dal 5/1/15 al 31/5/15

In poco più di un anno, per seguire quotidianamente la difficile situazione in Repubblica Centrafricana  (R.C.A.), abbiamo aperto diverse pagine delle quali l’ultima si è conclusa con la fine del 2014. La voltiamo quindi per l’ennesima volta, con l’auspicio che il contenuto sia più accettabile e positivo per la popolazione, ormai davvero provata da più di due anni di guerra e di violenze insensate.

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da misna – 28 maggio 2015 – 11:16 CENTRAFRICA

ABUSI MILITARI FRANCESI, PARIGI E BANGUI: “COOPERIAMO”

Francia e Centrafrica tentano di riavvicinarsi dopo le divisioni provocate dai sospetti abusi su minori da parte di militari della missione Sangaris. L’argomento è stato affrontato ieri dai capi di stato dei due paesi, François Hollande e Catherine Samba-Panza, nel giorno in cui la presidente di transizione centrafricana si trovava in visita ufficiale in Francia.

I leader, si legge nel comunicato emesso al termine dell’incontro, “hanno riscontrato una perfetta cooperazione tra le autorità dei due paesi nella conduzione delle indagini in corso”. Proprio ieri, tuttavia, Samba-Panza aveva sostenuto, parlando con la stampa, che il suo paese avrebbe dovuto essere informato “molto prima” dell’inchiesta francese: segno di una distanza che comunque resta tra i due governi.

Quanto al procedimento giudiziario, una tappa fondamentale sarà la riunione di oggi della commissione della Difesa nazionale che dovrà dare il suo parere sul segreto posto finora sull’inchiesta militare, parallela a quella civile. La decisione finale spetta al ministero, che tuttavia ha assicurato che, in caso di parere positivo, toglierà il segreto dagli atti. Questi diventerebbero quindi utilizzabili nell’inchiesta principale.

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da misna – CENTRAFRICA 27 maggio 2015 – 18:38

PRESIDENTE: SERVONO PIÙ FONDI PER LA TRANSIZIONE

“Servono risorse addizionali” per evitare che il Centrafrica “sprofondi in una nuova crisi”. A sostenerlo è la presidente di transizione del paese africano, Catherine Samba-Panza, che oggi si trova a Parigi, dove ha incontrato il presidente francese François Hollande.

Ieri a Bruxelles un vertice dei donatori ha stanziato nuovi fondi per sostenere le istituzioni provvisorie e la ricostruzione del paese, da oltre due anni preda di una guerra civile: 72 milioni arriveranno dall’Unione europea (che porta così il contributo previsto per quest’anno a 100 milioni), 35 saranno stanziati dalla Francia e 2 dalla Svizzera.

Solo per il finanziamento delle elezioni, che dovrebbero svolgersi a fine anno, tuttavia, restano da trovare oltre 15 milioni di euro, come ha reso noto il ministro dell’Economia Florence Limbio. E sui 563 milioni giudicati necessari dall’Onu per fornire aiuti al paese, spiega Samba-Panza, solo il 21% sono stati effettivamente stanziati. A rischio, secondo la leader centrafricana, c’è anche l’applicazione del programma di smobilitazione e reinserimento dei combattenti deciso nel recente Forum di Bangui.

Con Hollande, la presidente di transizione ha affrontato anche la questione dei militari francesi della missione Sangaris accusati di abusi su minori centrafricani. Il suo paese, ha poi sostenuto parlando con la stampa, avrebbe dovuto essere informato “molto prima” dell’inchiesta aperta dalla magistratura francese , che era venuta a conoscenza dei fatti attraverso un documento fatto trapelare da un funzionario Onu.

 

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da misna, 26 Maggio  201516:06 CENTRAFRICA

ABUSI MILITARI FRANCESI: STAMPA, “L’ONU SAPEVA”

Per mesi i funzionari competenti dell’Onu avrebbero evitato di agire riguardo alla vicenda degli abusi su minori di cui sono accusati soldati della missione francese in Centrafrica, Sangaris, pur essendo a conoscenza dei fatti. L’accusa, già formulata, sembra confermata da documenti strettamente confidenziali di cui l’agenzia statunitense Associated Press (Ap) è entrata in possesso.

In uno dei documenti è riportata una dichiarazione del vice-commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani, Flavia Pansieri, secondo cui sia lei che l’Alto commissario erano a conoscenza dell’esistenza di un’inchiesta francese sul caso, motivo per cui il problema era stato trascurato. “Mi prendo la piena responsabilità – scrive tuttavia Pansieri – per non aver dato al problema la necessaria attenzione”.

Nelle scorse settimane la magistratura di Parigi aveva rimproverato “le gerarchie dell’Onu” per aver impiegato oltre sei mesi a fornire le risposte che erano state richieste. La stessa esistenza di un’inchiesta francese, formalmente aperta da luglio scorso, era stata resa nota solo a fine aprile. Quando, cioè, il contenuto di un rapporto preliminare dell’Onu – già in possesso dei giudici francesi – era stato reso pubblico dalla stampa.

A consegnare le testimonianze di abusi in cambio di denaro e cibo, che chiamano in causa i militari di Sangaris, era stato un altro funzionario Onu, lo svedese Anders Kompass. Kompass è attualmente sotto indagine Onu, anche se ha per il momento conservato il suo impiego. Sostenne di aver deciso di agire notando “che nessun provvedimento veniva preso dalla missione a Bangui”. Tra le competenze della forza Onu in Centrafrica (Minusca) c’è quella di indagare e riferire pubblicamente sugli abusi commessi contro i minori.

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Città del Vaticano – R.C.A. – 15 Maggio 2015
Visita “ad limina” (cioè di resoconto sulla situazione delle varie diocesi del mondo reso al Pontefice ogni cinque anni per ogni Nazione) dei Vescovi del Centrafrica.
Per leggere il discorso del Papa ai Vescovi Centrafricani riuniti in Vaticano per la visita “ad limina”, in cui Papa Francesco indica la strada del perdono e della riconciliazione per risponde all’odio e alla violenza, aprire il seguente link:
Vescovi Centrafricani durante la visita ad limina da Papa Francesco
Città del Vaticano – 15 Maggio 2015 – Vescovi Centrafricani durante la visita ad limina da Papa Francesco
Il Papa ha invitato all'umiltà, a "perdonare"
Città del Vaticano – 15 Maggio 2015 – Visita dei Vescovi Centrafricani a Papa Francesco, che invita tutti all’umiltà e al perdono

da misna – 14 maggio 2015 –  h. 18:12 CENTRAFRICAACCORDO CON UNICEF, LIBERI PIÙ DI 350 BAMBINI SOLDATO

Più di 350 bambini soldato sono stati rilasciati da otto gruppi armati, tra cui Seleka e Anti-balaka, in seguito ad un accordo siglato con l’Unicef durante il Forum di Bangui. “Adesso la violenze e le sofferenze di questi babnini possono lasciare il posto ad un futuro migliore” ha dichiarato il rappresentante a Bangui per l’Unicef, Mohammed MAlik Fall.

Nel corso di cerimonie distinte, circa 375 bambini sono stati liberati in diverse località della regione centrale di Bambari. Si tratta della più grande liberazione di minori associati a gruppi armati in Repubblica Centrafricana dall’inizio delle violenze nel 2012.

“Speriamo sia il primo passo di un processo – ha detto Fall – che ci consentirà di arrivare alla liberazione di migliaia di bambini”. Secondo Unicef sono tra i 6000 e i 10.000 i bambini arruolati nelle milizie presenti nel paese.

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da misna – 13 Maggio 2015 – h. 8:12 CENTRAFRICA

FORUM DI BANGUI, TERAPIA PER IL PAESE (INTERVISTA)

“La novità di questo forum è stata dare la parola alla base della società centrafricana, le cui proposte sono state raccolte e discusse”. È questa la prima considerazione che monsignor Dieudonné Nzapalainga, arcivescovo di Bangui, fa commentando con la MISNA i risultati del forum che, iniziato il 4 maggio nella capitale, si è concluso questa settimana con l’ambizione di rappresentare una tappa fondamentale per l’uscita da una guerra civile lunga oltre due anni.Monsignore, che bilancio si può dare di questa settimana di dialogo?“In questi giorni si è parlato e c’è stata anche l’opportunità per portare avanti una sorta di terapia: ci sono stati dei momenti burrascosi, di collera, dominati dalle passioni, ma questo è normale. Comunque, i risultati ci sono, le difficoltà sono state superate, sono arrivate delle proposte da presentare ai centrafricani”.Il risultato più importante è certamente l’accordo di disarmo, smobilitazione e reinserimento nella società dei componenti delle milizie che lo hanno firmato…“Durante le discussioni e il dialogo, i capi hanno capito che il tempo del conflitto è finito, che è ora di dare spazio alla pace, di negoziare, di pensare a coloro che soffrono e all’avvenire di questo paese. Quanto a coloro che sono rimasti sul campo e non erano nella sala del forum, il nostro progetto ha bisogno del sostegno della comunità internazionale: così potremo cominciare una ‘pedagogia di sensibilizzazione’, per aiutare tutte le parti a lasciarsi alle spalle la paura, ritrovare la strada della fiducia e mettere in pratica le proposte del forum”.L’ultima giornata di incontri però è stata contestata da uomini armati. Quanta preoccupazione c’è per questo?“Certamente, questa è una fonte di preoccupazione. Da un lato, è chiaro che nella sala delle discussioni non potevano essere tutti presenti e si è dovuta fare una scelta, dall’altro abbiamo sempre denunciato le manipolazioni di certi uomini politici che non hanno visto soddisfatti i loro interessi e usano i giovani che sono sulle strade per costruire barricate e per protestare. Noi rifiutiamo questa maniera di fare politica e abbiamo condannato quel che è avvenuto. Ciò che conta sono le risoluzioni prese e l’impegno a sostenerle e portarle ciascuno nel proprio campo”.Quale può essere il ruolo della Chiesa nel favorire l’applicazione degli accordi del forum?“Tra le missioni della Chiesa c’è quella di promuovere la pace, c’è il compito di aiutare i figli del Centrafrica a riscoprirsi fratelli e a dialogare. Ma la Chiesa deve anche avere il coraggio di denunciare ciò che non va, così che non si insista negli errori…”

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da misna – 12 Maggio  2015 – h. 12:27 CENTRAFRICA

DAL FORUM DI BANGUI SPERANZE E CONTESTAZIONI

Chiusura tra le tensioni, ieri, per il forum di Bangui: elementi dell’ex ribellione Seleka e dei gruppi Antibalaka hanno contestato armi alla mano, davanti al palazzo dell’Assemblea nazionale, le conclusioni dell’incontro pensato per promuovere la riconciliazione nel paese, dopo oltre due anni di guerra civile.Al fuoco dei kalashinikov e al lancio di granate da parte di miliziani, le truppe della missione Onu nel paese (Minusca) hanno risposto con i lacrimogeni. Intanto, all’interno del palazzo la presidente di transizione rivendicava “la volontà di girare una pagina oscura della nostra storia” grazie all’accordo firmato nei giorni scorsi dal governo con i rappresentanti dei gruppi armati: un patto da cui, tuttavia, alcuni leader locali sembrano non sentirsi tutelati.Sembra intanto probabile che la transizione centrafricana debba prolungarsi ancora: tra le raccomandazioni del Forum c’è infatti quella di rinviare nuovamente le elezioni che avrebbero dovuto tenersi a breve e di prolungare di conseguenza il mandato delle autorità provvisorie almeno fino a fine anno.I punti su cui il forum ha concordato, “riflettono le aspirazioni del popolo centrafricano a mettersi una volta per tutte il conflitto alle spalle e a costruire un paese più pacifico e più democratico” ha notato il segretario generale dell’Onu Ban Ki-moon. Ban ha anche incoraggiato le autorità “a mettere in opera senza ritardi, con l’aiuto dell’Onu e della comunità internazionale, le raccomandazioni del Forum, che comprendono, tra l’altro anche un’indagine sui crimini dei gruppi armati transfrontalieri, come l’esercito di resistenza del Signore (Lra) di Joseph Kony.Sulla possibilità di mettere in pratica le conclusioni dell’incontro pesa però, oltre alla contestazione dei gruppi protagonisti delle ultime proteste armate e in particolare degli Antibalaka che richiedevano un’amnistia, anche la mancata partecipazione di alcuni attori chiave. Tra loro, gli ex presidenti Michel Djotodia e François Bozizé e il capo guerrigliero Abdoulaye Miskine, il cui Fronte democratico del popolo centrafricano (Fdpc) agisce nel nordovest del paese.

Foto tratte da Centrafrique-presse dell’11/05/2015

RCA: heurts à Bangui lors de la clôture du Forum de réconciliation

RCA: heurts à Bangui lors de la clôture du Forum de réconciliation
RCA: heurts à Bangui lors de la clôture du Forum de réconciliation
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da misna – 11 Maggio  2015 –  h 9:22 CENTRAFRICA

Conclusi i lavori del Forum per la pace a Bangui - R.C.A.
R.C.A. : Bangui, 11 Maggio 2015 – conclusi i lavori del forum nazionale per la pace: firmato un nuovo accordo per il disarmo.

FORUM BANGUI, FIRMATO ACCORDO SUL DISARMO

Un accordo per il disarmo, firmato da dieci gruppi armati appartenenti alle fazioni dell’ex coalizione Seleka e degli Antibalaka. È questo il risultato principale raggiunto dal Forum di Bangui, che si conclude oggi.

Il disarmo delle milizie sarà effettuato – prima delle elezioni – in siti ben precisi, dove i combattenti dovranno riconsegnare le armi. In seguito, nell’ambito di un programma di smobilitazione e reinserimento, gli ex miliziani potrebbero essere chiamati a far parte di esercito, polizia e altri corpi statali. In alternativa, beneficeranno di “programmi di sviluppo comunitario” nelle varie regioni del paese. Saranno invece rimpatriati nei rispettivi paesi i combattenti stranieri, nel caso non abbiano commesso crimini di guerra.

L’accordo, su cui pesano le incognite dei finanziamenti e della capacità dei gruppi armati di imporlo alle varie bande sul territorio, non è stato però l’unico tema di cui si è discusso nella sessione plenaria del forum. Tra le proposte dibattute, quella di dare un ruolo importante nella pacificazione ai capi tradizionali, che già durante il conflitto hanno spesso svolto la funzione delle autorità statali assenti. In particolare, potrebbero essere valorizzati i loro poteri in materia di giustizia. I delegati, inoltre, hanno avuto la possibilità di ascoltare anche le testimonianze dei rappresentanti dei centrafricani rifugiati nei paesi vicini: tra le loro richieste spicca quella di giustizia e riparazioni finanziarie da fornire prima del ritorno in patria.

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da misna – 8 Maggio 201518:20 CENTRAFRICA

In corso dal 4 all'11 Maggio 2015 il Forum Nazionale per ritrovare la pace in R.C.A.
R.C.A. – Fino all’11 Maggio in corso il Forum nazionale a Bangui per ritrovare la pace perduta da più di due anni.

FORUM BANGUI, EX SELEKA CHIEDONO NUOVO GOVERNO

Entra nella fase conclusiva il Forum di Bangui, che dovrebbe promuovere la riconciliazione nel paese, preda di una guerra civile da oltre due anni. La chiusura dell’incontro è prevista per lunedì prossimo e in questi giorni i principali gruppi rappresentati hanno sostanzialmente chiarito le loro posizioni e, in qualche caso, presentato le loro richieste.

La proposta più rilevante è arrivata dal campo di Seleka: una delle fazioni dell’ex ribellione ha depositato un memorandum – condiviso dalle altre componenti della vecchia alleanza – con cui chiede la formazione di un governo di unità nazionale, guidato da un nuovo primo ministro e incaricato di preparare elezioni “credibili, trasparenti, libere e democratiche”.

Tra le altre clausole del documento figura la costituzione di un esercito composto al 50% da miliziani ex-Seleka. Proprio la riforma delle forze di sicurezza e di difesa è stata indicata come prioritaria anche dal Consiglio nazionale di transizione (Cnt), che ha chiesto all’attuale esecutivo di farsene carico.

Ufficialmente, il partito dell’ex presidente François  Bozizé, deposto dal potere ad opera delle milizie Seleka nei primi mesi della crisi, ha rifiutato di partecipare al Forum. Mouhamar Begué Bossin, segretario del Fronte Zo Kwe Zo, ha tuttavia preso la parola a nome di una piattaforma di sostenitori dell’ex capo di stato accusando la Francia di essere “dietro la crisi centrafricana” e lamentando l’esclusione dall’incontro di Bozizé e del suo successore immediato Michel Djotodia, già leader di Seleka. Della cerchia di Bozizé faceva parte, negli scorsi anni, anche Patrice Edouard Ngaïssona, intervenuto a nome della milizia Anti-Balaka, sostanzialmente per negare che si tratti di criminali e che ha definito le bande armate “un movimento di resistenza di giovani”.

Durante l’incontro ha preso la parola anche l’arcivescovo di Bangui, monsignor Dieudonné Nzapalainga, che ha formulato un invito alla pacificazione, invitando tutti i partecipanti a privilegiare l’interesse patriottico e a pensare alla popolazione che soffre e che ha bisogno di pace e sicurezza per garantire lo sviluppo.

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Tristissima la vicenda dei bimbi fatti oggetto di abusi sessuali da parte di una quindicina di soldati francesi in cambio di … biscotti!!   Vien voglia di urlare!!
R.C.A. - Foto tratta da Centrafrique - presse
R.C.A. – continuano le indagini sui gravi fatti commessi da una quindicina di soldati francesi avvenuti durante 6 mesi dal dic. 2013 al giu. 2014 ai danni di giovani ospiti di un campo sfollati a Bangui …. in cambio di biscotti!!! Carnefici mimetizzati da salvatori!!!

da misna – 7 Maggio 201511:57 CENTRAFRICA

ABUSI, ANCHE BANGUI INDAGA SUI MILITARI FRANCESI

Le autorità centrafricane “porteranno in tribunale” i militari francesi della missione Sangaris accusati di abusi su bambini. “Ho chiesto al procuratore della repubblica di aprire un’inchiesta per cercare di acquisire gli elementi di prova che sono già a disposizione della parte francese”, ha spiegato il ministro della giustizia Aristide Sokambi.

La Repubblica Centrafricana finora, ha ricordato il ministro, non è stata associata all’inchiesta su questa “vicenda estremamente grave”, malgrado esistano “degli accordi di cooperazione con la Francia”. Nei giorni scorsi, lo stesso procuratore aveva annunciato che avrebbe contattato non solo Parigi, ma anche le Nazioni Unite per acquisire elementi utili a un’inchiesta.

A favore dell’inchiesta si è pronunciato anche Charles Armel Doubane, ambasciatore centrafricano presso le Nazioni unite tra 2011 e 2013. Condannando gli “atti innominabili” su cui sta indagando la magistratura francese, Doubane ha chiesto che “tutte le informazioni e i provvedimenti presi siano comunicati alla popolazione centrafricana e alle autorità per darvi seguito sul piano nazionale”.

Intanto Anders Kompass, il funzionario dell’Alto commissariato Onu per i diritti umani che aveva fornito alla giustizia francese il dossier su cui si basa l’inchiesta contro i 16 militari francesi, è stato reintegrato nel suo incarico per decisione di un tribunale interno alle stesse Nazioni Unite. Quando la notizia dell’inchiesta era diventata di pubblico dominio, Kompass era stato sospeso dal suo incarico, con il rischio di essere licenziato.

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Appena iniziato e già con qualche risultato il Forum di Bangui – 

da misna, 5 maggio 201515:15 CENTRAFRICA

ACCORDO PER LIBERAZIONE BAMBINI-SOLDATO, “ORA VANNO ACCOLTI”

 

“La questione dei bambini è forse l’aspetto più grave della guerra in Centrafrica, sono loro la fibra più fragile della società”. Suor Elvira Tutolo, delle suore della carità di S. Giovanna Anthida, missionaria a Berberati nel sudest del paese, commenta così con la MISNA la notizia che otto gruppi armati, in accordo con l’Unicef, hanno firmato durante il Forum di Bangui un impegno a non reclutare più bambini soldato tra le loro file. In più, diverse migliaia di giovanissimi combattenti (tra i 6.000 e i 10.000, secondo le stime) saranno lasciati liberi di tornare a casa.

La missionaria, che da anni guida l’ong locale Kizito, dedicata proprio all’infanzia, ricorda come di norma i piccoli ex miliziani, costretti a combattere e ad uccidere portino a lungo le ferite derivate da questa condizione. Essenziale, dunque è il loro reinserimento nella società: “Ci sarebbe bisogno – spiega – di famiglie che siano pronte ad accoglierli, oltre che di un aiuto psicologico e pedagogico e per quelli che ormai si avvicinano all’età adulta anche di mezzi di sostentamento, come terra da coltivare”.

Il capo delegazione dell’Unicef in Centrafrica, Mohamed Malick Fall, ha definito l’accordo di Bangui “un passo in avanti importante per la protezione dei bambini”. L’azione umanitaria, però, è l’appello di suor Elvira, deve arrivare anche sul territorio, alle realtà locali. “Altrimenti – è il suo timore – si ci sarà una nuova ribellione, questi ragazzi, tornati sulla strada, entreranno di nuovo nelle bande armate”.

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da misna, 4 Maggio 201512:18 CENTRAFRICA

FORUM DI BANGUI: “SIA DIALOGO PER VERITÀ E GIUSTIZIA”

Logo Forum 4/5/15 a Bangui - R.C.A.
R.C.A. – 4 Maggio 2015 inizio del Forum di Bangui per porre le basi della rinascita del Paese a distanza di più di due anni dall’inizio della guerra.

“La speranza è che questo appuntamento sia un dialogo per la verità e la giustizia, che i rappresentanti arrivino con la convinzione di poter dire liberamente la verità e che si impegnino a non continuare con la situazione attuale: io sono ottimista!”. Questo è l’auspicio che padre Elysée Guedjande, segretario esecutivo della Caritas centrafricana, esprime in un colloquio con la MISNA nel giorno in cui comincia il Forum di Bangui, considerato un appuntamento chiave per la riconciliazione nazionale.

Quello del religioso è un ottimismo giustificato anche dalla situazione di sicurezza in città. L’atmosfera, nota a più riprese, “è calma” persino in quartieri che sono a lungo stati dei punti caldi del conflitto. Nell’area di Km5 “si circola normalmente, io stesso ho potuto percorrere tutta la strada fino all’aeroporto”, testimonia il religioso.

In tranquillità è avvenuto anche l’arrivo dei primi delegati (complessivamente è prevista la presenza di 585 persone, che si riuniranno fino all’11 maggio), provenienti da tutto il paese e rappresentanti di diverse fazioni armate, partiti politici e confessioni religiose. Sono attesi anche gli ambasciatori centrafricani all’estero e la presidente della repubblica Catherine Samba-Panza, mentre l’unico capo di stato straniero presente sarà il congolese Denis Sassou-Nguesso.

L’incontro, ritiene padre Guedjande, “sarà l’occasione per tornare sui nostri errori e ripartire su una strada nuova”. Fondamentale sarà vedere quale seguito verrà dato all’accordo di cessate il fuoco firmato nelle scorse settimane a Nairobi, e sostenuto anche dagli ex presidenti Michel Djotodia (già capo delle milizie Seleka) e François Bozizé (considerato vicino ai combattenti Antibalaka). “Un conto è firmare l’accordo – afferma con prudenza il responsabile della Caritas – altra è riuscire ad applicarlo: sarà il forum a mostrare se ce n’è la volontà”.

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30 Aprile 2015 –  In ogni guerra, si sa, i soldati ingaggiati per riportare la pace, oltre a combattere i nemici e a ….. liberare dai pericoli preesistenti (???), lasciano sulla loro scia anche altre vittime, non necessariamente tra le fila avversarie, anzi proprio tra coloro che attendevano con ansia un aiuto! La stessa cosa è successa anche questa volta in Centrafrica, dove diversi militari francesi hanno abusato di coloro che avrebbero dovuto difendere!

da misna, 30 aprile  201512:51 CENTRAFRICA

INDAGINE ONU SU ABUSI A CARICO DEI MILITARI FRANCESI

Indagine su militari francesi per abusi e violenze contro minori centrafricani
Circa una ventina di militari della forza francese “Sangaris” oggetto di indagine per accuse di abusi e violenze su minori centrafricani in un centro sfollati all’aeroporto di Bangui

Sono diventate un caso internazionale in poche ore le accuse di abusi su minori a militari francesi in Centrafrica, contenute in un documento dell’Onu e rese note dal quotidiano britannico Guardian.

I fatti a cui ci si riferisce sarebbero avvenuti tra dicembre 2013 e giugno 2014 in un centro per sfollati nei pressi dell’aeroporto di M’Poko, nella capitale Bangui: ad essere coinvolti, secondo fonti della stampa francese, sarebbero fino a 16 militari, inquadrati nella missione Sangaris. Il “documento di lavoro”, così è stato definito in termini ufficiali, riporta alcune testimonianze dirette e indirette raccolte per conto delle Nazioni Unite: le vittime degli abusi sarebbero una decina di bambini tra gli 8 e gli 11 anni, che li avrebbero subiti in cambio di cibo o di denaro.

Il ministero della Difesa francese ha assicurato che, se le accuse saranno provate verranno prese “le sanzioni più severe” nei confronti dei colpevoli e lo stesso presidente Hollande ha assicurato che in questo caso il suo atteggiamento sarà “implacabile”. Dopo la pubblicazione dell’articolo sul Guardian, il ministero della Giustizia aveva dovuto ammettere di stare indagando sulla questione da luglio 2014, su segnalazione della stessa Onu.

Ad allertare le autorità francesi, a quanto si apprende, sarebbe stato lo svedese Anders Kompass, funzionario dell’Alto commissariato Onu per i diritti umani. Il Guardian sostiene che l’uomo abbia agito così “vista l’incapacità dell’Onu di agire per fermare gli abusi”, che in parte si sarebbero verificati quando già una missione di ‘caschi blu’ (Minusca) era stata dispiegata nel paese. Un’inchiesta su questo punto è stata chiesta anche da Paula Donovan, dell’ONG ‘Aids Free World’, già in passato critica nei confronti delle Nazioni Unite su questo tema. È stata proprio Donovan a fornire il documento al Guardian.

Da parte loro, le Nazioni Unite hanno confermato che l’Alto commissariato per i diritti umani ha indagato sul tema degli abusi avvenuti in Centrafrica, ma Stephane Dujarric, portavoce del segretario generale, ha definito il comportamento di Kompass “una grave violazione del protocollo”. Il funzionario è stato sospeso dai suoi incarichi e rischia il licenziamento.

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da Centrafrique-presse, 23 Aprile  2015

I vigili del fuoco e gli uomini delle Nazioni Unite erano ancora impegnati Giovedi mattina per spegnere un incendio scoppiato nella notte di Mercoledì al mercato centrale di Bangui, in cui è andato perso gran parte del più grande luogo di commercio della capitale centrafricana.

Nessun rapporto di questo incidente è ancora disponibile, anche se sembra che non ci siano perdite di vite umane. Testimoni riferiscono, tuttavia, significativi danni stimati in milioni di FCFA (Un Euro = 650 Franchi CFA).

Attualmente il mercato è circondato dalle forze di sicurezza per evitare che sciacalli approfittino della situazione per commettere furto di beni.

Con l’insicurezza diffusa tra le strade di Bangui, i pochi commercianti che operano nella capitale, avevano implementato le loro bancarelle al mercato centrale per vendere i loro prodotti. Così, il mercato è diventato saturo con intorno una miriade di commercianti che ha finito per rendere il traffico veicolare e delle persone quasi impossibile.

In passato, il mercato centrale di Bangui era già  stato vittima di un incendio causato da un corto circuito, provocando anche in quell’occasione diversi danni materiali.

RCA: Parte del mercato centrale di Bangui distrutto da un incendio
R.C.A. – 23 Aprile 2015 – Parte del Mercato Centrale di Bangui distrutto dalle fiamme di un incendio di cui non si sa ancora l’origine.
RCA: Parte del mercato centrale di Bangui distrutto da un incendio
R.C.A. – Non risulta nessuna vittima tra le macerie del Mercato Centrale della Capitale Bangui, andato a fuoco nella notte tra il 22 e 23/04/2015
RCA: Parte del mercato centrale di Bangui distrutto da un incendio
Devastante incendio nella notte tra mercoledì 22 Aprile e giovedì 23 Aprile al Mercato Centrale di Bangui – R.C.A. – Ancora ignote le cause
RCA: Parte del mercato centrale di Bangui distrutto da un incendio
R.C.A. – Commercianti desolati a Bangui:  hanno avuto enormi perdite nell’incendio del 22-23/04/2015 al Mercato Centrale
RCA: Parte del mercato centrale di Bangui distrutto da un incendio
R.C.A. – come se non bastassero i danni provocati da due anni di guerra, anche gli incendi mettono a dura prova la ripresa del commercio a Bangui
RCA: Parte del mercato centrale di Bangui distrutto da un incendio
R.C.A. – Mercato Centrale della Capitale, Bangui, prima dell’incendio avvenuto nella notte tra il 22 e 23 Aprile 2015
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da misna – 23 Aprile  201516:32 CENTRAFRICA

RINVIATO IL FORUM DI BANGUI

Logo del forum di Bangui - Maggio 2015
Logo del Forum di Bangui per la pace e l’unità nazionale in Centrafrica, a più di due anni dall’inizio del conflitto interno

Il forum di Bangui, che avrebbe dovuto concludere il dialogo inter-centrafricano e rappresentare una tappa fondamentale del processo di riconciliazione del paese, non si svolgerà entro la fine di questo mese come inizialmente annunciato.

Un decreto della presidente di transizione, Catherine Samba-Panza, fissa la nuova data delle assise al 4 maggio prossimo e la conclusione al successivo 11 maggio. Ufficialmente il rinvio è dovuto all’impossibilità del mediatore internazionale Denis Sassou-Nguesso, presidente della Repubblica del Congo di partecipare alla sessione inaugurale nella data precedente.

Nel paese, malgrado la firma formale di un cessate il fuoco avvenuta due settimane fa a Nairobi, continuano le tensioni e non c’è chiarezza sulle forze effettivamente in campo: emblematica la situazione di 42 allevatori di etnia peul (Mbororò) che sono stati presi in ostaggio nei pressi di Pondo, nel sudovest, da parte di presunti miliziani Antibalaka. Il portavoce di questo gruppo combattente, Igor Berenger Lamaka, ha tuttavia smentito la circostanza, attribuendo il rapimento a non meglio identificati banditi.

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Ancora una volta uccisioni violente tra gli allevatori e i contadini nella zona di Kaga Bandoro.
da Centrafrique-presse  – R.C.A. – 21 Aprile 2015

Dieci contadini sono stati uccisi in quattro villaggi intorno alla città di Kaga Bandoro, più di 400 km a nord est di Bangui, da pastori Fulani (Mbororò) che hanno usato armi da fuoco contro alcuni di essi che stavano tornando a casa dopo il lavoro.

I risultati dell’attacco sono stati resi pubblici solo ieri dal sindaco di Kaga Bandoro,Thomas Ndomete , mentre gli omicidi sono avvenuti lo scorso fine settimana. La zona di Kaga Bandoro è spesso teatro di scontri violenti tra agricoltori e pastori, in particolare durante il periodo di stagione secca, quando l’acqua è scarsa, e gli allevatori nella loro ricerca di pascoli sono costretti ad attraversare le aree in cui gli agricoltori coltivano i loro campi. Cinque persone, inoltre, sono state uccise in Bantagafo, una città 500 chilometri da Bangui nel fuoco del loro villaggio da pastori, in una rappresaglia per l’uccisione di loro animali da parte degli agricoltori. Con la proliferazione delle armi di guerra nel paese, il bilancio degli scontri è sempre più pesante.

Questo ha un impatto negativo sulla produzione agricola, che tende a diminuire pericolosamente perché molti agricoltori ora rifiutano di andare nei campi per evitare di incontrare i pastori Fulani e le loro greggi.

Tuttavia, gli atti di violenza tendono a diminuire a causa della presenza delle forze internazionali in questi settori.

http://apanews.net/news/fr/article.php?id=822226#sthash.uoRON2kZ.dpuf

 Dieci contadini assassinati in una città 400 chilometri da Bangui
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da misna – 15 Aprile 201517:32 CENTRAFRICA

ANCHE EX PRESIDENTI SOSTENGONO LA TRANSIZIONE

Gli ex presidenti centrafricani François Bozizé e Michel Djotodia si sono formalmente impegnati a sostenere la transizione in corso nel loro paese. Con la mediazione delle autorità keniane hanno infatti sottoscritto a Nairobi l’accordo già firmato la scorsa settimana da rappresentanti dei due gruppi di milizie che ancora si contrappongono in Centrafrica, ex Seleka e Antibalaka.

La mancanza delle firme dei due ex presidenti era stata una delle ragioni di preoccupazione per la tenuta dell’accordo: ora Djotodia e Bozizé hanno però dichiarato che si atterranno alla road map di transizione, sono disponibili a partecipare al forum in programma a Bangui per facilitare la pacificazione e che non compiranno azioni di disturbo in occasione delle prossime elezioni.

François Bozizé, 68 anni, ha guidato il Centrafrica per dieci anni, dal 2003 a marzo 2013. Alcuni uomini a lui vicini militano oggi tra gli Antibalaka. Michel Djotodia, tra i leader della coalizione Selerka, gli è succeduto dopo la presa del potere da parte di questo gruppo di milizie, restando in carica fino a gennaio 2014, quando crescenti pressioni internazionali lo convinsero a rassegnare le dimissioni.

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Un nuovo accordo è stato firmato a Nairobi, dopo quello di Gennaio subito sconfessato:

da misna – 9 Aprile 201513:34 CENTRAFRICA

FIRMATO A NAIROBI CESSATE IL FUOCO TRA EX-SELEKA E ANTIBALAKA

Rappresentanti dei due gruppi di milizie ex-Seleka e Antibalaka che si affrontano in Centrafrica hanno firmato a Nairobi un cessate il fuoco. Un secondo documento prevede inoltre l’impegno dei due movimenti a sostenere la road map per la transizione del paese.

I negoziati, in corso da due mesi, sono stati condotti dal presidente keniano Uhuru Kenyatta, che ha messo in guardia le parti da possibili tentativi di far saltare l’intesa. “Molti – ha sostenuto – tenteranno di portare divisioni tra voi per il loro beneficio personale”. Un precedente accordo, firmato a fine gennaio sempre a Nairobi, era già fallito per l’opposizione del governo transitorio di Bangui e lo stesso mediatore ufficiale, il presidente del Congo Brazzaville Denis Sassou Nguesso, aveva sconfessato il documento.

Naturalmente, diversi sono gli auspici di Kenyatta per il cessate il fuoco appena siglato. “Lo spirito di fratellanza che avete sviluppato qui – è stata la sua esortazione alle fazioni coinvolte – dovrà durare anche nel forum di Bangui”, che dovrebbe segnare un’altra tappa della pacificazione nazionale ed è in programma a fine mese. Sull’esito dell’intesa resta comunque incertezza. Non è stata infatti formalmente firmata dagli ex presidenti François Bozizé (a lui, assente alla cerimonia, erano in passato vicini alcuni leader anitibalaka) e Michel Djotodia (già leader di Seleka, a Nairobi solo in veste di spettatore).

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31 Marzo 2015 –  solo oggi si è saputo di questo grave episodio che ha avuto luogo ben otto giorni fa. Fortunatamente i nostri due amici non sono mai incappati in situazioni di pericolo e sono riusciti a svolgere diverso lavoro nelle varie missioni senza alcun condizionamento dovuto alla situazione di insicurezza che, a distanza di due anni dal colpo di Stato dei Seleka, ancora regna nel Paese.

da misna – 31 Marzo  201516:10 CENTRAFRICA

RAPITI 23 CAMERUNENSI, IL GOVERNO: “ATTO IRRESPONSABILE”

Il ministro dell’Amministrazione territoriale e portavoce del governo del Centrafrica, Bachir Modibo Walidou, ha denunciato e condannato il rapimento di 23 cittadini del Camerun da parte di un gruppo armato centrafricano, avvenuto il 22 marzo scorso.

“Un atto irresponsabile e terroristico che non si giustifica se non in quanto banditismo, destinato a sconvolgere le buone relazioni che esistono tra i due paesi ma soprattutto a gettare discredito sulla Repubblica Centrafricana”. Con queste parole il ministro ha definito l’azione – che ancora non è stata rivendicata – effettuata contro un autobus nella località frontaliera camerunese di Maroua.

Il portavoce del governo ha anche annunciato “azioni diplomatiche” e l’apertura di un’inchiesta per accertare le responsabilità e individuare il covo in cui i rapitori tengono prigionieri gli ostaggi. Negli ultimi mesi, nell’area, i rapimenti si sono fatti più frequenti. Normalmente sono effettuati a scopo di riscatto o di scambio di prigionieri, come nel caso del sacerdote polacco Mateusz Dziedzic rapito dagli uomini del capo ribelle Abdoulaye Miskine, che volevano ottenere la liberazione del loro comandante.

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 R.C.A. – 28 Marzo 2015 – 
Riassumiamo brevemente alcune notizie pubblicate negli ultimi giorni da Centrafrique-presse, partendo dalla situazione sempre tragica delle centinaia di migliaia di rifugiati nei campi profughi, in particolare in Cameroun. La vita è sempre più difficile e i bimbi soffrono per i disagi e la paura.
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Centrafrique/Bozoum: Trois personnes tuées suite à l'explosion d'une grenade dans une égliseRisale a martedì scorso, 24 Marzo, un episodio violento nella zona pressoché tranquilla di Bozoum, dove operano i padri Carmelitani. Un giovane ha fatto esplodere una granata nei pressi di una chiesa evangelica nel villaggio di Bodaya situato a 45 chilometri dalla città, sull’asse Bozoum-Bossangoa. Tre persone sono morte e diversi sono i feriti trasportati all’ospedale più vicino.
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Centrafrique/Bangui : Charles Malinas répond à Joseph Bendounga sur l’inéligibilité des autorités de la transitionL’ambasciatore di Francia in Centrafrica, Charles Malinas, conferma che le elezioni in R.C.A. si terranno entro tre mesi da oggi e che le attuali autorità di transizione non potranno rientrare nella rosa dei candidati, come da accordi firmati a Libreville nel gennaio 2013
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Ancora violenze nei villaggi, questa volta a Nana Gribizi, tra Antibalakas e gli allevatori Mbororò (Fulani) come già accaduto la settimana precedente nella zona di Kaga Bandoro-MBRES, in cui furono uccise almeno venti persone accusate di aver rubato capi di bestiame agli allevatori nomadi (vedi più sotto).
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Ivana, Marco, Gi.Bi. e Luisa nella sagrestia del convento
Arrivati bene Marco e Gian Battista, che ci racconteranno con calma la loro esperienza, e che qui immortaliamo nella sagrestia del convento di Pontedecimo insieme a due socie fondatrici di Ita Kwe (sono un po’ cambiati dalla foto pubblicata sotto, nel giorno del loro arrivo a Bangui ai primi di febbraio!)
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R.C.A. – 23 Marzo 2015 – Domani, che coincide con il secondo anniversario del colpo di Stato in R.C.A. anche allora in periodo di Pasqua, i nostri amici Gian Battista e Marco prenderanno il volo a Bangui per fare rientro a Genova il giorno successivo. Auguriamo a loro un buon viaggio e attendiamo le foto che ci porteranno, dal momento che in quasi due mesi una sola ci è stata mandata e riguardava il giorno dell’arrivo alla capitale, nei primi giorni di Febbraio!
Battista e Marco a Bangui
Battista e Marco in Centrafrica insieme a Agostino e una suora della Carità!
La riproponiamo come buon auspicio anche per “esorcizzare” ciò che continua ad accadere in R.C.A. e che denota che tanto lavoro deve essere ancora fatto per portare la pace in tutte le zone dello Stato ed in tutti i cuori dei centrafricani!! (leggere subito sotto quanto tratto in data di oggi  da centrafrique-presse e a seguire in data 17 marzo).
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da Centrafrique-presse – 23 Marzo 2015

Almeno venti persone sono state uccise tra Sabato e Domenica in attacchi attribuiti a un gruppo armato nella regione di Kaga-Bandoro circa 340 km nel centro nord del paese. Diversi villaggi sull’asse Kaga Bandoro-MBRES erano sotto attacco. Secondo fonti locali, decine di ex combattenti Seleka associati Fulani armati hanno attaccato i civili come rappresaglia per il furto di capi di bestiame da individui sospettati di essere miliziani Antibalaka.

“Tutto è iniziato il Venerdì, quando questi Fulani si sono accorti della scomparsa dei loro buoi, accusando gli Antibalaka di aver rubato il loro bestiame “, ha detto Auguste Magoussou, un abitante del villaggio nel comune Ndenga MBRES, fuggito gli attacchi a rifugiatosi nel centro di Kaga-Bandoro.

“Per ritorsione, il Fulani si sono armati con il sostegno di ex-Seleka sede a Kaga-Bandoro e  hanno rastrellato 9 villaggi in un raggio di 35 km nella città di Kaga-Bandoro (principale città nel centro-nord il controllo della ex ribelle Seleka) – Gli assalitori, divisi in due gruppi, sono stati pesantemente armati. Prima hanno fatto irruzione al villaggio Kasai e Ndenga prima di passare sulla MBRES, Ndomete e Bagaza-Kako, uccidendo sistematicamente tutti coloro che hanno incontrato sulla loro strada. Su questo asse, hanno ucciso 11 abitanti di un villaggio “, dice la fonte.

“L’altro gruppo di attaccanti che ha preso la direzione opposta che porta alla Dekoa attraverso il villaggio Ngomango, ha causato la morte di almeno nove persone. »

Ex Seleka di Kaga-Bandoro che rifiutano qualsiasi coinvolgimento nell’attacco, puntando il dito contro i pastori mbororo (Fulani), che si sono armati e hanno agito in rappresaglia per il furto delle loro mandrie.

” Gli Antibalaka hanno preso 6 mandrie di bovini appartenenti ai pastori mbororo dopo aver ucciso 4 allevatori. Quando i Fulani hanno saputo questo si sono organizzati per attaccare i ladri. Noi (Seleka), non siamo associati a questo caso”, dice Moussa Mahouloud-Moctar, portavoce dello Stato Maggiore della Seleka con sede a Kaga-Bandoro.

Almeno nove villaggi sono stati svuotati dei loro abitanti che hanno gremito per il momento l’area di Kaga Bandoro, in particolare nel sito della diocesi. Domenica mattina, gli abitanti hanno continuato ad affluire a questo sito in fuga dagli attacchi degli uomini armati che continuano a pattugliare i villaggi.

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17 Marzo 2015 – Solo questa sera si è fatto un primo accenno su Centrafrique-presse riguardo la strage avvenuta domenica nei pressi di Ngaoundaye, riportandola come avvenuta il lunedì e senza alcuna foto. Per ora lasciamo la traduzione imprecisa come da google, in attesa di perfezionarla.

http://www.lavoixdelamerique.com  Martedì 17 Marzo 2015 18:15 GMT

Fino Martedì, il numero esatto degli scontri del giorno precedente tra le forze internazionali e un gruppo armato nella zona del 4 ° distretto non è ancora noto. Molte persone sono state effettivamente feriti in scontri lunedì tra le forze internazionali e un gruppo armato nel distretto di Boy Rabe.

Secondo l’abate Bernardo Dilla , parroco di Ngaoundaye, aggressori armati hanno fatto irruzione la città nelle prime ore del mattino. Essi freddamente sparato otto persone, tra cui due studenti, causando perdite di alcune persone. L’identità del gruppo armato non è ancora noto, ma secondo fonti locali, gli uomini erano da Chad.

A Bangui contro, tornata la calma nel quartiere Boy Rabe, teatro di scontri tra le forze internazionali Lunedi e uomini armati. Secondo una fonte vicina all’operazione Sangaris a metà pomeriggio Lunedi, una pattuglia di soldati francesi ha risposto ad un attacco da parte di individui armati Boy Rabe.

Lei sarà affiancato qualche tempo dopo dal minusca e la polizia centrale per fissare la zona. Sempre secondo il Sangaris, pattuglie sono stati ripetutamente attaccati con armi e granate.

La situazione è completamente sotto il controllo passa intorno 20H e mezzo locale. Alcuni testimoni hanno parlato di diverse ferite da arma da fuoco, tre studenti del Lycée Barthélémy Boganda.

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da misna – 17 Marzo 20159:00 CENTRAFRICA

I SUPERIORI RELIGIOSI: LA VIOLENZA CONTINUA

“Fare delle nostre case e delle nostre comunità delle scuole di accoglienza e di ospitalità”. È questo l’appello che arriva dai superiori e dalle superiore maggiori della Repubblica Centrafricana, che hanno tenuto un’assemblea nei giorni scorsi a Bangui.

Nel documento conclusivo i religiosi e le religiose sottolineano innanzitutto “il contesto attuale del Centrafrica, segnato dalla miseria, la crisi sociopolitica, il vacillare dei costumi”. In particolare, scrivono, “continuiamo a denunciare il fatto che le popolazioni, a Bangui come all’interno del paese, sono sempre esposte alla violenza mortifera dei gruppi armati, a volte sotto lo sguardo passivo delle forze internazionali”.

Per quanto riguarda il versante religioso, le congregazioni stesse sono invitate dai superiori “a operare maggiormente nell’ambito della formazione di base, a migliorare la qualità dell’insegnamento nelle nostre scuole”. Un riferimento infine è dedicato alla progettata visita di papa Francesco nel paese. Tutti i centrafricani sono invitati a pregare perché il suo viaggio “sia un momento di grazia per il nostro paese”.

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16 Marzo 2015 – nemmeno i media che si occupano solitamente del Centrafrica ne hanno dato notizia, ma tramite i missionari sul posto abbiamo …..tristemente condiviso altre otto uccisioni violente nella zona di Ngaoungaye: 

da misna – 16 Marzo 201514:18 CENTRAFRICA

CONCLUSA LA MISSIONE MILITARE EUROPEA

Si è concluso a mezzanotte scorsa il mandato della missione militare dell’Unione europea in Centrafrica (Eufor – Rca) le cui competenze passeranno alla forza Onu (Minusca) già presente nel paese.

Nell’ultima conferenza stampa, il comandante di Eufor – Rca, il generale francese Philippe Pontiès, ha rivendicato quelli che considera i risultati di 11 mesi di dispiegamento della missione. “Lasciamo una città pacificata. I campi di rifugiati si stanno svuotando, gli sfollati rientrano nelle loro case, ho la sensazione che la missione sia compiuta”, ha detto l’alto ufficiale parlando dalla capitale Bangui.

Lo stesso Pontiès, pu indicando come esempio di successo la fine dell’assedio al quartiere di PK-5, tuttavia, ha riconosciuto che le violenze in città non sono affatto finite. Qualificando come “banditismo” le azioni dei responsabili di scontri e rapimenti recenti, ha fatto appello alle autorità giudiziarie locali perché lottino contro l’impunità, le attività criminali e la circolazione di armi in città. Anche la situazione degli sfollati è tutt’altro che risolta: secondo le ultime stime, a Bangui ne restano 50.000 di cui 20.000 nel campo di M’Poko, nei pressi dell’aeroporto.

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da misna – 10 Marzo  20158:32 CENTRAFRICA

L’ECONOMIA TORNA A CRESCERE, MA IL CONFLITTO CONTINUA

Nel Centrafrica ancora attraversato dal conflitto, alcuni segnali positivi arrivano dall’economia. La Banca degli Stati dell’Africa centrale ha indicato che l’anno scorso il Prodotto interno lordo è cresciuto dell’1,6%, tornando dunque in positivo dopo il -0,37% registrato nel 2013 e dovuto alle distruzioni provocate dalla guerra.

Con la progressiva ripresa delle attività agricole e minerarie, ha poi stimato Mahamat Taîr Nguilid, vice-governatore della Banca, l’economia centrafricana potrà raggiungere nel 2015 risultati cui non si è assistito “negli ultimi tre anni”. Il funzionario ha inoltre citato, come segno di ripresa, il fatto che l’amministrazione statale sia riuscita a pagare la quasi totalità delle sue fatture, sia pure con il contributo fondamentale dei donatori internazionali, e in particolare della cooperazione francese allo sviluppo.

Questi miglioramenti, tuttavia, si registrano in un contesto che per altri versi vive situazioni critiche: sono ad esempio ancora 50.000 gli sfollati solo nella capitale Bangui, 20.000 dei quali vivono nel campo di M’Poko, nei pressi dell’aeroporto; un numero rimasto stabile rispetto allo scorso settembre.

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Non è la prima volta che le donne cercano di farsi sentire per ottenere la pace.
Speriamo che questa volta riescano ad ottenerla davvero! 

da misna – 6 Marzo  201518:45 CENTRAFRICA

DONNE IN MARCIA PER LA PACE A BANGUI

Centinaia di donne hanno marciato ieri nella capitale Bangui per chiedere pace nella città e nello stato, attraversato da oltre due anni da scontri tra milizie contrapposte. La manifestazione, scortata dai caschi blu della missione Onu presente nel paese, aveva anche lo scopo di sottolineare il possibile contributo delle donne alla pacificazione nazionale, a pochi giorni dall’8 marzo.

Il corteo ha attraversato – come riferisce la radio locale Ndeke Luka – il quartiere di Boy Rabe, considerato dagli abitanti della capitale uno dei simboli dell’insicurezza attuale, e si è concluso nel quarto ‘arrondissement’ della capitale. Qui è stato accolto dalla funzionaria incaricata di amministrare questo distretto della capitale, Brigitte Andara. “Abbiamo chiesto alle donne di venire a marciare – ha spiegato Andara – per provare alla popolazione che vogliamo il ritorno definitivo della pace”.

Dalla manifestazione sono arrivati un forte appello alle fazioni contrapposte, perché depongano le armi, e anche alcuni esempi simbolici. Tra questi, quello di un combattente delle milizie note come antibalaka, che ha portato a volto scoperto una testimonianza sul conflitto.

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da misna – CENTRAFRICA – 3 marzo 2015 – 15:00

RICOSTRUZIONE, BANCA AFRICANA IN PRIMA FILA

Il conflitto in Centrafrica, che dura ormai da oltre due anni, non è ancora finito, ma c’è già chi pensa alla ricostruzione dello Stato: la Banca di sviluppo africana (Bad – AfDB) ha annunciato lo stanziamento di 12 miliardi di franchi Cfa (circa 200 milioni di euro) a favore del paese.

La decisione è stata presa dopo una missione di valutazione sul campo e ha lo scopo di sostenere il programma elaborato dalle autorità transitorie per il ritorno alla pace. Questo, noto anche come ‘feuille de route’, si articola in quattro punti: lotta all’insicurezza, ricostruzione dello Stato, organizzazione delle elezioni, riabilitazione dei servizi sociali di base.

Proprio a quest’ultimo scopo sarà destinato il finanziamento della Banca africana, con particolare attenzione alla ricostruzione di scuole e ospedali e alla formazione di personale specializzato.

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da  Centrafrique-Presse.com – 28 febbraio 2015

Politiche dell’Africa centrale:  Sant’Egidio organizza incontro a Roma prima del Forum di Bangui

Una delegazione di politici centrafricani è a Roma, da Giovedì scorso su invito della comunità cattolica di Sant’Egidio, che attua la mediazione in alcuni conflitti mondiali in corso. La permanenza a Roma sarà di circa una settimana per preparare il prossimo Forum di Bangui, capitale della Repubblica Centrafricana, ma c’è molto dibattito su questa nuova iniziativa diplomatica.

Ben quattro ex primi ministri, Martin Ziguélé, Nicolas Tiangaye Anicet George Dologuélé e Enoch Derant-Lakoué , hanno fatto il viaggio a Roma. Con loro, c’era anche il Vice Presidente del CNT, il parlamento di transizione, Leah Koyassoum-Doumta e Epaye Beatrice , che presiede il comitato organizzatore del Forum Bangui.

Questa non è la prima volta che la comunità di Sant’Egidio esamina il caso R.C.A. – Nel novembre 2013, aveva fatto firmare alle autorità di allora, ai membri rappresentanti della società civile e alle comunità religiose, un “patto repubblicano”. I firmatari promisero di promuovere azioni concrete a favore della sicurezza, del disarmo, del dialogo politico e della democrazia. Ma un mese più tardi Bangui era in fiamme.

Mentre si avvicina la data di apertura del forum di Bangui, una delegazione si trova a Roma per spiegare i problemi esistenti che incombono ancora sul Paese. Molti nei circoli del governo attuale si meravigliano per l’invito a Roma dei politici selezionati per tale incontro, mentre la preparazione Forum ufficiale è in ritardo   E ‘del tutto normale coinvolgere la politica in generalespiega Rainaldy Sioké – CDR – partito il cui nuovo leader Desiderio Kolingba è stato invitato lui pure a Roma –  Si tratta di una crisi politica da principio, che è diventata in seguito politico-militare. Ma la soluzione deve essere politica “. Si dovrà trovare un punto di collegamento. Il mediatore Denis Sassou-Nguesso è in visita ufficiale di tre giorni nella capitale italiana.

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da misna – 26 Febbraio  2015
13:21 CENTRAFRICA

BENSOUDA A BANGUI, IL NODO DEI CRIMINI DI GUERRA

 Fatou Bensouda - procuratrice della Corte penale internazionale (Cpi – Icc) dell’Aja,
R.C.A. – criminali contro l’umanità sia i Seleka sia gli Antibalakas, secondo Fatou Bensouda – procuratrice della Corte penale internazionale (Cpi – Icc) dell’Aja,

Ci sono “motivi ragionevoli per pensare che Seleka e Antibalaka abbiano commesso crimini di guerra e contro l’umanità”. A dirlo, riferendosi ai due gruppi di milizie che si fronteggiano in Centrafrica, è stata la procuratrice della Corte penale internazionale (Cpi – Icc) dell’Aja, Fatou Bensouda, durante la sua visita di ieri nella capitale Bangui.

È la prima volta dal’inizio della crisi centrafricana che un alto esponente della corte visita il paese, dove il tribunale internazionale sta indagando su possibili abusi dei diritti umani. Prendere atto dell’andamento delle indagini era appunto uno degli scopi della visita di Bensouda.

La procuratrice ha anche discusso con le autorità di transizione il tema della Corte penale speciale che il Centrafrica vuole far entrare in funzione in un prossimo futuro: il nodo è quello del rapporto tra le giurisdizioni di questo tribunale e di quello dell’Aja. Al proposito, si è concordato che l’ufficio della Bensouda perseguirà i sospettati di più alto livello mentre la corte locale si occuperà dei subordinati. Il progetto di legge che istituisce la corte speciale, presentato dal governo lo scorso 5 febbraio, sarà discusso dal parlamento transitorio nella sessione di inizio marzo.

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da misna – 17 Febbraio 201513:40 CENTRAFRICA

PARLAMENTARI APPROVANO BOZZA DI COSTITUZIONE

Muove i primi passi la nuova costituzione centrafricana. I parlamentari del Consiglio nazionale di transizione (Cnt) hanno approvato oggi con 83 voti favorevoli, 8 contro e 8 astenuti, la prima bozza della carta fondamentale, dando il via al processo “che dovrebbe condurre alla fine della transizione”, ha spiegato il deputato Fleury Otto.

Le grandi linee del progetto prevedono un governo semipresidenziale e un parlamento non più monocamerale, ma bicamerale, con la nascita di un Senato. Ulteriori limiti saranno osti al potere del capo dello stato per quanto riguarda la nomina dei funzionari: alcune figure fondamentali non potranno essere indicate o sostituite da lui. Revisione profonda, infine, anche per i principii fondamentali indicati dalla Carta: a quello di un “governo del popolo, tramite il popolo e per il popolo” si aggiungono infatti “la separazione dello stato e della religione, l’unità nazionale, la pace sociale, la giustizia sociale, lo sviluppo socioeconomico e la solidarietà nazionale”.

La bozza approvata dal CNT, prima di diventare effettivamente la nuova costituzione del paese (attualmente governato secondo le indicazioni di una carta provvisoria) dovrà essere esaminata da un organismo definito “laboratorio di convalida” e sottoposta a referendum popolare.

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R.C.A.: 16/02/2015 – ancora disordini a Bangui in questo fine settimana, con almeno tre morti a causa di violenze. Liberati dall’occupazione degli ex Seleka gli edifici della città di Bria, a seguito di scontri armati con le forze della coalizione militare. In più zone del Paese la situazione rimane ancora tesa, sebbene sia stato rilasciato da alcuni giorni il Ministro della gioventù e dello sport. Dai suoi racconti emergono informazioni sul pensiero dei ribelli che lo avevano rapito e sulla loro disinformazione su quanto stia accadendo per riportare alla normalità la vita del Centrafrica.
Fortunatamente nella diocesi di Bouar e in particolare a Bocaranga, la situazione è tranquilla e i “nostri due impavidi” non stanno correndo rischi!
Battista e Marco a Bocaranga
R.C.A. – – Bangui – Centro d’Accoglienza per i missionari 4/2/2015  – Marco, Battista, Agostino e una delle coraggiose suore della Carità di S. Giovanna Antida, venuta a prelevare i nostri amici per condurli a Bocaranga
Bangui – R.C.A. – 13/02/2015 – Tra le molteplici difficoltà di un  ritorno alla vita “normale” in Centrafrica, c’è anche l’abbandono delle strutture di appoggio ai campi profughi. Esempio eclatante quello nei pressi dell’aeroporto della capitale in cui condizioni igienico/sanitarie, inquinamento acustico e atmosferico, incertezza e paura, continuano a essere presenti da ormai due anni, immobilizzando la situazione.
 
Bangui: Sito Displaced M'Poko dire essere abbandonati da umanitario
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Bangui: Sito Displaced M'Poko dire essere abbandonati da umanitario
Bangui: Sito Displaced M'Poko dire essere abbandonati da umanitario
R.C.A. - Campo profughi nei pressi dell'aeroporto di Bangui
Più di 2,7 milioni di centrafricani hanno bisogno di aiuto urgente ancora a migliaia sono rifugiati nei campi profughi
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Repubblica Centrafricana, 11 febbraio 2015 – Madonna di Lourdes e XXIII Giornata Mondiale del malato. Almeno oggi una buona notizia!!

da misna – 11 Febbraio  201510:44 CENTRAFRICA

LIBERATO MINISTRO DELLO SPORT SEQUESTRATO A GENNAIO

Centrafrique: libération du ministre des Sports Armel Sayo, enlevé le 25 janvier
R.C.A. – 11/02/2015 Liberato il Ministro dello Sport e della gioventù, sequestrato il 25 gennaio scorso

È di nuovo libero il ministro centrafricano della Gioventù e dello Sport, Armel Ningatoloum Sayo, che era stato rapito il 25 gennaio da uomini armati, probabilmente collegati alle milizie antibalaka.

Secondo fonti militari l’uomo politico, liberato stanotte, è in buona salute ed è stato condotto in un albergo del centro di Bangui. Prima di entrare a far parte dell’esecutivo di unità nazionale nato l’anno scorso e presieduto da Mahamat Kamoun, Sayo aveva guidato il gruppo ribelle Mouvement Révolution Justice, attivo nel nordovest del paese.

Sayo, il primo componente del governo ad essere vittima di rapimento dall’inizio della crisi centrafricana, era stato sequestrato da uomini armati all’uscita da una chiesa protestante della capitale Bangui. Il fatto era stato collegato all’arresto, avvenuto pochi giorni prima, del noto comandante antibalaka Rodrigue Ngaïbona, detto “generale Andijlo”.

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da misna – 10 Febbraio 201517:00 CENTRAFRICA

SCONTRI TRA TRUPPE ONU ED EX-SELEKA A BRIA

Elementi dell’ex ribellione Séléka si sono scontrati con le forze delle Nazioni Unite (missione Minusca) a Bria, nella parte centro-orientale della Repubblica Centrafricana. Lo comunica la stessa ONU. Non confermata ufficialmente invece la presenza di “morti e feriti” a seguito dell’operazione: l’informazione è però stata riferita alla stampa da fonti interne che hanno richiesto l’anonimato.

Le truppe internazionali, affiancate da militari della missione francese Sangaris, hanno sgomberato alcuni edifici pubblici occupati dai miliziani, che avevano tentato di stabilire un’amministrazione parallela in città.

Nei giorni scorsi la stampa locale aveva dato notizia dell’arrivo a Bria del noto ‘generale’ dei ribelli Akouma Arda, già capo della sicurezza presidenziale sotto Michel Djotodia. Una volta stabilitosi in città, secondo i resoconti disponibili, Arda avrebbe impedito alle autorità locali di svolgere i loro compiti, minacciando i funzionari con le armi. Gli stessi funzionari hanno parlato di una crescita delle violenze attribuite agli ex-Séléka nell’area dopo l’arrivo di Arda, mentre nelle settimane precedenti questi episodi erano diventati piuttosto rari.

R.C.A. - Scontri armati il 10/02/2015
R.C.A. – 10/02/2015 ancora scontri armati tra i militari e gli uomini della ex SeleKa
Les marsouins engagés dans des combats à Bria
R.C.A. – uomini delle forze militari di pace ancora impegnati a fronteggiare gli ex Seleka

 

 Les marsouins engagés dans des combats à Bria
R.C.A. – 10/02/2015 – nella cittadina di Bria ancora morti a causa di scontri armati tra i militari e gli ex Seleka
 Les marsouins engagés dans des combats à Bria
R.C.A. – 10/02/2015 – non si arresta la violenza in alcune zone del Centrafrica

 

 

RCA : des affrontements à Bria font plusieurs morts
R.C.A.: scontri armati a Bria tra gli uomini della difesa militare e alcuni ex ribelli Seleka – ancora incerto il numero dei morti

 

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da misna – 3 Febbraio  201517:27 CENTRAFRICA

PARLAMENTARI RIUNITI ESAMINANO BOZZA DI COSTITUZIONE

Creazione di un tribunale speciale per giudicare “i crimini più gravi”, revisione del codice elettorale, per permettere che si tengano le votazioni, primo via libera alla bozza della nuova costituzione. È questo l’ordine del giorno della riunione in corso del consiglio nazionale di transizione (Cnt), che si prolungherà per 15 giorni.

Il compito principale dei deputati è quello che riguarda la nuova carta fondamentale: l’attesa approvazione della bozza sarà il primo passo di un processo che prevede come passi successivi un ulteriore esame da parte di un organismo definito “laboratorio di convalida” e un referendum popolare.

Il “laboratorio di convalida”, ha specificato al proposito Thierry Patrick Akoloza, rappresentante del Cnt, sarà organizzato dal governo ma vedrà la partecipazione di “tutte le forze vive della nazione: i partiti politici, la società civile, il governo e le istituzioni repubblicane”.

Akoloza si è poi soffermato anche sul lavoro che attende i parlamentari per quanto riguarda il codice elettorale, che andrà modificato in due punti essenziali, in entrambi i casi per ragioni finanziarie: quelli che riguardano l’uso di tecnologie biometriche e lo sdoppiamento di alcune votazioni. I cambiamenti, tuttavia, saranno effettuati “molto rapidamente” ha promesso il rappresentante del CNT.

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RCA: almeno cinque morti in attacchi diversi nei villaggi del Nord

da Journal de Bangui – AFP – 30/01/2015

Almeno cinque morti e diversi feriti nei villaggi del centro nord della Repubblica Centrafricana, nella regione Gribizi Nana, in attentati attribuiti a Fulani (Peul – Mbororò) armati ed ex ribelli Seleka, come riferito giovedì da fonte militare. Secondo il funzionario  “la maggior parte degli abitanti sono fuggiti a rifugiarsi nella Savana (brousse)”. “Molti altri residenti sono fuggiti al ramo Kaga Bandoro (prefettura di Nana-Gribizi). Tra loro ci sono alcuni feriti da proiettili, tra cui donne e bambini”, secondo la stessa fonte.

da misna. 29 Gennaio  201511:48 CENTRAFRICA

ACCORDO CONTESTATO, A VUOTO LE CONSULTAZIONI DI NAIROBI

L’accordo c’è, ma sembra destinato a rimanere solo sulla carta: il patto per la fine delle ostilità firmato due giorni fa a Nairobi dai sostenitori degli ex presidenti François Bozizé e Michel Djotodia ha già sollevato critiche da parte dell’attuale governo di Bangui, da diplomatici e persino dal mediatore ufficiale.

Il seguaci dell’ex leader della coalizione Seleka, Djotodia, e del generale diventato capo di stato, Bozizé, nell’accettare un cessate il fuoco chiedevano un’amnistia generale, la “messa sotto tutela” da parte dell’Onu delle forze straniere (in particolare francesi) e una nuova transizione, con relativo cambio di governo.

Il primo a rifiutare il compromesso – che comunque coinvolge solo parte delle milizie ex Seleka e antibalaka attive nel paese – è stato proprio l’attuale esecutivo, definendo il documento “una manovra per bloccare le prossime elezioni”, mentre fonti diplomatiche citate dalla stampa hanno parlato di un semplice “catalogo di rivendicazioni”. Anche il presidente della Repubblica del Congo, Denis Sassou Nguesso, mediatore ufficiale nella crisi, ha sconfessato l’esito dei colloqui kenyani, che pure aveva sostenuto in linea di principio. Al suo vice, Boubei Maiga, spetta ora il compito di comunicare alle parti il fallimento sostanziale delle consultazioni.

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Un po’ di “resoconto SOCIO/POLITICO/ECONOMICO” sull’attuale situazione centrafricana, tratto dalla rivista Nigrizia di gennaio 2015, dove trovate altre informazioni, tra cui il numero dei morti che supera le 5.000 unità, ma è ancora incerto, Essendo stato pubblicato in precedenza non si fa riferimento agli ultimi rapimenti (vedi più sotto dal 19 al 26 gennaio).
Repubblica Centrafricana ‑ Un paese in fiamme

RIGOROSO DISORDINE (Nigrizia, gennaio 2015 pagg 22-24).

Malgrado la presenza dell’esercito francese e dei caschi blu africani della Minusca, la situazione a Bangui si deteriora ogni giorno che passa, con la violenza che non accenna a diminuire. Profonde le divisioni all’interno dei movimenti. Mentre i diamanti continuano a ingrassare le tasche dei ribelli.                             di FRANÇOIS MISSER

Il «parziale miglioramento dell’ordine pubblico a Bangui», riportato in un rapporto di esperti, datato 28 ottobre 2014, e presentato al Consiglio di sicurezza dell’ONU è stato poi contraddetto dai fatti. Anche all’inizio di dicembre si respirava un clima pesante nella capitale centrafricana, dove si sono commessi molti crimini, non segnalati né dalle Nazioni Unite né dall’esercito francese. Un non‑centrafricano rivela che il furto di moto dove il conducente viene colpito e disarcionato da alcuni spari e poi freddato a terra, è ormai un fatto ricorrente.

Il 25 novembre scorso, le tensioni a Bangui si sono acuite ancora di più per la la rivolta nel carcere di Ngaraba, tra i detenuti e i militari rwandesi della missione Onu in Centrafrica (Minusca) incaricati di mantenere l’ordine nel paese. Le cause della sommossa sono state il sovraffollamento delle celle e l’assenza di farmaci. Rivolta che ha assunto toni assai violenti.

Dei soldati rwandesi sono stati feriti dai detenuti, alcuni dei quali armati di lanciagranate. Le armi degli ammutinatì arrivano grazie a quei tunnel che consentono ai prigionieri di entrare e uscire a loro piacimento dal carcere. Questi detenuti sarebbero incoraggiati nelle loro azioni da ministri anti‑balaka, ha confidato il consulente di un ministro.

Malgrado la firma del cessate il fuoco in luglio, circa 2mila veterani dell’ex Seleka, il movimento ribelle composto principalmente da musulmani e 1.500 miliziani anti‑balaka continuano a minacciare costantemente la pace e la sicurezza del paese, che, di fatto, subisce una divisione al suo interno.

 

Frammentazione e caos. Il quadro si complica con la crescente frammentazione delle forze in campo: ne rappresenta un esempio l’implosione del Fronte popolare per la rinascita del Centrafrica (FPRC), che raggruppa i sostenitori dell’ex Seleka. Una situazione che pone seri dubbi sulla correttezza e fattibilità nell’organizzazione delle elezioni presidenziali e legislative, previste entro l’estate. Secondo gli esperti dell’Onu a complicare ulteriormente la scena ci sono le lotte intestine al gruppo Seleka tra peul e goula; i progetti secessionisti dei ribelli della fazione FprC legata all’ex presidente Michel Djotodia e al suo alleato Nourredine Mahamat Adam, che tramano per l’indipendenza della Repubblica islamica di Dar al‑Kuti, nel nord del paese. Per contro, gli anti‑balaka si dividono tra i nordisti gbaya e gli yakoma del sud. 1 comandanti militari sono in competizione tra loro per strappare la direzione della componente più Strutturata, il Coordinamento nazionale dei liberatori, al suo capo, Patrice Edouard Ngaissona. Come se non bastassero questi fattori di crisi, il movimento ribelle ugandese l’Esercito di resistenza dei Signore (Lra), che affligge e imperversa in quattro province orientali, collabora logisticamente con uno dei gruppi ex Seleka, comandato dal “colonnello” Ahmed Sherif, nella provincia di Mbomou.

Il quadro che ne emerge è davvero complesso e fragile per poter pensare di arrivare all’appuntamento elettorale in un clima di fiducia e serenità.

Il rimpasto governativo dell’agosto scorso, con la nomina a ministro della gioventù e dello sport del comandante ribelle Armel Ningatoloum Sayo ‑ guida del movimento Rivoluzione e giustizia ‑, rafforza poi il pensiero, secondo gli autori del rapporto, che creare un gruppo armato sia la strada più rapida per ottenere un ministero. Quanto all’azione del nuovo esecutivo, è giudicata debole dai funzionari dell’ONU. I componenti del governo si neutralizzano reciprocamente, quando non si tratta di dividersi denaro pubblico. Come è successo con 12,5 milioni di dollari “evaporati” che facevano parte di un finanziamento di 10 milioni di dollari donati, nel marzo 2014, da un cittadino angolano alla presidenza per pagare i funzionari. Ammanco che ha indotto il Fondo monetario internazionale a sospendere le operazioni.

Il business dei diamanti. Mentre le esportazioni di diamanti sono sotto embargo dal maggio 2013, privando lo stato del 20% del suo bilancio, il denaro frutto del contrabbando riempie le casse dei ribelli. Da mesi il ministro centrafricano delle miniere, Joseph Agbo,lancia appelli affinché venga revocato l’embargo, spiegando che non bisogna «aggiungere miseria a miseria». Ciò è comprensibile: secondo le statistiche del Processo di Kimberley ‑ nato per frenare il traffico illegale di diamanti sporchi di sangue, sono venuti a mancare al paese 62 milioni di dollari, la metà dei proventi delle esportazioni e che rappresentano il 20% circa dei suo bilancio. Ma i partecipanti all’assemblea generale del Processo, che si è tenuta in Cina dall’1 1 al 14 novembre, hanno mantenuto l’impegno assunto nel giugno scorso dai 54 membri, tra cui l’Unione europea, di non introdurre dia~ manti centrafricani nel circuito commerciale, per il rischio di riciclare diamanti dei ribelli.

Dal momento in cui il Centrafrica ha subito le restrizioni del Processo di Kimerley, sono stati fatti uscire di contrabbando dal paese 140mila carati, per un valore stimato di 24 milioni di dollari (38% del valore delle esportazioni).

Il 23 maggio 2014, la polizia belga ha sequestrato un pacco sospetto contenente 6.634 carati che erano stati inviati, attraverso Kinshasa e poi Duhai, a una società con sede ad Anversa chiamata Kardiam. Che è la filiale belga della società diamantifera centrafricana Badica, di proprietà dell’uomo d’affari Abdul‑Karim Dan Azoumi. Secondo gli esperti in gemmologia di Anversa, alcuni diamanti sequestrati presentavano caratteristiche identiche a quelli che si trovano nella regione dell’Alto Kotto, dove gli ex Seleka riscuotono imposte sugli aerei che trasportano diamanti e dai commercianti stessi. [Da quando il Centrafrica è sotto embargo. sono usciti di contrabbando dal paese 140mila carati, per un valore di 24 milioni di dollari (38% del valore delle esportazioni)].

I diamanti sequestrati ad Anversa provenivano da Dubai, dove il responsabile della borsa dei diamanti ha rivelato che quelle pietre preziose erano accompagnate da un certificato di origine congolese. Sono coinvolti nel traffico gli uffici in Rd Congo di tre aziende che lavorano diamanti: Afrogem, Saga e Solidiam. Inoltre, un commerciante interrogato da funzionari dell’Onu ha ammesso di aver acquistato delle gemme dal leader antibalaka “Mama Drogbd” a Sasele, nella provincia di Marribérè‑Kaelcì.

Le reti di contrabbando di diamanti, ma anche di oro, si snodano anche in territorio camerunese. Mentre il traffico di avorio e di caffè, in mano soprattutto agli ex Seleka, si rivolge al mercato sudanese. La presenza di banditi armati su gran parte del territorio è molto costoso in termini umanitari. In totale, nei primi 8 mesi del 2014 sono state registrate 247 azioni tese a bloccare l’arrivo di aiuti umanitari alle popolazioni bisognose. Secondo l’Alto commissario per i rifugiati dell’ONU, sono circa 852mila i centrafricani che vivono lontani dalle loro case, a un anno dalla presa di Bangui da parte delle milizie anti‑balaka. Quasi un quinto della popolazione. Nel 2014, più di 187mila rifugiati hanno trovato riparo nei paesi confinanti. Attualmente sono 423mila i centrafricani fuggiti all’estero, soprattutto in Camerun e Ciad. L’Rd Congo (Brazaville) ha accolto 70mila centrafricani e il Congo 20mila.

 

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R.C.A. - miliziano Antibalaka
R.C.A.: miliziano di autodifesa Antibalaka – Da gruppo di liberazione si sono rivelati carnefici, alla stregua dei ribelli Seleka
26 Gennaio 2015 – solo venerdì scorso comunicavamo la liberazione degli ultimi ostaggi (vedi più sotto) e proprio oggi è sull’Home Page un articolo sul sostegno scolastico per i trenta bimbi seguiti grazie al contributo di ITA KWE, con il quale si sollecita a prendere esempio da chi, malgrado tutte le difficoltà che sta ancora vivendo, guarda al futuro con speranza. Ora leggiamo del rapimento del ministro della gioventù e dello sport, mentre stava tornando a casa dopo aver partecipato a una funzione religiosa in chiesa a Bangui, la capitale, il 25 gennaio. È stato avvicinato da un gruppo di uomini armati che lo hanno sequestrato. Inoltre il Ministro delle finanze è stato bloccato con altre 11 personalità verso Bria, ove si dirigeva per un programma di riconciliazione, da forze ex-Seleka. Incerti gli sviluppi.(Fr24).
Finché non ci sarà il disarmo completo di tutti, la strada da percorrere sulla via della pace in R.C.A. è ancora molto lunga e tortuosa.

R.C.A.: ancora nel baratro dopo due anni di guerra
26 Gennaio 2015 – La violenza non cessa in Centrafrica, malgrado la presenza di oltre 10.000 caschi blu

da misna, 26 Gennaio, 20158:55 CENTRAFRICA

BANGUI, SEQUESTRATO ANCHE UN MINISTRO

R.C.A.: rapito ministro dello sport e della gioventù
R.C.A.: 25 Gennaio 2015 – rapito da uomini armati di connotazione Antibalaka il ministro centrafricano dello Sport e della Gioventù, Armel Ningatoloum Sayo

Un ministro della Repubblica Centrafricana è stato sequestrato a Bangui due giorni dopo la liberazione di una volontaria francese, risalente a venerdì. Armel Sayo, questo il nome del dirigente, titolare del dicastero per la Gioventù e lo sport, è stato sequestrato da un commando di uomini armati che ha bloccato la sua automobile nel quartiere di Galabadja.

Prima di entrare a far parte di un esecutivo di unità nato l’anno scorso, Sayo aveva guidato il gruppo ribelle Mouvement Révolution Justice.

Secondo fonti di stampa, il rapimento sarebbe ricollegabile al recente arresto di uno dei capi delle milizie Anti-Balaka, Rodrigue Ngaïbona, il “generale Andijlo”; un fatto rilevante, forse, anche per il rapimento e il seguente rilascio a Bangui della francese Claudia Priest e di una impiegata dell’Onu.

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da France 24 – CENTRAFRICA -25 Gennaio 2015 – h 23:30– Ministro delle finanze bloccato con altre 11 personalità verso Bria, ove si dirigeva per un programma di riconciliazione, da forze ex-Seleka. Incerti gli sviluppi.(Fr24).

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R.C.A. – 23 Gennaio 2015 
R.C.A.: liberi i due ostaggi sequestrati lunedì 19 gennaio
R.C.A. – 23 Gennaio 2015 – grazie alla mediazione dell’Arcivescovo Dieudonné Nzapalainga, sono stati rilasciati Claudia Priest e il suo collega centrafricano Gustave Reyhossé, i due ostaggi appartenenti ad una ONG francese, sequestrati dagli Anti-balaka lunedì scorso.
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Per avere un quadro più chiaro anche dalla parte di chi è in “prima linea”, attingiamo dalle notizie pubblicate da p. Aurelio Gazzera, che continua ad operare nella missione carmelitana di Bozoum (R.C.A.), ma che ha collegamenti diretti con le altre missioni e può dare informazioni più specifiche di quelle riportate dai media (quei pochi che se ne occupano!).

da BOZOUM in diretta p. Aurelio 24/01/2015 – Buon lavoro!

“Il lavoro e l’attività non mancano mai a Bozoum…e non è solo colpa mia!

Lunedì una riunione mi tiene impegnato per tutta la mattinata. Alcuni giovani hanno minacciato le ONG che sono qui a Bozoum per dare una mano, con pretesti assurdi… Le ONG che sono qui, sono intervenute nei villaggi per la ricostruzione delle case, e in città per riparare le strade (in questo modo 2.500 persone, a turno, hanno potuto lavorare e avere un salario, e questo ha aiutato molto a diminuire le tensioni).

La riunione, alla presenza di ONG, Prefetto e rappresentanti dei giovani, è stata l’occasione per mettere in chiaro alcune cose, e anche di cercare di far capire ai giovani l’importanza del lavoro e della formazione, e non solo dei soldi facili…

É comunque un segno di come sia a volte difficile aiutare. E come sia importante far crescere la dignità in chi ha bisogno.

Lunedì, a Bangui, due persone che lavorano con la Caritas e la Commissione Sanità della diocesi di Bangui, sono state rapite dagli antibalaka. Si tratta del frère Gustave Reosse, centrafricano, e di Claudia Priest, francese (caso strano: rientrando in Centrafrica, era vicino a me sull’aereo…).

Il rapimento è opera di antibalaka, che speravano così di ottenere la liberazione di un criminale, uno dei loro capi, arrestato qualche giorno fa per crimini contro l’umanità…

Il giorno dopo anche una irachena che lavora per le Nazioni Unite è stata rapita, ma rilasciata qualche ora dopo.

I due invece sono rimasti nelle mani degli antibalaka. L’arcivescovo di Bangui ha lavorato molto per condurre le trattative, ma c’era molta tensione. Finalmente, venerdì 23 (ieri) sono stati liberati tutti e due.

Inoltre ieri mattina una macchina della Croce Rossa Internazionale è stata attaccata sulla strada da antibalaka, a 26 km da Bangui. Minacce, furto di telefoni e soldi. Alla Croce Rossa! E, colmo dei colmi, il tutto davanti ai Gendarmi, che non hanno fatto niente per impedirlo!  Brutti segni…

Segno che la sicurezza non c’è. Segno che tutto il dispositivo dei Caschi Blu non funziona (ancora?).

Tra l’altro, il fatto del rapimento di persone che lavorano chiaramente per un’organizzazione cattolica, dovrebbe aprire gli occhi a chi continua a parlare degli antibalaka come di “milizie cristiane”…

Intanto a Bozoum, oltre a preparare la Fiera Agricola del 31 gennaio, stiamo rivoluzionando i magazzini, rifacendo il tetto, sul quale monteremo il mese prossimo un impianto a pannelli solari.

Questo è un grande passo avanti, che ci permetterà di avere corrente e di non utilizzare (quasi) più i gruppi elettrogeni. 

Buon lavoro !

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Tramite p. Aurelio abbiamo anche qualche notizia su Hippolyte

che ultimamente è stato ricoverato all’ospedale di Bossemptelè

Gennaio 2015 – Solo ora abbiamo recuperato …. Un saluto da Hippolyte!
Hippolyte è tornato a Bozoum
Hippolyte ha ripreso la sua vita a Bozoum, compresa la scuola!!
Hippolyte a Bozoum - R.C.A.
Hippolyte ora è diventato “un personaggio” e viene riportato a Bozoum come un principe, dopo il breve ricovero a Bossemptelè
Hippolyte - Bozoum - R.C.A.
Hippolyte ricoverato per alcuni giorni a Bossemptelè per una piccola frattura.

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da misna – 23 Gennaio 201517:00 CENTRAFRICA

ONU RINNOVA SANZIONI INDIVIDUALI ED EMBARGO ARMI

Il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite ha approvato all’unanimità il rinnovo delle sanzioni che riguardano il Centrafrica, a livello sia di misure individuali (blocco dei beni e della possibilità di viaggiare per alcune figure attive nel conflitto) sia di embargo sulle armi, fino al 29 gennaio 2016.

Nella risoluzione il Consiglio di sicurezza esprime “grave preoccupazione” per la situazione del paese, attraversato da una guerra civile che dura ormai da oltre due anni. La presenza di numerosi gruppi armati, affermano i 15 componenti del consiglio, pone “una minaccia permanente a pace, sicurezza e stabilità del paese”, oltre a costituire un rischio per il più vasto ambito regionale.

Tra gli elementi più gravi della crisi, il documento cita “il continuo ciclo di provocazioni e rappresaglie” da parte delle milizie, oltre a numerose violazioni dei diritti umani, comprese esecuzioni extragiudiziali, sparizioni forzate, arresti arbitrari, violenze sessuali e mancato accesso agli aiuti umanitari. Quasi 440.000 persone – ricorda l’Onu – sono inoltre nella condizione di sfollati interni e 190.000 si sono rifugiati nei paesi vicini.

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Papa Francesco aspettava in Africa centrale e Uganda

da Journal del Bangui:  lavoixdelamerique.com – 21/01/2015

La visita in Centrafrica sarà la prima che Papa Francesco farà in Africa nel 2015

Papa Francesco desidera portare personalmente il messaggio di pace a Centrafrica
Repubblica Centrafricana e Uganda: prime visite del Papa nel continente africano.
Papa Francesco ha in programma di visitare la Repubblica centrafricana e l’Uganda come sue prime visite in Africa, secondo AFP.  Il pontefice ha detto ai giornalisti a bordo dell’aereo che lo ha riportato a Roma dopo la visita di una settimana in Asia, che il suo viaggio in Africa si svolgerà verso la fine dell’anno, a causa del tempo. Il Centrafrica sta lottando per uscire da una crisi politica e di sicurezza che ha lasciato migliaia di morti trai civili, causati dalle milizie anti-Balaka e dai ribelli Seleka. La presenza di tre forze internazionali – – La Sangaris forza francese, EUFOR RCA e Minusca– hanno contribuito a stabilizzare la situazione senza però pacificare il paese intero. Il Papa ha anche rivelato che il suo programma prevede un’altra visita di luglio in America Latina. Lo farà per l’Ecuador, Bolivia e Paraguay. Anche la città di New York, negli Stati Uniti, è sulla lista di dieci viaggi in agenda pontificia per quest’anno. Il Papa parteciperà a un incontro sulla famiglia a Filadelfia (Est) e parlerà al Forum delle Nazioni Unite a New York.
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Liberazione di due ostaggi a Bangui: continuano i negoziati

da Radio Nakè Luka – Mercoledì 21 Gennaio 2015 11:46

Liberazione di due ostaggi a Bangui: continuano i negoziati  
R.C.A. Monsignor Dieudonné Nzapalainga – Arcivescovo di Bangui sta trattando per la liberazione della cooperante francese rapita in Centrafrica

I negoziati tenuti dalll’Arcivescovo di Bangui, Mons. Dieudonné Nzapalainga, per ottenere il rilascio della cooperante umanitaria francese di 67 anni della ONG religiosa diocesana centrafricana di Coordinamento della Salute (CODIS) rapita lo scorso Lunedì a Bangui da militanti Antibalaka sono in corso da Martedì sera. Un dipendente delle Nazioni Unite, rapito nella prima parte della giornata, è invece già stato rilasciato. E’ accaduto nel quartiere Boy Rabe, a rischio ormai da molto tempo. Mons Nzapalainga conduce queste trattative delicate con i sequestratori, che hanno chiesto il rilascio di Rodrigue Ngaïbona, meglio conosciuto sotto il nome di “Generale Andjilo“, un leader  Antibalaka arrestato in Cameroun lo scorso fine settimana. Questa è la condizione che i rapitori hanno posto per la liberazione della religiosa. Un gruppo di Antibalaka che si oppone ai rapimenti e all’uso degli ostaggi, si sta prestando in questi negoziati. Igor Larnaka. E’ questo movimento, afferma il portavoce, che ha permesso di recuperare il dipendente delle Nazioni Unite, anch’esso rapito a Bangui la notte scorsa. La consegna dell’ostaggio è avvenuta all’ingresso della zona Boy-Rabe nel 4 ° distretto della città.  Il portavoce delle Nazioni Unite a New York , Signora Stephane Dujarric, ha confermato il rilascio. L’impiegato delle Nazioni Unite è stato rapito Martedì mattina nella zona Fighter nell’8° distretto, vicino all’aeroporto, mentre si stava recando al lavoro in un mini-bus delle Nazioni Unite.

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da misna – 20 Gennaio 201513:10 CENTRAFRICA

DUE RAPIMENTI IN DUE GIORNI, PAURA A BANGUI

Una volontaria francese di un’organizzazione cattolica e un dipendente dell’Onu sono stati rapiti da miliziani Anti-Balaka a Bangui nelle ultime ore. La cooperante francese, che il quotidiano Le Monde identifica come Claudia P., di 67 anni, lavorava per l’ong cattolica Coordination diocésaine de la santé (Codis) ed è stata sequestrata ieri insieme a un suo collega di nazionalità centrafricana. Quest’ultimo, secondo la stampa francese, sarebbe stato liberato grazie alla mediazione dell’arcivescovo di Bangui, monsignor Dieudonné Nzapalainga e altre trattative sarebbero in corso.

Meno particolari sono disponibili sulla seconda persona rapita stamattina, che lavorava per le Nazioni Unite. Il fatto è tuttavia stato confermato alla MISNA anche da fonti locali. “Da qualche giorno ogni notte si spara – prosegue la testimonianza – e in città c’è un dispiegamento importante di forze della Minusca [la missione Onu in Centrafrica, ndr], segno che c’è preoccupazione” anche ad alto livello. La presenza della forza internazionale non ha impedito i sequestri: “In alcuni quartieri – continuano le fonti – i militari non riescono ad entrare, gli Anti-Balaka sono ancora ben armati e lo hanno dimostrato” proprio nelle scorse ore.

I due rapimenti sono stati messi in relazione anche dalla stampa locale con l’arresto avvenuto nei giorni scorsi di un importante comandante Anti-Balaka, Rodrigue Ngaïbona, noto anche come “generale Andijlo”. I miliziani, conferma anche l’interlocutore della MISNA “stanno seguendo l’esempio del gruppo ribelle che, per far rilasciare il suo comandante prigioniero in Camerun”, Abdoulaye Miskine “avevano sequestrato il sacerdote polacco” padre Mateusz Dziedzic. “Hanno individuato, a loro parere, una strategia che funziona”, è la conclusione

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da misna – 19 Gennaio  201514:11 CENTRAFRICA

ARRESTATO DA FORZE ONU UN CAPO ANTI-BALAKA

R.C.A. - arrestato il ‘generale Andjilo’, ovvero il leader Anti-Balakas Rodrigue Ngaibona
R.C.A. – arrestato il ‘generale Andjilo’, ovvero il leader Anti-Balakas Rodrigue Ngaibona

È stato arrestato dai soldati camerunensi della missione Onu in Centrafrica (Minusca) il ‘generale Andjilo’, ovvero Rodrigue Ngaibona, uno dei comandanti delle milizie anti-balaka. Secondo le informazioni giunte da Bangui, al momento della cattura – avvenuta sabato pomeriggio dopo uno scontro a fuoco – ‘Andjilo’ si trovava a Bouca, nel nord-ovest del paese.

L’autoproclamato generale si era rifugiato a Bouca dopo aver lasciato la capitale Bangui, dove era considerato uno dei capi più potenti delle milizie antibalaka. In particolare è accusato di aver guidato, insieme ad altri, i combattenti responsabili dei massacri avvenuti il 5 dicembre 2013 in città. In quell’occasione persero la vita, secondo varie stime, alcune centinaia di persone.

La magistratura di Bangui ha però reso noto che ‘Andjilo’ è sotto indagine anche per altri reati: tra queste ribellione, possesso di armi da guerra, violenze e saccheggio. Per questo motivo, una volta arrivato a Bangui, il capo ribelle è stato preso in consegna dalla polizia giudiziaria.

 

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A Bangui è in preparazione il Forum Nazionale per la riconciliazione
R.C.A. – 15 Gennaio 2015 – Mentre a Bangui si sta cercando di tornare alla normalizzazione è in preparazione un forum nazionale apposito per la riconciliazione delle parti entrate in conflitto.
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da misna – 14 Gennaio  201515:04 CENTRAFRICA

CONFLITTO E INSICUREZZA ALIMENTARE, ALLARME ONU

Ancora fragile la situazione alimentare in R.C.A., dovuta al perdurare dell'insicurezza.
Ancora fragile la situazione alimentare in R.C.A., dovuta al perdurare dell’insicurezza.

Il conflitto in Repubblica Centrafricana continua ad avere serie ripercussioni sulla vita dei civili, che hanno immediata necessità di assistenza umanitaria. A lanciare l’allarme è stato, in particolare, il Programma alimentare mondiale (Pam/Wfp), agenzia delle Nazioni Unite.

Il 30% della popolazione centrafricana, cioè circa un milione e mezzo di persone, è “in una situazione di scarsa o grave sicurezza alimentare”, ha spiegato Elisabeth Brys, portavoce del Wfp, facendo riferimento a un recente rapporto della stessa agenzia. L’indagine, condotta lo scorso settembre su oltre 2100 famiglie in tutte le prefetture del paese, analizza le possibili risposte umanitarie alla situazione e i suoi effetti a lungo termine soprattutto su bambini e nuclei familiari vulnerabili.

In particolare, considerando che la vendita di prodotti agricoli contribuisce nella misura del 60% al reddito nazionale centrafricano, ha avvertito Brys, una riduzione della produzione alimentare avrebbe effetti gravi sulle finanze delle famiglie.

Secondo altri dati forniti dall’Onu, inoltre, resta grave la situazione degli sfollati interni: sono ormai 440.000, mentre 190.000 hanno chiesto asilo nei paesi vicini. Infine, 36.000 persone che vorrebbero lasciare il paese non possono farlo, in quanto intrappolate dal conflitto in vere e proprie ‘enclaves’ in un territorio ostile.

 

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Avevamo già evidenziato il fatto più sotto, da Centrafrique-presse del 10-9 Gennaio scorso e ora troviamo la conferma anche su misna

da misna: 12 Gennaio 20159:56 CENTRAFRICA

MIGLIAIA LE VITTIME DI CRIMINI CONTRO L’UMANITÀ

Sarebbero state tra le 3000 e le 6000 le vittime di due anni di conflitto armato nella Repubblica Centrafricana: le stime sono contenute in un rapporto presentato al Consiglio di sicurezza dell’Onu da una commissione d’inchiesta istituita dal segretario generale Ban Ki-moon.

Nello studio si sottolinea che crimini di guerra e contro l’umanità sono stati commessi sia dalle milizie Seleka che dai loro rivali Anti-Balaka. Secondo gli esperti dell’Onu, invece, a oggi non è possibile rilevare “l’esistenza di una volontà di genocidio”.

La crisi era sfociata nel marzo 2013 nell’ingresso delle milizie Seleka a Bangui e nella fuga del presidente François Bozizé. Oggi nella Repubblica Centrafricana è dispiegata una missione dell’Onu, forte di circa 6000 peacekeeper.

R.C.A. 11 Gennaio 2015 –
Anche il Centrafrica si stringe alla popolazione della Nigeria per le atrocità commesse da Boko Haram (che coinvolgono ultimamente povere bimbe-kamikaze) e alla Francia, con l’imponente marcia di oggi, dopo i terribili fatti di sangue avvenuti a partire dal 7 gennaio a Parigi. Come se non bastasse la sofferenza di due anni guerra interna (forse agli sgoccioli??) e l’incapacità di raddrizzare il timone del governo, sia per i rapporti con gli Stati limitrofi, sia per la “dipendenza” dalla Francia, la R.C.A. viene toccata anche dalle brutture del terrorismo.
Boko Haram sème la désolation au Nigeria
Boko Haram semina la desolazione in Nigeria
Charlie Hebdo : attentat contre la liberté de la presse
11/01/2015 – Dopo i fatti terribili di Parigi, anche il Centrafrica marcia contro il terrorismo

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da Centrafrique-presse – 9 Gennaio 2015

Repubblica Centrafricana: sei persone uccise in violenze tra gruppi armati

09/01/15 (AFP)

Almeno sei persone sono state uccise da Martedì (Epifania) in Centrafrica durante le violenze tra due gruppi rivali di milizie anti–Balaka in Bambari (al centro), come appreso dalla stazione di polizia centrale.

“Sei persone sono state uccise e molti feriti tra Martedì e Giovedì in scontri scoppiati tra due gruppo anti-Balaka Bambari scontratisi per ragioni che non sono ancora note. Le vittime erano per lo più persone contro milizie -balaka “, ha detto a AFP a condizione di anonimato, un funzionario della gendarmeria.

“A seguito degli scontri, alcuni anti-Balaka si sono recati nella la notte tra Mercoledì a Giovedi a casa di un responsabile di zona accusandolo di averli tradirli. Gli assalitori hanno dato fuoco alla sua casa” ha detto la fonte, aggiungendo, “le forze internazionali e nazionali hanno adottato misure per garantire alla popolazione il controllo della situazione”

Bambari, che ha accolto la sede della ex coalizione Seleka, è dal giugno scorso teatro di violenti scontri che hanno lasciato sul campo più di 100 morti e almeno 200 feriti, per lo più civili e decine di migliaia di sfollati. Questi scontri sono avvenuti tra anti-Balaka, per lo più cristiani, e uomini di Seleka, tra civili musulmani armati e diverse fazioni dell’ex ribellione tra di loro.

Da quando ha assunto potere nel marzo 2013, la coalizione dei ribelli Seleka – guidata a sua volta in gennaio 2014 – la R.C.A. è affondata in una crisi politica e di insicurezza senza precedenti. Questi disturbi e il fallimento dello stato Centrafricano hanno permesso a bande armate di prosperare in molte aree dove si estorcono e rubano alla popolazione ma anche alle organizzazioni umanitarie presenti sul luogo.

Tre forze militari internazionali sono dispiegati nel paese per tentare di stabilizzare: Sangaris (francese) RCA EUFOR (Unione Europea) e minusca (ONU).

Una commissione ONU che ha indagato sulla violenza in R.C.A. per due anni, ha concluso che entrambe le parti hanno commesso crimini contro l’umanità, tra cui “pulizia etnica”, ma che l’intervento internazionale ha impedito il genocidio.

La Commissione stima che il conflitto ha “migliaia di morti”, probabilmente più di 6.000, e impostare una priorità per “porre fine all’impunità.”

Africa centrale: sei uccisi in violenze tra gruppi armati
Ancora scontri e violenza in R.C.A. tra gli Anti-Balakas
Africa centrale: sei uccisi in violenze tra gruppi armati
A due anni dall’inizio della guerra civile in R.C.A. continua l’insicurezza e l’illegalità

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da misna – 5 Gennaio  201516:02 CENTRAFRICA

TRANSIZIONE PROLUNGATA FINO AD AGOSTO

Agosto 2015: è questa la nuova data ufficiale in cui si dovrebbe concludere la transizione in Repubblica Centrafricana, attraversata da oltre due anni da un conflitto civile.

La decisione è stata confermata da Denis Sassou Nguesso, il presidente della Repubblica del Congo che svolge anche la funzione di mediatore nella crisi, in una lettera alle autorità di Bangui.

La precedente scadenza per lo svolgimento di elezioni, il prossimo febbraio, “non era più sostenibile” si legge nel documento. Già a novembre era stato dato l’annuncio di un rinvio certo, ma allora le date indicate dal Gruppo internazionale di contatto per la Repubblica Centrafricana e dall’organismo locale incaricato di organizzare il voto erano state quelle di “giugno o luglio” 2015.

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Facendo eco alla marcia del 1° gennaio per la 48^ giornata mondiale per la pace, anche le donne centrafricane si uniscono alle fila di chi vuole e cerca di fare qualcosa per …. cambiare le cose!
R.C.A.: 3 GENNAIO 2015

Le donne centrafricane a piedi per la pace il 10 gennaio

Una marcia delle donne per la pace e l’unità nazionale si terrà il 10 gennaio per le vie principali di Bangui, sotto l’egida di organizzazioni di donne dell’Africa Centrale e sotto l’autorità diretta del Capo dello stato di transizione, Catherine Samba-Panza. Questo evento è destinato esclusivamente a sfidare tutti i firmatari dell’accordo di Brazzaville per la cessazione delle ostilità e per un completo re-ingaggio delle differenti forze contrapposte a causa della guerra.

Durante la crisi il Paese ha sperimentato che sono state le donne che hanno sofferto notevolmente. Hanno sopportato molto nel loro cuore e hanno un messaggio molto importante nascosto nel loro cuore e non so come esprimerlo “, ha detto Venerdì scorso Ephrem Kosh-Komba, Capo del Dipartimento di riconciliazione nazionale. Prima di questo, ha aggiunto, ” sulla stazione nazionale sono stati dati alle donne spazi per trasmettere un messaggio di mobilitazione al fine di incoraggiare tutte le comunità cristiane e musulmane, perché si realizzi una questione importante come quella della pace. “

Le donne centrafricane in marcia per la pace il 10 gennaio
Le donne centrafricane in marcia per la pace il 10 gennaio prossimo
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Gennaio 2015 – Solo ora abbiamo recuperato …. Un saluto da Hippolyte!
Hippolyte è tornato a Bozoum
Hippolyte ha ripreso la sua vita a Bozoum, compresa la scuola!!

“Hippolyte sta bene e ci manda un saluto dalla sua casa a Bozoum, dove è tornato dopo l’intervento  subito in Italia. Qui lo vediamo con tutta la sua famiglia: la mamma e i fratelli (nell’articolo c’è una foto diversa da quella a lato!). Insieme a loro ci sono anche Alessandra e Marta, le volontarie che, dopo averlo ospitato nella loro casa di Savona durante la convalescenza, sono andate a fargli visita in Centrafrica”.

 

Hippolyte a Bozoum - R.C.A.
Hippolyte ora è diventato “un personaggio”!!

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