dal 10/7 al 31/12/14

Scorrendo più sotto trovate gli aggiornamenti dalla Repubblica Centrafricana                       fino al  30 Dicembre 2014

Ormai le pagine degli aggiornamenti (negativi) si susseguono sempre più rapidamente: si è riempita anche la memoria di quella dal 5 Maggio e la pace in Repubblica Centrafricana non si intravede ancora! Per di più aumentano i luoghi in cui si riaccendono altri conflitti e …… ribelli armati, dittature, frodi economiche, corruzioni, ingiustizie sociali …. innescano situazioni di guerra in tantissime parti del mondo!

E’ più facile che si formino due focolai di guerra in poco tempo, piuttosto che la diplomazia riesca a farne cessare una in due anni!!  Ma questa valanga di armi da dove viene???  Come mai ogni Stato del mondo ha un budget così alto per i costi militari e per gli armamenti??  

Non è certo per la difesa contro gli extraterrestri!!  I nemici per lo più sono …. i vicini di casa e ….. coloro che credono di essere i padroni “dell’immobile”, a cui già si paga un sostanzioso canone d’affitto in ricchezze naturali del suolo e del sotto suolo, senza scordare l’enorme costo in vite umane … che ormai sembrano non contare più nulla!

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da Centrafrique-presse – 30 dicembre 2014 – RCA: colloqui molto strani a Nairobi 

Con RFI 29-12-2014 alle 23:55

Diversi funzionari dell’ex coalizione Seleka e leader anti-Balaka sono stati invitati a Nairobi, capitale del Kenya. I partecipanti assicurano di aver incrociato nei corridoi dell’hotel dove si è svolto l’incontro l’ex presidente Djotodia e il suo avversario nel 2013, François Bozizé. Un’iniziativa alla quale il governo di transizione e le autorità della R.C.A. affermano di non essere stati invitati.

Si tratta di una strana iniziativa che si sta svolgendo a Nairobi. In modo discreto, funzionari di gruppi armati dell’Africa centrale sono stati trasportati da Bangui a Brazzaville e portati in un hotel a Nairobi, capitale del Kenya. Lì, durante i giorni, si sono formate una delegazione di ex Seleka e una di anti-Balaka. Abbiamo anche trovato il presidente Bozizé durante un incontro ecumenico, in cui ha dato ufficialmente l’apertura dei negoziati  ” , ha detto un membro della delegazione continua Seleka, aggiungendo: Non so, però, se l’ex presidente sia ancora lì.  “

In questi giorni il ritmo si è  accelerato. Le autorità del Kenya hanno annunciato di aver nominato un mediatore, l’ex presidente dell’Assemblea Kenneth Marende, assistito dal tenente generale Njuki Mwaniki. Il portavoce della presidenza del Kenya descrive brevemente un processo che si svolge sotto gli auspici dell’Unione africana. Ieri i delegati hanno compilato i moduli di registrazione ed è stata fatta la loro foto. Senza dubbio, dice uno di loro, per fare un encomio.

Problema: il governo della R.C.A. sostiene di non essere stato coinvolto nel processo di mediazione in corso a Nairobi e non nasconde la sua indignazione per questo approccio con i due ex leader. I membri delle forze dell’Africa centrale criticano un’iniziativa che, secondo alcuni, vuole decidere il futuro della R.C.A. di nascosto“.

RCA: in corso strani colloqui a Nairobi - Kenya
Gli ex presidenti della Repubblica Centrafricana, Michel Djotodia (ex Seleka) e François Bozizé (spodestato dai Seleka nel marzo 2013) forse stanno tramando qualcosa insieme.

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28 Dicembre 2014 – Esattamente tre anni fa ci furono le prime avvisaglie della tragedia incombente, ne fummo testimoni per via dei nostri soci Paolo Tazzer e Francesco Quell’Oller che si trovavano sul luogo proprio in quei giorni, ma l’opinione pubblica mondiale e le grandi istituzioni non si mossero, anzi per tanto tempo solo la Francia (per suo interesse) diede le informazioni di quanto stava accadendo. Passarono i mesi e il 24 Marzo 2013 ci fu l’apertura ufficiale del conflitto, tra la coalizione ribelle Seleka e l’esercito centrafricano del Presidente Bozizè, con la conseguente presa di mira della popolazione e con l’inizio della cosiddetta “guerra tra islamici e cristiani”, per via della lingua araba parlata dagli “invasori stranieri”.  Nel luglio 2013, vista la gravità della situazione ed il silenzio nel quale tutto stava avvenendo, ITA KWE appoggiò l’iniziativa di una petizione urgente in favore del Centrafrica, che forse non servì a molto, ma che almeno vide muovere a livello di burocrazia internazionale l’allora Ministro degli Esteri Emma Bonino, con la presa di posizione anche da parte dell’ONU.  Il risultato che però ne seguì, a inizio dicembre 2013 con la mobilitazione delle forze francesi dell’operazione Sangaris (con un battito d’ali avrebbero dovuto risolvere tutto!) non fece altro che ampliare il conflitto e aumentare l’odio tra gli abitanti locali ed i ribelli armati entrati ormai da tempo nel Paese. Da allora i morti sono a migliaia, le stime date sono discordanti ma senz’altro si aggirano oltre le 4.000 vittime, tra cui una giovane fotoreporter francese e altri giornalisti, senza contare i morti in seguito a ferite, malattie, malnutrizione. Numerosissimi, poi, i profughi rifugiatisi negli Stati confinanti e in alcuni siti più sicuri della Capitale (Bangui) e delle missioni.

Nel corso dei mesi altri militari si sono aggiunti a quelli francesi (dall’Europa, compresi una quarantina di Alpini, e dal mondo) fino ad arrivare a questo fine 2014 con la presenza di più di 10.000 unità dei Caschi Blu.

Nel frattempo le vicende politiche hanno visto in carica il primo presidente musulmano del Centrafrica, Djotodia che spodestò Bozizè nel marzo 2013, quindi Catherine Samba Panza prima presidente donna del Centrafrica, in carica dal 20/01/2014 per il periodo di transizione fino a nuove elezioni, che si svolgeranno forse a giugno 2015, in un clima non certo sereno e amichevole.

Sullo sfondo di questo conflitto sono presenti gli interessi politici ed economici di sempre: la vecchia dipendenza colonialista dalla Francia, gli emergenti Cinesi, il commercio illegale dei diamanti e dell’oro, la presenza del petrolio e lo sfruttamento anche da parte del confinante Ciad, la convivenza forzata di etnie di lingua e di tradizione storica differente.

Le autorità religiose del Paese hanno da sempre sottolineato che i veri motivi erano questi e non quelli del conflitto religioso, come si voleva far credere da più parti.

In questi ultimi giorni nuovi episodi di violenza si sono verificati in alcune zone verso il centro e sud-ovest, ma il processo di pace deve per forza fare il proprio corso! Tutto il sangue versato e la violenza inaudita che ha coinvolto questo popolo deve finire, per far posto alla nuova pace, non imposta dall’esterno, ma voluta e cercata dal popolo centrafricano!

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da Centrafrique -presse – 24 dicembre  2014

Con RFI   24-12-2014 alle 01:53

Dopo il centro della Repubblica Centrafricana la scorsa settimana, è stata la volta del sud-ovest del paese, che sta vivendo un’ondata di violenza. In molti villaggi e città di questa regione, gli attacchi e gli scontri hanno ucciso diverse persone, tra cui civili. A Carnot, tra cui spari risuonano ancora a tarda notte.

Nella Prefettura di Mambéré-Kadéï, situata nel sud-ovest del confine con il Camerun si è acceso, Martedì 23 dicembre, un attacco nei villaggi di Bondoo Tanga, con l’uccisione di  otto persone, due donne e sei uomini.L’informazione è stata confermata dal sindaco di Gamboula, una città situata a circa 60 chilometri da queste località.

Secondo le elezioni, gli aggressori provengono da Camerun, che è in attesa l’arrivo di soldati per proteggere l’area. Abbiamo già preparato loro alloggio  , ha detto un portavoce, ansioso di vederli stabilirsi nella zona.

Nella città di Carnot, la giornata è stata caratterizzata da colpi di pistola, i risultati sarebbero due morti e cinque feriti. Questi eventi mortali comporterebbe l’arresto di un anti-Balaka nella città settentrionale della prefettura. Inoltre, alcune case sono state saccheggiate e spari risuonano ancora a tarda notte. Non è stato possibile raggiungere la città di Nola, dove dieci persone sono state uccise da un gruppo di Fulani /Mbororò) e anche le comunicazioni telefoniche sono interrotte.

Il sud-ovest CAR teatro violenza mortale

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19 Dicembre 2014 – Il clima di questi ultimi tempi pareva troppo bello per essere vero! Da un po’ non giungevano più notizie di uccisioni e di violenze. Tramite il magazzino Missioni del convento di Pontedecimo sono stati caricati tre container nei primi giorni della settimana, contenenti più di 80 mc di materiali e merci di ogni tipo, per rifornire le varie missioni (oltre ai Cappuccini liguri, le suore Clarisse, del Lieto Messaggio, della Carità, le Carmelitane, la congregazione di Santa Caterina da Genova, le Francescane di Gemona, l’Associazione Talita Kum, l’abbè Josè Babou di Berberati ed infine anche Ita Kwe Flavio Quell’Oller Onlus per il resto del materiale elettrico e gli alimenti per i malnutriti seguiti dal Centro recupero disabili di Bocaranga). ma ecco che una nuova brutta notizia offusca la debole luce che stava rischiarando l’attesa per il Natale e per la pace.  Quando si riuscirà a ritrovarla???

da misna, 19 Dicembre 201417:39 – CENTRAFRICA

SCONTRI A MBRÉS, LE VITTIME SONO DECINE

C’è anche un operatore della Croce Rossa tra le vittime, almeno 28, di scontri a fuoco scoppiati questa settimana nella cittadina di Mbrés: lo ha riferito Antoine Mbao Bogo, presidente dell’organizzazione umanitaria nella Repubblica Centrafricana.

Secondo il responsabile, la maggior parte delle vittime sono contadini. Il volontario sarebbe stato ucciso di fronte alla propria abitazione. Secondo alcune fonti, le violenze sono state innescate da combattenti di Seleka e Anti-Balaka, milizie rivali coinvolte nella crisi centrafricana degli ultimi due anni.

Gli scontri sono cominciati martedì e hanno peraltro costretto centinaia di persone ad abbandonare le proprie case.

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da Centrafrique-presse – 12/12/2014: 500 pulcini dati a 20 gruppi formati da 40 giovani  allevatori  

500 pulcini consegnati aventi gruppi formati da 40 allevatori
Progetto per rilanciare l’attività di allevamento tra i giovani del Centrafrica: consegnati 500 pulcini a venti differenti gruppi formati da 40 allevatori ciascuno.

R.C.A – Bangui – 12/12/2014 – h 14:55:09 – Venti  gruppi di quaranta  allevatori ciascuno nelle città di Bangui e Begoua  e a Bimbo in Ombella Mpoko hanno ricevuto dallo Stato cinquecento pulcini ciascuno per dare nuovo slancio alla loro attività.

Questa donazione fa parte del Progetto Giovani promosso dalla transizione Presidente Catherine Samba-Panza nel maggio 2014 per l’integrazione di giovani disoccupati attraverso Pollame e piscicoltura.

Secondo una fonte vicina alla questione, questo dono è la fase finale del Progetto Giovani e arriva dopo una serie di incontri di formazione impartiti ai giovani riuniti in quaranta gruppi che sono stati poi divisi in quattro gruppi dai quartieri di Bangui, quattro a Bimbo e quattro in Begoua. ”E’ con questo progetto che vogliamo formare questi giovani per fornire loro i materiali nelle loro stalle e finalmente mettere i pulcini, il mangime e i medicinali, che daranno loro la possibilità di impegnarsi in attività generatrici di reddito”, ha detto il coordinatore del progetto, il veterinario Dr. Thierry Nicaise Kouzoukende.

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Da sempre denunciato il coinvolgimento di “delinquenti” venuti dal Ciad, eccone finalmente uno bloccato e arrestato! Buon segno per il proseguimento della normalizzazione del Centrafrica, dopo due anni di guerra e di brutture di ogni genere.

da misna – 11 Dicembre 2014: ARRESTATO CAPO RIBELLE DEL CIAD

Un capo ribelle a lungo in lotta contro il presidente ciadiano Idriss Deby è stato arrestato nel nord della Repubblica Centrafricana: lo hanno riferito responsabili della missione di pace delle Nazioni Unite “Minusca”.

Mahmat Abdelkader Baba Laddé è stato fermato insieme con una quarantina di compagni d’arme sulla base di un mandato di cattura spiccato dalla Corte d’assise di Bangui.

Alla guida del Front populaire pour le rassemblement (Fpr), il capo ribelle aveva preso le armi contro Deby nel 1998 ed era stato a lungo attivo anche nella Repubblica Centrafricana. A sorpresa, nel luglio scorso era stato nominato dal presidente del Ciad prefetto del dipartimento di Grande Sido. A novembre però c’era stata una nuova svolta, con un tentativo di cattura da parte dell’esercito di N’Djamena.

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Era stato richiesto come riscatto per la liberazione di p. Matteusz ed evidentemente le trattative si sono concluse in questo senso! 

da misna: 28 Novembre 20149:18 CENTRAFRICA

DOPO MISSIONARIO, RILASCIATO ANCHE CAPO RIBELLE

Rilasciato capo militare ribelle come prezzo del riscatto per la liberazione di p. Matteusz
Rilasciato capo militare ribelle come prezzo del riscatto per la liberazione di p. Mateusz

Il comandante di un gruppo ribelle che opera nella Repubblica Centrafricana è stato scarcerato in Camerun poco dopo il rilascio del missionario polacco e altri 15 ostaggi.

Abdoulaye Miskine, capo del Fronte democratico del popolo centrafricano (Fdpc) è giunto ieri sera a Brazzaville, la capitale della Repubblica del Congo, insieme con lo stesso padre Mateusz Dziedzic.

Il missionario era stato rapito dai militanti dell’Fdpc il mese scorso, mentre il capo ribelle era detenuto nella capitale camerunense Yaoundé da settembre. Di una trattativa complessa per il rilascio dei 16 ostaggi avevano riferito sia il governo della Polonia sia la Comunità di Sant’Egidio, ong cattolica che ha seguito il negoziato.

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Ci rallegriamo per la bella notizia e speriamo che a questa ne facciano seguito altre!

dal sito della Comunità di Sant’Egidio – 26 Novembre 2014

“La Comunità di Sant’Egidio, che fin dall’inizio del rapimento ha seguito tutte le fasi della negoziazione per la liberazione di Padre Mateusz Dziedzic, sacerdote polacco missionario nella Repubblica Centrafricana, e degli altri rapiti camerunesi e centrafricani presi prigionieri dal Front Démocratique du Peuple Centrafricain (FDPC), esprime la sua soddisfazione e gioia per la liberazione di Padre Dziedzic avvenuta oggi grazie anche all’intervento del Governo del Camerun”. 

liberato Padre Mateusz Dziedzic, sacerdote polacco
R.C.A. – 26 Novembre 2014 – Liberato Padre Mateusz Dziedzic, sacerdote polacco rapito il 12 Ottobre scorso dagli ex ribelli Seleka in previsione di uno scambio con un leader incarcerato

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da misna, 25 Novembre 201411:40 CENTRAFRICA

TRA GLI EX COMBATTENTI, PER COSTRUIRE LA PACE

R.C.A.: a due anni dalla guerra
R.C.A. Nov. 2014: a due anni dall’inizio della crisi ancora incertezza nel Paese, ma l’incontro è possibile.

Cibo, farmaci, cure mediche. Ma anche, e forse soprattutto, vicinanza spirituale e voglia di incontrarsi. In un campo di Bangui occupato da ex combattenti della Séléka, perlopiù di religione musulmana, li ha portati una delegazione di donne e uomini di buona volontà guidati dall’arcivescovo di Bangui.

“Tre giorni fa ero stato lì – ha raccontato monsignor Dieudonné Nzapalainga – e avevo visto la miseria. Non potevo restare indifferente. Per questo ho rivolto un appello ai cristiani della Chiesa cattolica dicendo loro che bisognava andare incontro ai nostri fratelli”. Ieri, nel campo di Béal, volontari di Caritas e dell’Associazione San Vincenzo de’ Paoli hanno portato cibo e farmaci. Insieme con loro, riferiscono fonti di stampa locali, c’erano cinque suore infermiere e un’ostetrica.

L’impegno è prestare aiuto a oltre 800 ex combattenti e alle loro famiglie. Accampati a Béal dal gennaio scorso nel quadro di un programma di disarmo e reinserimento sociale che procede tra mille difficoltà, nonostante un parziale miglioramento della sicurezza a Bangui e in altre zone della Repubblica Centrafricana. Secondo un piano concordato con il governo di transizione, entro fine novembre gli ex combattenti avrebbero dovuto tornare nei loro villaggi d’origine del nord o nei quartieri di Bangui dove vivevano.

L’incertezza resta però grande. Questo mese gli occupanti di Béal hanno protestato per le condizioni di vita e la mancanza di servizi nel campo, erigendo blocchi stradali e minacciando perfino di far esplodere un deposito di munizioni.

La visita coordinata dal monsignor Nzapalainga, allora, è un segnale di speranza. Il comandante di Béal, Rodrigue Yamendji, ha parlato di “un piano di Dio che si realizza” e chiesto che cessino le violenze cominciate con l’avanzata della Séléka e la caduta del presidente François Bozizé nel marzo 2013. “È giunto il momento – ha detto Yamendji – che tutti i miei fratelli abbandonino le vecchie abitudini al sequestro e alla tortura che hanno deturpato l’immagine del nostro paese”.

A Béal, nelle prossime settimane, le iniziative di solidarietà e dialogo continueranno. Padre Patrick Mbea, missionario spiritano, progetta insieme con la missione di pace dell’Onu, Unicef e altre organizzazioni internazionali di aprire una scuola nel campo. I bimbi che non possono frequentare la materna o le elementari, denuncia il religioso, sono centinaia. Quanto a monsignor Nzapalainga, intende portare aiuti e solidarietà ad altri ex combattenti. “Saremo tra i nostri fratelli del campo Rdot o con i nostri fratelli Anti-Balaka” ha detto l’arcivescovo, in riferimento a una milizia rivale della Séléka composta perlopiù da cristiani, pure responsabile di mesi di massacri.

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La Séléka pas apte pour la gestion des affaires publiques
Ex Seleka rivendicano il diritto di partecipare alla vita politica dell R.C.A.

22 Novembre 2014 –  Da diversi giorni le notizie dal Centrafrica sembrerebbero più rassicuranti, sebbene il sequestro del sacerdote polacco Mateusz Dziedzic lasci tutti in ansia e ci siano ancora uccisioni (da Centrafrique-presse: ieri – ven. 21/11/14 – dodici militanti Anti-Balaka “abbattuti” nelle zone di confine con il Cameroun).  Gli ex Seleka si sono suddivisi in ben tre fazioni, rivendicando il loro diritto di partecipazione alle elezioni del 2015 per avere un ruolo nella prossima gestione dello Stato, per la quale sono in corsa diversi “personaggi” politici in piena campagna elettorale.

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Centrafrique : les Bozizé accusés d’enrichissement illicite
François Bozizè e i suoi familiari accusati di arricchimento illecito.

L’ex presidente François Bozizè è stato accusato (insieme ai suoi familiari) di arricchimento illecito ai danni del popolo, venendo anche colpito dal lutto per la morte del suo ex portavoce, dovuta ad incidente stradale in Francia il 15 Novembre scorso.

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Une mission humanitaire de haut niveau au chevet du Tchad
Situazione umanitaria difficile nei campi profughi che ospitano i centrafricani rifugiati in Cameroun e in Ciad

Ancora molto critiche le condizioni delle diverse migliaia di profughi dislocati nei vari campi sia in Ciad che in Cameroun, per i quali da tempo si sta muovendo la macchina burocratica dei diritti umani, senza molti risultati.

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Le centrafricain Pacôme Pabandji (AFP TV) remporte le prix Rory Peck
Il giornalista Centrafricano Pacome Pabandji insignito del prestigioso premio Rory Peck Awards 2014

Nota positiva di questi giorni, il ritiro del prestigioso riconoscimento internazionale Rory Peck Awards edizione 2014 da parte del giovane giornalista Centrafricano Pacôme Pabandji, reporter d’AFP TV, di cui avevamo già parlato in precedenza riguardo la rosa dei candidati finalisti in lizza per l’assegnazione.

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da News Cattoliche – 18 ottobre 2014

Don Matewsz Dziedzic - missionario polacco rapito in R.C.A.
Don Matewsz Dziedzic – missionario polacco rapito in R.C.A. il 12 Ottobre 2014

È in corso un dialogo con i sequestratori di don Mateusz Dziedzic, il sacerdote “Fidei Donum” polacco, della diocesi di Tarnow, rapito domenica 12 ottobre a Baboua, nella Repubblica Centrafricana.

Lo confermano fonti della Chiesa locale, secondo le quali al sacerdote è stato permesso di contattare telefonicamente la diocesi di Bouar, dove presta la sua opera missionaria.

“Don Dziedzic, che si trova insieme ad altre persone che erano state sequestrate in precedenza, ha avuto la possibilità di contattare il Vicario Generale della diocesi di Bouar” dicono le fonti.

Secondo un comunicato della Pontificie Opere Missionarie della Polonia, i rapitori, legati al Leader ribelle Abdoulaye Miskin, avevano cercato di sequestrare anche un altro sacerdote presso la missione di Baboua, ma dopo una trattativa hanno deciso di sequestrare solo don Dziedzic.

da misna: 12 Novembre  201417:25 CENTRAFRICA

RINVIATE LE ELEZIONI, NON SI VOTERÀ PRIMA DI GIUGNO

Le elezioni legislative e presidenziali si terranno a giugno e a luglio del 2015 e non a febbraio, come inizialmente previsto: lo ha annunciato il Gruppo internazionale di contatto per la Repubblica Centrafricana, d’intesa con l’organismo nazionale responsabile dell’organizzazione dello scrutinio.

Il rinvio del voto si è reso necessario a causa di problemi di carattere logistico e soprattutto degli scontri armati tra fazioni ancora in corso nel paese. Il Gruppo internazionale di contatto ha anche annunciato lo svolgimento a Bangui, a gennaio, di un forum dedicato alla “riconciliazione nazionale”.

La Repubblica Centrafricana è guidata da un governo di transizione, sostenuto dall’Onu ma ancora alle prese con le ripercussioni della crisi culminata nel 2013 nella caduta del presidente François Bozizé.

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10 Novembre 2014 – Mentre in Liguria e in altre zone d’Italia l’acqua continua a fare danni e a portare preoccupazioni, con la tristezze di dover segnalare anche delle vittime, in Centrafrica è sempre il fuoco dell’odio a farla da padrone, venedo regolarmente appiccato alle abitazioni e alle persone (vedi più sotto e anche articolo sull’Home page),

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da Journal de Bangui – 10/11/2014

Denuncia dell’ONU: gli Anti-Balaka e i Seleka continuano a mantenere il controllo della Repubblica Centrafricana

La relazione del gruppo di esperti inviato dall’ONU in R.C.A., raccomanda alle Nazioni Unite di adottare nuove sanzioni contro vari leader che minacciano il processo politico

Il gruppo di esperti delle Nazioni Unite ha redatto nei giorni scorsi, la sua relazione finale sul Centrafrica. Si raccomanda alle Nazioni Unite di adottare nuove sanzioni contro vari leader che minacciano il processo politico. L’elenco per ora resta riservato. Gli esperti di diagnostica, in ogni caso, affermano che è molto chiaro che gli Anti-Balaka e Seleka mantengano ancora il controllo dell’interno del paese e le sue risorse, anche se questi due gruppi sono divisi in più fazioni.

 


© lavenir.net
“Nella zona occidentale ci sono ancora gruppi anti-Balaka che controllano le strade principali e anche le principali città di quella parte, mentre a est e a nord, abbiamo diverse fazioni Seleka che esercitano il controllo diretto sulle principali città e anche la loro influenza sugli assi e le aree rurali. […] Dalle nostre osservazioni sul campo, riteniamo che oggi ci sarebbero circa millecinquecento anti-Balaka operanti a tempo pieno e dal lato Seleka stiamo parlando di circa 2000 miliziani” osserva Aurélien Llorca, Coordinatore del gruppo di esperti delle Nazioni Unite.

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da radio Ndeke Luka

Ouham: almeno 5 persone uccise in Batangafo da uomini della  ex Seleka 

Venerdì 7 Novembre  2014 

Ouham: almeno 5 persone uccise in Batangafo, ex Seleka discussione

Questo è il genere di panico che si respira a Batangafo, capoluogo della sottoprefettura con lo stesso nome in Ouham. Nelle ultime 48 ore, per almeno cinque persone sono state uccise, molti altri feriti e decine di case bruciate, secondo i cittadini della sotto-prefettura nel nord della Repubblica Centrafricana. “Le informazioni ricevute fino a questa mattina riportano che più di trenta abitazioni siano state bruciate deliberatamente, molti sono i feriti e almeno cinque le persone uccise da ex Seleka che sono abbastanza riconoscibili rispetto ad altri gruppi armati chiamati nuovamente Seleka operanti prevalentemente in altre città“, ha denunciato Samuel Rangba , presidente dei collettivi cittadini di Batangafo che vivono a Bangui. Gli ex Seleka sono arrivati nella sotto-prefettura ufficialmente nel 2013, Ma dal 2011 -2012 a Batangafo “già si viveva in una situazione di insicurezza totale, quasi tagliati fuori dal resto della Repubblica Centrafricana, a causa degli elementi della ex ribelli del Ciad Baba Lade.” Samuel Rangba mette in discussione il governo di transizione e le forze di pace: “Chiediamo alla Minusca (Missione delle Nazioni Unite in Africa centrale) di attuare le disposizioni della risoluzione 2127 del Consiglio di sicurezza per disarmare tutti i possessori di armi e gruppi armati, senza riserve “, ha detto. A Batangafo, dove l’amministrazione è quasi inesistente,  vengono fornite armi sia alle milizie Seleka che ai rivali Antibalaka ” La nostra preoccupazione è quella di vedere che non c’è autorità locale in città, e nessuna autorità amministrativa sostenuta dal governo centrale. I cinque sindaci di Batangafo sono fuggiti dal 2012 e si trovano a Bangui “, ha aggiunto con rammarico il Sig.  Rangba .

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da misna: 5 Novembre 201412:20 CENTRAFRICA

TRAFFICI ILLEGALI E ARMI, IRRISOLTI I NODI DELLA CRISI

R.C.A.: dopo due anni, ancora molto lontana la risoluzione della crisi Centrafricana
R.C.A.: prosegue indisturbato il commercio illegale di diamanti e di oro che alimenta la continua fornitura di armi per i destabilizzatori della pace. Coalizione ex Seleka divisa e Paese a rischio spaccatura geografica

Nonostante l’embargo sui diamanti e sulle armi in vigore dallo scorso anno, in Centrafrica prosegue il traffico illegale di pietre preziose e oro, il cui ricavato serve all’acquisto di armi, continuando ad alimentare il conflitto. E’ cupo il quadro tracciato da un rapporto stilato da un pannello di esperti dell’ONU, evidenziando che i nodi della crisi centrafricana – in corso dal colpo di stato di marzo 2013 ai danni del presidente François Bozizé – sono ancora “irrisolti”.

Da quanto gli 81 paesi membri del processo di certificazione Kimberley hanno sospeso il Centrafrica per evitare che i “diamanti insanguinati” finanziassero il conflitto, circa 140.000 carati sono stati prodotti e venduti all’estero, per un valore stimato dagli esperti a 24 milioni di dollari. Gli ex ribelli Seleka, che hanno stabilito a Bambari (centro) il proprio quartier generale e controllano ampie porzioni di territorio al nord, concedono licenze minerarie per lo sfruttamento della miniera di Ndassima oltre a imporre tasse su vari prodotti (oro, diamanti, caffè e beni alimentari).

D’altra parte, evidenzia il rapporto, le armi sono continuate a circolare sia nei ranghi della Seleka che delle milizie di autodifesa Anti-Balaka, mietendo circa 3000 morti da dicembre 2013, data alla quale il Consiglio di sicurezza dell’Onu ha imposto l’embargo. A causa degli attacchi commessi da uomini armati e combattenti ex Seleka, “si è creata una zona cuscinetto tra il nord del Centrafrica e il Ciad”.

Inoltre, aggiungono gli esperti, “il processo di disarmo delle varie fazioni ribelli è pressoché fermo dallo scorso marzo” e “ogni speranza di pace viene ulteriormente allontanata dalle divisioni sia all’interno della Seleka che degli Anti-Balaka”. Secondo gli esperti, la decisione della presidente di transizione Catherine Samba-Panza di aver fatto entrare nel governo esponenti dei due gruppi ribelli “potrebbe avere ulteriormente alimentato il conflitto, aumentando la competizione e le rivalità politiche per ottenere rappresentanze ministeriali e maggiori poteri”.

In conclusione, gli esperti delle Nazioni Unite suggeriscono il dispiegamento dei caschi blu della missione di peacekeeping (Minusca) nelle remoti regioni settentrionali nonché l’uso di droni per monitorare le zone controllate dai ribelli e impedire nuove violenze. La Minusca, operativa dalla scorso settembre,  in mancanza di reclute e mezzi può soltanto contare su due terzi degli effettivi previsti di 12.000 uomini.

Intanto dalla città settentrionale di Kaga Bandoro è giunta la notizia, rilanciata dall’emittente locale Radio Ndeke Luka, di una ristrutturazione della coalizione ribelle ex Seleka. Un congresso, convocato dal leader Nourredine Adam e al quale hanno partecipato 250 delegati, ha dato vita a un’ala militare distinta dall’ala politica. Il nuovo stato maggiore è diretto dall’influente generale Akouna Arda, affiancato da due vice, Yaya Piskoum e Adoum Nanon. Mahamat Alkati è stato nominato consigliere militare incaricato delle questioni di sicurezza mentre Moustapha Kamoun e Ousman Mahamat Ousman rappresenteranno il gruppo all’estero. Dal suo esilio in Benin l’ex presidente e capo della Seleka Michel Djotodia ha affermato di essere l’unico “in grado di fermare la divisione del territorio centrafricano”, suggerendo di “essere richiamato al potere”.

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3 Novembre 2014 – Anche se la situazione umanitaria, politica ed economica della R.C.A. lascia molto a desiderare, un passo avanti può essere fatto grazie all’accordo stipulato da una decina di Stati della zona centro-africana per la tutela e la salvaguardia dell’ambiente. Negli ultimi due anni oltre agli innumerevoli omicidi, agli incendi appiccati ai villaggi, al traffico dei diamanti e dell’oro e alle razzie di animali (sia d’allevamento sia della savana), non è stata preservata nemmeno la natura! Per ricominciare a vivere forse è giusto ripartire da “nostra madre terra”!

da misna – 3 Novembre 201412:05 AFRICA CENTRALE

NASCE IL FONDO PER L’ECONOMIA VERDE

Favorire lo sviluppo, nel rispetto della tutela dell’ambiente: è l’obiettivo di un fondo per l’economia verde, che sta nascendo su iniziativa di dieci paesi dell’Africa centrale.

L’accordo è stato messo nero su bianco a Kinshasa e sarà ufficializzato tra il 24 e il 25 novembre durante un vertice a N’Djamena. L’iniziativa è centrata sulla regolamentazione del disboscamento e dell’esportazione del legname verso i mercati internazionali, un comparto che vale tra il 3 e l’8% delle economie della regione.

L’intesa è stata sottoscritta dai paesi membri della Comunità economica degli Stati dell’Africa centrale (Ceeac): Angola, Burundi, Camerun, Repubblica Centrafricana, Ciad Repubblica del Congo, Repubblica Democratica del Congo, Gabon, Guinea Equatoriale, Sao Tome e Principe e Ciad.

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2 Novembre 2014 Prendiamo la notizia da p. Aurelio Gazzera (Carmelitani – Bozoum) riguardo il missionario polacco rapito orami tre settimane fa in R.C.A., al confine con il Cameroun:

P. Matthew Dziedzic - rapito in Centrafrica
P. Matthew Dziedzic – rapito in Centrafrica

“La vostra preghiera mi permette di resistere” – P. Matthew Dziedzic

Il Missionario polacco rapito nella Repubblica centrafricana chiede la continua preghiera per sé e per gli altri ostaggi nelle mani dei ribelli.
Nel frattempo, continua l’offensiva diplomatica in corso per portare a loro rilascio. I rapitori del gruppo armato (Assemblea democratica del popolo del Centrafrica) continua a chiedere la liberazione del loro capo generale Martin Kountamandji alias Abdoulaye Miskine, tenuto in carcere in Camerun. “Gli sforzi per liberare Padre Matthew Dziedzic sono di natura transnazionale e sono svolti in molte direzioni “- dice p Miroslaw Gucwa, che è coinvolto nei negoziati.

“Hanno cominciato a parlare – ha detto il vicario generale della diocesi di Bouar alla Radio Vaticana – I colloqui si sono svolti nella capitale Bangui e in Camerun. Queste riunioni comprendono rappresentanti del governo in entrambi i paesi e rappresentanti della Chiesa; le Nazioni Unite dirigono le discussioni. Ci auguriamo che i colloqui vadano a buon fine e che presto avremo Padre Matthew in mezzo a noi. E ‘difficile oggi precisare eventuali date “.

Il Missionario rapito ha un contatto telefonico quotidiano con le autorità ecclesiastiche. “I rapitori non erano d’accordo, tuttavia, nessuno ha potuto incontrare Padre Matteo, ma possiamo comunicare, e ci permettono di fargli avere le cose che chiede per sé e per i suoi compagni “- dice p Gucwa.

“Con p. Matteo sono ancora in contatto con lui per telefono giornalmente. Dobbiamo parlare in francese o nella lingua locale, in modo che i rapitori capiscano tutto- dice don Gucwa. – Parla della situazione, della loro condizione di salute e di qualcosa di cui hanno veramente bisogno. Se possibile e se i rapitori lo permettono, mandiamo quello che Matteo ci chiede (medicine o altro) passando attraverso intermediari. Sappiamo che è nella boscaglia in una delle basi dei ribelli. Ora sta piovendo spesso e le condizioni di vita in cui si trova, sono difficili. Ma resiste coraggiosamente. Gli permettono tutti i giorni di celebrare la Messa. E abbiamo fornito tutto il necessario per questo. Mentre parlavo con lui Domenica, ha detto che la liturgia erano presenti anche gli altri ostaggi. Più volte mi ha detto che lui è a conoscenza di quante persone stanno pregando per lui e che questa preghiera lo aiuta molto. È per questo che ha chiesto di ringraziare tutti per le loro preghiere. Ci sono ancora speranze grazie al sostegno nella preghiera. Ci conta sia lui che gli altri ostaggi “.

Dopo il rapimento di p Matthew Dziedzic sono stati inviati alla missione di Baboua i caschi blu per la protezione. Padre Leszek Zielinski, sta ancora lavorando lì. Anche lui era nel mirino dei rapitori, che però, dopo lunghe trattative, lo hanno lasciato, partendo con il solo p.Mathieu, ormai 3 settimane fa

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Repubblica Centrafricana: la Seleka sull'orlo dell'implosione
28 Ottobre 2014 – da Centrafrique-presse: Repubblica Centrafrican –  Seleka sull’orlo dell’implosione
 Dissenso all'interno della Seleka - formazione di un nuovo movimento
28 Ottobre 2014 – da Centrafrique-presse: Dissenso all’interno della Seleka – formazione di un nuovo movimento

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da misna, 28 Ottobre 201411:49 CENTRAFRICA

SELEKA PIÙ DIVISA, NUOVO MOVIMENTO A BAMBARI

Divisione ufficializzata all'interno della ex Seleka
Divisione ufficializzata all’interno della ex Seleka

Si chiama Unione per la pace in Centrafrica (Upc, secondo alcune fonti invece Unità per il Centrafrica) il movimento politico-militare costituito da due dirigenti dell’ex coalizione ribelle Seleka durante una riunione tenuta lo scorso fine settimana nel feudo di Bambari, al centro del paese.

“Oggi è giunta l’ora della pace. Siamo a favore della cessazione delle ostilità e siamo contrari alla divisione del territorio nazionale, sulla base dell’accordo già firmato a Brazzaville” ha dichiarato il portavoce del neo movimento, Ahmad Nedjad Ibrahim. “Abbiamo deciso di lavorare con una nuova generazione che non fa per forza parte della ‘famiglia Seleka’, di cui deploriamo l’incompetenza dello stato maggiore che non sempre è in grado di controllare i propri uomini” ha aggiunto la stessa fonte.

Alla guida dell’ala militare dell’Upc c’è Ali Darassa, già comandante della regione di Bambari e dell’ala Peuhl della coalizione – dove la Seleka ha stabilito il suo stato maggiore lo scorso giugno – e Mahamat Alkhatim (o al Khatim), altro potente capo militare che ha perso molti combattenti in due violenti scontri con le forze francesi di Sangaris. La direzione dell’ala politica del movimento è stata invece affidata a Habylah Awal, fino a pochi giorni fa portavoce della Seleka. “Non rinnego il mio passato alla Seleka, con Nourredine Adam e Michel Djotodia. Quello che deploro è la sua passività, l’assenza di progetto e di leadership (…) La questione della divisione del paese non è più di attualità ma rimane un’opzione” ha detto Awal al termine della riunione di Bambari, tenuta in un clima di tensione in città.

In ‘risposta’ alla nascita dell’Upc, dovrebbe aprirsi oggi a Kaga Bandoro (nord) un’assemblea generale già rinviata più volte, organizzata dal numero 2 dell’ex coalizione ribelle Nourredine Adam, che sostiene di poter radunare 800 uomini. Intanto il generale Joseph Zoundeko, di etnia Goula, nominato capo di stato maggiore della Seleka lo scorso maggio, ha annunciato di voler convocare una riunione nella località mineraria di Bria entro la fine del mese.

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23 Ottobre 2014 – Anche il Centrafrica era rappresentato a Roma per la conclusione dell’anno dedicato alla famiglia ed il Vescovo di Bangui riporta in un’intervista i punti principali emersi durante il Sinodo.
Monsignor Dieudonné Nzapalainga - vescovo di Bangui
Monsignor Dieudonné Nzapalainga, Vescovo di Bangui, riporta i punti principali emersi a conclusione del Sinodo sulla famiglia.

“Questo Sinodo di Roma ha avuto luogo in un clima di fratellanza e di serenità, posso anche dire in cordialità. Il Santo Padre era con noi e ha proposto una questione esistenziale per la famiglia. Ogni vescovo …. ogni continente, ha presentato la sua esperienza. Il messaggio evangelico è per dire che dobbiamo ascoltare il messaggio di Cristo. Questo è ciò che abbiamo fatto per due settimane, con calma, anche se sono emerse le varie differenze. Da un continente all’altro, i problemi non sono gli stessi e se si parla di Africa Centrale, posso dire che il problema principale non è nelle unioni omosessuali, ma è la questione della riconciliazione e del perdono. In Africa, in Europa o altrove, la chiave è quella di ascoltare uno e l’altro. L’incontro del Sinodo si è aperto portando ognuno le proprie convinzioni. Alla fine, nonostante le posizioni differenti, si è raggiunto uno spirito di comunione. Ogni uomo, creato a immagine di Dio, ha qualità e abilità. Come  ha detto il Papa: “Chi sono io per condannare?”  – Papa Francesco ha riunito tutti con la sua umiltà e mansuetudine. Queste sono qualità che sono sue specifiche. E’ abitato dalla gioia e vuole che la gioia del Vangelo possa entrare nella vita di ogni credente. Egli ci ha chiesto di parlare apertamente, senza paure o tabù e questo è stato molto apprezzato.

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23 Ottobre 2014 : dopo diversi episodi accaduti nei giorni scorsi, in cui venivano segnalate nuove violenze e diversi attacchi omicidi, riportiamo di seguito la medesima notizia riguardante l’uccisione di una trentina di persone, tratta sia da misna, sia da Centrafrique-presse

da misna – 23 Ottobre 201415:12 CENTRAFRICA

NUOVE VIOLENZE AL CENTRO, PRESIDENTE ACCUSA “FORZE NEGATIVE”

Almeno 30 morti e alcune decine di feriti: è il bilancio provvisorio diffuso dalla forza Onu in Centrafrica in seguito ad attacchi attribuiti a ex ribelli Seleka e a combattenti Peul a Yamalé e Bagoa, villaggi della regione della Bakala, al centro del paese. “Un gruppo di individui armati ricollegabili ai Peul e agli ex Seleka hanno incendiato e saccheggiato le case. Stanno portando avanti le loro aggressioni nelle località vicine” precisa un comunicato della locale missione Onu.

La Balaka, situata nella prefettura della Ouaka, è da mesi una delle zone più instabili del Centrafrica. Proprio nel suo capoluogo di Bambari, 400 km a nord-ovest da Bangui, gli ex Seleka hanno stabilito il proprio quartier generale dal quale organizzano attacchi in tutta la zona. Fonti di stampa locale ed internazionale hanno riferito che a Bambari “è palpabile un clima di psicosi, ma anche di tensioni sociali forti e diffuse”. La popolazione chiede da tempo il disarmo di tutti i gruppi armati attivi nel capoluogo e nei dintorni – dov’è dispiegata la forza francese Sangaris – ma finora senza aver ottenuto grandi risultati. L’ultima ondata di violenza ha spinto numerosi civili a trovare rifugio nei pressi della locale base di Sangaris.

Solo ieri, nel suo intervento al Consiglio nazionale di transizione (Cnt, parlamento) la presidente Catherine Samba Panza ha riconosciuto che “oggi l’insicurezza è il problema numero uno in Centrafrica (…) alimentata da una coalizione di forze negative che cercano di attuare un colpo di stato istituzionale per insediare una terza transizione”. La Samba Panza, che ha tenuto consultazioni con tutte le ‘forze vive’ della nazione (istituzioni, politici, società civile,operatori socio-economici e gruppi armati), ha anche annunciato la creazione di un’ “unità di intervento rapido” per garantire la sicurezza delle popolazioni. Nell’ultimo periodo la situazione sul piano della sicurezza è tornata a deteriorarsi anche a Bangui dopo un periodo di relativa calma.

da Centrafrique-presse – 23 Ottobre 2014

 

Bangui – AFP / 23 Ottobre 2014 12:02 – Almeno 30 persone sono state uccise e decine ferite tra il ​​Martedì e Mercoledì in un attacco a un villaggio nella regione di Bakala (centro) da uomini armati, come confermato oggi da una fonte alla Minusca, la missione delle Nazioni Unite in Africa centrale.

Un gruppo di individui armati legati al Fulani (Peul-Mbororò) ed ex Seleka, ha attaccato la città di Yamalé, a Bakala, lasciando almeno 30 morti e decine di feriti. Gli aggressori hanno bruciato e saccheggiato le case della zona.

Si tratta di un bilancio ancora provvisorio. Perché gli uomini armati hanno continuato gli attacchi nei villaggi vicini , ha aggiunto la fonte.

Divisione delle zone geografiche de Centrafrica
Cartina della Repubblica Centrafricana che evidenzia le varie zone in cui il territorio è suddiviso

La psicosi di nuovi attacchi si è formata nella città di Bambari, capitale della prefettura di Ouaka che comprende Bakala. Centinaia di persone sono fuggite per unirsi nei campi di sfollati di Bambari, temendo rinnovata tensione in città.

Almeno sette persone sono state uccise la scorsa settimana in incidenti separati nella stessa zona da miliziani anti-Balaka  che avevano attaccato le persone accusandole di collaborare con i loro rivali ex Seleka nel centro del Paese, secondo la polizia Bambari.

La Repubblica Centrafricana, ex colonia francese, nella propria storia punteggiata da ribellioni e colpi di stato, si  è immersa in un caos senza precedenti  a partire dal 2013, quando la rivolta dei Seleka (in lingua sango: Alleanza) ha preso il potere, ponendo il paese in una crisi senza fondo.

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da misna – 21 Ottobre 21, 201413:22 CENTRAFRICA

NELLA OUAKA CIVILI OSTAGGI DEI GRUPPI RIVALI

Case e terreni agricoli incendiati, saccheggi e furti su vasta scala: è il prezzo che stanno pagando quotidianamente gli abitanti della zona di Kouango, nella regione della Ouaka, al centro del paese, ostaggi dell’ex coalizione ribelle Seleka e delle milizie di autodifesa Anti-Balaka. I due gruppi in lotta da mesi accusano i residenti di collaborare con la parte rivale, e così scattano vendette e rappresaglie.

Nei giorni scorsi almeno cinque civili sono stati pubblicamente giustiziati nei villaggi di Bangao e Bomballa, con l’accusa di “collaborazione con la Seleka”, da un gruppo di individui armati collegati agli Anti-Balaka, arrivati da Bambari. In un altro villaggio alle porte di Kouango, due giovani uomini sono stati uccisi da ex Seleka per “tradimento” e “appartenenza” alla milizia Anti-Balaka.

“Smarriti e impauriti dal clima di terrore, gli abitanti scappano nei campi o attraversano il fiume Oubangui per trovare rifugio nella confinante Repubblica democratica del Congo. La gente viene perseguitata e cacciata come se fosse bestiame” ha riferito l’emittente locale Radio Ndeke Luka sulla base di testimonianze locali anonime.

Dallo scorso anno gli ex Seleka hanno preso il controllo della Ouaka e hanno stabilito il proprio feudo a Bambari, capoluogo regionale, abbandonato dalle autorità locali.

Nel frattempo gravi episodi di violenza vengono denunciati nella diocesi settentrionale di Kaga-Bandoro, in particolare nella zona di Nana Gribizi. Lo scorso fine settimana è stato rapito per alcune ore da miliziani Anti-Balaka un religioso belga, padre Luc Delphes, responsabile della Caritas Internazionale a Kaga-Bandoro. Invece nella stessa zona manca ancora all’appello il prete polacco Mathieu Dziedzic, portato via 11 giorni fa dagli uomini del Fronte democratico del popolo centrafricano (Fdpc) del capo ribelle Martin Koumta-Madji, meglio noto come Abdoulaye Miskine.

Anche nella capitale Bangui la situazione è tornata instabile nelle ultime settimane. Al termine di una missione della mediazione internazionale nella crisi centrafricana, il presidente congolese Denis Sassou Nguesso ha chiesto al capo di Stato Catherine Samba Panza, al governo e al Consiglio nazionale di transizione (Cnt, parlamento) di “accelerare il processo di transizione, lavorando in modo sereno, inclusivo e consensuale”, ma anche di “aprire il dialogo politico”, “rispettare la scadenza elettorale del 2015” e”ristabilire la sicurezza a Bangui”.

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Rapimento missionario polacco: Bangui invia delegazione in Camerun
16 Ottobre 2014 –  Preoccupazione a Bangui (R.C.A.) per padre Mateusz Dziedzic, il missionario polacco rapito a Baboua, nel confine con il Cameroun -Delegazione del governo centrafricano si è recata a Yaoundé per discutere del fatto con le autorità camerunesi

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16 Ottobre 2014 – impossibile riassumere brevemente le notizie (ancora relative a ieri) riportare nei diversi articoli della Stampa centrafricana: dalle accuse di corruzione mosse al Primo Ministro per la gestione sospetta dei fondi ricevuti dall’Angola alle richieste di dimissioni della Presidente di Transizione Catherine Samba-Panza, dai nuovi scontri armati nella capitale e in altre zone agli oltre tremila nuovi sfollati che si sono rifugiati nei campi profughi di Bangui, dal rapimento di un missionario polacco alle uccisioni di altri quatto militari dei Caschi Blu (sono già 6 le loro vittime in meno di un mese).

Con il traduttore si può capire qualcosa, ma chi ha a che fare con l’Africa sa il francese di certo:

http://centrafrique-presse.over-blog.com/

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15 Ottobre 2014 – Anche se di due giorni fa, questo articolo preso da Journal de Bangui  ci fa capire come la situazione sia sempre precaria e pericolosa. da qui si comprende anche il gesto insensato del rapimento di p. Mateusz Dziedzic (leggere più sotto).

Bangui: tonnellate di vaccini bloccati in aeroporto a causa di scontri

Sylvestre Krock-AA – 13/10/2014

Inoltre, migliaia di persone sono tornate a campi di sfollati a causa di nuove violenze

 

Almeno 3.500 persone sono tornate ai campi di sfollati a seguito della nuova violenza che non conosce tregua da Mercoledì, 08 Ottobre nella capitale Bangui, come rivelato da Madame Eugénie Yarafa, ministro Centrale degli Affari sociali e dell’azione umanitaria in un briefing di diversi ministri del governo. ” Quando c’è una crisi come la nostra, sono le donne, i bambini e gli anziani i soggetti  più a rischio. Dopo due giorni di rinnovata violenza 3.500 persone sono distribuite su dieci siti per sfollati “, ha detto il ministro.

 


© aa.com.tr
Per le strade di Bangui dopo la violenza
Almeno 14 persone sono state uccise da Martedì e almeno altri trenta sono stati feriti dopo la ripresa degli scontri intercomunitari tra musulmani e cristiani dopo la morte di un giovane uomo bruciato vivo. Un peacekeeper di Minusca (Missione delle Nazioni Unite per la Stabilizzazione della Repubblica Centrafricana) è stato anche ucciso e altri otto sono rimasti feriti Giovedi, 9 Ottobre durante un attacco, che ha colpito il loro convoglio. “gli aiuti umanitari purtroppo non hanno accesso agli sfollati. Quattro tonnellate di vaccini somministrati dall’UNICEF per i nostri figli sono bloccati perché gli scontri e per l’aeroporto ” si lamentava Mme Yarafa. Violenza Soaring continuato da Venerdì a Bangui, per il terzo giorno consecutivo dopo diversi mesi di relativa calma durante il quale i principali attori della crisi dell’Africa centrale ha firmato un accordo di cessate il fuoco la fine del conflitto sulla carta tra le milizie musulmane e cristiane del paese. Un nuovo governo è stato formato anche guidato per la prima volta nella storia, il primo ministro musulmano, ma da più parti si richiedono le dimissioni sia del Primo Ministro sia della Presidente di Transizione.
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da misna, 15 Ottobre 15, 20148:31 CENTRAFRICA

TENSIONE A BANGUI, AL VIA COLLOQUI GOVERNO-MILIZIE

Nella Repubblica Centrafricana è in atto “un tentativo di colpo di stato” orchestrato da “una coalizione di forze negative”: lo ha sostenuto la presidente di transizione Catherine Samba-Panza, dopo una settimana segnata da disordini e violenze nella capitale Bangui.

In una nota, diffusa ieri sera, Samba-Panza denuncia un tentativo di “seminare il terrore nel paese per chiedere le dimissioni del presidente e del primo ministro”. Nelle violenze a Bangui, cominciate il 7 ottobre, sono state uccise almeno dieci persone.

Nonostante queste tensioni, nella capitale sono cominciate consultazioni tra il governo e le “forze vive della nazione”; tra queste figurano Seleka e Anti-Balaka, milizie rivali che a luglio si erano impegnate a sostenere un esecutivo di unità nazionale.

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da Centrafrique-presse – 14 ottobre 2014

Un missionario polacco residente a Baboua, nella parte occidentale della Repubblica Centrafricana , è stato rapito Domenica scorsa da un gruppo di ribelli armati, ha comunicato solo oggi, Martedì, il rappresentante polacco della Pontificia Opera Missionaria.

Missionario polacco rapito in centrafrica
R.C.A. – Il missionario polacco Mateusz Dziedzic rapito domenica 12 Ottobre 2014

Padre Mateusz Dziedzic, un sacerdote della diocesi di Tarnow Polonia (sud-est), è stato rapito durante la notte tra domenica e lunedì da uomini armati che hanno detto che non vogliono un riscatto, ma cercano di scambiarlo con uno dei loro leader detenuto in  Camerun, da come ha detto la fonte.

Inizialmente avrebbero voluto portare con loro come anche un altro sacerdote di Baboua, ma vi hanno rinunciato dopo una negoziazione.

Il ministero degli Esteri polacco ha confermato il rapimento in un comunicato, aggiungendo di essere impegnati in intensi sforzi per ottenere la liberazione del sacerdote.

Secondo la stessa fonte, i rapitori erano uomini dell’ex leader dei ribelli Seleka Abdoulaye Miskine , assicurando che il missionario rapito è “trattato bene”.

Miskine è un ex alleato della ribellione Seleka, coalizione ribelle a maggioranza musulmana al potere a Bangui dal marzo al dicembre 2013 è stato arrestato l’anno scorso al confine tra Camerun e la Repubblica Centrafricana, e ha dato detenuto in Camerun. Il suo gruppo, il Fronte Democratico per la gente dell’Africa centrale (FDPC) è stato coinvolto già in rapimenti.

Un’ unità di crisi è stata istituita presso il Ministero degli Affari Esteri a Varsavia, dove si afferma che 32 missionari polacchi attualmente lavorano in Africa centrale.

R.C.A. - rapito missionario polacco
Rapito in Centrafrica il Sacerdote polacco Mateusz Dziedzic, missionario a Baboua

R.C.A. -11/10/2014 –  h 22:50 –  Sono 10 le vittime degli scontri in corso da martedì. L’aeroporto, tuttora chiuso, verrà riaperto domani, se la ‘calma’ odierna verrà mantenuta.   (Fr24).

CENTRAFRICA: Ripresa della violenza a Bangui nelle ultime 48 ore
CENTRAFRICA: Ripresa della violenza a Bangui nelle ultime 48 ore

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10/10/2014 – h 23:48- Militare Cascoblu del Pakistan ucciso in un’imboscata contro truppe ONU presso Bangui.  (Fr24)

 

R.C.A.: Caschi Blu bersagliati in Centrafrica - Contingente pakistano al suo arrivo a Bangui.
R.C.A.: 10/10/2014 – Militare pakistano delle forze armate dell’O.N.U.  ucciso in uno scontro a fuoco – nell’immagine il contingente pakistano al suo arrivo a Bangui.

 

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R.C.A.: 10 Ottobre 2014  I disordini continuano e anche la ex coalizione Seleka si unisce alla richiesta di dimissioni della Presidente di transizione.

da misna, 9 Ottobre 201419:17 CENTRAFRICA

DISORDINI A BANGUI, SELEKA CONTRO IL PRESIDENTE

Sono continuati anche oggi i disordini cominciati a Bangui martedì scorso: lo ha confermato la Missione dell’Onu nella Repubblica Centrafricana (Minusca), mentre rappresentanti delle milizie della coalizione Seleka chiedevano le dimissione della presidente Catherine Samba-Panza.

Secondo Minusca, in tre giorni agguati e scontri tra fazioni rivali hanno causato almeno sette vittime.

La richiesta di dimissioni del capo dello Stato è stata formalizzata da Younous Ngardia, consigliere dello stato maggiore di Seleka. Nei giorni scorsi a chiedere a Samba-Panza di lasciare erano stati anche gli Anti-Balaka, una milizia rivale di Seleka, pure rappresentata in un governo di unità nazionale in carica da agosto.

[VG]

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R.C.A.:  9 Ottobre 2014 – Oltre al Colonnello, Thierry Cyprien M’pond, Coordinatore delle forze rivoluzionarie per la Democrazia in Centrafrica, anche gli Anti-balakas chiedono le dimissioni del Presidente di transizione, Signora Catherine Samba Panza.

 

Autre appel à la démission de Madame Catherine Samba Panza
Dal Colonnello, Thierry Cyprien M’pondo, Coordinatore delle Forze Rivoluzionarie per la Democrazia in Centrafrica,  altro appello alle dimissioni della Presidente Catherine Samba Panza
R.C.A.: Anti-balaka chiedono dimissioni del Presidente di transizione
Anche gli Anti-balaka chiedono le dimissioni della Sig.ra Samba Panza, Presidente di transizione in R.C.A., che dovrebbe traghettare il Paese fino alle nuove elezioni previste per il 2015

 

 

 

 

 

 

 

 

Chaterine Samba-Panza si difende e chiede ancora tempo
R.C.A.: Madame Catherine Samba-Panza si difende dalle accuse, dicendo che una riconciliazione è possibile e chiede ancora tempo per lavorare all’unità del Paese

 

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da misna – CENTRAFRICA – 8 ottobre 2014 –  h15:59

DISORDINI A BANGUI, PRESIDENTE SOTTO ATTACCO

Colpi d’arma pesante si sono fatti sentire alla prime ore del giorni nei quartieri del Pk4 e Pk5 a Bangui, mentre era in corso una manifestazione davanti alla sede della Missione di stabilizzazione delle Nazioni Unite in Centrafrica (Miunsuca). A margine della protesta organizzata per denunciare il linciaggio di un giovane musulmano nel quartiere di Gobongo (quarta circoscrizione), avvenuto ieri, gruppi di manifestanti hanno saccheggiato e distrutto diversi negozi. Il corteo è stato disperso dai caschi blu con gas lacrimogeni. Inoltre sempre nella capitale uno sciopero indetto dai conducenti di taxi, dopo l’uccisione di un loro collega, sta paralizzando il traffico. Anche la scorsa settimana la capitale è stata teatro di aggressioni a mano armata, tentati furti e scontri violenti al Km5, a maggioranza musulmana. L’ondata di disordini è stata attribuita da alcune fonti a “comuni criminali” e da altre a “esponenti delle milizie Anti-Balaka”.

Il riaccendersi delle violenze a Bangui coincide con un momento politico di rinnovate tensioni e incertezze. In teoria scade questa sera l’ultimatum lanciato dal leader di un’alla delle milizie Anti-Balaka, Pierre Edouard Ngaissona, che tre giorni fa ha chiesto le dimissioni del presidente Catherine Samba-Panza e del primo ministro Mahamat Kamoun. Ai due dirigenti della transizione viene rimproverato “il perdurare della situazione caotica”, “il mancato rilascio di alcuni prigionieri Anti-Balaka” e una “gestione errata degli aiuti esterni”. Complicando ulteriormente uno scenario politico già difficile, Ngaissona ha dato 72 ore di tempo ai due ministri Anti-Balaka per ritirarsi dal governo prima di “essere considerati nemici del popolo”. Elezioni generali in agenda per il prossimo febbraio sono destinate a slittare, prolungando ulteriormente la transizione iniziata dopo il colpo di stato del 2013.

Intanto la Samba-Panza continua ad essere al centro di sospetti e accuse di corruzione nella gestione di 10 milioni di dollari di aiuti sbloccati dal presidente dell’Angola Eduardo dos Santos. Di ritorno da un viaggio negli Stati Uniti, la presidente di transizione ha respinto ogni addebito, sottolineando che i fondi angolani “vengono utilizzati per garantire la sicurezza del paese e difendere la nostra linea politica”.

D’altra parte l’Alto consiglio della comunicazione di transizione (Hcct), istituito un mese fa, ha sospeso due quotidiani locali – Transparency e Libre Opinion – accusati di “istigazione all’odio e alla rivolta”.

[VV]

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Casualità: la grande festa islamica, quest’anno coincide con il giorno di San Francesco, prolungandosi per altri due successivi.

La grande festa dell’Islam: Eid al-Adha si celebra questo fine settimana

da Journal de Bangui  con Lucie Nkouka e altri media – 3/10/2014

La “Festa del Sacrificio” quest’anno coincide con il pellegrinaggio alla Mecca, in Arabia Saudita, mentre l’organismo responsabile del pellegrinaggio degli africani centrali non poteva evacuare i musulmani

Questa è la festa più importante del calendario musulmano. Eid-el-Kebir (“grande festa”), anche conosciuto come Eid al-Adha (“Festa del Sacrificio”) sarà celebrato da domani Sabato 4 ottobre e per tre giorni da parte dei musulmani di tutto il mondo. Per il secondo anno consecutivo, ha un significato speciale per i musulmani in Africa centrale, mandati in esilio forzato e coloro che sono rimasti a vivere in solitudine o nascondimento. Questa festa commemora l’asservimento di Ibrahim (Abramo) a Dio, che gli ordinò di sacrificare suo figlio per mostrare la sua devozione. Ma in extremis, una pecora è stata inviata dall’Arcangelo Gabriele in sostituzione al bambino. Pertanto, durante l’Eid, viene sacrificato in base a condizioni molto rigorose, “un animale del branco” da condividere con la famiglia e gli amici. Questo è tradizionalmente una pecora o montone, ma a volte una mucca o una capra. Per consuetudine, un terzo della carne della pecora va alla famiglia, un altro terzo ad amici e vicini di casa, e, infine, l’ultima è prevista per i poveri.
Festa del Sacrificio islamico, in ricordo della sottomissione di Abramo a Signore, con l’offerta del figlio Isacco, al quale Dio ha risparmiato la vita,
Una preghiera
Eid Ma è soprattutto un momento di ricongiungimento familiare e di preghiera, in particolare in questo sacro giorno. Eid-el-Kabir coincide anche con il pellegrinaggio alla Mecca (Arabia Saudita), il quinto pilastro dell’Islam e il più grande raduno annuale di musulmani nel mondo. Per questo anno, tenendo conto della crisi che ha scosso la Repubblica Centrafricana, l’organismo responsabile del pellegrinaggio alla Mecca, purtroppo potrebbe non ufficialmente evacuare i musulmani. Il perdono e la riconciliazione avrebbe dovuto essere la caratteristica di questo pellegrinaggio se i musulmani Centrafricani fossero andati, secondo l’imam di Bangui. ” Ma da qui, noi preghiamo che gli africani centrali possano perdonarsi tra loro e che il Signore disarmi il cuore di tutti per la riconciliazione tra di noi “, ha detto Oumar Kobine Layama.
Assente i centrafricani musulmani al pellegrinaggio alla Mecca per Imam Umar Layama Kobin, la delegazione Centrafricana non è registrata quest’anno tra quelli previsti per viaggiare alla Mecca. “Questa crisi che colpisce il nostro paese è estremamente profonda, e ha scosso le organizzazioni islamiche che non hanno potuto soddisfare le loro responsabilità”, ha detto dispiaciuto l’imam.
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Anche oggi, nel giorno degli Angeli Custodi, dal Centrafrica brutte notizie! 

da misna – 2 Ottobre 201417:18 CENTRAFRICA

NUOVE VIOLENZE A BAMBARI

Almeno 16 morti e un numero imprecisato di persone ferite: è il bilancio provvisorio di violenti scontri in corso da 48 ore a Bambari, località centro-orientale dove gli ex ribelli della Seleka hanno stabilito il proprio stato maggiore. Dallo scorso giugno la terza città del paese per numero di abitanti, capoluogo della provincia della Ouaka, è stata più volte teatro di ondate di violenze nonostante la presenza delle truppe francesi Sangaris e dei caschi blu della missione Onu (Minusca).

Secondo testimoni locali, questa volta i combattimenti coinvolgono uomini che si sono identificati come miliziani Anti-Balaka e esponenti armati della comunità Peul e musulmana. “Le forze di sicurezza centrafricane ed internazionali fanno il possibile per riportare la calma in città, ma ci sono numerosi abitanti in fuga che hanno trovato rifugio in chiese e missioni” hanno riferito fonti della gendarmeria di Bambari.

La scorsa settimana, nella vicina località di Ngaboko, presunti ex ribelli della Seleka hanno assassinato il sindaco, Fidèle Zaga. Lo scorso agosto un gruppo di Anti-Balaka avrebbe invece attaccato un accampamento di Peul, sempre a Ngaboko, uccidendo 11 persone. Tra giugno e luglio, sempre a Bambari, si sono registrati violenti scontri tra fazioni rivali della Seleka, con un bilancio complessivo di 100 morti, 200 feriti – per lo più civili – e decine di migliaia di sfollati.

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da Centrafrique-presse – 30 settembre 2014

https://www.portesouvertes.fr    30/09/2014

Mentre la Corte penale internazionale ha annunciato che una seconda indagine sarebbe stata condotta in R.C.A., la violenza continua ad ovest del paese.

Anche se le condizioni sono migliorate la situazione rimane pericolosa.  Nelle ultime settimane, molti pastori sono stati uccisi  nella regione di Bambari. Nonostante il cessate il fuoco sia  stato firmato il 23 luglio la violenza continua.

All’inizio di settembre, i leader cristiani non hanno esitato ad andare al quartiere PK5 di Bangui (in mano a estremisti islamici armati) e  manifestare per la pace  in compagnia dei leader musulmani.

Repubblica Centrafricana: alcuni pastori assassinati nel mese di settembre
R.C.A.: continuano gli episodi di violenza, malgrado il “cessate il fuoco” sia stato sancito dal 23/07/2014
Repubblica Centrafricana: alcuni pastori assassinati nel mese di settembre
R.C.A.: i giovani si costruiscono rudimentali armi e da difensori della popolazione, diventano nuovi tiranni
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da misna – 30 Settembre  201413:33 CENTRAFRICA

SACCHEGGI A BANGUI, “TROPPE ARMI IN CIRCOLAZIONE”

Rimane alta la tensione al Km5, quartiere di Bangui a maggioranza musulmana, dopo giorni di aggressioni a mano armata, tentati furti e scontri violenti attribuiti da alcune fonti a “comuni criminali” e da altre a “esponenti Anti-Balaka”. Lo ha riferito l’emittente locale Radio Ndeke Luka, confermando “disordini” nella sesta e nella terza circoscrizione, dove una persona è rimasta uccisa, alcune attività commerciali saccheggiate e abitazioni incendiate lo scorso fine settimana. Sempre nel fine settimana è stato attaccato un centro sanitario di Medici senza frontiere (Msf) a Bangui.

Il deteriorarsi della sicurezza nella capitale centrafricana, nonostante la presenza delle truppe francesi di Sangaris, quelle europee di Eufor e dei caschi blu della Minusca, riguarda anche i quartieri di Béa Rex, Kpétèné e Fatima. Nel mirino degli ultimi disordini la comunità musulmana centrafricana e straniera che svolge per lo più attività commerciali nella capitale. Costretta a sfuggire nelle regioni settentrionali e nei paesi vicini lo scorso gennaio, nell’ultimo periodo è cominciata a ritornare a Bangui. Un ritorno reso possibile dal miglioramento della situazione sul piano della sicurezza, con l’allontanamento degli Anti-Balaka. Inoltre, in reazione all’attacco di un convoglio di pastori musulmani nella regione di Kemo (centro) da parte degli Anti-Balaka, concluso con diversi morti la scorsa settimana, la comunità musulmana di Bangui ha osservato una giornata di sciopero (chiamato ‘Ville morte’). Sono seguiti scontri con i soldati francesi di Sangaris al Km5, ma senza alcuna vittima.

Il recente riaccendersi delle violenze fa temere per equilibri socio-economici ancora precari e per la difficile transizione politica. In visita al Km5 il primo ministro Mahamat Kamoun ha promesso che le autorità procederanno “in tempi rapidi al disarmo di tutti i banditi responsabili del lutto della famiglie centrafricane”. Respingendo le accuse mosse nei confronti degli Anti-Balaka, un leader delle milizie, Sylvestre Yagouzou, ha invece denunciato il “proliferarsi delle armi” quale principale causa della “recrudescenza della delinquenza e dei furti quotidiani”.

Eppure, intervenuta qualche giorno fa al Consiglio di sicurezza dell’Onu, la presidente di transizione Catherine Samba-Panza ha chiesto la rimozione di sanzioni e embargo sulle armi imposto al paese, “unico modo per ricostruire un esercito degno di questo nome e in grado di sostenere le forze internazionali per riportare la pace” in Centrafrica.

 

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da misna – 25 Settembre 2014 – 9:04 CENTRAFRICA

CRIMINI DEI GRUPPI ARMATI, NUOVA INCHIESTA DELLA CPI

“L’elenco delle atrocità è infinito. Si tratta di crimini contro l’umanità e di crimini di guerra”, ha dichiarato il procuratore generale della Corte penale internazionale (Cpi) Fatou Bensouda, annunciando l’apertura di una seconda inchiesta a carico dell’ex coalizione ribelle Seleka e delle milizie di autodifesa Anti-Balaka.

La decisione della corte con sede all’Aia è il risultato di un’inchiesta preliminare, in corso dallo scorso febbraio, che ha consentito ai giudici di “raccogliere informazioni pertinenti presso diversi fonti affidabili e di analizzarle in modo approfondito, scrupoloso e indipendente”.

L’esito dell’esame preliminare delle violenze commesse in Centrafrica dal colpo di stato della Seleka ai danni dell’allora presidente François Bozizé, nel marzo 2013, e i successivi crimini registrati durante 18 mesi, “impone la necessità di procedere a una seconda inchiesta”. Per la gambiana Bensouda “le truppe della Seleka hanno attuato un’offensiva generalizzata e sistematica contro la popolazione civile” e successivamente “da settembre 2013 gli Anti-Balaka hanno a loro volta attuato un’offensiva generalizzata e sistematica contro civili musulmani sospettati di essere favorevoli alla Seleka” ha precisato il procuratore generale. A questo punto gli investigatori della Cpi sono chiamati a raccogliere ulteriori elementi di prova per identificare con precisione i responsabili dei crimini e formalizzare capi d’accusa a loro carico.

Lo scorso maggio la presidente di transizione del Centrafrica Catherine Samba-Panza aveva formalmente chiesto alla Cpi di indagare sui crimini commessi nel paese, argomentando che “la giurisdizione locale non è in grado di portare avanti le indagini né di avviare i necessari procedimenti a carico dei responsabili”. Diciotto mesi di crisi politico-militare, in un paese già povero ed instabile, hanno messo in ginocchio lo Stato e tutte le istituzioni nazionali, ormai totalmente dipendenti dagli aiuti finanziari e militari della comunità internazionale.

[VV]

da journal de Bangui: 80 dispersi in naufragio

Con AFP – 17/09/2014

Ad oggi, solo una ventina di persone sono state salvate. La barca aveva più di un centinaio di persone a bordo

Almeno 80 persone sono scomparse dopo l’affondamento di una barca in Repubblica Centrafricana l’11 settembre 2014 nel M’poko, fiume a sud di Bangui, come da comunicazione di ieri, Mercoledì 17/09 presso il Ministero dei Trasporti. “Ad oggi, solo una ventina di persone sono state salvate. La barca trasportava più di un centinaio di persone a bordo. Almeno 80 persone sono disperse,” ha detto il Direttore Generale dei Trasporti, Silvère Yabada . “La domanda che si pone è come centinaia di persone possono accordarsi per utilizzare una barca quando questo non è consigliato? Siano i centrafricani stessi a prendere cura di loro, proteggono la loro vita,” ha detto il sig Yabada aggiungendo: “Questa è la stessa conclusione di quanto avviene sulle strade, dove si vedono persone affollate in veicoli carichi di merci, oppure cinque o sei persone si riuniscono su una moto Questo è estremamente pericoloso ….”

© UNHCR
Centinaia di persone attraversano il fiume M’poko ogni giorno in entrambe le direzioni. Alcuni vanno alle loro piantagioni nei villaggi lungo l’Oubangui, mentre altri vengono a Bangui  per acquisti. Un “bac” – una barca a motore – assicura la traversata. Tuttavia, è regolarmente in panne o immobilizzato per mancanza di carburante. I candidati per l’attraversamento devono prendere in prestito canoe sovraffollate per l’attraversamento. I naufragi di tali imbarcazioni sono comuni sul fiume M’poko e sull’ Ubangi. Dato un gran numero di vittime di incidenti di fiume, il governo del deposto presidente François Bozizé aveva vietato la navigazione notturna sul Oubangui. Una verifica sistematica dei passeggeri e del loro bagaglio è stato normalmente richiesto prima del viaggio, ma di questi tempi tutto è aleatorio.
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Domenica 14 Settembre 2014, Esaltazione della croce di Gesù, il Papa ha esortato ad un rapido ritorno della pace nella Repubblica Centrafricana. Il giorno seguente i Caschi Blu dell’O.N.U. (Minusca) hanno ricevuto il testimone dai colleghi della forza africana (Misca) ed oggi viene reso noto il nominativo di un sacerdote centrafricano scelto per l’assegnazione di un prestigioso riconoscimento umanitario internazionale.

Forse si inizia a percorrere la strada giusta per riprendere la rotta della pace!

DA MISNA . 16 Settembre  2014 – h 17:25 –  CENTRAFRICA

PADRE BERNARD KENVI, RIFUGIO PER CENTINAIA DI MUSULMANI

Shin Dong-Hyuk dalla Corea del Nord, Padre Bernard Kenvi dalla Repubblica Centrafricana, Arwa Othman dallo Yemen, e il dottor M.R. Rajagopal dell’India, sono stati selezionati come destinatari del prestigioso Alison Des Forges Award 2014, ha dichiarato oggi l’organizzazione Human Rights Watch. I quattro attivisti selezionati stanno dando voce alla giustizia nei loro paesi, lavorando senza sosta per proteggere i diritti e la dignità degli altri.

Padre Bernard Kenvi è un prete cattolico che dirige l’ospedale presso la missione cattolica di Bossemptele, nord-ovest della Repubblica Centrafricana. Quando nel 2013 la violenza settaria scoppiò nel paese, Padre Kenvi ha salvato la vita di centinaia di musulmani assediati che egli raccolse dalle loro case e mise al riparo nella chiesa cattolica.

La crisi è iniziata nel marzo 2013, quando le forze Seleka per lo più musulmane rovesciarono il governo scatenando un’ondata di violenza, bruciando villaggi e uccidendo un numero imprecisato di persone. In risposta, le milizie conosciute come anti-Balaka che sono state reclutate tra la popolazione a maggioranza cristiana, hanno cominciato ad attaccare le basi Seleka e la minoranza musulmana. Città dopo città, i musulmani sono stati attaccati e massacrati, le loro case e moschee distrutte.

Uno degli attacchi più letali ha avuto luogo a Bossemptele, dove le forze anti-Balaka hanno ucciso più di 80 musulmani. Padre Kenvi ha passato giorni alla ricerca di musulmani sopravvissuti, molti dei quali bambini, e li ha portati nella Chiesa cattolica per la loro sicurezza. Nel corso del conflitto , egli continuò a dare rifugio a centinaia di musulmani nonostante le ripetute minacce di morte da parte delle forze anti-Balaka.

Nel marzo del 2014, le forze di pace africane hanno evacuato la maggior parte dei restanti musulmani a Bossemptele portandoli in Camerun. Solo circa 70 persone, tra cui più di una dozzina di bambini disabili, sono stati lasciati a carico della missione cattolica. Padre Kenvi ha comunque continuato a prendersi cura dei musulmani organizzando per molti la possibilità di riunirsi con le loro famiglie.

“Alison Des Forges Award premia le persone di straordinaria compassione e coraggio che lavorano per conto di alcune delle persone più vulnerabili del mondo”, ha detto Kenneth Roth, direttore esecutivo di Human Rights Watch.

[PL]

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da centrafrique-presse: http://www.adiac-congo.com/ 15 set 2014

 

Il Pontefice, all’Angelus di Domenica, ha accolto con favore il dispiegamento di forze ONU in Centrafrica

Africa centrale: il Papa esorta tornare alla pacePapa Francesco è tornato fortemente sui temi della pace e della guerra, lo scorso Sabato e la Domenica. Ha compiuto una visita storica Sabato a un cimitero militare nel nord-est d’Italia, Redipuglia, il Pontefice si era già levato contro l’assurdità della guerra. ”  La guerra è follia. Il suo piano di sviluppo è quello di distruggere ciò che Dio ha creato di più bello: l’essere umano.”

E Domenica durante la preghiera mariana dell’Angelus in San Pietro, il capo della Chiesa cattolica si è dichiarato sorpreso che la lezione della prima guerra mondiale non avesse insegnato nulla, che ci sia stata una seconda guerra mondiale e tanti altri conflitti che continuano ancora oggi. Ma quando impareremo la lezione della storia?  Quando l’uomo del 21° secolo cesserà di riprodurre la follia omicida dei secoli passati? La guerra non è mai la soluzione, ha fortemente ribattuto il Papa anche Domenica, questa volta per la Repubblica Centrafricana. Accogliendo con favore l’insediamento nel paese della forza di mantenimento della pace delle Nazioni Unite, Papa Francesco ha manifestato la speranza che  la violenza lasci il posto al più presto al dialogo, che le parti opposte mettere da parte gli interessi ristretti e che si torni al lavoro, al fine di garantire che ogni cittadino, a prescindere dalla etnia o religione, possa collaborare alla costruzione del bene comune . ” Ovviamente, l’augurio del Papa è che la crisi centrafricana non diventi anche una crisi di fede, sottolineando il pericolo della scissione di una Repubblica Centrafricana, dove le tensioni possono diventare improvvisamente tensioni tra religioni. “Seleka” e “anti-Balaka” sono nuove realtà che appaiono dal nulla in una nazione in cui non erano state segnalate finora da tali divisioni.

 

Rivolgendosi ai leader religiosi riuniti a Anversa dal 5 settembre, Papa Francesco richiamò le religioni del mondo ad unirsi contro la guerra. Egli in particolare ha scritto ”  La guerra è un massacro insensato; che porta la gente in una spirale di violenza difficile da controllare; nega ciò che le generazioni hanno faticato a costruire. “ Egli ha aggiunto che ” è giunto il momento ” per i credenti di essere coinvolti nel dover spegnere incendi appiccati dagli eccessi dell’uomo e promuovere più che mai le condizioni per la coesistenza pacifica di esseri umani.

Ecco perché il Papa ha detto che spera vivamente che il dispiegamento della missione ONU nel Centrafrica, a partire da Lunedi 15 Settenbre, sia per  “promuovere la pace e proteggere i civili che soffrono le conseguenze di un conflitto in corso. “ Il Vaticano accoglie con favore questa iniziativa che è il dovere di solidarietà che continua riferendosi a un mondo che sembra andare alla deriva. ” Incoraggio gli sforzi della comunità internazionale, che viene ad aiutare i centrafricani di buona volontà  , ha detto il Papa all’Angelus di Domenica.

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da misna:  15 Settembre  2014 – 9:05 CENTRAFRICA

PASSAGGIO DI CONSEGNE, DALLE FORZE AFRICANE ALL’ONU

Caschi Blu operativi in R.C.A.
R.C.A.: passaggio di consegne tra le forze armate africane e i Caschi Blu dell’ONU (dalla Misca alla Minusca), che raggiungeranno in breve i 12.000 uomini effettivi

Creata il 10 aprile con la risoluzione 2149, la Missione delle Nazioni Unite per la stabilizzazione della Repubblica Centrafricana comincia ufficialmente il suo mandato oggi, prendendo il testimone dalla forza africana Misca. Ereditando dalla Misca il compito di arginare le violenze, la Minusca avrà il doppio dei suoi effettivi, per coprire meglio il territorio, e disporrà di mezzi di comunicazione e di trasporto che sono drammaticamente mancati alla prima.

“Nei primi giorni del dispiegamento non avevano neanche i giubbotti antiproiettili, alcuni contingenti neanche gli elmetti…  Dal punto di vista delle capacità, le Nazioni Unite hanno mezzi non comparabili con quelli che poteva mettere in gioco l’Unione Africana” ha sottolineato il generale Jean-Marie Mokoko, capo della Misca. Saranno prima proprio i battaglioni della Misca a passare sotto l’Onu, mentre ne arriveranno di nuovi da altri paesi; dalla fine di agosto Bangui ospita un migliaio di ‘caschi blu’ dal Bangladesh, in attesa dell’arrivo dei pachistani.

In totale la forza Onu sarà composta in un primo tempo da 7600 militari che saliranno poi a 10.000 e a cui si uniranno 2000 poliziotti. Protezione dei civili, sostegno al processo politico e ripristino dell’autorità dello Stato sono le tre priorità affidate alla Minusca che in una prima fase sarà dispiegata nella capitale Bangui e in tre località del nord, Bria, nell’est, Kaga Badoro, nel nord, e Bouar, nell’ovest del paese, poi poi essere presente in 45 diversi siti.

[FB]

Articolo “posteggiato” in attesa di traduzione più appropriata.

da Centrafrique-presse – 12 settembre 2014

http://fr.radiovaticana.va/    12/09/2014

Il Vescovo di Kaga-Bandoro, Monsignor Albert Vanbuel, Presidente della Commissione Episcopale Giustizia e Pace, ha aperto il centro di lavoro a Bishop Joseph Cucherrusset di Bangui, alla presenza dell’arcivescovo di Bangui, mons Dieudonné Nzapalainga Presidente della Conferenza episcopale del Centrafrica e di due rappresentanti del Catholic Relief Service (CRS), partner di questa istituzione.

Nel suo discorso, il vescovo Vanbuel , ha detto che il consiglio è stato tenuto per due anni a causa della crisi nel paese; quindi questa è l’occasione per i partecipanti provenienti da diverse diocesi per identificare le attività a breve e lungo termine per la costruzione della pace. Ha anche aggiunto che questo incontro è destinato a soffermarsi sulla dottrina sociale della Chiesa, il ruolo che la Giustizia e la Pace giocato per il perdurare della crisi in Africa centrale e sulla coesione sociale.

Durante i lavori, l’ufficio nazionale e la giustizia diocesano e uffici Pace hanno presentato il loro monitoraggio delle elezioni per i nuovi membri dell’ufficio nazionale di relazione.

Il Consiglio Nazionale della Commissione episcopale Giustizia e Pace sarà oggetto di una dichiarazione finale e le raccomandazioni.

Una Messa di ringraziamento finirà questo incontro questo Venerdì 12 settembre.

R.C.A.: Riunione del Consiglio Nazionale della Commissione episcopale Giustizia e Pace
R.C.A.: Riunione del Consiglio Nazionale della Commissione episcopale Giustizia e Pace

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12 Settembre 2014 – Ora che le armi fanno meno rumore, in Repubblica Centrafricana il numero dei morti è ancora alto quasi ogni giorno, ma la causa è data dagli incidenti stradali!

da Centrafrique-presse, 12 settembre 2014

http://www.lapresse.ca/    12 Settembre 2014 alle 12:27

Trenta persone sono morte e una quarantina sono i  feriti in R.C.A. a causa di un incidente stradale a circa un centinaio di chilometri da Bangui, come da comunicato delle forze armate Misca

Un camion “che trasportava quasi un centinaio di persone” con i relativi bagagli, in presenza di un convoglio scortato da Misca transitante dalla direzione opposta, ha sbagliato la manovra per far strada all’altro mezzo, rovesciandosi in un burrone e causando trenta morti e una quarantina di feriti, come da comunicato Misca, aggiungendo che   “I corpi delle vittime ed i feriti sono stati trasportati in strutture sanitarie a Bangui dai militari della Misca”.

L’incidente è avvenuto nella notte tra il Giovedì e il Venerdì 12 Settembre, nella regione di Boali, a circa un centinaio di chilometri a ovest di Bangui.

E’ il secondo incidente, in poco più di una settimana, in cui si registrano diverse vittime e numerosi feriti. A causa della mancanza di mezzi adeguati, molti viaggiatori sono costretti a viaggiare quasi sempre “stipati” in camion stracarichi, spesso in pessime condizioni, inoltre le strade ed i ponti sono difficilmente percorribili, sia per le condizioni climatiche, nella stagione delle piogge, sia per l’incuria e l’abbandono dovuto alla guerra in corso da quasi due anni.

Centrafrica: altre 30 vittime in un incidente stradale
Centrafrica: altre 30 vittime e una cinquantina di feriti in un nuovo incidente stradale, nei pressi di Boali a 100 Km circa dalla Capitale.

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Centrafrique-presse

Da altre Agenzie – 12/08/2014 – Bangui: ambasciata USA riapre a Bangui

Il presidente Barack Obama ha informato il Congresso della riapertura dell’Ambasciata degli Stati Uniti a Bangui

Gli Stati Uniti hanno annunciato la riapertura della loro ambasciata nella Repubblica Centrafricana, dopo un’assenza di quasi due anni. In una lettera al Congresso Giovedì 11 settembre il presidente Barack Obama ha comunicato che 20 soldati americani erano arrivati ​​in R.C.A. il giorno precedente per stabilire un perimetro di sicurezza presso l’ambasciata degli Stati Uniti a Bangui.

© journaldebangui.com
Obama non ha specificato una data per l’arrivo di nuovi membri del personale diplomatico. Tuttavia, i soldati sono visti come il primo passo verso il ripristino dell’ambasciata, chiusa alla fine del 2012 mentre i ribelli  avevano rovesciato il governo di Bozizè. Questa decisione fa seguito all’invio dei Caschi Blu delle Nazioni Unite (ONU) che daranno vita ad una nuova missione di pace nel paese, dove il governo sta lottando per ripristinare la sua autorità, ma ancora con scarsi risultati.
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Il giornalista centrafricano Rory Peck Awards in corsa per il prestigioso premio edizione 2014

da Journaldebangui.com – 11 Settembre 2014

Pacomio Pabandji, giornalista centrafricano che lavora per l’Agenzia France Presse è stato nominato dal comitato organizzatore del premio internazionale dei Rory Peck Awards freelance cameraman

Il Comitato organizzatore per il prestigioso premio internazionale Rory Peck Awards Independent, cameraman  ha annunciato il 10 Settembre 2014 a Londra, la lista dei tre finalisti di questo concorso. Numero 1 in questo elenco è il nome di Pacomio Pabandji, un giornalista centrafricano che lavora per Agence France-Presse (AFP). Il titolo che ha portato il signor Pabandji alla finale del concorso è “R.C.A.: Discesa nel caos.” Con una collezione di più di 4 minuti che spiega il corso della crisi dell’Africa Centrale da dicembre 2013 a maggio 2014, il comitato organizzatore ha approvato la nomina della Repubblica Centrafricana a Pacomio Pabandji. Egli deve affrontare altri due finalisti, un americano il cui soggetto è la presa di ostaggi ad un supermercato e un ucraino che ha lavorato sulla crisi in Ucraina.

 


© journaldebangui.com
Pabandji Pacomio, nella relazione …
Rory Peck Awards con Sony, si svolge ogni anno per promuovere il lavoro, il coraggio e rischi assunti dai giornalisti in tutto il mondo in materia di conflitti. Si noti che per il Centrafrica è la prima volta che un giornalista viene premiato a livello internazionale per il suo lavoro. L’arrivo di Mr. Pabandji in finale in questa competizione segna un riconoscimento per l’intero giornalismo in Centrafrica, dove i giornalisti lavorano in condizioni precarie, senza garanzie di sicurezza. In questa crisi, tra già due giornalisti dell’Africa centrale sono stati uccisi, tra i quali una fotoreporter francese, Camille Lepage che aveva lavorato anche con Pabandji Pacomio. Ciò significa che in Africa centrale, per lavorare come giornalista, la filosofia  è quella di gettarsi direttamente nella tana del leone. Questo riconoscimento può aprire una strada più libera a tutta la categoria dell’informazione.

 


© journaldebangui.com
Il giornalista centrafricano  è il primo candidato di una lista di tre:
Pacome Pabanji (centrafricano) per auto: Discesa nel Caos, girato in R.C.A. tra il dicembre 2013 e il maggio 2014, trasmesso da AFPTV.
Nichole Sobecki (americano) per il Kenya: attacco a Westgate Mall Girato in Kenya, settembre 2013. Broadcast per AFPTV.
Andriy Perun (ucraino) per Crisi Ucraina: Kiev – Girato in Ucraina dal dicembre 2013 al febbraio 2014, trasmesso da Reuters.

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R.C.A. – 10 Settembre 2014  Mentre si attende con impazienza l’arrivo del contingente dei 12.000 Caschi Blu al completo, da ieri è stato dato il via ai lavori di ripristino delle strade del 6° distretto di Bangui, con tanto di “cerimonia” alla presenza del Primo Ministro, come segno concreto dell’impegno dello Stato nel voler proseguire verso la ricostruzione del Paese e la Presidente, Catherine Samba-Panza, è tornata dalla sua terza visita di Stato in Guinea Equatoriale, in cerca di sostegno, dal momento che molti partners della R.C.A. non si trovano d’accordo con la politica adottata con le sue ultime scelte politiche.

Bangui - inizio ripristino infrastrutture
Bangui – 9 Settembre 2014 – inizio lavori di ripristino infrastrutture nel 6° distretto, con la partecipazione del Primo Ministro (dal lato destro della foto, accanto all’autista)
Terzo viaggio della Presidente di transizione della R.C.A. in Guinea Equatoriale
Terzo viaggio della Presidente di transizione della R.C.A. in Guinea Equatoriale (l’immagine si riferisce al viaggio precedente, nel mese di giugno)

 

Purtroppo, oltre alle buone notizie, ci sono anche quelle negative: nella prefettura dell’Ouaka al villaggio Ngakobo, oggi sono stati seppelliti i 9 morti del fine settimana, causati da uno scontro tra nomadi Fulani (Peul-Mbororò) e Anti-balakas.

Medici senza Frontiere ha annunciato la sospensione delle attività nell’ospedale di Batangafò, nel Nord del paese, a causa delle violenze subite anche ultimamente sia da parte dei suoi operatori, sia verso i pazienti musulmani.

 

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R.C.A. – 8 Settembre 2014 –  Oggi è la ricorrenza della natività di Maria (la mamma di Gesù – riconosciuta anche dai musulmani come madre di un profeta) mentre ieri era la prima domenica di Settembre e in Liguria, a Praga, in tante altre parti del mondo, compresa Bozoum, si ricordava la devozione al piccolo Gesù Bambino (quello di Praga, appunto!). Mettiamo sotto la loro protezione tutti coloro che stanno vivendo “in guerra”, ovviamente pensando in particolare alla Repubblica Centrafricana.

Cogliamo l’occasione anche per salutare p. Aurelio, che si sta riprendendo dopo un brutto attacco di malaria, e copiamo ancora una volta una delle sue belle foto per dimostrare come sia possibile tornare a vivere, a ridere, a credere che il Centrafrica riuscirà a risollevarsi dopo la tragedia degli ultimi due anni.

R.C.A.: mercato di Bozoum
R.C.A. – set. 2014: il mercato di Bozoum è la prova che si può ritrovare la pace!
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da Centrafrique-presse – 8 settembre 2014

(BRUXELLES2) 08/09/14 – Con calma!  Il contingente italiano ci ha messo un po’ di tempo per arrivare a EUFOR in RCA. Era atteso a fine giugno, per la dichiarazione di piena capacità operativa. I militari italiani finalmente sono arrivati … alla fine di agosto. Sono “proprio lì”, ha confermato un ufficiale dell’operazione. Una cinquantina di soldati dell’8° reggimento della Brigata Paracadutisti “Folgore” sono arrivati ​​a fine agosto. Con i materiali di resistenza, trasportati da un grande velivolo russo Antonov, come da contratto con la Salis.

Gli Italiani devono garantire “la mobilità delle forze europee, ripulire i resti della guerra e la creazione di infrastrutture di base per il popolo e il governo locale, così come il monitoraggio della ricostruzione di un ponte, affidata ad alcune imprese “locali”. Gli italiani non ci hanno messo molto per dar via ai lavori. Primo compito: migliorare e finalizzare l’accesso all’aeroporto della Capitale. Da una settimana, un team si è dedicato alla “riparazione e al consolidamento del tratto di strada all’ingresso dell’aeroporto di Bangui, M’Poko” attualmente controllato dalle forze di EUFOR.

http: //www.bruxelles2.eu/2014/09/07/le-genio-italiano-presente …

Genio italiano al lavoro in Centrafrica
Una cinquantina di militari italiani del genio paracadutisti Folgore, operativi da fine agosto in R.C.A. con il contingente EUFOR

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R.C.A. – 4 Settembre 2014 –  In quest’ultimo aggiornamento pubblichiamo un documento video trasmesso da TV 2000 segnalatoci l’amico Massimo Traverso, che ringraziamo.  Per chi ha un po’ di tempo è senz’altro da vedere, perché ci dimostra che le guerre di religione non possono esistere:

https://www.youtube.com/watch?v=SDLY99uMPJ8&feature=youtu.be

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R.C.A.: 4  Settembre 2014 – Mentre si attende che il contingente dei 12.000 Caschi Blu sia effettivamente operativo e che il nuovo Governo di transizione inizi finalmente ad esercitare le proprie mansioni per ritrovare un minimo di stabilità politica ed economica che consenta di giungere al più presto alle elezioni nazionali regolari, tra la capitale, Bangui,  e il resto del paese le differenze nell’andamento della vita sono notevoli. In più capitano anche gravi incidenti stradali che provocano altri morti!

da Centrafrique-presse – 4 set 2014

 

Giovedì 4 Settembre 2014 – Un incidente stradale avvenuto nella notte tra Mercoledì e Giovedi nella regione Mbaiki,  nel sud-ovest della Repubblica Centrafricana a un centinaio di chilometri a sud ovest di Bangui, è costato la vita a 12 persone e ha causato una cinquantina di feriti

Un camion che trasportava un centinaio di persone e prodotti alimentari (manioca, riso e farina di grano), iniziando a percorrere  una discesa, è uscito fuori controllo e si è ribaltato su se stesso.

La maggior parte delle vittime sono morte schiacciate dal peso dei sacchi delle merci o anche sotto il peso del veicolo. Alcuni dei feriti sono stati evacuati a Bangui dagli elicotteri delle forze militari francesi Sangaris schierate in R.C.A. da dicembre scorso.

R.C.A.: grave incidente causa 12 morti e 50 feriti
R.C.A.: 04/09/2014 grave incidente stradale causa 12 morti e una cinquantina di feriti
da Centrafrique-presse – 3 settembre 2014

 

Almeno cinque persone sono state uccise e altre ferite in un attacco a 300 chilometri a nord di Bangui, in una città nel nord-ovest della Repubblica Centrafricana, da uomini armati che hanno causato la fuga dei residenti, secondo le dichiarazioni di un funzionario della forza Misca africana.

“Gli uomini potentemente e pesantemente armati (…) sono entrati nella città di Bakassa Nana Martedì, facendo subito fuoco “,  e “hanno attaccato gli individui e le case residenziali” , ha detto l’ufficiale, sotto la copertura dell’anonimato confermando il bilancio di“Cinque morti e altrettanti feriti che sono stati contati provvisoriamente” .

Gli uomini armati sono stati “identificati dalla popolazione come (ex-ribelli) Seleka,” senza che l’ufficiale sia stato in grado di confermare le informazioni nell’immediato.“Non sono chiare al momento le motivazioni di tale  attacco” a Nana Bakassa, in cui le forze internazionali non sono ancora presenti attualmente.

L’attacco ha spinto molti residenti a fuggire verso altre zone e nella boscaglia. Secondo l’ufficiale, la sparatoria era cessata e una relativa calma era tornata in città il giorno successivo.

La frazione di Nana Bakassa si trova nella prefettura di Ouham, teatro negli ultimi mesi di attacchi e scontri tra le milizie anti-balaka che appoggiano il deposto presidente François Bozizé e gli ex ribelli Seleka, che appoggiano Michel Djotodia.

Nonostante la presenza di 2.000 soldati francesi dell’operazione Sangaris (dal dicembre 2013) i circa 5.000 soldati africani della Misca e l’arrivo imminente di una decina di migliaia di Caschi Blu dell’ONU, gli abusi da parte di gruppi armati contro i civili continuano.

R.C.A.: milizie Anti-balaka formate da elementi sempre più giovani e sconsiderati.
R.C.A.: milizie Anti-balaka formate da elementi sempre più giovani e sconsiderati, che però si sentono i difensori della Patria.
R.C.A.: Bangui riscopre i piaceri della vita notturna
R.C.A.: mentre nei villaggi i giovani imbracciano il fucile, a Bangui riaprono alcuni locali notturni e si preferisce bere e ballare.

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da misna – 3 Settembre 2014 – h 11:37 CENTRAFRICA

ACCORDO SU MISSIONE ONU, DUBBI A BANGUI

R.C.A.: quasi operativi i Caschi Blu
R.C.A.: In arrivo contingente completo formato da 12.000 Caschi Blu che copriranno il territorio nazionale a partire dal 15 Settembre 2014

E’ stato firmato l’accordo che formalizza il trasferimento della sicurezza dalla missione africana (Misca) a una missione Onu (Minusca), stabilito per il prossimo 15 settembre. I documenti sono stati siglati dal ministro centrafricano degli Esteri Toussaint Kongo Doudou e dal rappresentante speciale del segretario generale dell’Onu, il generale Babacar Gaye.

“La missione di questa forza di mantenimento della pace sarà di proteggere la popolazione civile, sostenere il processo politico, contribuire a ristabilire l’autorità dello Stato, incoraggiare le azioni a favore della giustizia nazionale ed internazionale” ha dichiarato Gaye, capo della futura Missione integrata multidimensionale di stabilizzazione delle Nazioni Unite in Centrafrica (Minusca), precisando che “i nostri uomini saranno dispiegati su tutto il territorio nazionale”.

In base alla risoluzione adottata dal Consiglio di sicurezza dell’Onu lo scorso aprile, a pieno regime la Minusca potrà contare su 12.000 uomini, ma inizialmente sarà costituita da 7.600 elementi di cui una parte è già presente in Centrafrica, nella forza africana Misca. Dispiegata in Centrafrica anche l’operazione francese Sangaris, con 2000 soldati, e dallo scorso febbraio la forza europea Eufor-Rca.

Tuttavia il passaggio formale di consegne a favore della missione Onu, previsto tra 12 giorni, sta suscitando molti interrogativi nell’ex colonia francese. Un editoriale pubblicato sul locale Journal de Bangui – dal titolo “Una nuova operazione dell’Onu, ma per fare cosa?” – rilancia le domande che si fanno molti centrafricani, in particolare sull’efficienza e sul contributo che le forze internazionali potranno avere sul processo di disarmo, in un paese “ a terra”, nel quale “tante altre missioni sono già fallite”.

Come conseguenza diretta dell’insicurezza persistente, ma anche della fragilità delle istituzioni di transizione e della mancanza di mezzi dello Stato in un paese da ricostruire, ieri il Consiglio nazionale di transizione (Cnt) ha confermato una notizia che era già da tempo nell’aria. “Nel contesto attuale, è tecnicamente impossibile tenere le elezioni presidenziali e legislative alla scadenza prevista di febbraio 2015” ha annunciato il parlamento provvisorio presieduto da Alexandre Ferdinand Nguendet. Sulla carta, anche dietro pressioni dei partner regionali ed internazionali, la transizione dovrebbe concludersi entro 18 mesi a partire da marzo 2013, quando l’allora presidente François Bozizé è stato destituito con un colpo di stato della ribellione Seleka.

Caschi blu in Centrafrica
R.C.A.: entro il 15/09/2014 saranno operativi 12.000 caschi blu in Centrafrica

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Bangui 2 Settembre 2014 – R.C.A.: per risolvere il conflitto intercomunale, rappresentanti della prefettura di Boda sono stati ricevuti dalla presidente  Catherine Samba-Panza

da radio Nekè LukaMartedì 2 settembre 2014 – h 14:53

 

R.C.A. - Slogan per il ritorno alla convivenza pacifica
R.C.A. – Slogan della Prefettura di Boda per il ritorno alla convivenza pacifica

La Presidente di transizione Catherine Samba-Panza ha ricevuto Lunedì a Bangui diverse autorità della prefettura di La Lobaye (che si trova nel sud-ovest del paese), recatisi fino alla Capitale per raccontare i loro sforzi nel riportare la pace in Boda, una città colpita duramente dal conflitto intercomunale in corso da quasi due anni. Composta da autorità politiche e amministrative, dai leader della Chiesa e da rappresentanti della società civile, la delegazione ha discusso con il Presidente sui modi e mezzi per porre fine a questa crisi che continua a provocare morti nel resto del Paese, come sottolineato dal Prefetto della Lobaye Alexander Kouroupe Awo. Gli scambi hanno avuto luogo alla presenza di consiglieri presidenziali e funzionari della forza africana Misca e di quella francese Sangaris. Il conflitto tra musulmani e non-musulmani a Boda è durato quasi un anno, come ricordato dal Vescovo della Diocesi di Mbaïki, Monsignor Guerrino Perrin, che faceva parte della delegazione. ” Per quasi otto mesi, sono stati condotti i passi per fermare le sofferenze patite dalla popolazione. Si tratta di conflitti tra comunità musulmane e non musulmane a causa di timori da entrambe le parti “, ha detto il presule. “Ora è stata intensificata la situazione per garantire la sicurezza, deteriorata al punto da sembrare che i diversi attori della violenza non possono e non vogliono vedere. Quindi, è necessario rimuovere tutti i responsabili di questi crimini come veri colpevoli e criminali per la giustizia, che si professino cristiani o musulmani, perché costoro non hanno nulla a che fare ne con il Cristianesimo, ne con l’Islam, ha detto il Vescovo.

La Presidente ha replicato dicendo che: A breve avremo una riunione per prendere decisioni che ci possano aiutare ad iniziare un processo che riesca a sollevare la gente fuori da questa crisi assicurando a queste personalità di essere lei stessa intenzionata a compiere ogni sforzo per fare uscire la popolazione fuori da questa crisi. I colloqui  tra la delegazione di Boda e alcuni membri del governo, tra cui il ministro della Difesa Aristide Sokambi e la Sicurezza Pubblica Thierry – Métinkoué Marie, sono proseguiti per tutto il giorno, impostando i termini di eventuali operazioni da svolgere nel prossimo futuro.
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da Centrafrique-presse – 1 settembre  2014

 

R.C.A.: diverse persone sono state uccise e molte altre ferite in recenti scontri tra le forze internazionali e uomini armati, secondo un comunicato stampa rilasciato oggi, Lunedì 1° Settembre, dal Comitato Internazionale della Croce Rossa (CICR).Tra le vittime affrontare un autista-soccorritore Società della Croce Rossa Centrale, colpito da un proiettile mentre stava evacuare ferito.

“In tutto il paese, i civili continuano a sopportare il peso del conflitto e sono vittime di rappresaglie loro rivolte direttamente”, ha detto Jean-François Leech, capo della delegazione del CICR ​​nella Repubblica Centrafricana, citato dal comunicato stampa.“Ancora una volta, chiediamo a tutte le parti in conflitto e alle forze internazionali presenti nel paese, che facciano tutto quanto in loro potere per risparmiare i civili e facilitare il lavoro del personale della Croce Rossa che lavora per aiutare le popolazioni dell’Africa centrale.” Aggiungendo che “I civili o combattenti feriti e malati, a prescindere dal loro campo, devono essere protetti dalle parti in conflitto. I feriti e i malati devono essere evacuati e trattati in modo sicuro”.

Squadre del CICR ​​si sforzano di soddisfare le esigenze più pressanti della popolazione e mantenere il dialogo “con tutti coloro che sono coinvolti nelle ostilità e con le comunità e i leader religiosi, per promuovere la conoscenza e rispettare i principi fondamentali del diritto internazionale umanitario “, ha concluso il Signor Leech

Fonte: Xinhua

CICR rinnovata violenza in Centrale

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da misna: 1 Settembre 2014 – h 14:01 CENTRAFRICA

ELEZIONI “IMPOSSIBILI” NEL FEBBRAIO 2015

“Oggi ne siamo tutti consapevoli. Nelle  attuali condizioni la scadenza di febbraio 2015 non è da tenere in considerazione. Nella valutazione più ottimista bisogna pensare all’autunno del 2015, piuttosto che tra luglio e settembre, periodo di forte stagione delle piogge”: lo ha detto all’emittente Radio France Internationale (Rfi) Dieudonné Kombo-Yaya, presidente dell’Autorità nazionale delle elezioni (Ane), incaricato di organizzare un voto cruciale per concludere un lungo periodo di transizione in Centrafrica.

La scadenza del prossimo mese di febbraio era stata stabilita dai paesi della regione e dai partner internazionali durante la mediazione per uscire dalla crisi politica scaturita dal colpo di stato militare del marzo 2013, ai danni di François Bozizé, e la successiva presidenza del controverso ex capo ribelle Michel Djotodia. Costituita nel dicembre 2013 l’Autorità nazionale delle elezioni ha accumulato ritardi e malfunzionamenti causati dalla mancanza di mezzi logistici ed economici a disposizione ma anche dall’insicurezza diffusa che complica le normali attività della pubblica amministrazione in Centrafrica.

Le dichiarazioni di Kombo-Yaya giungono pochi giorni dopo l’insediamento a Bangui di un nuovo governo di transizione, sotto la guida del primo ministro Mahamat Kamoun, un musulmano. Un esecutivo già contestato dall’ex coalizione ribelle Seleka – quella di Djotodia – che ieri ha espulso dai suoi ranghi tre personalità entrate a far parte del governo, nominati ministri “senza il nostro consenso” ha sottolineato Nouredime Adam, vice presidente della ribellione.

Generale della coalizione ribelle ex Seleka, Nouredine Adam
Il Generale Nouredine Adam stigmatizza come traditori i tre appartenenti alla coalizione Seleka divenuti ministri del governo Kamoun

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29 Agosto 2014 – Lo scontro era già stato segnalato più sotto, in data 26, oggi vengono resi noti i numeri definitivi dei morti e dei feriti e le cause di quest’ennesima assurda strage.

da  Journal de Bangui – 29 Agosto 2014

Bambari: 80 morti in due giorni di combattimenti tra le fazioni Seleka

Raphael Mvogo-Xinhua – 2014/08/29

Questo è il numero record di un incidente causato da un semplice “malinteso” tra fratelli della stessa famiglia

Circa 80 persone sono state uccise e altre trenta ferite in pesanti combattimenti avvenuti tra Lunedì e Martedì scorso nella zona di Bambarì, nel centro della Repubblica Centrafricana, che ha visto opporsi due fazioni della ex coalizione dei ribelli Seleka minata dalle divisioni interne, secondo quanto dichiarato ieri Giovedi 28/08, dalle fonti amministrative e dagli stessi leader del gruppo armato. Tra le truppe del generale Joseph Zoundéko, Capo di Stato Maggiore “eletto” dei Seleka installati da maggio a Bambari e una milizia di combattenti Fulani (nomadi Peul – Mbororò) guidati dal generale Ali Djarass, Sottocapo di Stato Maggiore per le operazioni degli ex ribelli, destituito da tre mesi come comandante della regione militare in questa città, è sorta una crisi per il controllo dei posti di blocco ed è esploso il confronto armato. In due giorni di scontri intensi con armi pesanti, i risultati riportati sono “molto gravi”, secondo le medesime parole del Capo di Stato Maggiore Joseph Zoundéko, raggiunto telefonicamente, che ha però evitato di dare dettagli sull’ incidente causato, secondo l’interlocutore, da un semplice “malinteso” tra fratelli della stessa famiglia.
Scontri tra fazioni dei Seleka per il controllo dei posti di blocco.
R.C.A.: la città di Bambarì, teatro di nuovi scontri armati che hanno lasciato 80 vittime e una trentina di feriti.

© UNMINUSCA
A Bambari

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26 Agosto 2014 – Mentre da una parte si cerca di ritrovare il dialogo e l’unità, dall’altra c’è la “voglia di guerra ad ogni costo”!  Il numero dei morti è in continua crescita e non è da poco, anche se quelli effettivi non eguaglieranno mai quelli ufficiali! Senz’altro siamo nell’ordine di alcune migliaia (all’inizio dell’anno si era parlato di circa quattromila e poco tempo fa in una relazione si citavano meno di duemila vittime). Considerando i feriti che non potranno mai essere curati e le morti causate dagli stenti e dalle cattive condizioni di vita a causa della guerra, le cifre si alzano ulteriormente.

da misna: 26 Agosto 201416:57 CENTRAFRICA

BAMBARI: SCONTRI TRA FAZIONI RIVALI SELEKA

Almeno 25 combattenti di due fazioni rivali dell’ex ribellione Seleka sono rimasti uccisi in scontri cominciati ieri a Bambari, al centro del paese. Lo hanno riferito fonti della missione africana Misca, precisando che tutte le vittime sono ribelli e che le violenze proseguono anche oggi.

In lotta aperta sono gli uomini del generale Joseph Zoundéko, capo di stato maggiore della Seleka, che ha stabilito la sua base proprio a Bambari, e quelli del generale Ali Djarras, inclusi alcuni peul armati presenti nella regione.

Scontri che stanno nuovamente seminando la paura tra i civili, in una città dove si registrano già 30.000 sfollati dopo le ondate di violenze degli ultimi mesi. Le stesse fonti della Misca hanno aggiunto che “molta gente è tornata nei campi sfollati”, assicurando di “adoperarsi con i soldati francesi di Sangaris a tutela dei civili”.

L’emittente locale Radio Ndeke Luka ha inoltre riferito che gli abitanti di Bambari, in particolare gli sfollati, sopravvivono in condizioni sempre più difficili: carenze alimentari, malaria, patologie polmonari, mancanza di tende, coperte e medicinali mentre i prezzi di cibo e beni di prima necessità sono sempre più alti.

R.C.A. - ancora scontri tra uomini armati a Bambari
R.C.A. – ancora scontri tra uomini armati a Bambari: questa volta sono fazioni rivali tra i ribelli Seleka

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25 Agosto 2014 – Oggi l’agenzia misna, oltre ai commenti sulla formazione del nuovo governo, riporta del crollo nella miniera d’oro di Ndassima, nei pressi di Bambarì, avvenuta qualche giorno fa. Più sotto era riportato già in data 22 Agosto, prendendo la notizia da Centrafrique-presse di quel giorno, di cui venivano dati altri aggiornamenti in seguito, sempre su Centrafrique-presse.

da misna: 25 Agosto 2014 – 15:31 CENTRAFRICA

VITTIME IN CROLLO MINIERA ILLEGALE GESTITA DA RIBELLI

Ventisette persone hanno perso la vita nel crollo di una miniera controllata dall’ex coalizione ribelle Seleka nella località di Ndassima, nella regione di Bambari, al centro del paese. Lo hanno annunciato fonti di sicurezza locale precisando che solo 25 corpi senza vita sono stati rinvenuti e sepolti. Incidenti come questi si verificano ciclicamente nelle miniere del Centrafrica, dove a causa dell’insicurezza diffusa e dalla debolezza delle autorità di transizione sono aumentate le attività clandestine e notturne.

La miniera di oro di Ndassima è di proprietà della società sudafricana Axim, costretta ad interrompere la produzione sin dal 2011 a causa della crescente insicurezza.

Dal colpo di stato militare del marzo 2013, attuato proprio dalla Seleka, l’ex colonia francese è sottoposta ad un embargo sui diamanti, ma sfruttamento ed esportazioni continuano illegalmente.

La sciagura nella miniera si è verificata in un contesto di grande insicurezza e instabilità politica, mentre a Bangui si è insediato da pochi giorni un nuovo governo di transizione, sotto la guida del primo ministro Mahamat Kamoun, un musulmano. A contestare la composizione dell’esecutivo di unità nazionale è la Seleka. “Non abbiamo partecipato alla formazione del governo. Chi è entrato lo ha fatto a titolo individuale e non a nome della Seleka” ha dichiarato Mohamed Moussa Dhaffane, numero tre dell’ex coalizione ribelle, minacciando di “tornare sugli impegni presi a Brazzaville”, dove è stato concluso un cessate il fuoco meno di un mese fa.

Critiche sono arrivate anche da partiti politici vicini all’ex presidente François Bozizé, destituito dal colpo di stato lo scorso anno: Kamoun è stato direttore di gabinetto dell’ex presidente Michel Djotodia, capo della Seleka che ha governato il Centrafrica fino allo scorso gennaio.

Nel fine settimana diverse marce di sostegno si sono tenute pacificamente per le strade di Bangui, organizzate da diverse organizzazioni della società civile, a sostegno del nuovo esecutivo.

[VV] 

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da Centrafrique-presse: 22 agosto 2014

 

Almeno otto persone sono state uccise in scontri tra gruppi armati nella regione di Boda, nel sud-ovest del Paese, come è stato appreso dalla forza africana Misca nella serata di oggi, Venerdì 22 Agosto.

“Almeno otto persone sono state uccise e diverse altre ferite in scontri tra anti-Balaka e musulmani armati” tra Mercoledì e Giovedi, riferisce un ufficiale Misca.

“Questi scontri sono avvenuti dopo la morte di un ragazzo musulmano di 14 anni ucciso da elementi anti-Balaka (milizie cristiane) e di un secondo soggetto musulmano che era alla ricerca di legna da ardere,” ha spiegato il ufficiale.

In risposta, “i musulmani poi hanno iniziato rappresaglie armate spaventando la gente”, ha detto.

“Attualmente le forze internazionali stanno facendo quello che possono per intervenire e limitare i danni. Ma molti musulmani sono armati e impediscono agli abitanti locali di portare avanti le proprie occupazioni”. ha detto Jean Nago , un residente di Boda.

La città Boda, a 350 km da Bangui, si trova in una delle principali aree minerarie del paese, e per oltre un anno è stata teatro di violenti scontri etnici che hanno lasciato diverse centinaia di morti

Boda è una delle poche enclavi musulmane nella zona occidentale del Centrafrica – attualmente circa 10.000 musulmani vivono lì e la maggior parte di essi è tornata dopo essere fuggita nel nord del paese e dei paesi vicini per sopravvivere alla violenza esplosa negli ultimi mesi.

Dal Gennaio 2014 la Repubblica Centrafricana è di fronte a una crisi senza precedenti.

Il Primo Ministro  Mahamat Kamoun  ha annunciato oggi la formazione di un nuovo governo con un’ampia base, di una trentina di ministri, compresi i rappresentanti dei gruppi armati e della società civile, si suppone per aumentare il consenso e l’unità.

Africa centrale: otto morti in scontri tra gruppi armati in gruppi del Sud-Est
R.C.A.: nella città di Boda ancora scontri tra uomini armati e 8 morti sul campo.

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22 Agosto 2014 – h 21,33 – Si è sbloccata la situazione di stallo presente fino a stamane e, quasi a sorpresa, è stato dato l’annuncio della formazione del nuovo Governo, con all’interno alcuni  …. parenti e persone vicine a l Primo Ministro!! Sembra che la presidente Catherine Samba-Panza abbia voluto dare un segnale prima dei nuovi incontri previsti a breve a Brazzaville, per i quali non ha ricevuto l’invito, suscitando forse alcune critiche per le scelte effettuate!

da Centrafrique-presse– 22 agosto 2014

 ELENCO DEL GOVERNO DI UNITA’ NAZIONALE

Ecco la composizione del nuovo governo centrafricano formato Venerdì 22 Agosto 2014 dal Primo Ministro Mahamat Kamoun.

Centrafrique: nomination d'un nouveau gouvernement de large ouverture
R.C.A.: la Presidente di transizione, Catherine Samba-Panza ed il Primo Ministro, Mahamat Kamoun danno vita al nuovo Governo di unità nazionale

– Ministro di Stato per le infrastrutture: Marie Noëlle Koyara (ex ministro dell’agricoltura nel governo uscente)

– Ministro di Stato della Difesa: Aristide Sokambi (ex ministro dell’Amministrazione territoriale)

– Il ministro della Sicurezza: Generale Thierry Marie Métinkoué (gendarmeria)

– Il ministro dell’Economia: Florance Limbio (prosegue il mandato precedente)

– Il ministro delle Miniere: Joseph Agbo

– Ministro delle Finanze: Bernard Kumba Bounandélé

– Il ministro della Riconciliazione: Jeannette Déthoua

– Ministro degli Affari Esteri: Toussaint Kongo Doudou (mandato precedente)

– Il ministro della Giustizia: Gabriel Faustin Mbodou

– Ministro della funzione pubblica: Eloi ANGUIMATE (mandato precedente)

– Ministro della Pubblica Istruzione: Gisele Bedan (mandato precedente)

– Il ministro della Salute: Marguerite Samba Maliavo (mandato precedente)

– Il ministro dei Trasporti: Arnaud Djoubaye Abazène (precedente, vicino all’ex Seleka)

– Il ministro del Commercio: Gertrude Zuta (mandato precedente)

– Il ministro delle Poste e Telecomunicazioni: Abdallah Kadre Hassane (precedente, vicino all’ex Seleka)

– Ministro degli Affari idriche e forestali: Isabelle Gaudeuille (ex ministro della Giustizia)

– Ministro della sicurezza sociale: Gaston Mackouzangba (ex-ministro della Segreteria Generale del Governo)

– Il ministro dell’Amministrazione territoriale: Bashir Modibo Oualidou

– Il ministro dell’Istruzione Superiore: Prof. Bernard Simiti (vicino al Primo Ministro)

– Il ministro degli Affari sociali: Eugenie Yarafa

– Il ministro dell’Energia: Jacques Mboaliadas

– Il ministro di Urbanistica: Jacques Ndémanga Kamoun (fratello del Primo Ministro)

– Ministro della Gioventù e dello Sport: Comandante Armel Ningatoloum Sayo (dal movimento rivoluzione e la giustizia armata, attiva nel nord-ovest del paese)

– Il ministro delle Comunicazioni: Victor Wake

– Il ministro per lo sviluppo rurale: David Banzoukou

– Il ministro dell’Ambiente: Robert Namséné

– Ministro del Turismo: Romaric Vomitiandé

– Ministero degli alloggi: Gilbert Kogréngbo

– Capo di gabinetto: Marc Mokopété

– Vice ministro delle finanze: Jacob Ngaya Desire (vicino a anti-Balaka)

– Il ministro per l’allevamento: Mahamat Yacoub Taib (vicino all’ex Seleka).

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da misna: 22 Agosto  2014 – 17:43 CENTRAFRICA

ANNUNCIATA LA COSTITUZIONE DI UN GOVERNO DI UNITÀ

Trentuno ministri, tra i quali rappresentanti della società civile e di gruppi armati coinvolti nella crisi cominciata a fine 2012: sono alcuni dei riferimenti di un esecutivo di unità nazionale costituito oggi.

Secondo il testo di un decreto letto alla radio nazionale, il governo è guidato da Mahamat Kamoun, musulmano, divenuto per la prima volta ministro quando al potere c’era l’ex coalizione ribelle Seleka.

Sono invece undici i dirigenti dell’esecutivo uscente confermati, tra i quali il titolare degli Esteri. Tre i ministri riconducibili a Seleka (Allevamento, Trasporti e Poste e telecomunicazioni), solo uno alle milizie Anti-Balaka (Finanze).

La nascita di un esecutivo aperto anche ai gruppi armati era stata concordata il 23 luglio ma aveva continuato ad alimentare tensioni per settimane.

[VG]

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da Centrafrique presse– 22 agosto 2014

22.8.14 (Reuters)

 

Almeno 25 persone sono morte nel crollo di una miniera d’oro situata 60 km a nord di Bambari, Repubblica Centrafricana, ha riportato un portavoce dei ribelli Seleka che controllano la regione a tutt’ oggi. Almeno 27 minatori sono ancora sotto le macerie e 25 corpi sono stati recuperati dopo il crollo della miniera Ndassima, che era di proprietà della canadese Axmin prima dell’avanzata dei ribelli un anno fa e che è ora fa parte di un’economia parallela per finanziare il conflitto in R.C.A.

“Nessun membro dei nostri servizi si trova sul luogo per sorvegliare i minatori, gli scavi per il recupero, proseguono, quindi senza regole Sotto i tre metri, diventa pericoloso proseguire e la pioggia può causare ulteriori crolli” ha commentato George Yacinthe-Oubaouba , uno dei responsabili del Dipartimento delle Miniere, confermando l’incidente  a Reuters.

Una miniera crolla in R.C.A.:, 25 morti
R.C.A.: anche l’oro è un pericolo per le popolazione del centrafrica!

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22 Agosto 2014 – Lunedì scorso si rifletteva sulla Giornata Umanitaria Mondiale e già oggi (venerdì), si registra l’uccisione di un altro operatore umanitario in Centrafrica! Non solo: tutte le “buone intenzioni” della convivenza pacifica al quartiere PK 5 di Bangui, si sono dissolte in un’ennesimo attacco violento, che oltre alla morte dell’operatore umanitario, ha causato altre quattro vittime e decine di feriti.  Nel frattempo ci sarà un nuovo incontro a Brazzaville (senza la Presidente di transizione, non invitata) per cercare di risolvere lo stallo politico causato dal mancato appoggio delle parti in causa alla nomina del primo Ministro Mahamat Kamoun, che non ha ancora potuto formare il nuovo governo, dopo dodici giorni dalla sua nomina.

da misna: 22 agosto 201411:19 CENTRAFRICA

SCONTRI A BANGUI, UCCISO OPERATORE UMANITARIO

Un operatore umanitario e altre quattro persone sono state uccise in violenti scontri scoppiati fra martedì e mercoledì nel quartiere PK 5 a Bangui che hanno opposto le forze internazionali e gruppi armati non ancora identificati. Mentre stava tentando di raccogliere un ferito – alla fine dei disordini se ne sono contate alcune decine – Bienvenu Bandios, volontario della Croce Rossa centrafricana, è stato colpito a morte da una proiettile di origine non ancora determinata.

“Siamo tutti in lutto oggi. Bienvenu ha lavorato nell’intero territorio nazionale. Su 30 giorni al mese, per 25 era impegnato nelle regioni interne a portare soccorso. Tutta la sua vita l’ha trascorsa come operatore umanitario” ha detto Jean-Moïse Modessi, suo superiore, ricordando la vittima, un ragazzo di 30 anni, padre di famiglia.

“Scioccata” la Croce Rossa centrafricana ha rivolto un appello a tutte le forze belligeranti affinché rispettino il lavoro degli operatori umanitari che agiscono in modo imparziale a difesa dei civili. Un appello che giunge mentre le Nazioni Unite hanno denunciato un triste ‘record’ di omicidi fra gli operatori umanitari impegnati in Repubblica Centrafricana, registrando 50 attacchi negli ultimi 12 mesi. “Il numero degli operatori umanitari che sono stati uccisi, rapiti o seriamente feriti ha raggiunto un livello mai visto” ha detto Claire Bourgeois, coordinatrice per gli affari umanitari del Palazzo di Vetro nel paese africano.

Al momento sono circa 2000 gli operatori umanitari impegnati in Centrafrica.

RCA: un humanitaire de la Croix-Rouge tué à Bangui
R.C.A. – 22/08/2014 – Sono circa 2.000 gli operatori umanitari impegnati attualmente in Centrafrica. Immagine tratta da Centrafrique- presse.

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20 Agosto 2014 – La pace di cui si parlava solo due giorni fa al quartiere PK 5 di Bangui era solo un’illusione e i segnali di ripristino della sicurella si sono frantumati!
“Posteggiamo” provvisoriamente il pezzo in attesa di traduzione più appropriata.

 
da Centrafrique-presse 20 agosto 2014

 

Scontri scoppiati Martedì sera a Bangui tra soldati francesi della forza europea EUFOR e uomini armati, e ha continuato Mercoledì mattina, abbiamo appreso da fonti.

“I nostri membri stavano perlustrando Martedì sera al PK 5 (quartiere musulmano del 3 ° distretto) quando sono stati oggetto di attacchi verbali e poi il fuoco da uomini armati. Hanno risposto a questi attacchi e sono seguiti gli scontri” ha detto il AFP una fonte vicina alla forza europea.

“Oggi (Mercoledì) in mattinata, una marcia che coinvolge un centinaio di persone dal PK5 diresse verso la sede della Minusca (rappresentanza delle Nazioni Unite a Bangui.) Queste persone furono respinti dalle EUFOR e ha approfittato della confusione per lanciare una granata sui nostri elementi, “ ha detto.

“La risposta è stata forte ed è ancora difficile determinare esattamente ciò che è accaduto in altro campo. Ci sono banditi in PK5 agiscono al crepuscolo o durante il giorno e che dovrà rilevare migliorare la situazione, “ già standardizzato a Bangui, secondo la stessa fonte.

Pesanti esplosioni sono state sentite fino a tarda notte quartiere PK5 ultima enclave musulmana nella capitale. Di arma da fuoco automatiche e armi pesanti continuato Mercoledì mattina, e sporadici spari erano ancora ascoltato in metà giornata da questa zona, è volato ininterrottamente da due elicotteri.

“Siamo stati attaccati ieri sera da elementi EUFOR francesi che sono entrati il nostro composto e ucciso il nostro fratello minore, hanno ferito quattro persone”, ha dichiarato all’Afp un significativo quartiere musulmano. Tale valutazione non è stata confermata da un’altra fonte.

“Questa mattina abbiamo raggiunto la sede della Minusca per loro di testimoniare l’opinione nazionale e internazionale. Non vogliamo che i francesi” in PK 5, lamentato il funzionario.

 La radio pubblica ha riferito che “i veicoli delle forze internazionali e gendarmeria e la polizia sono stati attaccati dai musulmani che ha anche attaccato un sito di IDP nel quartiere Beaver”, sempre nel 3 ° distretto. “Non sappiamo se ci sono state vittime “, ha detto la radio.

Repubblica Centrafricana: scontri Bangui tra soldati e uomini armati francesi

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da misna: 20 agosto 201412:47 CENTRAFRICA

STALLO POLITICO, FINORA VANI I NEGOZIATI

Proseguono fra le difficoltà nella Repubblica Centrafricana le trattative per la formazione di un nuovo governo di transizione “allargato”, contro il quale si è già schierata la coalizione Seleka e una buona parte della classe politica.

Una delegazione di negoziatori è rientrata ieri sera da Brazzaville dopo un incontro con il mediatore, il presidente congolese Denis Sassou Nguesso: l’impasse ruota sempre attorno alla figura del primo ministro Mahamat Kamoun, nominato il 10 agosto, da cui la Seleka ha subito preso le distanze.

Il monito rivolto alle parti in causa dal presidente del Consiglio nazionale di transizione, Alexandre Ferdinand Nguendet: nel paese – ha detto – persiste uno stallo politico che solo un premier di ampio consenso può sbloccare.

Al momento Kamoun, già membro dell’esecutivo quando al potere c’era la Seleka, non sembra trovare il favore neanche di una parte della società civile in un paese in cui manca di fatto un esecutivo ormai da 15 giorni.

[FB]

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da Centrafrique-presse: 19 agosto 2014
Africa Centrale: il difficile compito di Mahamat Kamoun
R.C.A.: Mahamat Kamoun si è insediato il 14 Agosto nelle sue funzioni di Primo Ministro, ma formare il nuovo Governo di unità non è cosa facile!

Il nuovo primo ministro si è insediato Giovedì 14 Agosto 2014. Egli cerca di formare un governo in un ambiente molto difficile.

Mahamat Kamoun è  di religione musulmana. Egli è il primo uomo di quella religione ad occupare questa posizione nella Repubblica Centrafricana. La sua nomina da parte del presidente della transizione ha avuto luogo nel quadro di accordi sulla cessazione delle ostilità firmato alla fine di luglio a Brazzaville (Congo). Ironia della sorte, il gruppo armato della ex coalizione Seleka (a maggioranza musulmana) rifiuta di partecipare al governo di unità nazionale, mentre gli Anti-balakas (cristiani), hanno dato la loro adesione a prenderne parte.

Le probabilità che ha il nuovo primo ministro sono molto limitate nel contesto polarizzato della R.C.A. –  Rifiutato da alcuni politici e gruppi armati, Mahamat Kamoun è stato apertamente sconfessato sulla nomina dal mediatore congolese e dalla Francia, che avevano un proprio candidato per quella carica, ma che non sono riusciti ad imporre alla Presidente Catherine Samba-Panza. Questo atteggiamento di condiscendenza non può che indebolire  il primo ministro, scelto direttamente dal capo dello stato dell’Africa centrale.

Se anche riuscisse ad essere formato, nulla può garantire che il futuro governo possa durare a lungo. Le soluzioni per la pace nella Repubblica Centrafricana sembrano poco credibili, in un paese segnato dalle tendenze secessioniste di Seleka, quando la comunità internazionale guidata da Francia cerca di mantenere “il bottino” di uno stato irraggiungibile.

I principali protagonisti della crisi del Centrafrica hanno firmato un accordo di pace nel mese di luglio a Brazzaville (vedi scorrendo al 23/07/2014) a seguito di una trattativa sotto gli auspici del presidente congolese Denis Sassou Nguesso. Sebbene accolto con favore dalla popolazione e messo in pratica con il ritorno alla convivenza in alcuni quartieri e villaggi, il cessate il fuoco non si osserva nel campo.

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18 Agosto 2014 – Bangui – Finalmente la gente comune si sta muovendo per comunicare l’unico messaggio possibile a far cambiare le cose:  IL PERDONO!  Finché non si sarà uniti nella ricerca della pace, questa non ci sarà mai! Purtroppo non si è ancora sparsa la voce su tutto il territorio centrafricano, ma accontentiamoci di partire dal Km 5! Sembra che siano stati attenti alle parole del Vescovo di Bangui (vedi più sotto)!!

da Centrafrique-presse – 18 agosto 2014

Se la violenza e l’insicurezza persistono al di fuori di Bangui, la capitale della Repubblica Centrafricana, segnali di un ritorno alla tranquillità sono evidenti nel quartiere musulmano di PK5, particolarmente colpito dalla violenza settaria; le strade si riempiono di nuovo, il mercato ha riaperto e le associazioni cercano di far rivivere il dialogo.

Dopo le violenze del mese di dicembre, il quartiere musulmano della zona posta a cinque chilometri, detto appunto PK 5, polmone economica della capitale, era rimasto chiuso e gli abitanti in seguito erano fuggiti dalla zona, spesso rifugiandosi all’estero, principalmente in Camerun e Ciad. Ma nelle ultime settimane, questo quartiere così toccato dalla violenza, è diventato più sicuro e, di conseguenza, sono tornati i fornitori e i clienti pure, facendo riprendere la vita al mercato. “Siamo insieme tutti, musulmani e cristiani che eravamo insieme in tempo” afferma un fornitore di arachidi, “I clienti che sono davanti a me sono tutti i cristiani ed io sono un musulmano.” ” Il nostro obiettivo qual’è? Noi non facciamo politica. Noi, lavoriamo per la pace, la riconciliazione e la consapevolezza”, insiste un altro commerciante.

Ottenere gli accordi firmati al forum di Brazzaville

Alla fine di luglio, a Brazzaville, gli anti-Balaka e i Seleka hanno firmato la pace. Da allora, a PK5 di Bangui e le associazioni si mobilitano per spiegare questi accordi ai residenti. Un leader dell’associazione del quartiere ha tenuto una riunione nella sua casa: “Ci sono un sacco di persone, nel 3 ° distretto, che ignorano gli accordi Brazzaville”, dice un funzionario.

“Faremo avere la consapevolezza, casa per casa, per cristiani e musulmani, per far passare il messaggio,” espone Issam Mahmoud, presidente del Coordinamento Umanitario del 3 ° distretto. Il messaggio: “è il perdono. La cessazione delle ostilità, sia da parte musulmana sia da parte cristiana. Non serve a niente uccidere e seguire i politici che manipolano la popolazione. “

http: //www.rfi.fr/afrique/20140817-fruscio pace ritorno –…

Segnali di ripristino della pace nel quartiere musulmano di Bangui
Segnali di ripristino della pace nel quartiere musulmano di Bangui

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18 Agosto 2014 – sebbene da giorni avessimo già segnalato la notizia delle nuove violenze nel nord del Centrafrica, tutto sembra avvolto nel mistero, perché da parte dei Seleka sono arrivate smentite riguardo ai fatti.  Oggi su Misna leggiamo questo:

18 Agosto  2014 – h 10:48 CENTRAFRICA

SEGNALATE VIOLENZE A M’BRÉ, COLPITO VILLAGGIO

Da diversi giorni si segnalano civili in fuga dal villaggio di M’bré, nella regione centro-settentrionale di Nana-Grébizi, in direzione della capitale Kaga-Bandoro, situata a quattro ore di cammino. Raccontano di violenze subite da uomini armati – riferiscono agenzie internazionali – che avrebbero provocato fra le 30 e le 40 vittime.

La Misca, la forza africana di mantenimento della pace, per il momento non ha notizie dall’area di M’bré, dove le comunicazioni sono estremamente difficili. Nessuna autorità locale sarebbe presente sul posto, riferiscono i civili una volta raggiunta Kaga-Bandoro in piccoli gruppi.

Secondo alcune ipotesi si tratterebbe di episodi di banditismo da parte di nomadi ciadiani. Altri parlano di rappresagliedopo l’uccisione di due commercianti musulmani la scorsa settimana. I responsabili sarebbero allevatori Bororo, che abitano tradizionalmente nella zona, ma che si sarebbero uniti ai ribelli della Seleka, ottenendo armi.

Secondo fonti umanitarie, 300 persone, fra cui dieci capi-villaggio, avrebbero abbandonato l’area di M’bré; il sindaco lo avrebbe già fatto un mese fa e da Kaga-Bandoro chiede ora l’allestimento di nuovi campi per gli ultimi sfollati che, dice, non hanno un riparo e hanno bisogno di cibo. Già a maggio Kaga-bandoro era stata teatro di combattimenti fra Seleka e milizie anti-Balaka.

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da Centrafrique-presse: 18 agosto 2014

L’arcivescovo di Bangui, mons Dieudonné Nzapalainga ha lanciato ieri, Domenica 17 Agosto, un martellante appello per la pace e l’unità nella R.C.A., dicendo: “Lo dico forte e chiaro, solo il dialogo fornirà una soluzione ai nostri problemi, non le armi”, aggiungendo che il dialogo e la consultazione permetteranno ai centrafricani di superare la crisi in cui si trovano, in particolare, dice il vescovo Dieudonné Nzapalainga in un discorso alla celebrazione del 120° anniversario della prima parrocchia Oubanguian ” San Paolo Rapides Parish “ del 7 ° distretto di Bangui.

La parrocchia è stata fondata nel 1894 da Monsignor Philippe Prosper Augouard, vicario apostolico del Ubangui e Congo francese, residente a Brazzaville, in Congo.

La presidente della transizione, Catherine Samba-Panza, rientrata dalla capitale congolese il Sabato, con la sua presenza ha dato più importanza alla celebrazione ecumenica dedicata a questo evento celebrato da tutta la comunità cattolica in R.C.A.

“Quelli che normalmente si considerano da respingere, devono essere accolti e la Chiesa è il luogo per eccellenza dell’accoglienza e dell’ospitalità dove si può trovare il dialogo e la stima. E chiesa domestica è dove devono essere stimati il padre, la madre e i figli, nel rispetto e nel dialogo per promuovere i veri valori che trasformeranno la società”, ha inoltre sostenuto.

Rivolgendosi ai genitori, l’arcivescovo di Bangui ha detto: “la prima scuola comincia a casa, che è il luogo della trasmissione dei valori veri. I genitori, imparano a lavorare, essi stessi  insieme ai propri figli, nel rispetto per il lavoro e nell’unità. “

Ha poi messo in guardia: “se in famiglia vi è la divisione non c’è da sorprendersi se il vostro bambino sarà portatore di divisione anche all’esterno.” Proseguendo sullo stesso argomento ha condannato le chiese costruite su basi etniche, definendole “club di amici”, perché: “Quando si sceglie con chi stare in base alla razza e l’affinità del gruppo etnico, non si è chiesa. Non si realizza la missione divina, la missione universale che Cristo ci ha affidato “, ha insistito ancora l’Arcivescovo di Bangui.

Primo Ministro Centrafricano incontra i Vescovi cattolici
L’immagine si riferisce all’incontro avvenuto tra il nuovo Primo Ministro centrafricano, all’inizio del proprio mandato, e i Vescovi delle varie diocesi della R.C.A., il 15 Agosto 2014
da Centrafrique-presse: 16 Agosto 2014

“In tre giorni, nei villaggi della regione M’brés nel nord della Repubblica Centrafricana (400 km a nord di Bangui), almeno 34 persone sono state uccise tra il 13 e il 15 agosto dai presunti membri dell’ex ribelle Seleka e  da nomadi Fulani armati” ha dichiarato oggi, sabato 16 agosto, un ufficiale della forza Misca africana, parlando dalla vicina città di Kaga-Bandoro (nord).

Dapprima i residenti dei villaggi sono fuggiti dalle loro abitazioni e gli assalitori hanno circondato le loro vittime, seguendoli nella loro fuga nella boscaglia. Alcune delle vittime sono morte per impiccagione, altri sono stati picchiati e torturati a morte, ha detto la stessa fonte.

Gli aggressori sono a piedi o in moto e fanno tiro al bersaglio con tutte le persone che incontrano, ha detto a AFP Kétégaza Achille, un residente di M’brès fuggito a Kaga Bandoro. Essi dicono che vogliono pulire otto villaggi nell’asse tra M’brés-Bakala – Ndélé entro il 15 settembre (data di dispiegamento della forza ONU dei Caschi Blu).

Si esortano le autorità di Bangui a dare il proprio aiuto inviando gli uomini dell’unità Sangaris (operazione militare francese) e della Misca per proteggere gli abitanti indifesi.

La violenza segna una nuova violazione del fragile cessate il fuoco firmato a fine luglio a Brazzaville tra protagonisti della crisi. Un nuovo primo ministro è stato nominato dal Presidente Catherine Samba Panza, ma il paese è ancora in attesa per la formazione di un governo di transizione rinnovata e ampliata, destinata a includere rappresentanti dei gruppi armati, compresi i membri del precedente Seleka.

Repubblica Centrafricana: almeno 34 abitanti del villaggio uccisi da ex ribelli nel nord
Ancora morti tra i civili in R.C.A. per mano degli ex ribelli Seleka

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R.C.A.: prendiamo tra le foto della pagina facebook del nuovo Primo Ministro centrafricano.

L’immagine parla da sola e lascia ben sperare in un dialogo tra le parti religiose anche sul fronte della politica di Stato.

Il 13 Agosto è stato il 54° anniversario dell’indipendenza della R.C.A. dalla Francia!      Chi se n’era accorto?? Date un’occhiata nella nostra pagina “madre” AFRICA

Ricordo del 54° anniversario della Repubblica Centrafricana
R.C.A.: 13 Agosto 2014 – la presidente di transizione, Catherine Samba Panza rende omaggio alla tomba di Barthelemy Boganda,
da Centrafrique-presse – 13 ago 2014
13/08/14 (AFP)
Repubblica Centrafricana: presidente denuncia facinorosi e sostenitori della partizione
R.C.A. : 13 Agosto, festa dell’indipendenza, ma ancora una volta con la tragedia in corso!

La presidente di transizione Catherine Samba Panza ha richiamato a lottare contro i “facinorosi” che alimentano il “caos di sicurezza” in centrafrica, denunciando l’opera di “estremisti” sostenitori di un “piano suicida” per la divisione del paese.

“Ognuno deve (…) fornire tutto il suo sostegno e la cooperazione con le forze internazionali per sradicare dei nostri quartieri i facinorosi che tutti conosciamo e che continuano a devastare nel nostro paese”, ha detto ieri sera la signora Samba Panza, in un discorso in occasione della festa nazionale del 13 agosto, che segna il 54° anniversario dell’indipendenza della Repubblica Centrafricana.

Questa ex colonia francese è stata immersa nel caos dalla caduta del presidente François Bozizé nel marzo 2013 ad opera della coalizione ribelle Seleka. Questi ultimi sono stati estromessi dal potere a gennaio, ma il paese rimane tuttora lacerato da scontri tra milizie cristiane e musulmane, nonostante l’intervento armato dominante della Francia e paesi africani.

“Tutti gli indicatori della nostra società sono ormai in rosso e spiegano da soli la difficile situazione di transizione politica di cui io sono responsabile,” ha concluso.

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da misna, 12 agosto 201410:11 CENTRAFRICA

GOVERNO DI UNITÀ, SELEKA PRENDE DISTANZE

 

La coalizione Seleka non parteciperà al governo di Mahamat Kamoun, nominato primo ministro domenica: lo ha detto un portavoce dei ribelli, Habilah Awal, motivando la scelta con la mancanza di consultazioni con il capo dello Stato Catherine Samba-Panza.

Secondo il portavoce, “Seleka controlla buona parte della Repubblica Centrafricana” e per questo sarebbe stato necessario chiedere il suo “consiglio”.

Dai ribelli, d’altra parte, non è arrivata nessuna critica diretta a Kamoun. Il nuovo primo ministro è musulmano, come la maggior parte dei comandanti di Seleka, ed è entrato nell’esecutivo quando al potere c’era la coalizione. Secondo più fonti di stampa, nei giorni scorsi erano state divisioni interne a Seleka a impedire ai ribelli di esprimere un candidato per la guida del governo.

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da misna: 11 agosto 201410:25 CENTRAFRICA

KAMOUN PRIMO MINISTRO, VERSO GOVERNO DI UNITÀ

Nuovo Primo Ministro Centrafricano
R.C.A.: nominato il Primo Ministro che dovrebbe portare verso l’unità nazionale: Mahamat Kamoun, musulmano ed esponente del precedente governo della coalizione Seleka

Musulmano e già membro del governo della coalizione Seleka, ma ora uomo di fiducia dei nuovi vertici di Bangui: è l’identikit del primo ministro della Repubblica Centrafricana, Mahamat Kamoun, nominato ieri dalla presidente ad interim Catherine Samba-Panza.

Kamoun era entrato nell’esecutivo dopo il golpe del 2013, quando era divenuto presidente Michel Djotodia, capo di Seleka. Dopo l’estromissione dal potere della coalizione, composta perlopiù da musulmani, era però stato scelto come consigliere di Samba-Panza.

Ieri sera Kamoun ha detto di voler rispettare lo spirito dell’Accordo di Brazzaville, con un governo aperto ai principali protagonisti della crisi cominciata nel 2012. Il primo ministro ha sostituito André Nzapayéké, dimissionario la settimana scorsa.

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da misna: 6 Agosto 2014 – 12:43 CENTRAFRICA

SCONTRI NEL NORD, LE VITTIME SONO DECINE 

Sono più di 50 le vittime causate da combattimenti che nel nord della Repubblica Centrafricana stanno contrapponendo ribelli della coalizione Seleka, da una parte, e peacekeeper della Francia e dell’Unione Africana, da un’altra.

Il bilancio, provvisorio, è stato diffuso da ufficiali delle due missioni militari. Stando alle loro ricostruzioni, tra lunedì e ieri sera nei combattimenti hanno perso la vita 50 ribelli e due peacekeeper africani.

Gli scontri sono in corso a Batangafo, cittadina roccaforte della Seleka situata 300 chilometri a nord di Bangui. Ieri nella capitale si è dimesso il primo ministro André Nzapayéké. Un passaggio che potrebbe preludere alla nascita di un esecutivo aperto ai principali protagonisti della crisi cominciata nel 2012.

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da misna – 5 Agosto  2014 – h 18:19 CENTRAFRICA

PRIMO MINISTRO SI DIMETTE, VERSO UN GOVERNO DI UNITA’

Dimissioni del governo di transizione in R.C.A.
R.C.A.: si dimette Andrè Nzapayeké, Primo Ministro del governo di transizione

Il primo ministro André Nzapayéké ha rassegnato oggi le dimissioni, aprendo la strada alla costituzione di un esecutivo “in uno spirito di ampia apertura e riconciliazione nazionale”: lo ha annunciato oggi alla radio un portavoce della presidente Catherine Samba Panza.

La creazione di un nuovo governo era stata annunciata dal capo dello Stato dopo l’accordo di cessate-il-fuoco sottoscritto a fine luglio a Brazzaville dalle forze politiche e dai gruppi armati protagonisti della crisi nella Repubblica Centrafricana.

Secondo Samba Panza, nell’esecutivo dovranno trovare espressione “tutte le sensibilità geografiche, politiche, comunitarie e sociali del paese”.

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da misna: 5 Agosto  2014 –  h 17:03 CENTRAFRICA

SCONTRI NEL NORD TRA MILITARI FRANCESI E RIBELLI

Sono “diverse” le vittime causate oggi da combattimenti che hanno contrapposto forze francesi e ribelli della coalizione Seleka nel nord della Repubblica Centrafricana: lo hanno riferito ufficiali della “Misca”, la missione africana di peacekeeping.

Stando a questa ricostruzione, gli scontri sono cominciati con l’assalto di un gruppo di ribelli a militari della missione francese “Sangaris” di pattuglia nella cittadina di Batangafo. I combattimenti sarebbero durati ore e avrebbero visto il coinvolgimento di cacciabombardieri Rafale. Gli ufficiali hanno riferito che a perdere la vita sono stati solo ribelli.

A Batangafo scontri armati si erano verificati già la settimana scorsa, nonostante la recente firma di un accordo di tregua da parte dei protagonisti della crisi centrafricana.

R.C.A.: a Batangafò scontri tra uomini armati e militari della forza francese Sangaris
R.C.A.: a Batangafò scontri tra uomini armati e militari della forza francese Sangaris che si trovavano in ricognizione dopo i disordini della scorsa settimana

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da Centrafrique-presse: 4 agosto 2014
Fonte: Reuters 04/08/2014 – h 23:03

Gli scontri sono scoppiati  Lunedì 4 Agosto tra le forze francesi Sangaris e un gruppo armato nella zona di Batangafò, nel nord-ovest del paese“Questa mattina (Lunedi), mentre eravamo impegnati in una missione di ricognizione a Batangafò, siamo stati gravemente attaccati da un gruppo di un centinaio di persone, probabilmente della zona, pesantemente armati e molto combattivi.”  ha dichiarato un militare francese, aggiungendo:“Data l’aggressività di questo gruppo, la forza Sangaris ha reagito prontamente, con il sostegno di aerei da combattimento Rafale da N’Djamena e la forza elicottero Sangaris, ma  ci sono state ugualmente vittime nei ranghi della forza francese”.

La ricognizione dell’esercito era in atto  pochi giorni dopo gli scontri tra  Seleka e Anti-Balaka (vedi più sotto in data 31/07/14) avvenuti nella regione in deroga all’accordo del cessate il fuoco, dopo il trattato firmato il 23 Luglio a Brazzaville.

Le flebili speranze di una tregua, dopo il caos partito dal marzo 2013, sono state ancora una volta disattese. Il numero dei morti e dei feriti è sempre più alto e gli sfollati hanno raggiunto il quarto della popolazione.

Militari francesi attaccati a Batangafò (R.C.A.)
R.C.A.: attaccato a Batangafò un contingente della forza militare francese Sangaris che si trovava in ricognizione
Militari francesi Sangaris attaccati a Batangafò
R.C.A.: militari della forza francese Sangaris, sono stati attaccati da  uomini armati durante una ricognizione a Batangafò, dopo i disordini di fine luglio 2014

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da journaldebangui.com e agenzie – 04/08/2014

Nonostante i colloqui di pace, i civili continuano ad essere intrappolati nel fuoco incrociato di combattimenti

Secondo una dichiarazione rilasciata Venerdì 1 agosto 2014 a New York, 26 civili sono stati uccisi in Centrafrica dall’inizio della precedente settimana, quando gruppi di uomini armati hanno condotto un attacco contro il villaggio di Batangafò in Ouham. I funzionari umanitari delle Nazioni Unite hanno detto che, nonostante i recenti colloqui di pace a Brazzaville, gli scontri tra gruppi armati sono continuati, causando un pesante tributo tra i civili. Secondo la dichiarazione, la costante insicurezza è ancora più allarmante e ha un impatto diretto sulle operazioni di soccorso, mentre in totale sei operatori umanitari sono stati uccisi in combattimenti a partire dal culmine del disordine, nel mese di dicembre 2013.
E' sempre emergenza umanitaria in R.C.A.
Ancora insicurezza in Repubblica Centrafricana, anche dopo il trattato firmato a Brazzaville il 23 Luglio 2014

© Internazionale DIGNITÀ immagine d’illustrazione

Circa 527.000 persone sono ancora sfollate all’interno del paese, tra cui 102.000 a Bangui, mentre più della metà della popolazione (2,5 milioni di persone) ha bisogno di assistenza umanitaria. La dichiarazione ha aggiunto che oltre alla pericolose situazione della sicurezza, gli sforzi dei gruppi di aiuto sono ostacolati dalla mancanza di fondi, con meno del 40%, che sono stati ricevuti finora, dei 565 milioni dollari necessari per il 2014. Ci sono alcuni giorni, ha denunciato l’Ufficio delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR) in cui la mancanza di fondi aumenta notevolmente gli sforzi per fornire assistenza ai rifugiati, la cui sopravvivenza di base è molto limitata. UNHCR ha anche osservato che “Ci sono stati anche problemi di riparo, approvvigionamento acqua, cibo e servizi igienici, in particolare preoccupanti ora che la stagione delle piogge è iniziata a pieno regime”. La R.C.A. è immersa in una crisi alimentata da attacchi di rappresaglia intercomunali tra milizie anti-Balaka e ribelli Seleka, dopo che questi ultimi sono stati cacciati nel gennaio 2014, dal potere assunto con la violenza e con un colpo di Stato.
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Malgrado la buona volontà di alcuni, l’impegno di pochi non basta!

da misna 1° Agosto  2014 –  h.11:27 CENTRAFRICA

SCONTRI TRA RIBELLI, VIOLATO ACCORDO DI BRAZZAVILLE

A una settimana dalla firma di un accordo di cessazione delle ostilità a Brazzaville, notizie contrastanti giungono dal Centrafrica.

Nella località di Batangafo, 300 km a nord di Bangui, violenti scontri tra gruppi armati rivali hanno causato almeno 22 morti, in maggioranza civili, decine di feriti e centinaia di sfollati. Lo ha annunciato la forza africana Misca, dispiegata in città.

Una ripresa delle ostilità tra milizie di autodifesa Anti-Balaka, entrati con la forza nella località, e l’ex coalizione ribelle Seleka che segna la prima grave violazione dell’accordo siglato lo scorso 23 luglio nella capitale congolese. I combattimenti, registrati tra mercoledì e giovedì, hanno spinto alla fuga numerosi abitanti ora rifugiati nell’ospedale di zona, al comune di Batangafo, in parrocchia e presso la base della Misca. Fonti locali hanno riferito di una situazione “più calma” soltanto da stamattina, ma di tensioni ancora palpabili.

Dalla destituzione dell’allora presidente François Bozizé, nel marzo 2013, da parte dei ribelli Seleka e nei successivi mesi di conflitto armato con i rivali Anti-Balaka, Batangafo è stata più volta colpita da attacchi così come le vicine località di Bouca, Bossangoa, Markounda e Kabo, nella prefettura dell’Ouham, al centro del paese.

Intanto a Bangui uno dei leader Anti-Balaka, il capitano Gilbert Kamezou-Lai, ha annunciato la dissoluzione del movimento, invitando i combattenti a “consegnare le armi” e “raggiungere le caserme in modo volontario” in attesa del processo di ‘disarmo, smobilitazione e reinserimento’ (Ddr). Lo ha riferito l’emittente locale Radio Ndeke Luka, aggiungendo che il dirigente delle milizie di autodifesa ha anche chiesto “perdono al popolo centrafricano per gli abusi colpiti da alcuni elementi Anti-Balaka”.

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da Centrafrique -presse – 31 luglio 2014
07/31/14 (RFI)

Nella parte nord del Centrafrica, la città di Batangafo è stata teatro di scontri per diverse ore questo Mercoledì 30 luglio al mattino. Membri della Seleka presenti in città sono stati attaccati da uomini armati presentati come anti-Balaka. Non si è ancira avuto un quadro chiaro della situazione, ma molti sono morti.

Verso le 10 del mattino, i Seleka di Batangafo sono stati il bersaglio di un attacco. Il combattimento è durato diverse ore. Gli aggressori alla fine sono stati respinti. Per i Seleka non c’è dubbio: questi aggressori sono anti-Balaka. “Questa è una violazione dell’accordo sulla cessazione delle ostilità”, ha protestato il portavoce dello Stato Maggiore della Seleka, Ahmat Nedjad Ibrahim .

“Abbiamo appena firmato un accordo a Brazzaville, ma gli anti-Balaka continuiamo a provocarci”, ha detto il colonnello Narkoyoun, altro membro del personale della Seleka.  Da parte degli anti-Balaka è smentito qualsiasi coinvolgimento insiste Brice Nansio, portavoce del movimento. “Abbiamo ordinato a tutti i nostri elementi di fermare la violenza, insiste. Se ci sono persone che affermano di essere anti-Balaka e continuano le violenze, non sono anti-Balaka.”

“Pecora nera”

Per questo, da altra fonte, si sta avanzando una spiegazione diversa, cioè che si tratti di un elemento fuori controllo. L’attacco, a Batangafo, infatti,  potrebbe essere opera di una “pecora nera” di nome Engelou: allontanato da Bangui, perché ha seminato troppo disordine nel 4 ° arrondissement. “E stato rimosso dal movimento”, ha detto la fonte, “è stato inseguito fino Bouca. Non so se è stato lui che ha attaccato Batangafo ma è il suo carattere. Quando è ubriaco, è così. “

il risultato è che diverse centinaia di persone sono in preda al panico e si sono rifugiate nella chiesa cattolica e della sede di alcuni organismi umanitari.

http://www.rfi.fr/afrique/20140731-batangafo-affrontements-f …

A Batangafo, scontri minano il processo di pace
A Batangafo, scontri minano il processo di pace
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da Centrafrica-Presse.com
31 luglio 2014
  07/31/14  (RFI)

Repubblica Centrafricana, nonostante il miglioramento della situazione della sicurezza a Bangui, l’enorme campo profughi Mpoko l’aeroporto non è scomparso. Il campo era nato con la violenza del dicembre nella capitale e ha fino a 100.000 rifugiati. Oggi, ci sono meno – circa 37.000 – ma vivono in condizioni più precarie, aggravate dalla stagione delle piogge e l’aumento dei casi di malaria.

Da dicembre, la mamma Nicole sopravvive sotto un telone di plastica senza materassi o coperte sul terreno fangoso. Ieri sera, a causa di temporali, la nonna, il campo profughi Mpoko Bangui, non ha chiuso occhio. “Non siamo riusciti a dormire perché la pioggia cade, la pioggia entra nella casa, vestiti sono bagnati, ci troviamo “, dice.

Per 37.000 sfollati questo enorme campo piantati lungo la pista dell’aeroporto, la stagione delle piogge è ormai sinonimo di malattia. “Ci sono troppe malattie. Quando piove, ha troppo fango, ci sono malaria. Noi non abbiamo nemmeno coperte o zanzariere. Noi che dormono qui con teloni abbiamo buchi, abbiamo ricevuto nulla “, denuncia la sua parte, si è trasferito.

Per sei mesi, gli sfollati sono meno, ma anche umanitario. Medici Senza Frontiere (MSF) ha mantenuto tre ospedali, dove il 50% dei pazienti provengono per gli attacchi di malaria. “Qui trattato circa 2.500 casi ogni settimana, ha detto Caroline Sholtes, coordinatore della ONG. Rispetto alla popolazione del campo di oggi è enorme, ma dobbiamo garantire un accesso tempestivo alle cure e il trattamento dei casi di malaria per evitare complicazioni possono essere molto gravi nei bambini, per esempio, [ma ] donne e altri incinte che sono più vulnerabili. “

Al momento, il campo Mpoko, la situazione sanitaria è sotto controllo, ma il picco di malaria non è ancora raggiunto.

http://www.rfi.fr/afrique/20140730-rca-saison-pluies-aggrave …

RCA: la stagione delle piogge ha aggravato la situazione nel campo Mpoko

30 Luglio 2014 – Troppe volte abbiamo avuto la speranza che ci fosse una svolta positiva alla catastrofe centrafricana. Ora, forse ci siamo!!  E sarebbe davvero arrivata l’ultima ora per farlo!!

D’altra parte, quanti atri genocidi e nuovi olocausti (nell’articolo si accenna ad almeno quattro, che però sono in continua evoluzione negativa, con il numero di morti e feriti che aumenta ogni ora di più!) sono in corso attualmente?                                   Almeno questo potrebbe essere arrivato alla conclusione e alla parola:  PACE!!

R.C.A.: Gli Anti-balaka annunciano il loro scioglimento

da radio Ndeke Luka – Mercoledì 30 luglio 2014 12:53

Gli Anti-balaka annunciano il loro scioglimento
Svolta positiva dopo i primi dubbi sull’esito del Forum di Brazzaville: gli Anti-Balakas annunciano, a distanza di una settimana, il loro scioglimento

Rientro in caserma per coloro che erano nell’esercito e far parte del processo di smobilitazione per gli altri, è l’appello lanciato oggi,  Mercoledì 30 Luglio 2014, a tutti gli Anti-Balaka da uno dei loro leader. “Mi ero brutalmente ribellato per protestare contro gli abusi sulla popolazione civile da parte dei Seleka, ottenendo la partenza di Michel Djotodia dal centrafrica, ora. a seguito dalla firma dell’accordo sulla cessazione delle ostilità di Brazzaville, il 23 luglio scorso, penso che sia assolutamente necessario fare tutti gli sforzi possibili per consolidare la pace e la sicurezza nella R.C.A. “, ha detto alla stampa il capitano Gilbert Kamezou-lai . “Chiedo ai fratelli Antibalaka che appartenevano alla FACA (Forze armate centrafricane) di disarmarsi volontariamente e di tornare in caserma senza eccezioni“, ha detto il capitano annunciando lo scioglimento del suo movimento. “Per i civili  patrioti che hanno aderito agli Antibalaka, che elogio per lo spirito patriottico che hanno avuto, chiedo loro di riorganizzarsi per la loro registrazione, in attesa del processo di DDR “(disarmo, smobilitazione e reintegrazione), ha detto il leader della milizia. Il capitano Kamezou-lai è andato oltre, riconoscendo i crimini di alcuni membri  Antibalaka: “Mi scuso con il popolo centrafricano per gli abusi che sono stati commessi per  mano di Antibalaka deviati”, ha detto, aggiungendo che ora stava parlando come membro della FACA al servizio della nazione. “Dopo questa dichiarazione, mi metto a disposizione del Comando per servire il mio paese “, ha detto. Secondo lui, tutti Antibalaka devono rispettare questa dichiarazione sotto pena di essere “trattati come banditi” da parte delle forze dell’ordine e di sicurezza in caso contrario.  I principali rappresentanti Antibalaka e Seleka  hanno firmato il 23 luglio a Brazzaville, in Congo, un cessate il fuoco con il quale si impegnano “a cessare tutte le ostilità e le eventuali ostruzioni all’esercizio dell’autorità statale, la libera circolazione delle merci e delle persone“. I firmatari devono inoltre “astenersi da qualsiasi azione volta a danneggiare l’armonia nazionale.” I responsabili Antibalaka inoltre hanno organizzato, da Martedì 29/07/14 a Giovedì 31/07/14, sessioni di sensibilizzazione in alcune zone della capitale Bangui: ovunque la parola è quella della riconciliazione nazionale!

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Due quartieri di Bangui dicono di volersi muovere risolutamente verso la riconciliazione

da radio Ndeke-Luka –  Martedì 29 luglio 2014  

Due quartieri di Bangui dicono di volersi muovere risolutamente verso la riconciliazione
Qualche passo avanti tra i cittadini di Bangui!

I Responsabili dei distretti 3 ° e 5 ° di Bangui, capitale della R.C.A., credono che i loro cittadini stiano avanzando sulla strada della convivenza pacifica. Hanno tenuto un incontro di valutazione ieri, Lunedi 28 Luglio, nel distretto VI-Benz, alla presenza del Ministro della Comunicazione e di riconciliazione nazionale Antoinette Montaigne Moussa. “Siamo arrivati ​​a un più avanzato rispetto a molti altri livelli raggiunti negli altri distretti. Oggi, nel 5 ° arrondissement, non ci sono più colpi di armi, grazie al comitato per la coesione sociale “, ha detto il leader del RNL al quartiere Benz-vita, Emmanuel Zangaméto . Egli ha anche osservato che “molti degli sfollati sono tornati a casa.” Per il ministro Montaigne, questa “iniziativa dimostra che la gente vuole assumere e accettare la pace“.  “I leader devono accettare pace, in modo che il governo appoggi la pace come una realtà. Sono entusiasta di vedere come i leader cittadini sono alle prese con risorse limitate, ottenendo buoni risultati “, ha detto. Alla riunione hanno partecipato i capi dei distretti  3 ° e 5 °, il Comitato Giovani del 5 °, ONG nazionali e internazionali che lavorano nel settore, rappresentanti degli Anti-balaka e le forze straniere in Africa Centrale. Questo esercizio di valutazione nei due distretti ha avuto luogo meno di una settimana dopo la firma a Brazzaville un cessate-il-fuoco per cui Antibalaka ed ex Seleka sono impegnati a porre fine tutte le forme di violenza. Alcuni partiti politici, però, hanno rifiutato di andare nella capitale congolese per il “Forum sulla riconciliazione nazionale e il dialogo politico.”  Da una dichiarazione ricevuta in RNL, il Partito di Azione per lo Sviluppo (PAD) sta esortando i leader politici non hanno fatto il viaggio da Brazzaville ad aderire ugualmente all’accordo.

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da misna: 29 Luglio 2014 – 14:41 CENTRAFRICA

DOPO BRAZZAVILLE: TREGUA A RISCHIO E PICCOLI PASSI AVANTI

Joseph Zoundeko, uno dei generali della Seleka
Joseph Zoundeko, uno dei generali della Seleka che non accetta il trattato di Brazzaville siglato il 23 luglio scorso

A pochi giorni dalla firma, potrebbe già essere a rischio l’accordo di cessate il fuoco concluso a Brazzaville tra governo e principali gruppi armati. La Seleka, tramite un suo portavoce, Ahmat Ibrahim Nadjad, ha accusato le milizie di autodifesa Anti-Balaka di aver violato la tregua, attaccando le posizioni dell’ex coalizione ribelle nei pressi della località di Grimari (centro). Una denuncia che finora non è stata confermata dalla parte rivale né da fonti governative. “L’accordo non andava firmato dal momento che la sicurezza dei musulmani nel paese rimane incerta” ha detto Nadjad. Siglata mercoledì scorso nella capitale congolese l’intesa di cessazione delle ostilità è stata subito contestata da un’ala dissidente della Seleka.

Intanto a Bangui è in corso un’operazione di disarmo e trasferimento di ex elementi Seleka al campo Rdot, al nord della capitale. Quanti accettano di consegnare le armi in modo volontario riceveranno una formazione di due settimane e potranno ritornare in famiglia. L’iniziativa viene attuata dal governo di transizione, dall’Organizzazione internazionale per le migrazioni (Oim), dalla missione africana (Minusma) e dall’operazione militare francese Misca.

Sul piano politico il presidente del Consiglio nazionale di transizione (Cnt, parlamento), Alexandre Ferdinand Nguendet, ha avviato ampie consultazioni con tutte le formazioni politiche. Sulla carta la presidente Catherine Samba Panza si è impegnata a formare un nuovo esecutivo per una gestione “consensuale ed inclusiva” della transizione che terrà conto di “tutte le sensibilità geografiche, politiche, comunitarie e sociali del paese”.

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Colpi di kalashnikov a Bangui durante il primo giorno di Eid (festa in chiusura del ramadan), ma non è un attentato!

da Nacer Talel / AA – 28/07/2014

Spaventati a Bangui  hanno lasciato le loro case in pigiama cercando di identificare l’origine del fuoco. Ma non era un attentato!

Colpi di Kalashnikov sono esplosi oggi, Lunedi mattina, molto presto, tra le strade della capitale centrafricana. Spaventati gli abitanti di Bangui hanno lasciato le loro case in pigiama cercando di identificare l’origine del fuoco. Pochi minuti dopo, il fuoco si è intensificato, questa volta con esplosioni di granate. Non è l’ennesimo attacco anti-Balaka contro i musulmani o posizioni Misca (forza dell’Africa centrale), ma la festa di Eid-el-Fitr, la festa per la fine del Ramadan islamico, quest’anno con un sapore amaro per i musulmani centrafricani.
© aa.com.tr immagine d’illustrazione
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“Questa festa è come nessun altro quest’anno. Alcuni dei nostri cari se ne sono andati in altri paesi, alcuni feriti, altri sfollati nel Nord, altri nel cimitero”, si lamentava Aziz, un residente del PK-5, quartiere di Bangui a maggioranza musulmana dove  le persone sono confinate da diversi mesi. “La mia casa è distrutta, e anche quella di mio padre. Gli Anti-Balaka hanno distrutto la mia azienda, hanno ucciso mia moglie sotto i miei occhi, i miei figli sono andati in Camerun. Siamo bloccati qui in una prigione a cielo aperto”, dice Aziz in una piagnucolante litania. “Non possiamo andare al cimitero per seppellire i nostri cari perché il posto è occupato dal Anti-Balaka in anticipo per seppellire noi con i nostri cari. Non so dove dormo domani.” dice Eid Mubarak. Entro dicembre, erano circa il 15% dei musulmani nel paese dell’Africa centrale,  circa 800.000 persone, secondo i dati delle Nazioni Unite. Ora sono appena il 2% in tutto il paese, secondo le stesse fonti. Paesi vicini hanno ricevuto, in tutto, circa 280 000 profughi che si trovano sparsi soprattutto tra il Camerun, il Ciad e la Repubblica Democratica del Congo. “Quest’anno non ho soldi per comprare vestiti nuovi per i nostri figli. E anche se avessimo, noi non possiamo uscire per tali acquisti. E anche se avessimo avuto i soldi, nel quartiere del PK-5, non c’era quasi nessun bambino”. Ha detto Mahjoub Almuzzamel, una residente al PK-5, prima di continuare rassegnata:  “Ma Dio ha ordinato per celebrare Eid, quindi lo facciamo“. Alrufa’i Aziz Omar, presidente dell’Associazione dei giovani musulmani in R.C.A. preferisce, nel frattempo, pensare in positivo,  chiamando i suoi correligionari, ovunque si trovino, a intensificare le loro invocazioni e il loro sostegno “per i loro fratelli musulmani che vivono in miseria.” “Vorremmo anche avere aiuto per ricostruire le nostre moschee. Per i nostri fratelli in Palestina dico, piangiamo con voi, ma non smettiamo di pregare nelle moschee! “

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Bangui: in una Moschea centrafricana, grande festa del Ramadan

Di fonte: Kadéï Vox – 28/07/2014

L’arcivescovo  Nzapalainga è andato alla preghiera musulmana per la grande festa del Ramadan

Questo Lunedi, 28 Luglio è stato segnato dal grande raduno di musulmani centrafricani nel vasto spazio della principale moschea centrafricana. Secondo le testimonianze di alcuni residenti locali, l’Arcivescovo cattolico di Bangui, Mons. Dieudonné Nzapalainga è stato accolto dall’Imam Kobine. Nonostante questo momento di preghiera e di condivisione tra i credenti, si sono uditi alcuni colpi di arma da fuoco automatica nella regione.
© kadeivox.com immagine d’illustrazione
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Tuttavia, è solo di pochi giorni la notizia che i due principali capi dell’armata ex Seleka e di quella anti-Balaka hanno firmato a Brazzaville, capitale congolese, un cessate il fuoco sotto la mediazione di gruppi diversi, tra cui quello del presidente Denis Sassou Nguessou. Però non vi è attualmente alcun disarmo e non è  ancora ben definita la risoluzione 2127 del Consiglio di sicurezza dell’ONU del dicembre 2013. La presenza dell’Arcivescovo alla moschea dimostra ancora una volta, inoltre, che non c’è davvero una guerra settaria in Africa centrale, come alcuni media e forze politiche vogliono far credere. Nonostante l’insicurezza nel Nord Est, nella città di Ndélé, la preghiera della festa del Ramadan è avvenuta in un ambiente calmo e di coesione.

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25 Luglio 2014 – Forse non tutto è perduto! Sebbene le voci sull’esito del Forum di Brazzaville, siano discordanti, un primo passo è stato fatto e … ci sono le prove, anche se ci si domanda se la firma di Patrice-Edouard Ngaissona per gli Anti-Balaka e quella del generale Mohamed Moussa Dhaffane (che ha chiesto pubblicamente scusa per le atrocità commesse dai suoi uomini in R.C.A.) per i Seleka, impegneranno veramente gli stati maggiori delle due entità nemiche a mantenere la parola data??!!

 Accordo di Brazzaville su R.C.A.: il "bebè" nato con parto cesario, sopravviverà??
La firma di Patrice-Edouard Ngaissona (a destra) per gli Anti-Balaka e quella del generale Mohamed Moussa Dhaffane (a sinistra) per i Seleka, li impegna a far rispettare ai propri uomini il cessate il fuoco

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R.C.A.: Non si fa in tempo a “neutralizzare” due nemici, che ne sopraggiunge   uno ancora più potente: LA MALARIA!!

da misna – 25 Luglio  2014 – 10:43 CENTRAFRICA

ALLARME MALARIA, “PRIMA CAUSA DI MORTE” 

Mentre le speranze di pace sono riposte nel fragile accordo per la cessazione delle ostilità firmato mercoledì al Forum per la riconciliazione nazionale e il dialogo politico ospitato a Brazzavile, gli operatori umanitari attivi nel settore medico hanno lanciato l’allarme per la crescente diffusione della malaria nella Repubblica Centrafricana. Parlando alle Nazioni Unite, Sylvain Groulx, capo di Medici senza frontiere nel paese africano, ha riferito di un’impennata di casi nel contesto della crisi politico-militare che dal dicembre 2012 ha causato migliaia di vittime e più di 4,5 milioni di sfollati e rifugiati.

A Bossangoa, circa 300 chilometri a nord della capitale Bangui, i casi si sono più che triplicati arrivando, a maggio, a ben 6507; due terzi sono bambini di età inferiore ai cinque anni. “Quello che era già uno Stato con un sistema sanitario fondamentalmente inesistente, è diventato un incubo di proporzioni ancora più grandi” ha detto Groulx, presente in Centrafrica dal 2003.

“Nel paese persiste una crisi sanitaria di grandi proporzioni. Con l’avvio della stagione delle piogge i casi di malaria, la principale causa di morte, continuano a salire” ha aggiunto l’esperto.

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Centrafrica: le armi saranno davvero deposte in R.C.A. ?

da journaldebangui.com e agenzie – 25/07/2014

Il Forum per la Pace a Brazzaville RCA ha portato Mercoledì alla firma di un accordo sulla cessazione delle ostilità tra Seleka e le milizie anti-Balaka

Ma quali sono le possibilità di questo accordo ?  Tre giorni di difficili negoziati e, infine, un cessate il fuoco … in relazione ai suoi obiettivi dichiarati, l’esito del Forum Brazzaville sembra modesto. Le armi saranno davvero deposte, in R.C.A.? Il presidente congolese Denis Sassou Nguesso, mediatore nella crisi dell’Africa centrale, tuttavia ha sottolineato che questi impegni sono solo l’inizio: “Doveva iniziare con la cessazione delle ostilità. Come mi piace dire, il viaggio più lungo comincia con il primo passo. Secondo il presidente congolese, il primo passo sarà seguito da un dialogo inclusivo in 16 prefetture del paese e un forum nazionale di riconciliazione in Bangui.
© Minusca campagna di sensibilizzazione sulla consegna volontaria delle armi in 8 distretti di Bangui organizzati dalla vitalità delle ONG nel 2013
Centrafricani tra speranza e scetticismo Nella capitale centrafricana, Bangui, l’esito del Forum Brazzaville è stato accolto con molto scetticismo, soprattutto da parte del “Fronte del Rifiuto”. Il movimento è composto da una trentina di partiti politici, rappresentanti delle confessioni religiose e della società civile dell’Africa centrale che si erano opposte al fatto che si tenessero le discussioni in Congo e logicamente respingono i risultati della capitale. “Gli accordi  di Brazzaville sono approvati da quei firmatari e non da Seleka e Anti-Balaka che si trovano nei loro villaggi, perché infatti non c’erano tutti gli elementi  Anti-Balaka e Seleka.” Ha detto Joseph Bendounga, presidente di MDREC, uno dei partiti del Fronte del Rifiuto. Per quanto riguarda il problema del disarmo, originariamente i partecipanti al Forum di Brazzaville avrebbero dovuto essere anche d’accordo sul disarmo delle milizie, ma questo è un punto che non è stato risolto.

Centrali: punti di forza e di debolezza del contratto di Brazzaville

da Journal de Bangui – Con Thierry Brésilion / AA – 25/07/2014

L’accordo prevede in particolare la rimozione di tutte le barriere che ostacolano il movimento e colpisce le amministrazioni parallele e l’acquartieramento di gruppi armati

Il cessate il fuoco dichiarato, Mercoledì 23 Luglio a Brazzaville tra i diversi attori della crisi dell’Africa centrale è un successo politico, ma ha molti punti deboli. La riunione di tutte le parti interessate della crisi dell’Africa centrale si è chiusa Mercoledì con la firma di un accordo sulla cessazione delle ostilità tra gruppi armati. Gli Anti-balakas, i sette componenti della ex Seleka e tre i gruppi armati autonomi si sono impegnati a fermare tutte le forme di violenza entro 72 ore.
Anti-Balakas ed ex Seleka seduti al tavolo delle trattative
Un primo passo è stato fatto con la firma della cessazione delle ostilità. Ora si vedrà chi mantiene la parola e chi no!

© aa.com.tr

L’impegno prevede la rimozione di tutte le barriere che ostacolano il movimento e la rimozione delle amministrazioni parallele. Questa disposizione si applica in particolare all’amministrazione militare creata quando il Congresso Seleka, la cui sede si trova in Bambari dall’inizio di maggio. L’accordo prevede l’accantonamento di tutto l’armamentario non convenzionale entro 45 giorni. Questo raggruppamento sarà il preludio alla realizzazione di un disarmo e alla smobilitazione.

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24 Luglio 2014 – Non volevamo fare “gli uccelli del malaugurio”, però dalle notizie che erano arrivate ieri, si era già capito tutto. Per questo abbiamo parlato di “flop”! Ciò non toglie che, come in extremis sono arrivate un po’ di firme al documento di Brazzaville e oggi lo stesso sia già stato contestato, prima o poi i responsabili di questa catastrofe si possano ritirare! Intanto la Francia richiama a “mantenere la parola data”.

da Centrafrique-presse: 24 luglio 2014
Con  Lefigaro.fr con AFP – 24 Luglio 2014 alle 13:02

Il capo della diplomazia internazionale francese Laurent Fabius  ha chiesto oggi ai vari gruppi armati in  Africa centrale  di “mantenere la parola data”, dopo la firma a Brazzaville di un cessate il fuoco tra la Seleka a maggioranza musulmana e gli anti-Balaka, prevalentemente cristiani

“Accolgo con favore la firma dell’accordo in Brazzaville per la cessazione delle ostilità”, ha detto Laurent Fabius , rendendo omaggio alla “determinazione” del presidente di transizione Catherine Samba Panza.  “I partecipanti al Forum  di Brazzaville hanno preso l’impegno a rinunciare alla violenza e a lasciare la Repubblica Centrafricana su una nuova base. Tale impegno deve essere sostenuto”, ha detto.  “E ‘giunto il momento di rispondere alle aspettative della popolazione centrafricana, nel rispetto della parola data e attuare il processo di disarmo. Ed è anche un dovere, per tutte le parti interessate a proseguire il dialogo politico, garantire il successo della transizione che conduce fino alle elezioni “, ha concluso.

Il Forum Brazzaville per la Pace in Centrafrica, dolorosamente ha dato alla luce la scorsa notte “un cessate il fuoco”, il primo dopo otto mesi di uno scoppio di violenza comune, ma la sua capacità di durare è già in dubbio. L’accordo è stato firmato dai rappresentanti dei due belligeranti principali: il Seleka, a maggioranza musulmana, e gli anti-Balaka, milizie formate da combattenti prevalentemente cristiani, così come dai politici Centrafricani, dai religiosi, da sponsor civili locali e stranieri, come il presidente congolese Denis Sassou Nguesso. L’esito dei negoziati nella capitale congolese è ben al di sotto degli obiettivi prefissati ed è stato realizzato attraverso un forte coinvolgimento della mediazione congolese per ottenere l’adesione dei membri della ex coalizione ribelle Seleka, che si sono rapidamente ritirati da ogni discussione, domandando una spartizione del Centrafrica. 

R.C.A.: "mantenere la promessa di cessate il fuoco" (Fabius)
Raccomandazioni dal  ministro francese degli Affari Esteri, Laurent Fabius, per il mantenimento del cessate il fuoco in R.C.A.

da misna: 24 Luglio  2014 – h 9:26 CENTRAFRICA

GIÀ CONTESTATO IL CESSATE IL FUOCO DI BRAZZAVILLE 

Si è concluso ieri sera con la sola firma, apposta in extremis dai partecipanti, di un accordo di cessazione delle ostilità il Forum per la riconciliazione nazionale e il dialogo politico, in corso da lunedì a Brazzaville, capitale della Repubblica del Congo. L’intesa, che prevede “la fine immediata degli scontri su tutto il territorio della Repubblica centrafricana”, è stata siglata da una quarantina di partecipanti centrafricani e stranieri, con la mediazione del presidente congolese Denis Sassou Nguesso.

Dopo ore di attesa e incertezza ha firmato il documento anche il numero 3 dell’ex coalizione ribelle Seleka, Mohamed-Moussa Dhaffane, il cui gruppo si era ritirato dei colloqui già da martedì. La parte rivale, le milizie di autodifesa Anti-Balaka, ha preso lo stesso impegno con l’adesione alla cessazione delle ostilità da parte del coordinatore nazionale, Patrice-Edouard Ngaissona.

Il testo dell’intesa sancisce anche la fine di “tutti gli atti di violenza contro le popolazioni civili”, “il rispetto e la protezione dei diritti umani”, “la fine e la rinuncia a ogni azione o incitamento in grado di nuocere agli sforzi per far prevalere lo spirito di fratellanza e di concordia nazionale”. Hanno apposto la firma, sotto gli applausi, anche l’arcivescovo di Bangui, monsignor Dieudonné Nzapalainga, e il presidente della comunità islamica centrafricana, l’imam Layama Kobine. In conclusione del forum tutti i partecipanti hanno intonato l’inno nazionale del Centrafrica.

Tuttavia a Brazzaville, diversamente da quanto previsto, le parti non sono riuscite a stabilire un calendario per il disarmo dei combattenti delle diverse milizie né a delineare una ‘road map’ per avviare un nuovo processo di normalizzazione della vita politica.

Per giunta l’accordo di cessazione delle ostilità è già stato contestato da una fazione della Seleka, che non era presente nella capitale congolese. “Non riconosciamo questo accordo che non ci impegna in alcun modo” ha commentato Habylah Awal, portavoce dell’ufficio politico della Seleka, sottolineando che “prima di accettare tale firma, gli Anti-Balaka dovevano presentare le loro scuse alla comunità musulmana”. Ma per Dhaffane, “il nostro gruppo è quello che rappresenta la maggioranza, quindi siamo in grado di far attuare l’accordo”. Una parte della Seleka, a cominciare dal loro capo, l’ex presidente Michel Djotodia, esercita pressioni per ottenere la divisione del territorio centrafricano, con il nord destinato a diventare solo musulmano. Uno scenario respinto dalle autorità di Bangui e dallo stesso gruppo guidato da Dhaffane.

Entro 24 ore i capi dei gruppi armati firmatari devono trasmettere a tutta la catena di comando l’ordine a cessare combattimenti e violenze. Cominciata nel dicembre 2012, la crisi politico militare ha già causato migliaia di vittime e più di 4,5 milioni di sfollati e rifugiati. Il dispiegamento di soldati francesi (Sangaris) e africani (Misca) non è riuscito a fermare le ostilità.

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23 Luglio 2014 – Ma  a che gioco giochiamo??  Sembra che gli africani abbiano imparato il meglio dalla “vecchia Europa”, dal “nuovo Continente”, dagli Stati emergenti “più in vista” e, perché no, anche da quelli  nella Penisola arabica !! Ogni tanto si fa un incontro internazionale, si spendono altri soldi in viaggi, abiti, alberghi ….. carte e documenti e, alla fine, ognuno rimane sulla propria posizione!!  G 8 – G 20 – conferenze sul clima – risoluzioni O.N.U. – denunce e sanzioni, trattati di pace ecc., ecc. ci insegnano. Alla faccia dei “forum  di dialogo”!!!

da misna: 23 Luglio 2014 – 16:02 CENTRAFRICA

BLOCCATO IL FORUM DI BRAZZAVILLE, IN CAUSA LA SELEKA

Nove capi militari dell’ex coalizione ribelle Seleka sono arrivati a Brazzaville: un tentativo della mediazione congolese di sbloccare i negoziati di pace, in parte sospesi da ieri. “Proseguiamo i nostri colloqui interni, ma non abbiamo ancora deciso un nostro rientro nel forum” ha dichiarato in mattinata il capo delegazione Mohamed-Moussa Dhaffane.

Sulla carta il “Forum per la riconciliazione nazionale e il dialogo politico” dovrebbe chiudersi in serata con la firma attesa di un accordo di cessazione delle ostilità e di disarmo dei gruppi armati. Una prospettiva che sembra allontanarsi.

Al centro del contenzioso tra i 170 partecipanti – oltre alla Seleka anche le milizie di autodifesa Anti-Balaka, governo, partiti politici e società civile – la condizione preliminare posta all’improvviso da Dhaffane, già respinta: la divisione del territorio nazionale, con il nord destinato ai musulmani. Parte dei negoziatori accusa la Seleka di “cercare di guadagnare tempo” e di “non voler risolvere il conflitto”.

Nessun risultato per i capi di Stato della zona dell'Africa Centrale per la pace in R.C.A.
21-22-23/07/2014 – Nessun risultato positivo  per i “pezzi grossi” riuniti per il dialogo in R.C.A. a Brazzaville (Congo) in questi giorni

A mediare tra le parti, a nome della Comunità economica dei paesi dell’Africa centrale (Ceeac), è il presidente congolese Denis Sassou Nguesso.

R.C.A. ancora in alto mare per la sospensione del Forum a Brazzaville
Congo, 23 Luglio 2014 – Bloccato il Forum di intermediazione per la pace in R.C.A. apertosi a Brazzaville due giorni fa

Per il quotidiano ‘Journal de Bangui’, in caso di fallimento del Forum di Brazzaville le autorità di transizione di Bangui, sotto la guida del presidente Catherine Samba-Panza, “ne uscirebbero più deboli di prima”.

La crisi in R.C.A. è cominciata con l’offensiva della ribellione settentrionale nel dicembre 2012, che nel marzo 2013 ha preso il potere a Bangui, destituendo l’ex presidente François Bozizé. Nonostante la formazione consensuale di istituzioni di transizione il braccio di ferro prosegue tra Seleka e Anti-Balaka.

Forum di Brazzaville sul Centrafrica - 21/22/23-07-2014
Congo: 23 Luglio 2014 – Uno sguardo sull’assemblea che conta, tra il pubblico di Brazzaville, “interessato” alla R.C.A.
Centrafrique : les négociations de paix au point mort à Brazzaville
Le aspettative erano già state disattese nei giorni precedenti. Oggi. 23 Luglio 2014, il forum chiude i battenti senza risultati. Ma di gente ce n’era molta!

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Mentre da una parte si cerca in tutti i modi di arrivare ad una soluzione pacifica del conflitto, dall’altra c’è chi si rifiuta anche di presenziare all’incontro!
da centrafrique-presse – 22 luglio 2014
Manifestazione pacifica per il sostegno al dialogo e alla pace da parte dei centrafricani residenti a Brazzaville
Manifestazione pacifica per il sostegno al dialogo e alla pace da parte dei centrafricani residenti a Brazzaville

 (articolo “posteggiato” in attesa di migliore traduzione)

Brazzaville (Congo) – 22/07/2014 – 12:59:19 – La Commissione per la cessazione delle ostilità del forum inter-centrafricano continua a lavorare nella capitale congolese, oggi, Martedì però ha sospeso il suo lavoro a causa della assenza di elementi l’ex ribellione Seleka, come la nostra agenzia ha appreso da un membro del gruppo negoziale.

Secondo questa fonte, che ha chiesto l’anonimato, “tutte le commissioni funzionano dopo l’apertura del Forum il Lunedi, inclusi i comitati politici e del disarmo.  “elementi dell’ex ribellione Seleka Gruppo dopo la ricezione Lunedi, il documento sull’accordo sulla cessazione delle ostilità sarebbe ora analizzare punto per punto prima di tornare in commissione “, ha detto la fonte. “Le informazioni che avevamo indicato che il gruppo di ex ribelli sono rimasti nel suo albergo di armonizzare le sue opinioni su una serie di punti di questo documento, dove la loro assenza “, ha detto.

“Stiamo aspettando fino alla sera a vedere. Se Seleka non si verifica, ci avvicineremo alla mediazione per le azioni da intraprendere e, se necessario, rilasciare una dichiarazione sul suo rifiuto di continuare a lavorare con la Commissione “, ha concluso la stessa fonte.

Forum Brazzaville dovrebbe portare alla firma di una dichiarazione delle parti nel processo politico, un accordo sulla cessazione delle ostilità e un accordo globale per il DDR (disarmo, smobilitazione e reintegrazione).

 http://www.apanews.net/news/fr/article.php?id=800266 # sthash.QIcDr8cT.dpuf

L'assenza di Seleka il lavoro di una commissione sconvolge Forum Brazzaville
L’assenza di Seleka il lavoro di una commissione sconvolge Forum Brazzaville

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da misna: 22 Luglio  2014 – 10:56 CENTRAFRICA

FORUM DI BRAZZAVILLE: PROMESSE MA POSIZIONI DISTANTI

Una gestione “consensuale ed inclusiva” della transizione che terrà conto di “tutte le sensibilità geografiche, politiche, comunitarie e sociali del paese”: è l’impegno preso dalla presidente ad interim del Centrafrica, Catherine Samba Panza, durante il primo giorno del Forum per la riconciliazione nazionale e il dialogo politico, che prosegue fino a domani a Brazzaville.

Dal canto suo il mediatore, il presidente congolese Denis Sassou Nguesso, ha auspicato da parte delle Nazioni Unite un “dispiegamento più veloce” dei caschi blu, che sulla carta dovrebbe avere inizio il 15 settembre.

Contrastanti invece le dichiarazioni rilasciate da alcuni partecipanti, soprattutto tra i due gruppi armati rivali, l’ex ribellione Seleka e le milizie di autodifesa Anti-Balaka, allontanando la speranza di raggiungere un cessate il fuoco nella capitale della Repubblica del Congo.

I rappresentanti della Seleka hanno sostenuto di non aver preso visione del documento stilato a Bangui per formalizzare una tregua. Poi il numero tre della ribellione nonché capo della delegazione, Mohamed-Moussa Dhaffane, ha posto la “divisione del Centrafrica” – per consentire ai musulmani di stabilirsi al nord – come condizione preliminare al negoziato.

Più morbida la posizione dei rivali Anti-Balaka, espressa dal capo delegazione Patrice Edouard Ngaissona, pronti a firmare un accordo di cessazione delle ostilità, “ma non a qualunque prezzo”, per “ridare speranza e vita al popolo centrafricano che ha sofferto fin troppo”.

A Brazzaville non è presente parte della società civile e nemmeno i leader religiosi che hanno espresso dubbi per la mancanza di un’agenda chiara dei lavori e per la scelta di tenere l’incontro fuori dal Centrafrica.

Intanto a Bangui un esponente della Seleka è stato assassinato da un gruppo di Anti-Balaka per vendicare la morte di un collega, facendo nuovamente salire la tensione nella capitale, nonostante la presenza di truppe francesi e africane.

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21-22-23 Luglio 2014 tre giorni di ……. prove di dialogo e di ricerca della pace a Brazzaville (Congo) –  Vi aggiorneremo al termine!!

Africa centrale: Brazzaville apertura del "Forum per la riconciliazione nazionale"
Africa centrale: Brazzaville apertura del “Forum per la riconciliazione nazionale”
"Brazzaville è un passo fondamentale nel processo di pace in R.C.A.
Congo: secondo la Presidente Samba Panza, “Brazzaville è un passo fondamentale nel processo di pace in R.C.A.”

 

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Lunedì 21 luglio  2014

Un ex ribelle Seleka è stato ucciso a Bangui dalla milizia anti-Balaka milizia, nello stesso giorno in cui a Brazzaville si apre un “Forum di riconciliazione nazionale”, per ottenere la cessazione degli scontri tra gruppi armati che lacerano la Repubblica Centrafricana, ha dichiarato all’Afp forza africana Misca

L’attacco, avvenuto nei pressi dell’ospedale comunità, ha causato rappresaglie da parte di altri Seleka di stanza nel campo militare Beal, che hanno preso in ostaggio alcuni giovani di ritorno dalla vicina scuola, rubato beni e provocato alcuni feriti e paura tra la popolazione.

Nota del redattore: Senza voler essere uccelli del malaugurio, questo grave incidente sta rivelando ciò che può verificarsi anche dopo la firma di un cessate il fuoco a Brazzaville tra Seleka e anti-balakas, come è stato annunciato perché entrambe le parti dei belligeranti, stanno continuando la  guerra e sono gente di cattiva fede, sempre pronti a voler combattere. La presenza nella città di Bangui di elementi Seleka armati e di stanza presso due siti (Campo Beal e RDOT Pk 12) con molti anti-balakas armati e liberi nei loro movimenti in tutto, non fa ben sperare e rassicurante. Alla radio Ndeke Luka, parlando dell’incidente si è ancora sostenuta la famosa tesi degli “elementi incontrollati”, che si utilizza per tentare di giustificare le uccisioni ….

Repubblica Centrafricana: un ex Seleka ucciso da anti-Balaka forum giorno Bangui Brazzaville
Repubblica Centrafricana: Bangui – un ex Seleka ucciso da anti-Balaka nel primo giorno del forum a Brazzaville

17 luglio 2014 – Sebbene si sia cercato di rendere più vivibile possibile la permanenza in alcuni siti, facendo anche dei collegamenti radio per dar voce a chi voce non aveva, un breve rapporto denuncia migliaia di morti e feriti solo in un campo profughi in Ciad e un’altissima percentuale di bimbi malnutriti e destinati ad un futuro molto incerto. Al termine di questo assurdo conflitto innescato due anni fa da fattori completamente estranei alla popolazione centrafricana, il bilancio definitivo riporterà la somma di una decina di migliaia di vittime, ma a tutt’oggi ….. la pubblica opinione internazionale non ne parla, se non per i collegamenti al traffico dei diamanti, per qualche risoluzione dell’O.N.U. e per l’impegno delle forze armate dell’Unione europea. I giornalisti che se ne sono occupati sono stati a loro volta eliminati, vuoi per un caso, oppure ….!!

CENTRAFRICA da misna: 17 luglio  201416:36 

INCOMBE LA CRISI, TRISTE SORTE PER I PROFUGHI CENTRAFRICANI

Se la situazione umanitaria degli sfollati interni è difficile, non se la passano meglio quelle decine di migliaia di centrafricani scappati nei paesi confinanti. Una fuga lunga e pericolosa per i civili, in maggioranza musulmani ma anche cristiani, che hanno cercato di raggiungere Ciad, Camerun ma anche Congo e Repubblica democratica del Congo.

A rivelarlo è la O.N.G. Medici senza frontiere (Msf) in un rapporto intitolato “Rifugiati Centrafricani: la valigia e la sepoltura”, nel quale fotografa le sorti dei civili nei campi rifugiati dei paesi vicini, quando riescono a raggiungerli. Un viaggio fatale per numerosi migranti in cerca di sicurezza: lungo le strade i convogli vengono regolarmente attaccati dai gruppi armati, sia Anti-Balaka che Seleka, prima di riuscire a superare i confini. Poi ci sono tutti quei rifugiati costretti ad attraversare le frontiere a piedi, che raggiungono la destinazione finale esausti dopo settimane di cammino.

In tutto 101.000 centrafricani si sono riparati in Ciad, prima che N’Djamena decidesse di chiudere i confini qualche settimana fa. Nel campo rifugiati di Sido (sud), su 3449 famiglie ospitate (circa 25.000 persone) si sono registrati 2599 morti, tra novembre 2013 e lo scorso aprile. In tutto il 33% delle famiglie ha perso una componente e il 28% ne ha perso almeno due a causa di ferite subite prima o durante il viaggio, con armi da fuoco, da taglio o schegge di granate.

In Camerun invece la mortalità dei rifugiati è attribuita alla stanchezza fisica provocata dal viaggio, ai traumi psicologici subiti e soprattutto all’insufficienza di cibo. I più colpiti sono i piccoli: il 50% dei bambini soffre di malnutrizione acuta, che complica il loro quadro sanitario, esponendoli più facilmente a diverse malattie.

Cominciata nel dicembre 2012, la crisi politico-militare in Centrafrica sta continuando a provocare morti, feriti e sfollati soprattutto al centro, all’ovest e al nord del paese. Responsabili di attacchi, violenze e saccheggi sono gli ex ribelli Seleka e i rivali delle milizie di autodifesa Anti-Balaka.

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da Centrafrique-presse: 15 luglio 2014

Un migliaio di  sfollati provenienti da Bambari e altre popolazioni in fuga dalle rappresaglie dei musulmani armati e dai membri della coalizione Seleka, sono arrivati Lunedì pomeriggio a Bangui, a bordo di sette camion.

Secondo un residente del quartiere Gobongo, cinque camion hanno depositato i loro occupanti nella chiesa ANEB di Gobongo. “Questi sfollati si sono poi distribuiti su due siti. Una parte è stata trasferita al sito di sfollati di Don Bosco e l’altro sul sito della Chiesa di San Giovanni Galagabdjia, entrambe nel 8° distretto di Bangui “, ha detto.

”Altri sono stati accolti dalle donne locali, che scoppiano in lacrime alla vista della loro magrezza, certamente dovuta alla carestia”, ha detto un altro testimone del posto.

Gli altri due veicoli hanno preso la direzione di altri quartieri dove dei parenti sono venuti a incontrare i passeggeri per portarli  alle loro case. “Stiamo soffrendo oggi a causa delle truppe Sangaris. Sono loro che ci conducono dove vogliono” ha dichiarato una persona mentre stava scendendo dal camion. Aggiungendo: ” Ora le truppe della Misca hanno capito e si sono rifiutati di giocare i loro giochi. Sono loro che ci hanno scortati da Bambari a Bangui”.

Arrivati ​​a Bangui un migliaio di sfollati Bambari
R.C.A.: Un migliaio di sfollati in fuga da Bambarì, trasportati su sette camion fino a Bangui.

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DA MISNA: CENTRAFRICA -15/07-luglio 15, 2014 – 17:06 “BÊKOU”, DALL’ EUROPA UN FONDO PER LA SPERANZA

La stabilizzazione e la ricostruzione del Centrafrica, in ginocchio dopo mesi di crisi, passa attraverso “Bêkou”, il primo fondo fiduciario istituito dall’Unione europea (Ue) con il contributo di alcuni paesi donatori. Bêkou, che significa “speranza” in lingua locale Sango, sarà inizialmente dotato di 64 milioni di euro, di cui 39 dal Fondo europeo per lo sviluppo, due dal bilancio umanitario dell’Ue, 20 milioni su due anni da Francia e Germania e altri tre dai Paesi Bassi.

Il ‘trust fund’ sarà successivamente alimentato da nuove donazioni per “contribuire alla ricostruzione del paese, con la riabilitazione dell’amministrazione nazionale e locali, la ripresa delle attività economiche e dei servizi essenziali (luce, trasporti, sanità, istruzione)”.

Inoltre, secondo la Commissione europea, questo nuovo strumento che “mette insieme tante risorse e competenze”, offrirà un sostegno ai paesi confinanti – Camerun, Ciad, Congo e Repubblica democratica del Congo – “colpiti dalla crisi centrafricana”. L’intera regione ha accolto decine di migliaia di rifugiati oltre a dover far fronte a minacce alla propria sicurezza interna.

Da dicembre 2012 l’Ue ha già sbloccato 84,5 milioni di euro di aiuti umanitari a favore del Centrafrica. Dallo scorso aprile ha anche dispiegato una forza militare a Bangui, Eufor-Rca, per la sicurezza dell’aeroporto e di due quartieri della capitale.

La nascita di Bêkou è stata annunciata a pochi giorni dall’apertura del Forum sulla riconciliazione e il dialogo inter-centrafricano, in agenda a Brazzaville dal 21 al 23 luglio, tra governo di transizione, forze politiche, società civile e i principali gruppi ribelli rivali, Seleka e Anti-Balaka.

Intanto la presidente di transizione Catherine Samba Panza ha destituito il ministro delle Miniere, Olivier Malibangar. La direzione ad interim del dicastero è stata affidata al primo ministro André Nzapayéké. Secondo alcune fonti di stampa locale Malibangar è stato criticato per il suo modo di gestire il blocco delle esportazioni  di diamanti, in vigore dallo scorso anno dietro decisione del Kimberley Process, e per alcune malversazioni  economiche riscontrate nel bilancio del ministero.

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da misna: 14 Luglio  2014 –  h 13:25 CENTRAFRICA

VERSO BRAZZAVILLE, SI DIVIDE RIBELLIONE SELEKA

A una settimana dal Forum di riconciliazione nazionale, in agenda a Brazzaville dal 21 al 23 luglio, è stata formalizzata la scissione in due fazioni dell’ex coalizione ribelle Seleka, che continua a mietere vittime al centro e al nord del Centrafrica.

Lo ha riferito il quotidiano locale Journal de Bangui dopo lo svolgimento di un’Assemblea generale della ribellione nella città settentrionale di Birao. Riconfermato alla guida di un’ala dissidente della Seleka l’ex presidente centrafricano Michel Djotodia assieme ai generali Noureddine Adam e Mohamed Moussa Dhaffane, alla vice-presidenza. Djotodia è stato l’artefice del colpo di stato del marzo 2013, che ha portato alla destituzione dell’allora presidente François Bozizé. Dopo essersi autoproclamato presidente del Centrafrica, dietro pressioni della comunità internazionale è stato costretto a rassegnare le dimissioni nel gennaio 2014. Rifugiato in Benin, Djotodia è colpito da sanzioni Onu per i crimini contro l’umanità commessi dai suoi uomini.

A Birao, feudo dell’etnia Goula, quella di Djotodia, è stato anche costituito un comitato di una trentina di personalità in rappresentanza delle varie correnti della Seleka.

Di fronte c’è l’altra fazione Seleka diretta dal generale Abdoulaye Hissène, nominato coordinatore politico lo scorso maggio durante un’altra riunione tenuta a Ndélé (nord), la sua regione nativa dell’etnia Ronga. Da allora Hissène è anche diventato consigliere alla presidenza di transizione centrafricana.

Nella capitale del Congo, in teoria rappresentanti dei partiti e movimenti politici assieme ai leader dei due gruppi rivali Seleka e Anti-Balaka dovrebbero firmare una dichiarazione congiunta che sancisca la fine delle violenze armate cominciate nel dicembre 2012.

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da misna: CENTRAFRICA – Venerdì 11 Luglio  2014 – h 17:38

CRISI: DENUNCIATE CAUSE E RESPONSABILITÀ

 “Alcuni stanno spingendo i giovani ad uccidere perché hanno perso il potere e vogliono recuperarlo”: è la denuncia del pastore della Chiesa evangelica in Centrafrica, Nicolas Guerekoyame Gangou, che identifica nella “lotta per il potere economico e politico” e nell’etnicità le radici della crisi in atto da fine 2012. Guardando ai crimini contro i civili commessi per lo più dai ribelli Seleka e dalla milizie di autodifesa Anti-Balaka, il pastore Gangou sottolinea che i protagonisti della crisi “stanno tirando le fila per farla sembrare un conflitto religioso mentre cristiani e musulmani hanno sempre vissuto insieme”.

A evidenziare le cause profonde del conflitto è anche Abdoulaye Hissene, ex Seleka diventato consigliere alla presidenza, che fa riferimento a “malgoverno, corruzione, mancato rispetto della democrazia e violazioni dei diritti umani”, puntando il dito contro “nemici della pace che hanno assoldato sia cristiani che musulmani, spingendoli a distruggere moschee e chiese”.

Queste letture della crisi in atto sono emerse durante tre giorni di consultazioni tenute di recente a Bangui tra capi delle diverse confessioni religiose ed esponenti politici. Insieme si sono impegnati a “costituire un fronte comune nell’interesse superiore della nazione” e hanno stilato una serie di proposte su revisione della Costituzione, lotta all’insicurezza, atteso rimpasto di governo e organizzazione delle elezioni generali per archiviare la transizione. Sulla carta un forum intercentrafricano è in agenda a Brazzaville, capitale del Congo, dal 21 al 23 luglio.

Intanto nel suo ultimo rapporto sul Centrafrica intitolato “E’ giunta l’ora di rendere conto”, l’organizzazione Amnesty International ha rivelato un elenco di 20 persone responsabili di crimini contro l’umanità e violazioni dei diritti umani, che “hanno agito a volto scoperto ai danni di centinaia di innocenti, senza temere alcuna sanzione”. Tra i responsabili ci sono gli ex presidenti François Bozizé e Michel Djotodia accanto a dirigenti Seleka e Anti-Balaka.

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da radio Ndeke Luka: Giovedi, 10 luglio 2014 – h.14:13

Bangui: i leader religiosi e politici sono impegnati in un fronte comune

 

Bangui: i leader religiosi e politici sono impegnati in un fronte comune
Bangui: i leader religiosi e politici sono impegnati in un fronte comune

I partiti politici e i leader delle principali confessioni religiose si sono impegnati ieri, Mercoledì 9 Luglio 2014 a Bangui a unire i loro sforzi per portare finalmente la pace nel paese. Dopo tre giorni di discussioni a volte accese, i capi religiosi e i leader politici hanno firmato una dichiarazione congiunta sottolineano la loro volontà di stare insieme ora, nell’interesse supremo della nazione. “Crediamo che a un certo punto dobbiamo attraversare noi per i migliori interessi della Nazione.Centrafricani sono in gran parte in attesa di vedere il ritorno della pace nel Paese”, ha detto il pastore Nicolas Guérékoyamé-Gbangou, presidente del ds CAR Evangelica Allianace. Renaldy Per Sioké, in rappresentanza dell’Africa centrale Rally Democratica (DRC), “la dichiarazione firmata affermazione è importante perché tiene conto delle preoccupazioni principali dei centrafricani”. Questi scambi di tre giorni sono stati incentrati sulla revisione della Carta costituzionale della transizione, l’insicurezza nel paese il rimpasto di governo, la preparazione delle prossime elezioni e il prossimo forum di Brazzaville. Riguardo quest’ultimo punto, i firmatari della dichiarazione indicano la preferenza per una cooperazione inter-centrafricana che sia fatta sul territorio della R.C.A.” Il Partito Laburista “K N K”, che non ha firmato il documento, tuttavia, non è di questo parere. “Se oggi un passo a Brazzaville può essere necessario per aiutarci a uscire da questa situazione di caos, perché non andare a Brazzaville? Credo che non ci sia senso di umiliazione. Il K N K non firmerà questo documento “, ha detto Bertin Bea, che ha rappresentato il partito alla riunione. Da parte sua, il ”Kwe Zo Zo” (Una persona è una persona) Muammar BENGUE Bossi ha sbattuto la porta prima del termine delle discussioni di chiusura. Il Forum di Brazzaville si terrà dal 21 al 23 Luglio.