelles, a margine del vertice tra Unione Africana e Unione Europea.

Alle prime critiche aperte della Samba-Panza fanno eco “gravi riserve” espresse dalla Conferenza episcopale centrafricana. In una lettere inviata ai vescovi statunitensi, si evidenziano i “limiti riscontrati sul terreno della strategia attuata dal comando della Misca e dell’operazione Sangaris a nome della sicurezza del territorio nazionale”, ma anche “l’insufficienza di mezzi e uomini a disposizione”. Nella missiva i vescovi centrafricani rimettono in discussione “una strategia tesa, di fatto, a proteggere i confini di Ciad, Camerun e Congo, piuttosto che a garantire la sicurezza delle popolazioni locali”. I vescovi chiedono “l’apertura della forza internazionale a contingenti altri che quelli della regione dell’Africa centrale” e il via libera “nei tempi più brevi possibili” ad una missione Onu di mantenimento della pace.

Nella stessa lettera i vescovi centrafricani deplorano “gli accordi politici stretti con i governi della regione, a favore della Seleka, che oggi occupano i posti ministeriali più importanti”, accordi alla base degli sviluppi istituzionali di gennaio, che hanno portato all’elezione della Samba-Panza. Rivolgendosi ai partner internazionali, la Conferenza episcopale centrafricana sollecita “un sostegno finanziario per il pagamento degli stipendi dei funzionari e delle pensioni”, ma anche di “sostenere il recupero di autorità dello Stato” e per “fornire tutto l’aiuto urgente a breve e medio termine” in medicinali, cibo e materiale agricolo.

da  RFI – 28 Marzo 2014

Centrafrica: la malnutrizione infantile sta guadagnando terreno a Bangui

In Bangui, la malnutrizione infantile sta guadagnando terreno. ONG come Azione contro la fame (ACF) hanno attuato programmi per aiutare i più vulnerabili. Nei centri di salute o in siti per sfollati, le squadre rintracciano i casi di malnutrizione per fornire assistenza alle famiglie. Documentario PK12, alla moschea Begoua tra gli sfollati fuggiti alle violenze.

A Bangui, ogni giorno, gli incaricati delle associazioni umanitarie salvano i bambini. Una o due volte alla settimana, le squadre di  ACF  vanno alla moschea Begoua a PK12.

“Siamo attualmente sul sito della moschea Begoua. I nostri team sono arrivati, inizieremo la realizzazione del nostro intento poi, molto rapidamente, le mamme verranno a portare i loro figli per il trattamento della malnutrizione”, afferma Nicolas Foux responsabile ACF della R.C.A.

In un vecchio edificio fatiscente, le squadre installare stuoie, un ecografo e bilance.

“I bambini trascorrono le misurazioni antropometriche: peso, dimensioni … Poi i bambini passeranno la consultazione. Se ci sono farmaci da dare loro, dopo passano alla distribuzione del prodotto alimentare e, allo stesso tempo, si distribuisce anche il sapone “, dice Jean-Claude Maolo.

Viene distribuita una pasta nutriente e le madri tendono i loro figli, debole e malati affinchè vengano visitati. La maggior parte sofforno di malaria e microbi intestinali.

Viene supportato anche l’aspetto psicologico delle madri e dei bambini traumatizzati e feriti. Gli educatori portato anche i giocattoli e insegnano alle  madri come ricreare il collegamento alla vita normale attraverso il gioco.

«Sono malnutriti e sono stanchi e bisogna giocare con loro per farli rilassare. Se giochiamo molto con i bambini, i bambini sono felici “, ha detto una madre. Alla moschea Begoua vengono assistiti circa 80-100 bambini ogni settimana.

Centrale: la malnutrizione infantile sta guadagnando terreno a Bangui
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da Central-Presse.com 27 marzo 2014 – h. 18,25

 

Senza risorse, la repubblica Centrafricana non può pagare i suoi funzionari. Per ora, solo il presidente congolese Denis Sassou Nguesso ha effettivamente contribuito al bilancio del paese.

Come raccogliere i fondi necessari per pagare gli stipendi dei dipendenti pubblici (€ 6.000.000 al mese)? In gran parte priva di imposte e risorse doganali, il Centrafrica continua a dipendere dalla comunità internazionale. Il problema è che tra la promessa di aiuti e l’effettivo versamento degli aiuti c’è un passo che nessuna Istituzione ha ancora preso. Anche dei fondi promessi dall’Unione Europea, per ora si può solo sperare che prima o poi arrivino.

“Ad oggi, solo Denis Sassou Nguesso ha pagato soldi”, fornisce una fonte diplomatica.Catherine Samba-Panza, il Presidente è tenuto a sollecitare i suoi coelleghi nella sub-regione. Il 5 marzo l’Angola ufficialmente promise 10.000 mila dollari, più un’estensione di 20.000 mila come un prestito. E lei sperava di ottenere un anticipo sui fondi promessi dalla Comunità Economica e Monetaria dell’Africa Centrale (CEMAC). 18 e 19 marzo a Libreville, perchè aveva parlato con il presidente Ali Bongo Ondimba, che a suo dire, si sarebbe  mostrato  “ricettivo”.  Ma per ora ancora nulla!

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Censimento dei Funzionari: i sindacati non sono d’accordo

da  journaldebangui.com e altri media – 27/03/2014

Il governo di Bangui ha avviato un censimento dei dipendenti pubblici e funzionari statali per conoscere finalmente la realtà della dimensione del pubblico impiego

 

Disapprovazione dell’Unione dei sindacati
Da quasi una settimana, la capitale Bangui, utilizza test su larga scala, una verifica fisica delle Risorse Umane pubbliche pilotata dall’Ispettorato Generale dello Stato. Ogni dipendente deve fornire la sua identità o passaporto valido e di una buona datazione, anteriore a settembre o ottobre 2013. Dopo questa esperienza dovrebbe essere estesa a tutto il paese. Una situazione denunciata dal Sindacato dei Lavoratori in CAR (USTC), che ritiene che non sussistano le condizioni per condurre questa operazione. “L’insicurezza ha spinto diversi funzionari e funzionarie al di fuori del paese. Alcuni sono nella boscaglia, in fuga dalle violenze e altri hanno perso i loro documenti di identità. La data dell’operazione è troppo breve , “ha fatto notare Kpokolo Sabin, segretario generale della USTC. Perché se i funzionari sono rimasti uniti a Bangui, sperando di essere più sicuri, altri sono fuggiti e sono tra i 600.000 sfollati interni e 296.000 rifugiati nei paesi vicini, secondo le stime delle Nazioni Unite.

 


© journaldebangui.com
Kpokolo Sabin, segretario generale della USTC
Inoltre, i funzionari vivono male questo censimento perchè si sono accumulati salari arretrati. Con l’assistenza esterna, hanno ricevuto, il 10 marzo, il primo stipendio dal mese di settembre 2013. E ancora non sanno quando riceveranno gli arretrati perché le casse sono vuote e libro paga pubblico è esploso da quando il conflitto è iniziato, esattamente un anno fa. Il paese ha circa 21.000 dipendenti e agenti dello Stato, secondo le stime ufficiali … piuttosto approssimative. Dal 24-27 marzo 2014, il governo ha deciso di effettuare un controllo fisico di tutto il personale in tutti i reparti da trovare – e colpire – funzionari pubblici fantasmi . Un’operazione in verità necessaria, da parte dei donatori che partecipano ad un sostegno al Centrafrica nei suoi sforzi di recupero per tornare alla sicurezza. In questo contesto, la riduzione della massa salariale dell’impiego pubblico, che è rimbalzato dall’inizio del conflitto, da € 4.600.000 a € 7.600.000 al mese, sembra essere una fonte da cui salvare tutti gli indicati. Il controllo Furka  ha tuttavia individuato funzionari, apparentemente senza affidabilità.
L’aumento in busta paga non è solo a causa dei diversi gradi di colonnelli e generali, elementi della coalizione Seleka dopo il 24 marzo, ma anche per gli eccessi che hanno amplificato il deteriorarsi della situazione. “Mentre le casse sono vuote, i funzionari hanno due o tre stipendi, pensione, nomine a posizioni di responsabilità, ricevono salari in aggiunta alla loro pensione. La situazione è deplorevole “, ha anche detto l’Ispettore Generale dello Stato, aggiungendo: “Ci sono anche funzionari che non vanno a lavorare, ma gli stipendi sono pagati per conto dello Stato. Altri sono morti durante i disordini. Quindi, è importante aggiornare le fila dei  funzionari Centrafricani e lo Stato può conoscere il numero effettivo  del personale con pubblico impiego.”
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Roma- Centrafrica, 27 Marzo 2014

Dopo l’incontro con il Papa i tre leader religiosi incontrano anche i rappresentanti di Sant’Egidio

Incontro a Sant’Egidio tra Andrea Riccardi e i leader religiosi del Centrafrica

L’arcivescovo di Bangui Dieudonné Nzapalainga, l’Imam capo Kobine Layama e il presidente dell’Alleanza delle Chiese evangeliche del Centrafrica Nicolas Guerekoyame-Gbangou, impegnati insieme da anni per consolidare la concordia religiosa e ristabilire la collaborazione pacifica nella Repubblica Centrafricana, hanno incontrato questa mattina il prof. Andrea Riccardi, fondatore della Comunità di Sant’Egidio, sotto i cui auspici è stato firmato nel settembre scorso un appello per la pace e la riconciliazione nazionale che è poi confluito nel “Patto repubblicano”, apprezzato dal Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, con il quale le forze vive della nazione si sono impegnate nella difesa del quadro democratico e dei diritti umani e nella promozione dei valori della Repubblica.

Andrea Riccardi ha parlato dell’attività dei tre religiosi come di “un segno di speranza per il vostro paese, perché nell’amicizia e nella vicinanza fra esponenti di religioni diverse c’è il seme per il futuro della Repubblica Centrafricana”. “Il seme della pace è piantato”, ha assicurato il vescovo di Bangui; e la pianta crescerà alimentata dalla fraternità fra musulmani e cristiani. Dobbiamo imparare a vivere come fratelli, uniti nella diversità, nell’accoglienza, nel rispetto degli uni verso gli altri”.

Parlando del lavoro svolto insieme agli altri capi religiosi, l’imam Kobine Layama ha detto: “Vogliamo rompere la diffidenza fra le nostre comunità mediante l’educazione e la scuola, per rafforzare l’integrazione fra tutte le comunità presenti nel paese e costruire una nuova generazione che condivida la stessa coesione sociale”.

Il pastore Guerekoyame-Gbangou si è soffermato sui temi della giustizia, del perdono, della riconciliazione, fondamentali in un paese che è stato dilaniato da lotte tribali e che conosce un gran numero di profughi interni e di rifugiati. “Dobbiamo incoraggiare il disarmo dei nostri cuori – ha detto – perché altrimenti la guerra non si arresterà”.

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da Centrafrique presse – Centrafrica- Città del Vaticano, 26 marzo 2014

 

CITTA ‘DEL VATICANO, 26 Marzo 2014 (AFP) – Papa Francesco ha incoraggiato oggi, Mercoledì 26 Marzo, i tre rappresentanti delle principali confessioni religiose (cattolici, protestanti e musulmani) dell’Africa centrale a rimanere “uniti, vicino alla gente, continuando la loro opera contro ogni divisione”, in un forte gesto di sostegno quali sostenitori della pace civile.

Sono stati accolti a Roma dalla comunità italiana di Sant’Egidio, specializzata in mediazione dei conflitti, l’Arcivescovo di Bangui Dieudonné Nzapalainga, il reverendo Nicolas Guerekoyame-Gbangou e l’Imam Umar Kobine Layama, che hanno incontrato il Papa al termine del Udienza generale, in San Pietro.

Secondo Radio Vaticana, il Papa li ha incoraggiati assicurando anche che avrebbe discusso del conflitto in R.C.A. durante l’incontro di giovedi con il presidente americano Barack Obama.

 

L’arcivescovo, l’imam e il leader della comunità protestante avevano già sostenuto diversi viaggi per promuovere la causa a favore del loro Paese, apparendo insieme anche durante un soggiorno negli Stati Uniti e alle Nazioni Unite, con il Segretario Generale Ban Ki- Moon per chiedere un rapido dispiegamento della forza Onu.

Con coraggio e perseveranza, i tre uomini hanno lavorato insieme per l’armonia religiosa sin dall’inizio dei massacri. Essi sottolineano che il conflitto non è “religioso”, ma alimentato da interessi politici, affermando “di essere la voce dei senza voce”, terrorizzati dalle milizie armate su entrambi i lati.

 

Papa Francesco incoraggia i tre leader religiosi Centrafricani
Papa Francesco incoraggia i tre leader religiosi centrafricani
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da Centrafrique presse – 26 marzo 2014

Centrafrica: le milizie Anti-Balaka definite dall’Unione Africana, come “terroristi”

 

L’Unione Africana ieri, martedì 25 Marzo 2014, ha definito ufficialmente gli uomini della milizia “anti-Balaka” che attaccano la popolazione centrafricana musulmana, come “terroristi” e ha promesso di trattarli come “combattenti nemici”, dopo la morte del soldato di pace congolese (vedi più sotto). Di conseguenza saranno ricercati come tali anche dagli uomini della forza armata miltinazionale centrafricana, la Misca.

Queste milizie cristiane e animiste, originariamente formate per autodifesa dei villaggi, uccidono e saccheggiano i civili musulmani, collegandoli alla ex Seleka, un’alleanza per lo più di cofessione musulmana di ribelli colpevoli di molti abusi, ma ormai messa per lo più sotto controllo, almeno nelle zone adiacenti alla capitale, Bangui.

L’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i Rifugiati, Antonio Guterres, ha denunciato l’inizio di una “pulizia etnica” nel sud e ovest della Repubblica Centrafricana.

Né i 2.000 soldati francesi dell’operazione Sangaris, schierati dal dicembre, né i 6000 uomini della Misca sono riusciti a porre fine alla violenza che ha lasciato migliaia di morti, centinaia di feriti e centinaia di migliaia di sfollati.

 

Centrale: Anti-Balaka milizia "terroristi" (AU)
Centrale: Anti-Balaka milizia "terroristi" (AU)
Centrale: Anti-Balaka milizia "terroristi" (AU)
Centrale: Anti-Balaka milizia "terroristi" (AU)
Centrale: Anti-Balaka milizia "terroristi" (AU)
Centrale: Anti-Balaka milizia "terroristi" (AU)
Diversi momenti in cui gli appartenenti alle milizie “anti-balaka” dimostrano le loro intenzioni di continuare nella scia della vendetta e della violenza ad ogni costo.
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da Centrafrique presse –  R.C.A. – 25 marzo 2014

Misca condanna fermamente l’uccisione di un soldato di pace nella città di Boali nord di Bangui

Bangui, 25 MARZO 2014 – Il Rappresentante speciale del Presidente della Commissione dell’Unione africana e capo della missione africana sostegno internazionale nella Repubblica centrafricana (Misca), guidata dal generale Jean-Marie Michel Mokoko ha appreso con sgomento e tristezza la morte di uno dei suoi peacekeeper a Boali, circa 80 chilometri a nord di Bangui, Repubblica Centrafricana (CAR).

Il militare, della Repubblica Democratica del Congo, è stato ucciso intorno alle ore 06:30 di ieri quando il veicolo stava viaggiando con altri tre soldati delle forze di pace africane ed è stato attaccato da un gruppo di uomini armati. Le truppe Misca a loro volta hanno ucciso 12 aggressori che sono stati successivamente identificati come appartenenti alla milizia anti-Balaka, tra i quali è incluso un loro noto e famigerato comandante.

Altri due soldati del corpo di pace Misca, che viaggiavano nel medesimo veicolo, sono rimasti leggermente feriti.

Ieri, nel quartiere Bimbo a Bangui in incidente a parte un altro militare in forze alla Misca, della Repubblica Democratica del Congo (RDC), è stato ferito in un attacco da parte di assalitori non identificati. Entrambi gli incidenti hanno avuto luogo il giorno dopo un attacco a un veicolo Misca sula rotonda della riconciliazione a Bangui, dove sono rimasti feriti (di cui due gravemente) un’infermiera, un chirurgo e un impiegato amministrativo del contingente Misca.

Il rappresentante speciale condanna fermamente questi incidenti e ricorda che non ci può essere alcuna giustificazione per qualsiasi individuo o gruppo che attacchi le forze di pace dispiegate nel paese per aiutare i centrafricani a risolvere la loro crisi. Egli ha osservato con rammarico che, negli ultimi giorni, gli elementi anti-Balaka hanno sistematicamente mirato ai veicoli e al personale Misca, in violazione del diritto internazionale, e così facendo si sono identificati come nemici della pace in R.C.A., sottolineando il costante impegno del contingente di pace nell’adempiere al suo mandato, compresa la neutralizzazione di tutti i gruppi armati illegali.

A nome del presidente della Commissione dell’UA, Dottor Nkosazana Dlamini Zuma, il Rappresentante Speciale esprime il proprio cordoglio alla famiglia del defunto caduto nell’adempimento del proprio dovere, e al governo e al popolo della Repubblica del Congo, augurando una pronta e completa guarigione ai soldati feriti per portare la pace. Il rappresentante speciale prende atto con profondo rammarico che finora, ben 21 peacekeepers di Misca sono caduti nell’esercizio delle loro funzioni in Centrafrica.

Misca condanna fermamente l'uccisione di un soldato di pace nella città Boali nord di Bangui

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da  misna: CENTRAFRICA, 25 Marzo  2014 – h 13:01 

UN ANNO DAL COLPO DI STATO, CRISI IRRISOLTA

“Migliaia di persone la cui vita è in pericolo imminente dipendono dal dispiegamento urgente di rinforzi militari nell’ambito di una missione di mantenimento della pace e da una maggiore protezione da parte delle truppe già sul terreno”: è l’accorato appello lanciato dall’organizzazione Human Rights Watch sulle sorte di un paese stravolto dal colpo di stato che ha destituito l’ex presidente François Bozizé il 24 marzo 2013. Un anno dopo in Centrafrica la situazione rimane fortemente volatile sul piano della sicurezza.

Da sabato scorso si sono registrati almeno 15 morti in violenze tra gruppi armati rivali, arginate con difficoltà dai soldati francesi di Sangaris e dalle truppe africane della Misca. Questa mattina colpi d’armi da fuoco sporadici sono stati ancora segnalati nel quartiere settentrionale del Pk5, dove civili musulmani sono assediati ormai da settimane da miliziani di autodifesa Anti-Balaka e da banditi, che commettono attacchi e saccheggi. Le forze armate straniere, prese di mira dalle parti rivali, hanno risposto con le armi, uccidendo otto esponenti Anti-Balaka, tra cui un capo milizia. Da ieri il dispositivo di sicurezza dei contingenti internazionali è stato rafforzato nella capitale centrafricana. In un attacco contro un veicolo della Misca a Bangui sono rimasti gravemente feriti un’infermiera, un impiegato amministrativo e un chirurgo della missione a comando africano. Uomini della Misca incaricati della sorveglianza dell’Ospedale dell’Amicizia, sempre nella capitale, sono stati aggrediti a colpi di granate. La scorsa settimana sia le autorità di transizione centrafricane che il Gruppo internazionale di contatto (Gic) hanno esortato tutti i combattenti a “disarmare per aderire al processo di dialogo e riconciliazione”.

Intanto, per ristabilire il controllo sullo Stato e sull’amministrazione, a terra, ieri è cominciato un controllo a tappeto in tutte le sedi ministeriali della capitale per individuare “pubblici dipendenti fittizi”. L’Ispettorato generale ha avviato il censimento di tutti gli agenti dello Stato che hanno tempo fino al 27 marzo per farsi registrare presso gli uffici competenti con un documento di identità valido e una prova dell’ultimo pagamento dello stipendio.

A un anno dal colpo di stato che ha trascinato l’ex colonia francese in una crisi complessa, a lanciare l’allarme sulla situazione dei diritti umani è stata l’Alto commissario per i diritti umani dell’Onu, Navi Pillay. In visita nel paese pochi giorni fa, si è detta “profondamente preoccupata per gli incitamenti all’odio interreligioso o ai danni di una comunità (…) con parole quali ‘pulizia’ o ‘cancellazione di ogni traccia dei musulmani’ che potrebbero sfociare in un conflitto ancora più grave” ha avvertito la Pillay, attribuendo la responsabilità delle “atrocità commesse sui civili prima ai Seleka e poi agli Anti-Balaka”. Alle più di 2000 vittime si aggiungono 650.000 sfollati interni e decine di migliaia di rifugiati nei vicini Congo, Ciad e Camerun.

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da Centrafrique-Presse.com   25 marzo 2014

Africa centrale: Rafforzare il sostegno internazionale

http://sahel-intelligence.com/    25 marzo 2014 da  Frédéric Powelton

Dopo il dispiegamento di sostegno umanitario e militare, la comunità internazionale si è mobilitata per rispondere alla nuova economia centrafricana. Infatti, la Banca Mondiale e il Programma Alimentare Mondiale (PAM) hanno firmato un accordo di finanziamento del valore otto milioni di dollari per gli agricoltori di questo paese.  Fonti ufficiali affermano che migliaia di agricoltori potranno beneficiare di un quantitativo di sementi. L’obiettivo è lo sviluppo della loro terra in modo che dai loro risultati tragga beneficio l’economia del paese.

Anche se un anno dopo lo scoppio della ribellione il clima sociale rimane instabile, un importante dispositivo di sicurezza prende campo ogni giorno e, oltre a proteggere le persone, mira a  proteggere l’intero territorio della R.C.A.

Le forze della missione internazionale di supporto centrafricano (Misca) e quelle dell’operazione Sangaris, lavorano insieme per portare la pace in questo paese dove il sangue umano continua ad essere versato per amore di vendetta e di vandalismo. La violenza intercomunale continua, causando omicidi, rapine, stupri, saccheggi chesembra non debbano finire mai. Fino a quando non saranno le Nazioni Unite a riprendere il comando della sicurezza, e anche la fase della ricostruzione dello Stato, diverse ONG stanno lavorando duramente per portare il loro contributo alla creazione di condizioni sociali adeguate per ospitare le popolazioni fortemente colpite dagli effetti della crisi.

La Banca Mondiale e il PAM si aspettano molto da questo investimento nel settore agricolo. L’obiettivo è  quello di ricostruire in breve, ma a lungo termine, uno dei settori chiave dell’economia del paese.

Africa centrale: Rafforzare il sostegno internazionale

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Centrafrica: organizzare elezioni “oneste e trasparenti”

da  journaldebangui.com e agenzie – 2014/03/25

E’ l’obiettivo perseguito da Dieudonné Kombo Yaya – Presidente dell’Autorità Nazionale Elettorale (NSA) in centrafrica, 

E’ stata dichiarata ieri, Lunedi 24 marzo a Bangui, la determinazione dei membri del corpo dirigente ad assumersi le proprie responsabilità nell’organizzare “elezioni oneste e trasparenti”, questo è l’impegno a cui mirare alla fine del conflitto armato e dopo il ritorno alla pace. ”Abbiamo la responsabilità di tenere elezioni libere, oneste, trasparenti, eque e pulite. Questo sarà il nostro contributo al consolidamento della democrazia, dello Stato di diritto, il buon governo e la pace nel nostro Paese “, ha dichiarato Dieudonné Kombo Yaya, in una conferenza stampa. Ha aggiunto:” Dal 1990, più del 50% dei conflitti armati in Africa hanno le loro radici lì (da elezioni fasulle) E la Repubblica Centrafricana non è purtroppo sfuggita alla crisi di governo elettorale “.

© journaldebangui.com
Dieudonné Kombo Yaya
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Centrafrica 24 Marzo 2013 – 24 Marzo 2014: un anno di violenze inaudite, che colpiscono anche altre parti dell’Africa proprio nel giorno dedicato ai missionari martiri 

Anche in questo fine settimana ci sono stati diversi omicidi e un attacco armato diretto alla forza  dell’Unione Africana

Bangui: attacco contro il personale Misca

da  journaldebangui.com e altri media – 24/03/2014
Tre membri del personale delle forze panafricane sono rimasti feriti a seguito di un’aggressione non provocata

 

Il Rappresentante speciale del Presidente della Commissione dell’Unione Africana (UA) e capo della missione di sostegno afro-internazionale (Misca), guidata nella Repubblica centrafricana  dal generale Jean-Marie Michel Mokoko, ha espresso indignazione  dopo l’attacco, non provocato, su uno dei suoi veicoli chiaramente identificati, che stava trasportando tre membri dello Stato Maggiore della Misca. L’attacco da parte di uomini armati sconosciuti si è svolto ieri sera intorno alle 19:30 nei pressi di riconciliazione Roundabout (Monumento ad Ali Bongo) a Bangui, ferendo gravemente un impiegato amministrativo Misca e una infermiera di impegno esemplare.

© Jerome Delay / AP
immagine per illustrativo
La terza persona a bordo del veicolo, un  chirurgo della Misca, ha subito lesioni non gravi. L’impiegato e l’infermiera sono in condizioni stabili e sono stati evacuati medicalmente a Brazzaville, Repubblica del Congo. In un attacco separato, due caschi blu, sempre della Misca, che si trovavano presso l’Ospedale dell’Amicizia a Bangui, sono stati colpiti con granate. Non sono stati segnalati feriti gravi. Il Rappresentante speciale condanna con la massima fermezza questi attacchi totalmente ingiustificati contro i soldati della forza di pace internazionale e sollecita le autorità transitorie della RCA a fare quanto in loro potere per garantire l’arresto e il perseguimento dei sospetti. Egli ha ribadito l’avviso emesso, il 21 marzo 2014 da parte del Gruppo di contatto internazionale (ICG), alla sua quarta riunione tenutasi a Brazzaville, Repubblica del Congo, esortando tutti i gruppi armati a deporre le armi e unirsi al processo di dialogo e di riconciliazione recentemente lanciato dal governo transitorio. Il Rappresentante speciale augura una pronta guarigione ai feriti e il personale medico chiede a tutto il personale militare e civile della Misca di rimanere vigilie e continuare ad adempiere il mandato.
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In occasione di questo triste anniversario, come già segnalato nella relativa pagina degli Appuntamenti, anche a Savona si terranno due incontri significativi per fare il punto sulla situazione e condividere la vicinanza con il popolo centrafricano e i nostri missionari impegnati in prima linea a fianco dei più deboli.
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Repubblica Centrafricana: un anno dopo il colpo di stato del 24 marzo 2013

Human Rights Watch – 24/03/2014

Sicurezza e giustizia rimangono punti essenziali ancora da raggiungere, da quando il paese Barthelemy Boganda sprofondò nella tragedia e nell’incertezza per il futuro

 

Nella Repubblica Centrafricana migliaia di civili sono in disperato bisogno di protezione immediata e di assistenza, come ribadito oggi da Human Rights Watch. Un anno dopo il colpo di stato della coalizione ribelle Seleka, gli sforzi internazionali per far fronte alla crisi rimangono tragicamente inadeguati. In particolare, vi è un urgente bisogno di porre fine all’impunità per gli abusi avvenuti durante questo anno e garantire che vi sia responsabilità per i crimini commessi da tutte le parti. Human Rights Watch ha presentato oggi un libro di 133 pagine di documenti prodotti durante l’anno da quando la coalizione ribelle Seleka rovesciò il governo del presidente François Bozizé, il 24 marzo 2013. ” Il colpo di stato dei Seleka, lo scorso anno, ha seminato terrore e desolazione, scatenando una reazione violenta e abusiva da parte di milizie anti-Balaka, e le due fazioni continuano a mettere in pericolo gli abitanti della Repubblica Centrafricana” ha dichiarato Daniel Bekele, direttore della divisione Africa all’interno di Human Rights Watch. “La risposta amplificata della comunità internazionale dal dicembre 2013 non è stata in grado di far fronte alla crisi, soprattutto per quanto riguarda la necessità di proteggere i civili e portare gli aiuti alle migliaia di sfollati.

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Il contingente dlla ex Seleka, che consiste principalmente di uomini armati di religione islamica provenienti dal nord-est del paese, così come Ciad e Sudan, hanno commesso massacri in molti villaggi,  bruciato e saccheggiato le case, reclutato bambini come soldati violentarono le donne e ucciso migliaia di persone. Gli attacchi hanno causato una massiccia crisi umanitaria, costringendo le persone a vivere senza un riparo, cibo e cure sanitarie adeguate attuando a loro volta rappresaglie per le atrocità commesse dai Seleka. Si tratat di  un gruppo di combattenti, cristiani e animisti per la maggior parte e noto come anti-Balaka [anti-machete], istituito da seguaci di Bozizé per combattere la criminalità, iniziata nell’agosto 2013 e attaccare  i Seleka, ma con bersagli anche civili e musulmani in genere, pensando che sostenessero la coalizione ribelle. Nel mese di dicembre, gli anti-Balaka hanno condotto un attacco su larga scala contro la capitale, Bangui, costringendo i Seleka in ritiro, che ufficialmente avevano ceduto il potere nel gennaio 2014, a riorganizzarsi. Un nuovo presidente, Catherine Samba-Panza, ex sindaco di Bangui, è stata eletta nello stesso mese, per condurre l’amministrazione provvisoria del governo. L’Unione africana (UA) e la Francia hanno fatto un numero crescente di truppe mantenendo pace per stabilizzare la Repubblica Centrafricana, ma le forze di pace non sono riuscite a fermare la spirale di violenza. Il 10 febbraio 2014, l’UE ha accettato di fornire truppe per contribuire agli sforzi internazionali per proteggere le popolazioni più minacciate, ma queste truppe non sono state dispiegate nella Repubblica Centrafricana. Alla Forza di pace delle Nazioni Unite dovrebbe essere consentito ubn dispiegamento urgente, secondo Human Rights Watch. Fino ad allora deve essere distribuita sul terreno la forza di mantenimento della pace dell’Unione Africana, nota come  Misca e l’unità Sangaris, forza francese, deve adottare immediate misure supplementari per garantire una maggiore sicurezza per pattugliare attivamente le aree vulnerabili alla violenza, soprattutto quelle restanti con popolazione di minoranza musulmana. Dopo il crollo dei Seleka, migliaia di musulmani residenti sono fuggiti a cercare rifugio nei paesi vicini come il Ciad, Camerun e nella Repubblica Democratica del Congo. “Ci sono ancora enormi lacune nella più elementare sicurezza alle popolazioni della Repubblica Centrafricana “, ha detto Bekele. ” Migliaia di persone la cui vita è in pericolo imminente dipendono dal dispiegamento urgente di truppe aggiuntive per il mantenimento della pace e da un ampliamento delle truppe già presenti a protezione del suolo“.

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Diritti Umani: ex-Seleka e anti-Balaka tutti colpevoli

da journaldebangui – Da fonte: BINUCA – 21/03/2014

Navi Pillay ritiene che i due gruppi sono responsabili per le atrocità e le uccisioni di civili in Centrafrica

L’Alto Commissario delle Nazioni Unite, ha appena completato una missione di 72 ore nella Repubblica Centrafricana, durante le quali ha esaminato la situazione disastrosa dei diritti umani con il governo di transizione, le principali istituzioni internazionali e le forze di mantenimento della pace. “Sentiamo tutti l’urgenza della situazione e vogliamo agire, individualmente e collettivamente, facendo del nostro meglio per garantire che si trovino le soluzioni alla crisi, alle violazioni dei diritti umani, ma anche i bisogni umanitari “, ha detto l’Alto Commissario dei diritti umani delle Nazioni Unite.

Navi Pillay con il commissario Bernard Acho Muna

La mia squadra ha viaggiato in tutto il paese e sappiamo che i casi reali di atrocità e omicidi sono stati commessi prima dagli ex Seleka, poi da anti-Balaka. Abbiamo registrato e presentato una relazione al Consiglio dei Diritti Umani. E, naturalmente, sono profondamente preoccupata per gli incentivi interreligiosi, e di affermazioni come, ‘abbiamo bisogno di ripulire, o abbiamo bisogno di cancellare tutte le tracce di musulmani’ perché tali incentivi potrebbero portare a un conflitto più grande “, ha osservato la signora Navi Pillay. E ricorda: “Sono venuta qui per aggiungere la mia voce alle risorse di difesa per la squadra delle Nazioni Unite per la Misca e la popolazione Centrafricana. Come ha dichiarato il vicesegretario generale per gli affari umanitari e coordinatore dei soccorsi d’emergenza, la signora Valerie Amos, i fondi promessi non vengono erogati nella misura delle nostre aspettative, ed è estremamente urgente che alcuni di noi aggiungano le loro voci all’appello, in modo che questi fondi siano urgentemente messi a disposizione della RCA“. In agenda , la Signora Pillay ha incluso un incontro con il capo di Stato della transizione, Catherine Samba-Panza, il Primo Ministro e i ministri della Giustizia, della Comunicazione e la Riconciliazione, così come le discussioni con i rappresentanti dell’Unione Africana, la Comunità economica degli Stati dell’Africa centrale e l’Unione europea. Pillay ha anche incontrato l’Ambasciatore di Francia, il Rappresentante speciale del Presidente della Commissione dell’Unione Africana e Amministratore Misca ed i comandanti delle due forze militari e Misca Sangaris. Ha visitato i villaggi e i siti distrutti e si trasferisce ora a incontrare alcuni dei circa 650.000 sfollati interni in R.C.A.

Il racconto di p. Aurelio (più sotto) è confermato da p. Cirillo, con tono ancora più …. deprimente!

CENTRAFRICA Bocaranga 22/03/2014

…è qualche giorno che non vi dò notizie; d’altronde qui nel nostro piccolo mondo di Bocaranga e dintorni non succede nulla di nuovo se non che siamo sotto la “protezione” degi ANTIBALAKA, e quello che si sente raccontare sono le loro avventure sempre poco buone. Io son stato qualche giorno a Bouar tanto per cambiare aria e “riposarmi”, ma solamente la strada di 150 Km è oltremodo stanchevole (chi di voi l’ha fatta ha potuto vedere), e chiede almeno 5 ore di tempo e conseguente mal di schiena, a cui io sono particolarmente sensibile, reduce di 3 ernie al disco, ma piccole!

Continuo a fare come posso la pastorale di savana che vi ho già descritto, e i posti più lontani mi spettano di diritto o meglio di dovere; domenica scorsa ero a Tolle,75 Km verso Bozoum, strada famosa per i numerosi ponti, tutti riparati dalla gente coi legnetti della brousse, oggi passi a malapena, domani forse ti trovi davanti una voragine. Sai per tornare a casa quanti rosari sgranati! Tornando a casa domenica pomeriggio abbiamo notato verso Ngutere gli ANTIBALAKA di quel villaggio e quelli dei dintorni che erano intenti ad annientare una mandria di vacche di un povero MBORORO che era in transumanza verso il Ciad. Ebbri di sangue e tutti col fuciletto in mano stavano macellando o portandosi via centinaia (non esagero) di vacche vitelli asini e altro. Adesso si trova la carne secca di vacca anche a Bocaranga a bassissimo prezzo. Hai poco da dire:”Non rubare!”. Ti sfottono, e poi tirano un colpo in aria per dirti di sloggiare. Chi comanda fa legge. Ma qualcuno mi ha detto che la vendetta dei Mbororo è terribile:verranno di notte a bruciare il villaggio con la gente nelle capanne. Semmai questa volta se la son cercata. Domenica prossima sarò a SARKI il posto più lontano sulla pista di Degol. Lì la guerra l’hanno sentita poco, ma anche senza troppi ponti la strada è sempre faticosa: due ore abbondanti per fare 65 Km.

La situazione del BEL PAESE RCA gli esperti dicono che vada migliorando piano piano,ma i loro occhi non vanno oltre Bangui; e noi della brousse siamo alla finestra. Alla fine quando Bangui sarà tranquilla diranno che la RCA è tranquilla. Questa gente non mette il naso fuori della capitale. Ma su internet potrete sempre trovare i loro dispacci. Noi,passate le orde barbariche (di cui porto dentro un bruttissimo ricordo)ci troviamo in relativa calma,ma non lo dico forte. Ciao a tutti e non dimenticatevi di noi che siamo nella prova.

Padre CIRILLO da Bocaranga

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Riprendiamo con un resoconto di p. Aurelio, Carmelitani a Bozoum – partendo da qualche giorno prima dell’ultimo aggiornamento sulla pagina … ormai piena!

Per capire meglio sarebbe opportuno partire dalla data del 17 marzo (più sotto)

PROBLEMI E (tentativi di) SOLUZIONI (Foto in http://bozoum.blogspot.it)

Giovedì 20 marzo 2014

Riprendiamo a ritrovarci a Bozoum per la riunione giornaliera delle 8, La situazione è un po’ meno tesa. L’ospedale ha ricominciato a lavorare, dopo le minacce degli antibalaka. Alcuni di loro, ieri, hanno presentato delle scuse…

Mercoledì 19 marzo 2014

Parto con p.Norberto a Baoro (170 km) per una riunione con gli altri Padri Carmelitani di Bouar, Baoro e Bangui. É da un anno che non riuscivamo a ritrovarci insieme, ed è gioia grande !

Martedì 18 marzo 2014

Mi sposto a Bocaranga per organizzare l’acquisto e la distribuzione di semi d’arachide alla popolazione di Bocaranga, Ngaundaye e Ndim.

Parto alle 6.15 per Bocaranga ma, prima passo dalla Misca per via dei numerosi spari sentiti stanotte. La situazione è sotto controllo ma, sempre i sedicenti antibalaka, verso le 23, hanno sparato delle raffiche con i kalashnikov  contro la MISCA (fortunatamente senza feriti).

Sulla strada, a 85 km, vedo degli abitanti e dei pacchi per terra, di fianco alla strada. E’ evidente che c’è stato un attacco conto dei Peuls (Mbororò). Più tardi riceverò la conferma: dei Peuls di passaggio, in transumanza con 100 o 200 mucche, sono stati attaccati e si sono dispersi. Gli antibalaka (e la popolazione) ne hanno approfittato per distruggere il gregge.

Effettivamente, sia all’andata che al ritorno, ho incontrato molte decine di antibalaka e gente con grandi pezzi di carne sulle moto o sulla testa. Altri ne stanno affumicando grandi quantità. Altri ancora spingono delle mucche e dei piccoli vitelli verso la città.

In tutto il Paese è in atto la distruzione del bestiame. Invece di “sfruttarlo” come investimento… la gente preferisce ucciderlo e mangiarlo, senza preoccuparsi del domani. E fra qualche mese, sarà molto difficile trovare della carne. Senza dimenticare che la maggior parte delle mandrie appartiene a dei notabili del Ciad…

Al ritorno, nel villaggio di Kake, a 30 km da Bocaranga, mi fermo perché vedo un gran numero di Peuls. Si tratta di donne e bambini che sono fuggiti dopo l’attacco di domenica e si ritrovano qui, protetti (almeno in parte) dagli abitanti del villaggio e anche gli antibalaka.

Sono molto stanchi e non in buona salute. Cerco di rassicurarli, chiedo alla gente del villaggio di portarli in un luogo sicuro e di cercare dell’acqua.

Arrivato a Bozoum allerto MSF e la Missione di Bocaranga affinché possano andare a visitarli…

Lunedì 17 marzo 2014 

Da qualche giorno alcuni giovani della città, che si dicono antibalaka (ma che non hanno mai combattuto contro la Seleka) sono in agitazione. Anzitutto hanno chiesto al Comitato di Mediazione di poter mettere delle barriere all’ingresso e all’uscita della città di Bozoum. Il Comitato (composto dal Segretario Generale della prefettura, dal sindaco, dal parroco, da un pastore protestante, dal presidente delle Wali-Gala – le donne commercianti del mercato – dalla Misca e dalle ONG quali la Caritas, Giustizia e pace, MSF e Croce rossa) ha rifiutato la proposta.

Ma le barriere sono state installate.

Dopo aver installato le barriere, i sedicenti antibalaka hanno preso il pretesto della fine della presenza di MSF a Bozoum per prendersela con il personale dell’ospedale accusato di aver spinto MSF a lasciare Bozoum.

Nonostante il Comitato di mediazione e MSF abbiano precisato che la partenza era  programmata e che dovevano occuparsi di luoghi più in difficoltà della regione ( Bocaranga, Ngaudaye e Bang in particolare), i sedicenti antibalaka hanno continuato a lamentarsi e a minacciare il personale dell’ospedale.

 E’ bene ricordare che il personale dell’ospedale di Bozoum ha lavorato durante tutto il tempo di crisi, sotto la minaccia della Seleka prima , dei Peuls e dei Musulmani dopo e, ora, sotto la minaccia degli antibalaka.

Anche durante i combattimenti, il personale ha sempre assicurato la presenza e le attività, la presa in carico dei malati, nonostante le minacce (in gennaio i Seleka hanno anche sparato nel cortile di questo servizio pubblico).

 Questa mattina questi sedicenti antibalaka hanno occupato l’ospedale e hanno sequestrato l’infermiera che assicura l’interim del medico, la signora Koikouma Marie Renée, minacciandola con delle armi e dei bastoni.

 Hanno promesso di fare del male al personale e Marie Renée è stata minacciata di morte. Grazie all’intervento della MISCA se ne sono andati, non senza aver prima rubato una porta e chiuso la pompa dell’acqua dell’ospedale (che è a disposizione dei malati e degli abitanti della zona).

A causa di questi atti, l’ospedale di Bozoum è stato chiuso e il personale minacciato non ha potuto svolgere il proprio lavoro al servizio dei malati.

 Ci tengo ad informare anche che il Comitato di Mediazione (che si riunisce ogni mattina alle 8) ha invitato questa mattina i capi dei quartieri di Bozoum che sono venuti numerosi. Lo scopo della riunione era di cercare di coinvolgere la società civile e, in particolare, questi capi, affinché ci sia una reazione anche da parte loro a queste violenze ed estorsioni dei sedicenti antibalaka.

Ogni capo ha fatto un rendiconto di ciò che succede nel quartiere e abbiamo convenuto di:

  1. organizzare una riunione di ogni quartiere ( includendo, in particolare, le donne) con particolare riferimento a furti, circolazione di armi,  consumo di droga;
  2. istituire una riunione settimanale ogni lunedì tra il Comitato di Mediazione e i capi quartiere;
  3. instaurare un Comitato di Saggi per regolare i conflitti (furti, liti, ecc.) ed evitare che questi sedicenti antibalaka si ergano a giudici;
  4. scrivere una lettera al Governatore per attirare l’attenzione sull’assenza del Prefetto e delle autorità e per chiedere l’invio di forze dell’ordine (Gendarmeria e Polizia).
  5. Aprire una linea telefonica cui rivolgersi in caso di problemi, furti o minacce

 

 

   ITA  KWE Flavio Quell'Oller OdV 

      ("Fratello di tutti" nella lingua Centrafricana Sango)

via San Bonaventura, 5  -16164  GENOVA

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