da 31/5/2017 a 21/2/18

Aggiornato al 21/2/2018 – più sotto

Per maggiori dettagli visitare la Pagina madre: AFRICA (R.C.A.) dalla quale potete trovare più informazioni. Cliccando qui invece i nostri progetti avviati  dal 2012 in quel territorio.

Torniamo ad aggiornare sul Centrafrica dopo un paio di mesi in cui, quasi per rigetto e per tristezza, non avevamo pubblicato nulla lasciando “muta” l’ultima pagina di una lunga serie (dal dicembre 2013, risalendo i primi fatti di sangue al marzo precedente, al febbraio 2017, con in mezzo ben nove pagine pienissime di fatti purtroppo molto tristi).

Il silenzio purtroppo non sta a significare che le cose siano migliorate. Anzi, nuove uccisioni e violenze sono avvenute …. silenziosamente ….. captate solamente da chi, come noi, ha un affetto particolare legato alla popolazione centrafricana e mantiene i contatti con i missionari e le missionarie in prima linea da tanti anni al fianco degli ultimi.

Ovviamente i “signori della guerra” e coloro che hanno interessi economici e politici senza scrupoli sanno bene quel che accade: sono loro a muovere le fila di ogni cosa!

Aggiornato al 21 Febbraio 2018

Da un mese il nostro socio Francesco si trova in R.C.A. per un periodo di volontariato all’interno delle missioni cappuccine della Diocesi di Bouar. Le notizie che arrivano sono abbastanza confortarti e sembrerebbe che la situazione si sia stabilizzata, dopo i gravi fatti avvenuti a settembre scorso (vedi più sotto).

In precedenza (nel Dicembre 2012) Francesco, insieme al socio Paolo Tazzer, aveva già effettuato un viaggio in Centrafrica, proprio nel periodo in cui si stava muovendo la ribellione al Presidente Bozizé ed iniziavano i primi sentori del conflitto armato che tanto sangue ha sparso tra la popolazione. Di quell’esperienza, molto forte per un diciannovenne, Francesco fece una relazione contenuta nel suo “Diario di viaggio”.

Intanto rimandiamo ad una nuova pagina per seguire il procedere degli eventi a partire da domani, 22 Febbraio 2018.

10 Ottobre 2017 

Proprio nel giorno in cui Flavio avrebbe compiuto 62 anni, è giunto da Bocaranga il resoconto di quanto accaduto a partire dal 23 Settembre, ricordo si S. Pio da Pietralcina che forse uno sguardo ha gettato per evitare l’ennesima strage. Riportiamo quanto ricevuto da Suor Maria Elena Berini, superiora della comunità locale delle suore della Carità di St. Giovanna Antida e responsabile del Centro Arc en Ciel di Bocaranga.

 

   Bocaranga, 8 Ottobre 2017

BANGUI, “la coquette” mi accoglie il 19 settembre dopo un periodo trascorso in Italia. Eccomi di nuovo paracadutata nella negritudine con in cuore una timida pace, come colei che si sente tutelata dalla Provvidenza nel cammino dei giorni.

Il giorno 22 settembre arrivo a Bocaranga dopo aver percorso 600 km. in macchina su strade dissestate, fangose, insicure… Un cielo terso mi accompagna mentre ricordi ancora freschi popolano la mia mente.

Eccomi a Bocaranga, felice di ritrovare la mia comunità, mi sento attesa…

La notte ci avvolge tutte con il suo manto, la stanchezza mi abbraccia mentre consegno il mio corpo al riposo.

SABATO 23 SETTEMBRE

Verso le 6h del mattino, ancora sonnecchiando, sento dei tiri d’arma da fuoco, salto giù dal letto, mi vesto frettolosamente…. Sr Emma mi avverte che una colonna di ribelli Peuls, pastori nomadi, sono entrati in Bocaranga. Sono passati davanti alla chiesa dove c’erano stazionati due carri dei soldati dell’ONU i quali se ne vanno tranquillamente lasciando passare i ribelli… non muovono un dito per fermarli…

Intanto tutto il villaggio di Bocaranga si é svuotato. Già durante la notte la gente aveva cominciato a fuggire in savana, nei villaggi più lontani, alla missione. Più di 14 mila persone sono fuggite portando il poco che riescono a salvare. I ribelli iniziano a sparare. Sr. Emma ed io chiudiamo le finestre e porte. Suor Agnes et sr. Satisfaite si trovano ai foyers dove la gente s’intasa dove trova posto… La popolazione é traumatizzata. Impossibile muoversi, rischiamo di essere ferite da pallottole vaganti.

Durante 8 ore ci sono tiri con armi pesanti che scuotono il silenzio del villaggio, solo nel tardo pomeriggio gli spari diminuiscono.

Il movimento ribelle chiamato 3 R é ormai padrone di un villaggio fantasma.

Mi corico vestita, pronta a partire. Qualche tiro durante la notte mi fanno sussultare poi silenzio… Penso alle migliaia di persone fuggite in savana senza cibo, acqua, medicine …. un esodo massivo di popolazione già duramente provata… e Dio dov’é? Il suo cuore di Padre non sente il grido dei poveri? Mi sento profondamente triste…

Non sappiamo ancora quanti morti ci sono stati, quanti feriti, si sentono ancora tiri.

DOMENICA 24 SETTEMBRE

Un nuovo giorno lievita faticoso, un silenzio di morte plana su tutto il villaggio. P. Cipriano viene ad assicurarsi che stiamo bene.  Andiamo a trovare sr. Agnes e sr. Satisfaite  e i rifugiati  ancora chiusi nei foyers,  nelle scuole.  Visi spenti, sguardi persi nel nulla in cerca forse di risposte a questa nuova violenza.

Verso mezzogiorno il generale SIDIKI capo dei ribelli viene scortato alla missione.Si presenta dai padri e dice che non é venuto per uccidere la popolazione, vuole solo farla finita con gli Antibalaka: gruppi di giovani che si sono formati per difendere i villaggi, ma che poi sono diventati ladri di mandrie …… e uccidono. Dice chiaro che vuole restare a Bocaranga perché tutta la zona appartiene loro: ci sono pascoli abbondanti per i loro bestiame. Vogliono la Pace per tutti.

Convoca una riunione con la popolazione, poche persone vi partecipano, sr. Agnes, Sr. Satisfaite e i padri sono presenti. Il generale ripete le stesse cose, vuole la pace, non vuole più vedere gente armata con fucili e coltelli. La gente non crede alle sue parole e ha paura. Intanto i ribelli setacciano la savana alla ricerca degli antibalaka. Da lunedi 25 settembre non ci sono più spari. Solo i ribelli circolano armati. Di notte scassano le porte delle case e rubano quanto c’é di valore e che la gente non ha potuto prendere nella loro fuga.

Il governo é rimasto muto come sempre, incapace di prendere decisioni energiche. Dove c’é il vuoto dello Stato c’é anarchia… la stiamo vivendo da 4 anni. Popolazioni abbandonate nelle mani di diversi gruppi ribelli.

…… Sono ormai due settimane che viviamo nell’angoscia, non sapendo che cosa ci riserva il futuro. Sappiamo che dei deputati della zona hanno fatto sentire pesantemente la loro voce, squotendo la coscienza del governo perché venga in aiuto alla popolazione di Bocaranga liberando la zona dai ribelli. Alcuni ministri sono arrivati a Bocaranga e hanno incontrato il generale Sidiki dandogli un ultimatum di tre giorni per lasciare la zona, ma lui ha rifiutato.

Un cielo incerto ci accompagna ogni giorno, forti temporali spezzano il silenzio di un villaggio fantasma. La vita si organizza nei cortili della missione. La gente sopravvive con il poco che é riuscita a salvare e di piccoli mercatini si aprono. Su piccoli pezzi di stuoie si trovano, cipolle, zucchero, sale … Le donne accendono i fuochi, pestano la manioca nei mortai, altre attingono acqua ai tre pozzi delle scuole e foyers, i bambini giocano, sorridono nella loro innocenza primitiva ignari di quanto succede attorno, gli uomini più coraggiosi vanno nei campi a cercare il cibo.

Nessuno osa avventurarsi nel villaggio, la paura li trattiene. Con questo popolo viviamo una vera tragedia, pensata, manovrata dai potenti. Le ricchezze del Centro Africa continuano ad attirare gli interessi dei potenti.

VENERDI  6 OTTOBRE

IL cielo é terribilmente inquieto, nuvole di pioggia vagano a pecorelle presagio forse di qualcosa che succederà. Verso le ore 15 un comandante della Minusca, viene alla missione e   chiede ai rifugiati di lasciare tutto e di partire, anche le suore e P. Cipriano devono raggiungere la Base della Minusca che si trova à 6 km.  senza prendere macchine. Ci spiega che il giorno seguente ci sanno bombardamenti sul villaggio e le forze dell’ONU interverranno per liberare Bocaranga e tutta la zona dai ribelli.

Ci consultiamo e decidiamo di partire. Chiudiamo la casa, prendiamo i nostri zaini e ci mettiamo in cammino verso le 17h dopo che tutta la gente era partita alla base.

Un catechista ci accompagna, attraversiamo il villaggio attraverso i quartieri per non passare sulla strada principale controllata dai ribelli. Dopo un’ora di marcia arriviamo finalmente alla base. La gente ci aspettava, contenta di vederci arrivare in mezzo a loro.

I soldati della Minusca ci fanno attendere dietro il reticolato che circonda la loro Base.

Osservo: attorno al campo dietro il filo spinato ci sono migliaia di persone accampate chi sotto le tende, chi seduti semplicemente su delle stuoie, chi sotto delle capanne di paglia, chi sotto delle tende. C’era un formicolio unico di gente.

Mi si stringe il cuore, siamo impotenti di fronte a tanta sofferenza, abbiamo voglia solo di gridare verso un cielo che sembra muto.

La notte scende, dopo una mezzora di attesa, un ufficiale ci fa entrare nella base e ci indica di metterci sotto un piccolo gazzebo, ci offrono dell’acqua da bere e dei biscotti… Ci riposiamo con in cuore tanta tristezza di essere ancora una volta sradicate con una popolazione inerme, insieme portiamo una pesante croce.

Dopo un po’ di tempo il comandante della base ci avverte che non possiamo restare dentro la base, ha ricevuto ordini… nonostante tutto cercherà una soluzione. Verso le 22h un militare ci invita a seguirlo fuori dalla base e ci indica due tende: una per P. Cipriano a una per noi tre.

Ecco il nostro “hotel 5 stelle”. Sulla nuda terra due stuoie, ci corichiamo vestite, due lenzuola leggere ci avvolgono, un vento freddo di pioggia spiffera da tutte le parti e solleva la tenda. Ci stringiamo per scaldarci, ma gli occhi rimangono aperti… Fuori dal reticolato la gente chiacchera, i bambini piangono, i cani ululano. Una splendida luna piena sembrava sorriderci…

La notte fu colma di pensieri, ricordi ancora vivi vissuti In Italia…

Verso le 5h mi alzo, cammino pensierosa lungo il reticolato, la gente mi saluta, mi chiede come stiamo. P. Cipriano, sr. Agnes e sr. Satisfaite mi raggiungono, tutti vogliono stringerci la mano.  Siamo imbarcati insieme sulla stessa barca di sofferenza e nonostante tutto la gente ha il coraggio di sorridere e ci contagiano. Ci offrono quattro sedie e ci sediamo osservando il cielo.

Verso le 7h sentiamo i primi bombardamenti, tre elicotteri sorvolano la zona, due sganciano le bombe sulla base dei ribelli che certamente non si aspettavano l’attacco, un terzo atterra alla base. Al campo base i carri armati si piazzano sulla strada e in difesa del campo rifugiati.

Il comandante ci invita di nuovo a metterci sotto il gazebo e di aspettare. I soldati della Minusca, arrivati da Bouar stanno rastrellando il villaggio. Ore interminabili si susseguono. Sulle colline vicine osserviamo persone in fuga, si nascondono…

Trascorriamo tutta la giornata di sabato in preda all’inquitudine, non riusciamo a pregare, a rivolgerci a quel Dio dell’Esodo che sembra aver dimenticato le sue promesse…

Verso le 17h30 il comandante di ritorno dal villaggio di Bocaranga annuncia alla gente che Bocaranga é libera, non ci sono più ribelli… Grande é stata la gioa della gente che ha lanciato forti grida di esultanza. Domenica mattina tutti possono ritornare nelle loro case.

Si rivolge anche a noi dicendo che se vogliamo tornare alla missione possiamo partire perché i soldati della Minusca assicurano la sicurezza. Gli chiedo se ci accompagnano, ma ci dice chiaramente che non può.

Il tramonto ci sta già abbracciando. Propongo alle suore di cercarmi qualcuno tra i rifugiati che mi accompagnasse in moto alla missione e cosi’ prendere la macchina e tornare a ricuperarli. Tutte d’accodo troviamo un giovane che conosciamo, salgo in moto con lui e partiamo … Avevo in cuore un certo timore, eravamo i primi a tornare al villaggio dopo l’attacco. La strada era senza vita e silenziosa, solo vicino all’ospedale vediamo dei carri armati e tanti militari. Ci fermano e ci chiedono dove andiamo. Spiego loro il perché andiamo alla missione, ci danno l’OK e ripartiamo. Arrivati alla missione più di sette carri erano stazionati davanti alla chiesa… militari dovunque. Ci lasciano passare, entro nel cortile, prendo la macchina che avevamo nascosto e ripartiamo alla base ricuperare p. Cipriano, le suore e della gente.

Purtroppo dai padri cappuccini ci sono stati parecchi danni: cancello sfondato, porte delle camere scassate, ovunque disordine … Facciamo il giro delle nostre case, dei foyers, scuole… Tutto è in ordine.

Apro timidamente la porta della cappella, la piccola croce che brilla sopra il tabernacolo sembra dirmi: “Coraggio anche questa volta ce l’abbiamo fatta Io sono con voi…”. Ringrazio con le lacrime agli occhi.

Dopo una buona doccia prepariamo una rapida cena. Con P. Cipriano ringraziamo il Signore per aver protetto la popolazione e noi. A Lui affidiamo il futuro che non sarà certamente facile perché il generale Sidiki é riuscito a fuggire anche se parecchi ribelli sono morti.

Ora bisogna di nuovo “RICOMINCIARE” il Calvario non é finito, ma la SPERANZA ci provoca a rilanciare il nostro cammino a servizio di questo popolo.

In mezzo a tante nubi, una piccola LUCE continua a brillare e a scaldarci il cuore: missionarie in terra d’Africa restiamo fedeli  alla missione che Cristo ci ha affidato:

“Testimoniare la Carità sui passi di sta Giovanna Antida

                                                                                    Sr. Maria Elena Berini       

 

 

7 Ottobre 2017

I riflettori dei principali media del mondo non sono puntati su queste vicende, per tanti motivi, malgrado l’interessamento di Papa Francesco e di tanti missionari, congregazioni  e organizzazioni di volontariato che da anni operano per cercare di porre un freno allo sfruttamento di questo Stato e al degrado in cui si è venuta a trovare la sua popolazione. Riportiamo un nuovo messaggio ricevuto questa volta da Bouar. A scrivere è un’altra Suora della Carità: Antida…

” Da circa venti giorni un bel numero di ribelli armati si sono installati a Bocaranga, facendo da padroni sulla gente. La Minusca, cioè i caschi blu, è intervenuta intimando di lasciare il territorio ma … niente. Allora ieri una decina di carri armati sono partiti verso Bocaranga per attaccare i ribelli. I padri, le suore e tutta la gente, sono stati invitati dai militari a lasciare la città e a rifugiarsi nel campo base. Oggi voci dicono che i ribelli se ne siano andati, ma notizie certe riguardo le nostre consorelle e i padri, non ne abbiamo perché le linee telefoniche sono chiuse. .. Si vedrà domani.”

Anche suor Antida, ovviamente conclude mettendo fiducia nella preghiera, in particolare a Maria Regina del Rosario, affinché tutto ciò abbia fine.

Tramite p. Aurelio Gazzera si è saputo che molti sono stati i morti, circa un centinaio, e che di nuovo migliaia sono coloro che hanno lasciato la propria residenza e si sono spinti in diverse direzioni: Bozoum, Bernerati, Ndim, Bouar ….

Grave constatare che le recrudescenze di violenza e soprusi, siano rinvigorite dopo le ennesime dichiarazioni di Emmanuel Macron che anziché fare un “mea culpa” per le enormi angherie perpetrate dalla Francia nel corso del colonialismo fino ad oggi, analizza la situazione africana gettando tutte le colpe sulla tradizione e la cultura di questi popoli … da sempre sfruttati e oppressi ma chissà perché non degni di essere accolti e aiutati in modo disinteressato….

 

23 Settembre 2017

E’ giunta una preoccupante comunicazione da parte di Suor Maria Elena, superiora delle Suore della Carità di S. Giovanna Antida e di p. Cipriano Vigo, superiore della fraternità cappuccina, entrambi operanti a Bocaranga. Riportiamo testualmente il messaggio della suora:

“Carissime sorelle. Purtroppo questa mattina prima delle 6, gruppi armati sono entrati in Bocaranga. Erano un centinaio e sono passati dietro casa nostra. Hanno cominciato a sparare con armi pesanti e tiri ben nutriti. Molta gente si è rifugiata da noi …. I foyers (locali di alloggio) delle ragazze e le aule sono piene di gente. Molti sono scappati nella savana. Ora c’è un silenzio di morte. Non sappiamo il numero dei morti e dei feriti….. Sono arrivata ieri a Bocaranga, dopo il mio congedo in Italia e oggi, eccoci di nuovo in preda all’angoscia e alla paura.”

Suor M. Elena conclude chiedendo un’incessante preghiera a Maria che scioglie i nodi …. ovviamente nella speranza che questo terribile nodo che ormai dura da quattro anni, possa sciogliersi e così permettere alla gente di tornare a vivere, non senza le consuete difficoltà dell’ambiente, ma almeno recuperando un po’ di serenità ….

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30 Luglio 2017 – Ringraziamo i padri Betharramiti per le informazioni condivise sul loro notiziario …. purtroppo la situazione in R.C.A. è sempre molto critica e ancora lontano il raggiungimento della pace vera. Alcuni missionari di passaggio a Pontedecimo, tristemente commentavano che non servono firme e promesse che rimangono solo su patti scritti per “fare pubblicità” e basta.

http://www.betharram.it/wp-content/uploads/2017/08/AMICI-News-n.-22-Luglio-2017.pdf

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25 Giugno 2017 – solo qualche giorno fa avevamo sottolineato come i nostri progetti fossero partiti dal cuore … in particolare dal cuore dell’Africa … oggi un resoconto di quanto accaduto ultimamente in R.C.A. – da Jean Marius  Zoumalde – referente per radio Siriri a Bouar.

Repubblica Centrafricana tra violenza e una promessa di pace con Sant’Egidio

Le città di Bria, Alindao e Bangassou nel sud-est della Repubblica Centrafricana hanno trascorso un mese di maggio particolarmente violento con più di 110 morti a causa di vari scontri tra gruppi armati. Tra gennaio e aprile gli scontri erano stati tra varie fazioni di Seleka per il controllo delle zone aurifere e diamantifere di Bria, Ndassima e anche dell’uranio di Bakouma. Ultimamente gli Anti-balaka hanno deciso di reagire a modo loro per proteggere le popolazioni contro gli attacchi dei Seleka. Ma anche loro vogliono avere il controllo dell’oro e del diamante per trafficare a loro volta. La  forza di pace Minusca sembra imponente di fronte alla ripresa delle violenze. Ciò spinge alcuni osservatori a chiedersi cosa sia stato fatto con tutte le risoluzioni votate all’ONU nel 2013.  Ci sono poi delle voci che parlano sempre di più della sconfitta dell’ONU in Centrafrica perché fino ad adesso non si è riusciti a controllare questi vari gruppi né a limitari i danni sul terreno.

Nell’estrema zona a nord-ovest ugualmente gli uomini  del gruppo “3 R” di Sidiki hanno effettuato un’ operazione di rappresaglia contro la popolazione di Niem. Ufficialmente la giustificazione era quella di cercare i bovini rubati dagli Anti-balaka. Ma lo scopo di fondo è quello di continuare a punire i civili senza difesa, commettendo atti di vandalismo, rubando, bruciando case e uccidendo. Il bilancio ufficiale è stato di 9 morti ma alcuni abitanti parlano di più di 10 morti e numerosi feriti, con l’occupazione della località per quasi un mese prima di rientrare nella loro base di Yelewa.

E’ proprio in questo contesto che la Comunità di Sant’Egidio ancora una volta è intervenuta, invitando i rappresentanti dei diversi gruppi armati del paese a Roma ed è giunta a proporre loro un documento da firmare per cessare le ostilità. Di documenti firmati, il Centrafrica ne ha visti già anche prima della caduta del presidente Bozizé, nel marzo 2013, e vari accordi per evitare la guerra sono stati redatti anche in seguito ma nessuno ha rispettato la firma apposta su questi patti. Per ciò alcuni si chiedono se questo ultimo documento proposto da Sant’Egidio potrà avere realmente l’effetto che si prefigge. Questo perché la maggior parte dei ribelli Seléka sono mercenari ciadiani trai i quali un nocciolo di islamici che non esitano ad ammazzare i cristiani allo scopo di vendicare i loro fratelli musulmani uccisi a Bangui dagli uomini di Bozizé poco prima della sua caduta.

Anche da parte del Parlamento centrafricano, un altro documento è in preparazione per proporre di giudicare tutti i responsabili di crimini e crimini di guerra e di ogni tipo di abuso per porre fine all’impunità. La situazione diviene sempre più drammatica nelle zone instabili. Dal punto di vista politico, questa situazione giova al presidente del Ciad, Idriss Déby per far rendere al massimo il petrolio di cui il suo paese condivide lo stesso giacimento con la confinante Repubblica Centrafricana. Appoggiato dalla Francia in cambio dei suoi militari mandati in Mali per partecipare alla missione dell’ONU per la pace, è a suo vantaggio il prolungarsi dell’instabilità del vicino Centrafrica perché non ha convenienza vedere il rientro di questi mercenari in patria in quanto potrebbero diventare una grande minaccia per il suo potere.

Jean Marius

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31 Maggio 2017 – Apriamo quindi a malincuore l’ennesima pagina con un documento giunto nella seconda metà di maggio da parte di suor Elvira Tutolo, da anni impegnata a Berberati e grazie alla quale Ita Kwe ha potuto aggiornare la pagina relativa alla scuola Padre Pio.

Qui la traduzione e sotto il testo originale in  francese. Purtroppo ancora orrori e violenze.  Per favore leggere attentamente!

Commissione episcopale giustizia e pace

Dichiarazione della Commissione episcopale giustizia e pace relativa al degrado della situazione umanitaria e di sicurezza a Alindao e a Bangassou

Noi, commissione episcopale di giustizia e pace, inorriditi dai massacri perpetrati dai gruppi armati nei confronti della popolazione civile, innalziamo le nostre voci per denunciare e condannare le violazioni gravi dei diritti dell’uomo e ogni atto di barbarie e di vandalismo. La persistenza dell’insicurezza a Alindao e Bangassou ci mostra che le realtà locali non sono interamente prese sul serio. La città di Alindao nel centro del paese è, da tre mesi,  una città totalmente destabilizzata. Il bagno di sangue dovuto  agli assalti  che hanno avuto luogo da martedì 9 maggio 2017 tra l’Unione per la pace in Centrafrica (UPC) e un gruppo di autodifesa  ha fatto un bilancio finale apocalittico di perdite di vite umane e di numerosi feriti di cui la maggior parte sono civili. Un numero cresente di più di 8917 persone è fuggita dal proprio domicilio  per trovare rifugio al Vescovato e alla Parrocchia Sacro-Cuore, fuggendo così le animosità e le vendette. Essendosi il conflitto trasformato in una guerra, musulmani contro cristiani, le conseguenze sono state nefaste: sono stati ritrovati corpi ammassati in pozzi, certi in stato di decomposizione, altri sono stati divorati dalle bestie, più di una sessantina di case è stata bruciata verso Paris-Congo, un villaggio situato a qualche chilometro dalla cittò di Alindao.

Lunedì 8 maggio 2017, a 25 chilometri dalla città di Bangassou (prefettura di Mbomou), un’altra carambola  che opponeva le Forze dell’Onu a un gruppo armato in seguito all’attacco di un convoglio della Munisca lascia la zona in lutto. La città di Bangassou nel Sud-Est del paese, teatro della violenza, è al centro dell’attenzione alla radio  a causa della fiammata di violenza esagerata con aggressione di civili e l’attacco al campo della Minusca. Alcuni soldati della Nazioni Unite  in Centrafrica sono stati assassinati con parecchie altre vittime civili di cui è ancora difficile valutare la situazione umanitaria. Presentiamo le nostre più profonde condoglianze alle famiglie delle vittime che hanno perso la vita.

Noi, Commissione episcopale gisutizia e pace, incoraggiamo la Minusca per tutti gli sforzi che sono stati fatti per la pace di fronte a questa situazione dolorosa e complessa. Ai gruppi armati ed ex-combattenti che desiderano regolare il problema delle armi, consigliamo caldamente una soluzione pacifica attraverso lo sviluppo delle capacità di aprire il dialogo al fine di trovare una porta di uscita ai problemi  accettabile per tutti . Al di là degli interventi  militari di stabilizzazione, la soluzione per l’uscita dalla crisi potrebbe anche passare attraverso une riflessioni di fondo su questioni  di disarmo delle milizie tanto importanti quanto complesse e questo è il cantiere dell’attuale presidente, capo di stato, e del governo.

Noi, Commissione episcopale giustizia e pace, interpelliamo e raccomandiamo ai gruppi armati l’arresto immediato della violenza affinché i feriti possano  accedere a cure mediche di urgenza. Infine, lanciamo un appello pressante alla popolazione delle località profondamente interessate da questi conflitti al controllo e alla calma per evitare ogni  altro debordamento suscettibile di generare conflitti intercomunitari.

Il contenuto è assai chiaro e parla degli ultimi episodi di violenza perpetrati da spregiudicati assassini e anche in questi giorni, alcuni pezzi pubblicati su Avvenire, hanno indirizzato la nostra attenzione nuovamente a Bangassou, per l’eroico Vescovo Juan-José Aguirre, che insieme alla comunità cristiana locale ha salvato diverse vite umane di confessione musulmana, giusto per chiarire che la guerra non è mossa da divergenze religiose!

Il cuore dell’Africa continua a soffrire (ben 15 facciate tra notizie e reportage fotografioco sul National Geographic di Aprile – con questa frase finale: “È un bel momento, anche se effimero e fragile, come un’immagine fatta di ali di farfalle”. … ne sappiamo qualcosa!) e le origini del suo male ormai si sono espanse come un vero e proprio tumore che si propaga perché la cura non è quella giusta … troppi interessi a far si che la pace non torni.

Concludiamo questa … ri-apertura sul Centrafrica con il link che porta al notiziario degli amici Betharramiti, presso i quali la nostra socia Eleonora aveva prestato servizio di volontariato nel novembre 2012 a Niem. Grazie a padre Tiziano Pozzi per aver condiviso nella sua lettera (pubblicata nel notiziario di cui il link più sopra) quanto sta accadendo ancora tra la “gente di Flavio”.

 

Ci stringiamo ancora di più a questa popolazione e facciamo nostre le parole del cardinal Nzapalaynga: … “Passerà il dolore … tornerà la pace!”